ROMA, MONI OVADIA: SENZA CONFINI. EBREI E ZINGARI A TESTACCIO DAL 20 NOVEMBRE 2012


 

 Di e con Moni Ovadia
Produzione Promomusic
Dal 20 novembre al 2 dicembre 2012

Lo spettacolo di Moni Ovadia – «Senza confini. Ebrei e zingari» – è arrivato a Roma. Andrà  in scena al teatro Vittoria di Testaccio  dal 20 novembre al 2 dicembre 2012. Un recital di canti, musiche, storie rom, sinti e ebraiche che racconta di popoli «senza confini, senza burocrazie, senza eserciti», che non si sono omologati ai modelli dominanti e che hanno avuto identico destino fatto di stermini e di persecuzioni. Se gli ebrei nel corso del tempo hanno ottenuto un proprio riconoscimento, una nazione e hanno gridato al mondo il calvario subito durante il nazifascismo, il popolo degli «uomini», ovvero i rom e i sinti, è ancora vittima dell’ emarginazione. Lo spettacolo di Moni Ovadia vuole essere un contributo alla battaglia contro ogni razzismo: «Senza confini – spiega Ovadia – è la nostra assunzione di responsabilità, la sua forma si iscrive nella musica e nel teatro civile, arti che possono e devono scardinare meschine ragionevolezze nate dalla logica del privilegio per proclamare la non negoziabilità della libertà e della dignità di ogni singolo essere umano».

“Un piccolo ma appassionato contributo alla battaglia contro ogni razzismo”. Ecco lo spirito che ha portato alla nascita di “Senza confini. Ebrei e zingari”, concerto-spettacolo scritto e interpretato da Moni Ovadia, coadiuvato dalla Moni Ovadia Stage Orchestra. Un’opera originale, fatta di grande emozioni e di memoria. Obbiettivo è raccontare la storia di due popoli fratelli, quello ebraico e quello zingaro (sinti e rom), che a lungo hanno marciato fianco a fianco nella sorte, accomunati dall’essere avvertiti come “altro” dalla comunità occidentale e insieme dall’essere costretti al nomadismo come risposta di dignità e di indipendenza alle persecuzioni nei loro confronti. Eppure ebrei, rom e sinti seppero essere in tutto e per tutto popoli; per tradizioni, cultura, spiritualità, sentimento, anche se popoli senza burocrazia, senza esercito, senza retorica patriottarda, senza terra, insomma senza confini. Due popoli fratelli affiancati in una storia spesso tragica ma le cui strade si sono divise dopo le persecuzioni naziste. Gli ebrei hanno cambiato la loro storia, hanno conquistato una terra, hanno avuto pieno riconoscimento della loro condizione di perseguitati e un immenso edificio di testimonianza costruito sulla Shoà. Il popolo rom invece continua a subire il calvario del pregiudizio e dell’emarginazione e tutt’oggi il tentativo nazista di realizzare il loro sterminio non è stato ancora riconosciuto.

Moni Ovadia mette in scena uno spettacolo in cui sono protagonisti da un lato l’amore per la battuta, le storielle e barzellette ebraiche, la poesia presente nella storia dei due popoli; dall’altro le sonorità, i ritmi incalzanti e le melodie vivaci della musica zingara e klezmer. Uno spettacolo che è insieme divertimento e riflessione, musica e teatro civile, per scardinare conformismi e convenienze.

