È nato “Italiano digitale”. Online il primo numero della rivista della Crusca


Con periodicità trimestrale, dal luglio 2017, raccoglie le pubblicazioni in rete del sito dell’Accademia della Crusca: schede di consulenza linguistica fornita ai lettori, temi di discussione proposti dagli accademici, schede lessicografiche dedicate alle parole più recenti dell’italiano, articoli di interesse linguistico e storico-linguistico che l’Accademia sceglie di valorizzare.

Italiano digitale. La rivista della Crusca in Rete (2017, 1, aprile-giugno)

Direttore responsabile: Claudio Marazzini
Direttore: Marco Biffi
Comitato scientifico: Claudio Marazzini, Aldo Menichetti, Giovanna Frosini, Paolo D’Achille, Giuseppe Patota, Marco Biffi
Comitato di redazione: Simona Cresti, Lucia Francalanci, Angela Frati, Vera Gheno, Stefania Iannizzotto, Ludovica Maconi, Matilde Paoli, Raffaella Setti, Cristina Torchia
Illustrazioni: Barbara Fanini
Periodicità: trimestrale
Editore: Accademia della Crusca, via di Castello 46 – 50141- Firenze

Editoriale del direttore

Dopo oltre venti anni di presenza nella Rete – con le tre versioni del suo sito web (1996, 2002, 2012), l’apertura alle pagine ufficiali Facebook, Twitter e Youtube, e le numerose banche dati dedicate all’italiano e alla sua storia – l’Accademia della Crusca si presenta oggi con una rivista digitale. Ogni numero, trimestrale, catalizzerà l’attenzione sulle parti più dinamiche e più attive del nostro sito, quelle che comportano un continuo dialogo con la società italiana, consentendo all’Accademia di monitorare la nostra lingua e fornire gli strumenti più adatti per comprenderla e amarla. Nella rubrica “Consulenze linguistiche” saranno raggruppate le risposte ai quesiti posti alla redazione, che permettono quindi di monitorare le maggiori criticità attuali e di intravedere alcune direzioni della nostra lingua in movimento. Nella rubrica “Parole nuove” sono presentate schede lessicografiche di parole recenti particolarmente usate, che vengono precisate per definizione e ambito d’uso (se entreranno o meno nei dizionari lo decideranno, come al solito, gli italiani nel tempo). La rubrica “Articoli” raccoglie contributi sull’italiano di respiro più ampio rispetto alle dimensioni del contenitore “risposta a quesito”. Con i “Temi di discussione” l’Accademia intende richiamare l’attenzione su questioni linguistiche di interesse generale: in questo trimestre, dopo la sentenza 42/2017 della Corte Costituzionale, il riflettore è stato puntato sull’italiano come lingua ufficiale della Repubblica, con le conseguenze che questo comporta per l’insegnamento universitario (tema affrontato dal Presidente, Claudio Marazzini, e dal costituzionalista Paolo Caretti); e poi sulla superficialità con cui i mezzi di comunicazione di massa divulgano questioni linguistiche, in questo caso storico linguistiche (tema proposto dall’accademica Rita Librandi). Le “Notizie dall’Accademia”, infine, sono una finestra aperta sulle molte attività dell’Accademia, sulla sua politica linguistica in Italia e nel mondo, sulla sua attività scientifica e divulgativa, sul suo impegno nella formazione.

Marco Biffi

Sommario

Consulenze linguistiche

Parole Nuove

Temi di discussione

Gli Articoli

Notizie dall’Accademia

Il 1° di aprile l’Accademia ha condiviso con l’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e con il pubblico più largo, attraverso i social, una lista di dieci parole legate al tema del risparmio energetico, corredandole di una breve nota linguistica, allo scopo di attirare l’attenzione sull’importanza del consumo consapevole.
Nel corso del mese presso la sede dell’Accademia, la villa medicea di Castello a Firenze, è stata inaugurata la mostra Figure di Accademici della Crusca; l’esposizione è allestita nella Sala delle Pale e sarà visitabile fino all’ottobre 2018.

