Giovani: ma quale risorsa?‏


“Una civiltà che ha cura di sé, e dunque tiene in massimo conto il valore della libertà, non può non dedicare risorse alla formazione di un pensiero autonomo. Per questo vanno organizzati adeguati contesti di apprendimento, che facciano acquisire pratica del come pensare senza prescrivere che cosa si debba pensare né quali verità debbano essere credute.” (Luigina Mortari, A scuola di libertà. Formazione e pensiero autonomo, Cortina Raffaello, 2008.)

 

(€UROITALIA – Castelnuovo di Garfagnana-LUCCA, 10.01.2011). Sin da piccolo, quando ancora non sei entrato completamente nel meccanismo di questo percorso chiamato vita, ti viene insegnato che ci sono alcune fasi di cui non puoi fare a meno: l’infanzia, quel momento di pura felicità, dove i sogni prendono forma, dove il sorriso ti accompagna fedelmente senza sosta, dove nascono le prime domande, le prime curiosità, dove ti viene forgiato il tuo futuro. Poi l’adolescenza, il ponte fra la fantasia e la realtà, un transito snervante, problematico, angoscioso, eccitante, esplosivo. Un ponte che collega l’uomo alla sua età adulta. Il periodo più faticoso a detta di molti, più importante e più emozionante. E’ lo spartiacque di ogni individuo, e il momento in cui esso agisce, fallisce e reagisce. Un mix di avventure, di momenti di successo accavallati da abissi sfiorati, cadute importanti, ferite non cicatrizzate. E se uno, riesce ad uscirne indegne, allora li si aprono le porte della vecchiaia, dove il riposo è meritato. Ti viene concesso il diritto di esprimere opinioni poiché la tua esperienza è sempre segno di saggezza. Insomma, entri di diritto nel “consiglio dei saggi”, mentre provi a dare le ultime gocce d’amore alla prole di coloro che porteranno avanti la tua discendenza.

Questa sarebbe ciò che ti insegnano, ma poi da bambino disinteressato, tu cresci, e capisci che la teoria è sempre il contrario della pratica, che nel mondo, l’unica cosa che conta è la propria pelle, che l’uomo fa discorsi notevoli solo per far tacere la sua coscienza, mentre non da continuità alle sue parole. Capisci che il vecchio si tiene quel posto che ha conquistato con le unghie, che il futuro non lo riguarda, poiché in quel futuro per lui non ci sarà posto, che il giovane è giovane fino alla soglia della vecchiaia e perciò inadeguato, impreparato, non consono alle “richieste” del mondo, che l’adulto è stremato, stressato, disperato, perso, addormentato da un mondo feroce, veloce. Capisci che le qualità in realtà sono debolezze, che per “sostanza” si intende “durezza”, che per “guadagno” s’intende “schiavismo”.

Capisci che le lotte diventano illusioni, che le tue richieste sono barzellette, che le tue preoccupazioni futili ed effimere pretese. Diventi un peso, quando dovresti essere una ricchezza, diventi un problema quando dovresti essere la soluzione, diventi trascurato, contrastato, ostacolato quando dovresti essere privilegiato. Come dire, meglio investire su un immobile, poiché altrimenti, se per caso ha la bocca, se parla, se pensa…, poi sono problemi.

E cosi tu ti chiedi se non fosse stato meglio durante l’infanzia, quando le responsabilità ti erano sconosciute, quando l’egoismo ti disgustava, quando l’uguaglianza regnava sovrana. Se tutto quanto non sia solo un brutto sogno, da cui basterà aprire gli occhi e svegliarsi. Se quella nuvola nera, lontano all’orizzonte, non sia solo il fumo della solita industria inquinante. Che strano “animale” che è l’uomo. (Liviu Rarunchi)