Senza Confini – ebrei e zingari

di e con Moni Ovadia

e con

Paola Rocca – clarinetto

Ennio D’Alessandro – clarinetto

Ion Stanescu – violino

Albert Florian Mihai – fisarmonica

Marian Serban – cymbalon

Marin Tanasache – contrabbasso

 

senza confini. ebrei e zingari :  http://www.teatrovittoria.it/spettacoli/in-abbonamento/11-senzaconfiniebreiezingari.html

Moni Ovadia

Moni Ovadia

Moni Ovadia è uno dei più prestigiosi e popolari uomini di cultura ed artisti della scena italiana. Il suo teatro musicale, ispirato alle radici popolari della cultura yiddish, ha contribuito a far conoscere un’immaginario fantastico e pieno di ironia in Italia ed in Europa e ha creato una nuovo forma di teatro civile fatto di parole e di musica che ha coinvolto un vasto pubblico di tutte le generazioni. In Senza confini, le grandi doti da oratore di Moni Ovadia riescono a scardinare conformismi e luoghi comuni sugli ebrei e gli zingari di tutta Europa, proclamando la non negoziabilità della libertà e della dignità di ogni singolo essere umano e di ogni gente.

“Gli ebrei e il popolo degli “uomini” per secoli hanno condiviso lo stesso destino. Il tratto comune che ha segnato la loro storia spesso tragica per colpa delle nazioni che li tolleravano o li perseguitavano, ma sublime per loro esclusivo merito, è stata la condizione di “altro”. Ebrei e Zingari è il nostro piccolo ma appassionato contributo alla battaglia contro ogni razzismo: un recital di canti, musiche, storie rom, sinti ed ebraiche che mettono in risonanza la comune vocazione delle genti in esilio, una vocazione che proviene da tempi remoti e che in tempi più vicino a noi si fa solitaria, si carica di un’assenza che sollecita un ritorno, un’adesione, una passione, una responsabilità urgente. Ebrei e Zingari è la nostra assunzione di responsabilità”.
Moni Ovadia

 

 

Come arrivare:

Il teatro Vittoria si trova in Piazza di Santa Maria Liberatrice 10, nel quartiere di Testaccio. 
La fermata della metropolitana più vicina è quella di Piramide, 
mentre le linee di autobus che servono la zona sono: 170, 781, 83, 3.
http://www.teatrovittoria.it/dove-siamo/mappa.html

 

Firenze, pattuglia antidegrado strappa le coperte a famiglie Rom in difficoltà socio-sanitaria


(€UROITALIA – Firenze, 23.01.2011).  La notte del 21 gennaio, nonostante le temperature rigide, una squadra che si presume addetta a “combattere il degrado” ha sottratto le coperte  ad alcune famiglie Rom che dormivano nei pressi della Santissima Annunziata. La segnalazione perviene da Julia Bolton Holloway, direttrice della Mediatheca ‘Fioretta Mazzei’. Ovviamente le vittime di tale disposizione sono cadute in uno stato di totale prostrazione di fronte a coloro che li spogliavano dell’unico riparo contro il gelo notturno, ma senza impietosirli. Alcuni dei Rom costretti a restare al freddo, tremanti e senza difese, soffrono di malattie respiratorie. “Mihai Copalea è in questo momento con me,” scrive Julia, “oggi è il suo compleanno e compie sedici anni. E’ lui ad occuparsi della scuola di alfabetizzazione”. In uno stato civile, in una città formata da istituzioni, autorità e cittadini di buon senso, se non umani, questa notizia solleverebbe indignazione e provvedimenti contro le persone che hanno derubato i Rom delle coperte. Ma cosa fare, a Firenze? Cosa fare in una città in cui non vi è più, da anni, ormai, assistenza per i bambini, le donne, i malati, se sono di una razza non gradita? Cosa fare in una città che ha deciso di scegliere i propri interlocutori per “risolvere l’emergenza Rom”, rifiutando – come invece si fa in tutte le città dell’Unione fuori dall’Italia – il supporto e la consulenza degli Human Rights Defender, della Croce Rossa e dei progetti europei per l’integrazione e contro il razzismo? Cosa fare, di fronte alla crudeltà che colpisce i nuovi ebrei, in una persecuzione del nostro tempo i cui limiti sono nella spietatezza e nella disumanità? (Gruppo EveryOne)

 

C’è o non c’è un pauroso deficit di democrazia in Italia?