La sede della Crusca ha ospitato, da aprile a giugno, anche alcuni corsi di formazione organizzati dall’Accademia in collaborazione con diversi enti e associazioni: dal 22 marzo al 5 aprile, insieme all’Ordine degli assistenti sociali della Toscana, un corso di formazione per assistenti sociali; dal 30 marzo al 10 aprile 2017, con l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Firenze e la Fondazione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Firenze, un corso di specializzazione per commercialisti dal titolo La lingua italiana nei suoi usi professionali; in appendice al corso svoltosi nel 2017 e organizzato insieme all’Ordine dei Giornalisti della Toscana, alcune giornate di formazione per giornalisti. In tutte queste occasioni le lezioni, tenute da linguisti dell’Accademia e specialisti dei vari settori, hanno riguardato questioni relative agli usi professionali della lingua.
Per il quarto anno consecutivo, l’Accademia ha partecipato all’organizzazione del corso di perfezionamento post lauream Professioni legali e scrittura del diritto. La lingua giuridica com’è, e come dovrebbe essere, svoltosi presso il Polo di Scienze Sociali dell’Università di Firenze dal 21 aprile al 30 giugno. Anche in questo caso, accademici e collaboratori della Crusca hanno tenuto lezioni per gli studenti.
Insieme al MIUR e sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, per il 2017 come per gli anni precedenti l’Accademia ha organizzato le Olimpiadi di italiano e giornate della lingua italiana, le cui finali nazionali si sono tenute a Torino dal 5 al 7 aprile 2017.

Ancora a Torino, il 4 aprile, e a Roma, il 20 aprile, rispettivamente presso il Centro di studi sul pensiero politico Luigi Firpo e presso la sede dell’AICI (Associazione Istituti di Cultura Italiani), il presidente dell’Accademia Claudio Marazzini ha tenuto lezioni di storia della lingua italiana.

Insieme all’Ufficio Scuola dell’Accademia, Marazzini ha partecipato come relatore al Festival della scuola e dell’educazione, svoltosi a Lucca dal 27 al 28 aprile sotto l’organizzazione dell’AGESC (Associazione Genitori Scuole Cattoliche) e del MIUR.

La Crusca, rappresentata da accademici e collaboratori, è stata presente anche a “Tempo di libri”, la fiera dell’editoria italiana che si è svolta dal 19 al 23 aprile 2017 presso Fiera Milano Rho. La manifestazione è stata organizzata da La Fabbrica del Libro, nata dall’accordo tra Fiera Milano e Ediser, società di servizi dell’Associazione Italiana Editori (AIE), con il patrocinio del MIUR, del MIBACT, del MSE, della Città Metropolitana di Milano e del Comune di Monza.

Ancora ad aprile, presso la Biblioteca Ernesto Ragionieri di Sesto Fiorentino, è stato presentato il Vocabolario del Fiorentino contemporaneo, progetto che l’Accademia dirige dal 1992, con l’incontro Italiano o dialetto? il Vocabolario del fiorentino contemporaneo.

Tutti i venerdì, come di consueto da anni, presso il DILEF dell’Università di Firenze si sono svolti i seminari del Circolo Linguistico Fiorentino, cui hanno partecipato di volta in volta anche accademici e collaboratori dell’Accademia.

Nelle dolorose occasioni della scomparsa di Tullio De Mauro e dell’anniversario della scomparsa di Paola Barocchi, entrambi illustri accademici della Crusca, l’Accademia ha organizzato e collaborato ad organizzare commemorazioni. Ricordiamo quelle per Tullio De Mauro del 31 marzo a Firenze e del 5 aprile a Roma, presiedute rispettivamente da Claudio Marazzini e dalla presidente onoraria Nicoletta Maraschio, e quella per Paola Barocchi, organizzata presso la Fondazione Memofonte di Firenze il 6 aprile.

A cura del comitato di redazione – Accademia della Crusca

IMMIGRAZIONE, “PONTI NON MURI”, IL PROGETTO DEL CIR IN 5 PROPOSTE


09/02/2016  Viene presentato oggi, 9 febbraio, a Roma: «È arrivato il momento di dire basta ai soldi ai trafficanti, basta morti in mare e viaggi pericolosi», dice . Ci sono alternative concrete, già sperimentate, per consentire a chi ne ha diritto di arrivare in modo protetto e legale in Europa», dice Christopher Hein, fondatore del Cir e consultore del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti ed Itineranti.

