URLO!


« Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad un recinto. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura. » (Diario di Edvard Munch)

Foto: L'Urlo di MunichNO alla prepotenza,NO all’impotenza.

NO all’ignoranza,NO all’intolleranza.

NO alla maleducazione,NO alla trasgressione.

NO alla mala vita,NO alla omertà.

NO al dilettantismo,NO alla superficialità.

NO all’incuranza,NO all’aggressività.

Urla anche tu a squarciagola il tuo NO!

Urlare molto forte. Un urlo deciso, preciso. Un urlo concreto, spedito. Un urlo che ti liberi la mente, che lasci liberi i tuoi pensieri, un urlo che ti faccia ritornare  l’idealista di sempre … e poi? Un pizzicotto per svegliarti dal sogno. Ti fai un caffè, ti fumi una sigaretta – che tanto prima o poi ti faranno morire, un giorno in più di dolore a cosa mai servirà? – accendi la TV ed entri dentro il mondo globalizzato, idealizzato, strumentalizzato. Ti rilassi pensando alle barzellette di Berlusconi, sorridi alle sparate di Maroni. Prendi un sorso amaro, come il tuo futuro, ma poi tutto ti passa con un po’ di cioccolata. E la cosa è buffa, poiché a sentir dire il nero è diverso, il nero non è italiano. Ma tu non ci fai caso, e dopo un’altra boccata di ossigeno contaminato, apri il giornale. E qui la cosa geniale: il tuo umore prende il volo poiché l’Italia va, il mondo anch’esso, i soldi non mancano, le veline nemmeno. La corruzione scarseggia, e la prostituzione, beh è tutta una finzione. Fra sorrisi e qualche esclamazione di totale soddisfazione non vi è niente che ti mandi nel pallone. Se non fosse per lei, la squadra del tuo cuore. Meno male che “Silvio c’è” ti viene da dire, ma non lo fai poiché ti hanno insegnato che la sfortuna è sempre contro il Retto. Non per altro ma c’è sempre il detto: ” Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male “.

Come ogni buona cosa, il caffè per quanto amaro, finisce con un ultimo colpo. A te rimane soltanto, un unico gesto da fare: alzarti e continuare …

(Liviu Rarunchi)

La classe politica? Una aristocrazia decadente…‏


Gonzalo:  Nella comunità stabilirei che ogni cosa si dovesse regolare all’opposto di quel che si fa per solito. E difatti non ammetterei alcuna sorta di traffico. Né i magistrati avrebbero autorità alcuna. La cultura dovrebb’essere affatto sconosciuta. Le ricchezze, la povertà, gli impieghi servili non dovrebbero esistere. Né contratti, né diritti di successione, né confini, né divisioni di terre, né coltivazioni, né vigne: nulla di tutto questo. Non si dovrebbe conoscere alcun uso del metallo, né del grano, né del vino, né dell’olio. E nessuna sorta di occupazione. Tutti in ozio. Tutti, nessuno escluso …” La tempesta – di William Shakespeare.

 

(€UROITALIA – Castelnuovo di Garfagnana-LUCCA, 12.01.2011). La classe politica appesantita si è scordata i suoi reali doveri: dare la possibilità ai suoi cittadini di vivere una vita dignitosa. Assomiglia un po’ al mondo nobiliare prima della sua caduta. Un mondo sazio, vile, senza morale, un mondo che crede nella sua “perenne” esistenza. Un mondo scollegato dalla realtà.

Fare politica oggi è come “diventare prete” tante epoche fa: vita sicura, fra ricchezza, privilegi e demagogia. Fare politica oggi è un costante ricerca del mezzo giustificato, nonostante non vi sia uno scopo. Insomma, una giustificazione d’ufficio, uno schiaffo a quei principi che ponevano il politico come “l’autorità, il garante della società, l’incorruttibile difensore della legalità” . E cosi, ti svegli e leggi che “Un capo del Governo”  è indagato per truffa, che in un paese europeo il Presidente dispensa “consigli di vita” ai suoi cittadini su come affrettare la loro dipartita verso un mondo celeste. Scopri che la vita di coloro che hanno costruito con il loro sudore ogni palazzo, ogni centimetro di strada, è solo una voce in rosso su un libro contabile. Capisci che il futuro è un concetto contorto – in realtà non dovrebbe ma potrai mai capire la psicologia umana? – , di cui nessuno si premura. Non per altro ma “ dopo di me il diluvio.” Aristocratici, dal animo venduto … il prezzo? Una villa con piscina, una giovane nel letto … e la sensazione di perenne giovinezza.