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Se la “Open Society Institute di George Soros è sempre più preoccupata per la situazione dei diritti umani in Italia”, come leggiamo in un comunicato, figurarsi noi di futuro insieme, che, accanto a giornalisti romeni, da qualche tempo, incessantemente, stiamo tirando segnali d’allarme in ogni direzione! Magari questa volta qualcuno ci ascolterà…

Sono stata invitata ad esprimere il mio punto di vista durante un incontro organizzato a Roma con una delegazione della Fondazione Soros su atteggiamenti del governo italiano che possono definirsi razzisti e xenofobi nei confronti di cittadini romeni, su atteggiamenti del governo che possono definirsi razzisti e xenofobi nei confronti delle minoranze (compresi i Rom e altri), su criminalizzazione delle violazioni di legge in materia di immigrazione e, in generale, il ricorso alla penalizzazione di violazioni amministrative per i romeni.
L’aumento della percentuale di popolazione carceraria romena in attesa di processo, e la lunghezza dei procedimenti in materia penale e civile e dei suoi effetti sul diritto ad un processo equo, sono temi che verranno trattati da un avvocato romeno.
Tutto questo in un contesto in cui l’opinione pubblica in modo efficace è formata attraverso la televisione, che è o di Stato o sotto il controllo della società di proprietà dal primo ministro in qualità di privato.
Il problema della sistematica non applicazione da parte dell’Italia delle sentenze della corte europea dei diritti dellì’uomo (e in parte anche della Corte di Giustizia europea), le cui centinaia di sentenze contro l’Italia rimangono completamente disattese.

L’Open Society, in consultazione con i propri contatti in Europa e di Washington, hanno individuato il prossimo vertice del G8 come un importante momento di visibilità per questi potenziali problemi, e hanno organizzato una missione in Italia, per incontrare gli esperti ed alcuni altri, tra cui rappresentanti di associazioni dei romeni in Italia, che possono fornire informazioni ed idee su questi temi, e di aiutare le imbarcazioni di una strategia per portare questi problemi in primo piano l’attenzione del pubblico internazionale.

Tra i romeni in Italia, mi sento in dovere di ricordare qui il grosso contributo di Andi Radiu , giornalista di Gazeta Romaneasca e corrispondente di Evenimentul Zilei, che sul suo blog e su Realitatea din Italia sta pubblicando dati importanti e utili per questo prezioso incontro.

Se siete a conoscenza di cittadini europei che hanno subìto ingiustizie di ogni genere in Italia o avete qualcosa da dire a proposito dei temi sopra elencati, siete pregati di scrivere a simona.farcas@ymail.com

Grazie.

Rumeni in Italia, oggetto di strumentalizzazione politica


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“Come si sente la comunità romena in Italia?”, mi domanda il giornalista di NIGHTLINE in diretta su Sky Tg24 ieri notte, intorno alle 23:00, a proposito dell’arresto di altri due giovani romeni accusati per lo stupro alla Caffarella, il cui DNA, questa volta, corrisponderebbe… Ma che domanda!? “Io, come donna, anzitutto, sono inorridita dal fatto che i presunti veri colpevoli (se sono loro lo deciderà il giudice, non i giornalisti!) siano stati in giro fino a ieri!” Non m’importa da dove vengano, di che nazionalità siano, ma se hanno sbagliato, dovevano già essere in carcere da un mese. E’ dal 2007, dopo la morte di Giovanna Reggiani, che la comunità romena in Italia sta subendo un vero e proprio “linciaggio mediatico” senza interruzione, una campagna anti-rumeni che non fa altro che alimentare fenomeni di odio, di xenofobia e di razzismo a 360°. Lo denuncia anche l’Agenzia del lavoro dell’Onu.