L’anno scorso sono affogati 3.770 uomini, donne e bambini nel Mar Mediterraneo; nel solo gennaio 2016, in un mese in cui tradizionalmente gli sbarchi si fermano per il mare mosso, i morti sono già stati 244. Pericolosa è anche la rotta balcanica: a luglio, quando arrivarono in Grecia 50 mila profughi (perlopiù siriani), si parlò di “flusso straordinario”; a gennaio, nel pieno del freddo che negli passati bloccava i viaggi, gli arrivi sono stati 55 mila.

Quasi tutti hanno diritto alla protezione umanitaria per le leggi europee e internazionali. Del resto, si stima che il 95% di tutti i richiedenti asilo nell’UE sia entrato in maniera irregolare.

La prima famiglia siriana giunta legalmente in Italia, accolta dalla Comunità di Sant'Egidio.

La prima famiglia siriana giunta legalmente in Italia, accolta dalla Comunità di Sant’Egidio.

«È arrivato il momento di dire basta ai soldi ai trafficanti, basta morti in mare e viaggi pericolosi. Ci sono alternative concrete, già sperimentate, per consentire a chi ne ha diritto di arrivare in modo protetto e legale in Europa». A dirlo è il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), che il 9 febbraio a Roma (Sioi, ore 15.30) presenta “Ponti non muri. Garantire l’accesso alla protezione in Europa”, una pubblicazione finanziata dal Gruppo Unipol.

Cinque le proposte: le sponsorizzazioni umanitarie, i programmi di reinsediamento e quelli  di ammissione umanitaria, i visti umanitari e la possibilità di presentare domanda d’asilo presso le autorità consolari europee nei Paesi di origine e di transito. Ne parliamo con il curatore del testo Christopher Hein, fondatore del Cir e consultore del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti ed Itineranti.

 – Il 4 febbraio è arrivata in Italia la prima famiglia siriana in modo legale. È un primo modello?

«Sì, è un’ottima iniziativa promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e la Tavola Valdese, insieme ai Ministeri degli Esteri e dell’Interno. Riguarderà 1.000 persone, quindi un numero ancora piccolo, ma è un passo nella giusta direzione. Rientra nelle cinque possibilità che indichiamo nella guida: si tratta della sponsorizzazione da parte di privati, siano associazioni come Sant’Egidio o familiari residenti nel Paese di arrivo, che si impegnano a coprire le spese del viaggio e, per un determinato periodo (in Canada è un anno), del mantenimento del profugo invitato, dell’insegnamento della lingua e del suo inserimento sociale. Grazie a questa misura, in Germania 20 mila siriani si sono ricongiunti con i loro familiari e amici. In Canada, invece, ci sono associazioni, sindacati, parrocchie, circoli culturali, o addirittura condomini, che si uniscono e sponsorizzano una o più famiglie, seguendone poi il percorso di accoglienza. Questa è una delle alternative ai barconi; a nostro avviso l’Europa e l’Italia dovrebbero prevedere tutte e cinque le opzioni».

Yasmine e Falak, madre e figlia della famiglia siriana giunta in Italia il 4 febbraio.

Yasmine e Falak, madre e figlia della famiglia siriana giunta in Italia il 4 febbraio.

 – Qual è la seconda misura che proponete?

«Il reinsediamento, in collaborazione con l’Unhcr delle Nazioni Unite. Consiste nel trasferimento (in modo regolare) dei profughi dal Paese di transito a un altro Stato che ha acconsentito ad accoglierli e offrire loro protezione.Concretamente vuol dire trasferire i siriani, a cui viene riconosciuto lo status di rifugiati,dal Libano, Giordania, Turchia, Egitto, Iraq (sono i Paesi dove si trova il 95% dei profughi), o gli eritrei dalle megatendopoli del Kenya e dell’Etiopia. Il reinsediamento è già stato praticato, seppur in numero esiguo: nel 2014 solo 7.268 rifugiati sono stati reinsediati nel Vecchio continente, mentre gli Stati Uniti hanno fatto lo stesso per 73.011 persone, l’Australia per 11.570 e il Canada per 12.277. I Paesi europei che vi hanno aderito sono stati solo dieci, ricevendo un contributo tra i 6 e i 10 mila euro per ogni rifugiato; l’Italia ha partecipato con 450 siriani e 50 eritrei».