Ma più di ogni altra cosa, quello che duole e vedere come questa classe politica intossicha la mente dei nostri “veri giovani”  con spazzatura Tv impachettata e distribuita come “esperienza di vita”, modelli da seguire, sogni da realizzare. Bombarda le loro sicurezze con cannoni sballati, con binari che porteranno verso un’atroce caduta. Compra la loro attenzione con futili ricompense, lussuriose lusinghe, deplorevoli inganni. Poiché la libertà è schiavitù, l’ignoranza la vera forza.  (Liviu Rarunchi)

Criticare senza agire, è come voler guidare senza permesso: VIETATO!


(€UROITALIA – Castelnuovo di Garfagnana-LUCCA, 07.01.2011) . In questi ultimi dieci anni, in cui sono stato lontano dalla terra su cui ho fatto i miei primi passi, dove ho dato i miei primi baci, dove ho cominciato a sognare, a lottare, a cercare un posto in questa immensa corsa chiamata vita, una sola cosa mi ha infastidito: la capacità di noi romeni di avercela sempre con l’altro. Di non prendere mai in considerazione altri punti di visti, di guardare una scena solo da quella visuale dateci dalla nascita. Incapaci di criticare senza pregiudizi. Incapaci di vedere più verità in una solo affermazione. Incapaci di prendere in mano la situazione. In poche parole, la nostra innata “limitazione”.

E la storia sembra darmi ragione. Non è grazie a Dio che la situazione che si è creata in quella terra di vampiri sia alquanto priva di vie d’uscita. O almeno agli occhi di uno che vive tutto attraverso la lente “della lontananza”; non vedo come , un popolo tanto ingegnoso, sia schiavo di alcuni sciacalli se non per la propria mancanza di “reazione”. E ancora di più, ciò che mi fa rabbia, è tutto quel mondo, che a detta di alcuni, è la spuma del nostro Paese, l’intellettualità per intenderci. Fiumi di parole che non fanno altro che parlare a chi in quelle parole riesce a trovare un significato. Una sorta di “linguaggio” fatto per pochi. Ho letto articoli, ho letto critiche e quant’altro, ma non ho mai letto una vera e propria presa di posizione, verso un paese che va a passi di giganti verso il baratro. Non ho mai letto un progetto, una costituzione di menti di un certo valore, per sollevare la mediocrità.

Uno dei miei scrittori preferiti, Coelho, è conosciuto per la banalità dei suoi scritti, per il voler parlare al “Popolo”, per dirla un po’ come il “distinto Compagno” che molti ora sembrano invocare – corta è la memoria dell’uomo – e non attraverso una complicata ricerca del significato nascosto tra le righe, del simbolo che riecheggi idee, valori incomprensibili attraverso una lettura superficiale. Insomma, è conosciuto per la sua “superficialità” o banalità. Cosa su cui avrei molto da ridire ( potrei partire dal cosa è poi superficiale, banale, e siamo davvero convinti che ormai ciò che è scontato è tanto visibile? E’ davvero cosi? Siete sicuri? Vi ricordate l’ultima volta in cui vi siete seduti e avete guardato il cielo, avete sorriso ad un passante, avete ascoltato il rumore del mondo? Sapreste dire quando mai avete sentito un “ti voglio bene” sincero, senza doppi fini, dal cuore? O quando l’avete detto voi stessi? Potreste veramente dirmi quando vi siete goduti la vita senza farvi prendere dalla frenesia che ormai ci caratterizza? ), ma, ciò che intendo è il disprezzo di chi, ha una certa cultura, verso quei poveri umani, per cui la vita ha avuto in serbo un destino diverso. Quei “poveri” sono la stragrande maggioranza. Ecco, io a nome di tutti quei disgraziati che la mattina accendono “şi să moară duşmanii mei” (e che tutti i miei nemici possano perire ), o che spendono ore sull’odiata DDTV, OTV e compagnia bella, verso quelli che i grandi saggi li definivano la massa, ecco nel loro nome io chiedo: ma per costoro cosa avete in serbo?

Un popolo cresce non quando in pochi sanno tutto, ma quando riesce ad aumentare il livello medio di cultura, quando riesce a coinvolgere il maggior numero di persone nella vita di un paese … Questa  è la mia critica verso le Grande Teste Pensanti … Il perché creda sia un vostro dovere? Perché con la conoscenza viene la responsabilità, e attraverso d’essa, la risalita. E facile criticare, se poi non vi è una seconda opzione che vada a confrontarsi con esso, e facile parlare senza mai prendere in mano l’azione. E poi, la rivoluzione, l’hanno fatta il sangue di quei ignoranti, figli del popolo. E non di certo di qualche illustre topo di Biblioteca.

Eppure, di persone intelligenti la Romania è piena … o forse, l’apparenza alla fine inganna per davvero.  (Autore: Liviu Rarunchi)

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