Sono sconvolta e mi vergogno, in quanto essere umano, per quanto sta accadendo attualmente in Italia: tutti questi show giornalistici che fanno da giudici prima dei processi… Stile Franzoni. L’avv. Carlo Taormina, anche lui in studio, non ha preso bene il mio intervento… “lei non deve dire queste cose in televisione!”, mi dice. Il linciaggio da parte sua nei miei confronti è proseguito poi anche fuori dagli studi, testimoni almeno quattro donne, che ringrazio per la loro solidarietà. “Noi siamo con lei, signora”, hanno risposto in coro, mentre l’avv. Taormina, con il dito puntato verso di me, urlava: “le NOSTRE donne, dobbiamo difendere le NOSTRE donne! Voi romeni avete diffuso la criminalità in Italia!”. Alla fine mi sono limitata con il dirgli che evidentemente non è informato, oppure sta strumentalizzando l’opinione pubblica a fini politici.
Penso che, a questo punto, in Italia non siamo più al sicuro. Non tanto come romeni, ma come cittadini europei. Potrebbe capitare a chiunque di essere indagato da persona onesta, ma sbatterlo in prima pagina, mandare le immagini del proprio volto, che non c’entra con il fatto accaduto, ad ogni tg e così rovinarli la vita…e chi si fida più della giustizia degli uomini? Sicurezza? Ma fatemi il piacere! Le indagini non dovrebbero essere pubbliche e le forze dell’ordine non dovrebbero rendere pubblici tanti elementi importanti prima della fine delle indagini.
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Cresce in Europa l’onda del razzismo, che minaccia di travolgere anche la Spagna



Il coro degli zingari da “Il Trovatore” di Giuseppe Verdi

Secondo i dati dell’Osservatorio scolastico sulla convivenza, in Spagna due ragazzi su tre non vorrebbero avere un Rom compagno di banco, mentre uno su due non vorrebbe sedersi accanto a un ebreo

L’intolleranza in Europa cresce ogni anno. Se in Italia praticamente la totalità della popolazione è ostile ai Rom e gli episodi di discriminazione e violenza razziale si susseguono ormai a un ritmo quotidiano, mentre crescono gli episodi di omofobia e antisemitismo, la Spagna, spesso considerata un esempio di rispetto delle minoranze nell’Unione europea, assiste a propria volta al riaffiorare di fantasmi inquietanti. Esteban Ibarra, presidente del Movimento contro l’intolleranza, denuncia da qualche tempo un atteggiamento di ostilità, da parte delle Istituzioni e della cittadinanza, verso i migranti, i gitani e gli ebrei. L’ideologia razzista è radicata anche nella penisola iberica e l’esempio italiano, purtroppo, rappresenta un modello per gli intolleranti. Recentemente l’Osservatorio scolastico della convivenza ha pubblicato gli esiti di un’indagine presso i più giovani cittadini spagnoli, che sono inquietanti. Dalla ricerca a campione, risulta, fra l’altro, che due adolescenti su tre non vorrebbero avere un Rom come compagno di banco, mentre un ragazzo su due rifiuterebbe di sedersi, a scuola, acanto a un coetaneo ebreo. “E’ un momento difficile per i Diritti Umani in Europa,” ha dichiarato Ibarra, “dovesi assiste a una crescita sensibile del razzismo e della xenofobia, fenomeni che spesso sono sostenuti da alcune forze politiche, che fanno della xenofobia una bandiera”.

info@everyonegroup.com

PETIZIONE “PER UNA CARTA DEI POPOLI ROM”

Firma anche tu la Petizione

La Commissione Europea ha messo a punto un documento dedicato alla popolazione Rrom in Europa e ai gravi problemi di integrazione di natura socio-economica e sanitaria.

Il documento della Commissione Europea dedicato alla popolazione Rrom, come ha spiegato il commissario al Fondo Sociale Vladimir Spidla, prenderà in considerazione in modo trasversale tutte le politiche europee che possono venire in aiuto a questa popolazione che nella sua grande maggioranza vive nella povertà estrema. E questo non è accettabile.

Chiediamo a tutti gli uomini e le donne di buona volontà di partecipare a una Petizione per una “Carta dei Popoli Rrom” che riconosca identità e diritti, per promuovere legalità e integrazione, contro ogni forma di degrado e violenza.