 – La terza modalità sono i Programmi di Ammissione Umanitaria.

«Sì, è l’opzione proposta dalla Germania per i siriani quest’estate. La modalità è analoga al reinsediamento, ma con una differenza sostanziale: non viene concesso l’asilo politico, ma una protezione temporanea sulla base di motivazioni umanitarie; vengono privilegiate persone vulnerabili, a cui viene garantito un permesso di soggiorno di breve durata, il cui rinnovo è subordinato al perpetuarsi delle necessità di protezione. Oltre ai 20 mila giunti con le sponsorizzazioni private, con questo programma il Governo tedesco ha fatto arrivare ulteriori 20 mila siriani nel 2013-14. Anche qui il problema sono i numeri: con tutti i 28 Stati dell’UE più la Norvegia e la Svizzera, si arriva a 30 mila, compresi i 20 mila in Germana, 500 in Gran Bretagna, 1.500 in Austria. Riguarda solo siriani e in alcuni casi eritrei, ma ad esempio non somali o afghani, nazionalità molto presenti tra i profughi».

 – La quarta e quinta opzione hanno una differenza importante rispetto alle prime…

«Sì, per rientrare nei primi tre programmi si deve essere selezionati, mentre queste due sono alternative senza quote fisse. La prima è la possibilità di chiedere un visto umanitario presso le autorità consolari europee nei Paesi di origine e di transito. Teoricamente questa possibilità è già prevista, ma nella pratica non esiste, o comunque viene applicata nella totale discrezionalità del singolo consolato o Stato. Prendiamo il caso di una donna eritrea perseguitata dalla dittatura di Afewerki: con questa modalità, anziché dover prendere il barcone tramite i trafficanti e fare domanda di asilo una volta giunta in Europa, potrebbe chiedere un visto in un consolato ad Asmara, oppure in Kenya, in Etiopia, o al Cairo. Qualora abbia risposta positiva, potrebbe poi arrivare legalmente in Europa e completare i documenti.La quinta opzione sono le Procedure di Ingresso Protetto (Pep): la modalità è la stessa della precedente, ma, anziché il visto umanitario, si chiede l’asilo politico. In questo modo il richiedente giunge in Europa solamente se ha ottenuto la protezione internazionale. In passato, vari Stati (Svizzera, Spagna) prevedevano questa opportunità, ma poi l’hanno ritirata perché erano gli unici a offrirla e questo accentrava tutte le richieste su di loro. Recentemente la Svizzera ha detto di essere disposta a riaprire tale possibilità, qualora sia condivisa con altri consolati europei. Infine, si noti che modalità come queste garantiscono maggior sicurezza e un controllo reale su chi entra in Europa».

 – Come si pone l’Agenda Europea sull’immigrazione rispetto a queste cinque modalità?

«Prevedeva, per la fine 2015, un programma sperimentale di reinsediamento in Niger, che ad oggi non è stato realizzato. Invece, il reinsediamento deciso a ottobre attraverso gli hotspot riguarda solo i profughi già sbarcati in Grecia e in Italia, non incidendo quindi sulle morti nel Mediterraneo e sugli affari dei trafficanti. Tuttavia è un miglioramento della situazione, pur avendodue grossi limiti: non tiene conto dei legami con parenti o conoscenti per decidere in quale Paese reinsediare il profugo e considera solamente eritrei, siriani, iracheni e centrafricani. A parte i primi, non sono le nazionalità principali di chi arriva in Italia. In ogni caso, anche questo programma fatica a essere messo in pratica: riguarda 160 mila profughi in due anni, ma oggi sono stati reinsediate solo 350 persone tra Grecia e Italia».

Fonte: http://www.famigliacristiana.it/ di Stefano Pasta