I nomadi vivono spesso in condizioni di abbandono e miseria inaccettabili, rischiano di scomparire e di essere colpiti da pesanti discriminazioni per combattere questa deriva dobbiamo riconoscere il loro ruolo storico, culturale e spirituale incardinato in una modalità di vita che è semplicemente “diversa”. Non dobbiamo cancellare la loro umanità, ma riconoscere il diritto ad avere servizi, formazione e lavoro per vivere nella società civile con proprie modalità. Essi possono essere “architetti della gioia”.

Vi invitiamo a firmare la Petizione affinché istituzioni e autorità si impegnino a chiedere alla Unione Europea e alla istituzioni dei Paesi di origine di elaborare un testo che fissi regole e principi dei “cittadini senza territorio”.
Guarda il video
Firma anche tu la Petizione

Promotori:
Associazione Irfi Onlus
Comincia l’Italia

* * *
ciao a Tutti, allego la lettera che ho inviato al Presidente Napolitano sulla proposta di legge n. 733 (decreto sicurezza) che sarà votato il 17 e il 18 gennaio al Senato. Invito altre associazioni, nonchè la stessa federazione, a riprenderla e a inviarla al Presidente Napolitano che in questo momento è l’unico che può fare qualche cosa. sarebbe meglio inviarla prima del 10 gennaio.fatemmi sapere, Carlo Berini

SUCAR DROM
http://www.sucardrom.eu
Protocollo n. 1/SD/IT
del 2 gennaio 2009

Alla cortese attenzione
Presidente della Repubblica

Egregio Presidente, Le scrivo per chiedere il Suo diretto intervento su di una proposta di legge che è attualmente in discussione in Parlamento, il disegno di legge n. 733 “disposizioni in materia di sicurezza”. Questa proposta sarà discussa e votata il 17 e il 18 gennaio prossimi al Senato.
Sono molte le misure, contenute nel provvedimento, che mi vedono critico ma una, in particolare, mi spaventa: la modifica della Legge 24 dicembre 1954, n. 1228. L’articolo 16 del disegno di legge n. 733, così recita
1. All’articolo 1 della legge 24 dicembre 1954, n. 1228, dopo il primo comma e` inserito il seguente:
«1-bis. L’iscrizione anagrafica e` subordinata alla verifica, da parte dei competenti uffici comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui il richiedente intende fissare la propria residenza, ai sensi delle vigenti norme sanitarie».
Questo norma, se approvata, cambierà radicalmente la legislazione anagrafica italiana perché oggi l’iscrizione anagrafica di un Cittadino è di fatto vincolata a soli due criteri: la volontà del Cittadino e l’accertamento da parte degli Uffici comunali dell’effettiva presenza dello stesso Cittadino.
Tale impostazione è stata ribadita più volte da diversi Organi dello Stato, segnalo la Circolare del Ministro dell’Interno n. 8 del 29 maggio 1995 “precisazioni sull’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente, di cittadini italiani” ma anche le Circolari del Ministero dell’Interno sul “problema dei nomadi”, a partire dalla Circolare MI.A.CEL. n. 17/73 del 11.10.1973 pos. 15900.2.22 prot. 7063.
In particolare metto in risalto il passaggio della Circolare n. 8 del 29 maggio 1995 secondo cui:
“…il concetto di residenza, come affermato da costante giurisprudenza e da ultimo dal Tribunale amministrativo regionale del Piemonte con sentenza depositata il 24 giugno 1991, è fondato sulla dimora abituale del soggetto sul territorio comunale, cioè dall’elemento obiettivo della permanenza in tale luogo e soggettivo di avervi stabile dimora, rilevata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle relazioni sociali, occorre sottolineare che non può essere di ostacolo alla iscrizione anagrafica la natura dell’alloggio, quale ad esempio un fabbricato privo di licenza di abitabilità ovvero non conforme a prescrizioni urbanistiche, grotte, alloggi in rulottes… In pratica la funzione dell’anagrafe è essenzialmente di rilevare la presenza stabile, comunque situata, di soggetti sul territorio comunale, né tale funzione può essere alterata dalla preoccupazione di tutelare altri interessi, anch’essi degni di considerazione, quale ad esempio l’ordine pubblico, l’incolumità pubblica, per la cui tutela dovranno essere azionati idonei strumenti giuridici, diversi tuttavia da quello anagrafico”.
Detta lettura è confermata anche dalla Giurisprudenza della Cassazione Sezioni Unite (sent. 19.06.2000 n. 449) la quale ha precisato che
“l’ordinamento delle anagrafi della popolazione residente e relativo regolamento di esecuzione…configura uno strumento giuridico – amministrativo di documentazione e di conoscenza, che è predisposto nell’interesse sia della pubblica amministrazione, sia dei singoli individui. Sussiste, invero, non soltanto l’interesse dell’amministrazione ad avere una relativa certezza circa la composizione e i movimenti della popolazione…, ma anche l’interesse dei privati ad ottenere le certificazioni anagrafiche ad essi necessarie per l’esercizio dei diritti civili e politici e, in generale, per provare la residenza e lo stato di famiglia (v. particolarmente gli artt. 29 e 31 del regolamento n. 136/58).
Inoltre, tutta l’attività dell’ufficiale d’anagrafe è disciplinata dalle norme sopra richiamate in modo vincolato, senza che trovi spazio alcun momento di discrezionalità. In particolare, sono rigidamente definiti dalle norme del citato regolamento (artt. 5 – 9) i presupposti per le iscrizioni, mutazioni e cancellazioni anagrafiche, onde l’amministrazione non ha altro potere che quello di accertare la sussistenza dei detti presupposti”.
Nell’articolo 16 del disegno di legge n. 733 per la modifica della legge 24 dicembre 1954, n. 1228 si parla esclusivamente di “immobili”, implicitamente escludendo a priori dal poter ottenere l’iscrizione anagrafica chi vive in roulotte, in camper, in una carovana o una casa mobile (beni mobili). Ma soprattutto si pone come requisito essenziale le condizioni igienico-sanitarie ai sensi delle vigenti norme sanitarie.
Come già molti hanno rilevato la maggior parte forse degli alloggi, non risponde ai requisiti richiesti semplicemente perché si tratta di immobili costruiti prima che diventasse necessario il certificato di abitabilità. Ma è sicuro che una roulotte, un camper o una casa mobile non rispondono ai questi requisiti.
Chi sarà colpito da questa norma? Le famiglie sinte e rom che vivono nei cosiddetti “campi nomadi”, le famiglie sinte e rom che vivono in terreni privati e le famiglie dello spettacolo viaggiante.
Migliaia di Cittadini italiani che, se questa norma diventasse legge, saranno nella condizione di perdere non solo il diritto di voto ma tutta una serie di diritti legati indissolubilmente all’iscrizione anagrafica (i documenti come la patente di guida, le licenze per le attività lavorative, l’assistenza sanitaria,…).
Questo fatto è, secondo il mio giudizio, incomprensibile perché cadrebbe il fondamento del nostro essere Stato repubblicano e di fatto si impedirebbe a migliaia di Italiani l’esigibilità dei diritti fondamentali, come quello di voto, sanciti dalla nostra Costituzione.
Per queste ragioni chiedo a nome dell’associazione Sucar Drom un Suo intervento diretto sul Governo italiano e sul Parlamento perché sia corretta questa proposta di legge. Rimango a disposizione per incontrarLa con una delegazione di Sinti e di Rom per meglio approfondire questa e altre problematiche, a partire dal riconoscimento dello status di minoranze storiche linguistiche (Legge 482/1999).
Colgo l’occasione per augurare a Lei, alla Sua famiglia e ai Suoi collaboratori i più sinceri auguri di un Felice Anno Nuovo

il Segretario
Carlo Berini

Anche i rom possono votare…


Qualche mese fa, prima delle elezioni politiche di novembre in Romania, sono venuta a conoscenza di una interpellanza sottoscritta da alcuni deputati PD (Soro, Bernardini, Touadi, Minniti, Maurizio Turco, Farina Coscioni, Mecacci, Zamparutti, Beltrandi, Burtone, Marrocu, Melis, Duilio) e presentata al Governo italiano dalla deputata radicale Rita Bernardini (11 novembre scorso), affinché sia garantito il diritto di voto ai cittadini comunitari.

Ero molto contenta che finalmente la questione del voto per i comunitari fosse arrivata in Parlamento e che politici italiani si fossero decisi a darci una mano…anche perché, in questo modo, pensavo tra me e me, avrei potuto dare meglio il mio contributo alla causa…dell’integrazione dei miei connazionali che vogliono vivere in Italia.

Il 17 dicembre 2008, presso la sede dei Radicali di Roma, dove ero presente accanto ad altri miei connazionali, tra cui il sig. Decebal Tanase (in rappresentanza della comunità zingara di nazionalità romena a Roma) e rappresentanti della comunità polacca, intorno ad una tavola rotonda organizzata ad hoc , si è discusso insieme a giornalisti, docenti universitari, politici, rappresentanti di associazioni, della messa a punto di una campagna di comunicazione ed informazione per i cittadini comunitari aventi diritto di voto in Italia: “625.278 romeni, 90.218 polacchi, 40.163 tedeschi, 33.477 bulgari, 30.803 francesi, 26.448 britannici, 17.354 spagnoli…”.

Dal dibattito è emerso che manca totalmente l’informazione…, nemmeno i politici, la maggior parte, non sono a conoscenza del grande numero di cittadini comunitari aventi diritto di voto (circa un milione!). Per parlare di integrazione è importante fare la campagna d’immagine ( es. Romania, piacere di conoscerti), ma è più importante il diritto di voto e la partecipazione alle elezioni, sia attiva che passiva, nonché la corretta informazione.

La soluzione, condivisa da tutti, è di far partire subito una campagna comunicativa per informare i comunitari, compresi i cittadini rrom, che hanno il diritto di votare e che le amministrazioni devono agevolarli con tutti i mezzi. A tale proposito, si è convenuto organizzare un convegno a Roma, previsto per il 23 c.m.

Molti zingari, alcuni provenienti dalla Romania, hanno la residenza nei campi. Ma sono iscritti all’anagrafe? Sì! Bene, allora devono sapere che possono chiedere la tessera elettorale (entro il 9 marzo) per poter votare! E noi faremo di tutto per coinvolgerli e portare loro le informazioni corrette su questo diritto, sancito dalla legge, ma quasi impossibile da esercitare.
E, a proposito degli zingari romeni, Sergio Bontempelli ha pubblicato una spettacolare sintesi, che merita essere letta e diffusa per una migliore conoscenza dell’altro…ma anche di se stessi. Chi sono i Rom di Romania? “La stampa quotidiana e le televisioni ci hanno abituati a parlare comunemente di questo fenomeno migratorio, ma non ci aiutano a capirlo: così, quando si discute di «rom rumeni», a molti verranno in mente ladruncoli, spacciatori, scippatori, violentatori di donne o rapitori di bambini, e poco altro. […] Nella campagna elettorale del 1946, il Blocul Partidelor Democratice (alleanza elettorale guidata dal PC) indirizza agli zingari uno speciale appello, «Fraţi romi şi surori romniţe» (fratelli Rom e sorelle romnì), che invita a votare per il Blocul, e si impegna a contrastare discriminazioni ed esclusioni contro le minoranze”. Ora, facciamo in modo che i rrom possano dimostrare l’altra faccia della medaglia, insieme a noi, per una comune Patria Europea.

Simona C. Farcas

Clicka qui per leggere l’articolo completo di Sergio Bontempelli sui rom romeni.