ROMENI E IL RICORDO DI ROMA


di Ioan-Aurel Pop*

Il popolo romeno è il più numeroso popolo del sud-est europeo ma è, al contempo, anche il popolo neolatino più orientale, isolato dal grosso della latinità. Come tanti altri popoli, ha due nomi, uno dato da se stesso (romeno) e l’altro (valacco, con varianti) dato dagli stranieri. Succede la stessa cosa anche con il Paese (le Regioni storiche) dei romeni: ciò che i romeni chiamavano genericamente “Ţara Românească” era per ogni straniero la “Valacchia” (con diverse varianti di scrittura e di pronuncia). La romanità, nel tempo, si è espressa nei romeni mediante la lingua e l’origine ma anche tramite i nomi assunti da questo popolo e dalle sue regioni storiche.

La gente comune non si è mai posto, in passato, il problema della dualità valacco / romeno, poiché ha conosciuto relativamente di recente l’esistenza dell’etnonimo valacco o del nome Valacchia. In altre parole, per il popolo il nome di valacco (con i suoi derivati) non esisteva. Mentre per le élites romene le cose erano da tempo chiare.

Ecco ciò che scriveva, verso la fine del XVII secolo, lo storico e uomo politico Miron Costin: Ed essi [i.e. i nomi del popolo romeno] li ho annotati per la più facile comprensione delle denominazioni del popolo e degli altri principati, della Moldavia / Moldova e della Muntenia e dei romeni della Transilvania / Ardeal. Allo stesso modo per questo popolo, di cui scriviamo, di questi principati, il suo nome corretto e più antico è român, cioèrâmlean, erede di Roma. Questo nome <deriva> dalla loro discendenza da Traiano, e finché vissero <i romeni>, fino al loro allontanamento da questi spazi <aperti> e finché vissero sulle montagne, in Maramureş e lungo l’Olt, sempre hanno mantenuto questo nome e lo conservano ancora oggi, e meglio ancora i munteni dei moldavi, poiché loro dicono anche ora Ţara Rumânească, come pure i români di Transilvania / Ardeal. E gli stranieri e i Paesi circostanti hanno dato loro il nome di vlah, da vloh, come abbiamo già detto, <e> questi nomi di valeos, valascos, olah, voloşin sempre dagli stranieri sono dati, a cominciare dall’Italia, che chiamano Vloh. Poi, più tardi, i turchi, dal nome del Signore che per primo piegò il Paese ai turchi, ci chiamano bogdani[1], e i munteni caravlah, mentre i greci ci dicono bogdanovlah, e i munteni vengo chiamati – vlahos. Mentre questo nome, moldovan, deriva dal fiume Moldova, dopo la seconda fondazione di questa Regione, a opera di Dragoş vodă [2] . E i munteni, ovvero quelli della montagna – sono munteni, o quelli dell’Olt – olteni, sicché i leşii (i.e. polacchi)[3] li chiamano molteani. Sebbene tanto negli scritti storici, e negli idiomi degli stranieri, tanto fra di loro, con il passare del tempo e dei secoli, insieme con le innovazioni <i romeni> hanno e acquisiscono anche altri nomi, soltanto però quello che è il nome antico è fondato e radicato, <cioè> rumân, come si vede. Poiché, anche se ci chiamiamo ora moldoveni, non ci chiediamo: “sai il moldavo?”, bensì “sai il romeno?”, vale a dire râmleneşte (la lingua dei discendenti di Roma, n.d.a.); manca poco rispetto a sţis romaniţe, in lingua latina. Rimane, dunque, il nome antico come un fondamento immutabile, quello che in verità si trova alla radice non cambia nonostante il fatto che sia i lunghi periodi sia gli stranieri aggiungano altri nomi. E così succede anche a queste Regioni, e al nostro Paese, alla Moldavia, e alla Muntenia (Ţara Muntenească): il nome corretto tramandato da generazioni è român, come si chiamano tuttora gli abitanti delle Regioni sotto il Regno d’Ungheria, e così i munteni per il proprio paese, come scrivono e rispondono nel loro idioma: Ţara Rumânească[4].

Miron Costin chiarisce così, in maniera abbastanza limpida, l’esistenza dei nomi generali di romeni e di valacchi, delle altre denominazioni regionali e locali (bogdanimoldovenimunteniolteni), nonché del nome di Ţara Românească. Come si può facilmente notare, l’erudito boiaro moldavo usa alternativamente i nomi di rumân român, che rappresentano per lui la stessa identica cosa. Sa che i romeni hanno numerose denominazioni locali, regionali, secondo le province e i “Paesi” in cui vivono, ma anche una denominazione etnica generale, con una forma principale interna (rumân român) e una esterna (vlah). Per lui, ambedue i nomi generali dei romeni sono indubitabilmente legati a Roma e all’Italia, il cui ricordo si è pertanto perpetuato nei secoli.

Sempre in tale direzione hanno poi scritto Dimitrie Cantemir e gli studiosi della corrente culturale illuministica chiamata Scuola Transilvana (Şcoala Ardeleană). I maggiori studiosi romeni hanno sottolineato questi aspetti sin dal XIX secolo, la loro opera essendo continuata, con una molto seria teorizzazione, nel secolo scorso, tramite le opere di Nicolae Iorga[5], Gheorghe Brătianu[6], Şerban Papacostea[7], Adolf Armbruster[8], Vasile Arvinte[9], Eugen Stănescu[10], Ştefan Ştefănescu[11], Stelian Brezeanu[12] e di altri[13]. In altre parole, è stato dimostrato, in base alle fonti, che i romeni, sin dal Medioevo, ebbero, tendenzialmente, due nomi, uno dato loro dagli stranieri (risultato dell’alterità, del contatto con “l’altro”, con il vicino[14]) e un altro dato da loro stessi, tutti e due portando in sé il ricordo di Roma.

Evidentemente alcuni storici meno familiarizzati con la storia medievale e della prima modernità dei romeni e soprattutto con le loro fonti (difficilmente accessibili, dal momento che sono scritte in tante lingue: slavo ecclesiastico, latino, greco, ungherese, lingue orientali, lingue slave ecc.) possono sembrare perfino sorpresi di tale situazione. La circostanza non è però per nulla fuori del comune, anzi, essa è rintracciabile in molti popoli: gli ungheresi chiamano se stessi magyarok (magiari) e non ungheresi, come li chiamano gli stranieri; i greci sono per se stessi elleni, i polacchi sono chiamati dagli altri anche leahi, leşi o lengyelek, i tedeschi sono anche niemtzi, Allemandstedeschinémetek ecc., ma loro chiamano se stessi Deutschen. Analogamente con gli albanesi, i finlandesi, gli irlandesi, gli olandesi e con tanti altri. Un serbo è (era) per un ungherese rác, un slovacco è (era) tót, un italiano – olasz, un romeno – oláh [15] ecc. Il parallelismo tra romeni e ungheresi è il più eloquente, poiché si tratta di popoli vicini, che portavano nomi doppi sin dagli inizi della loro attestazione come popoli compiutamente costituiti nell’Europa centrale e del sud-est (a partire cioè dal IX secolo)[16].

Quanto ai romeni, le antiche testimonianze, risalenti ai secoli XIII-XIV, mettono chiaramente in rilievo questa dualità. Gli autori stranieri indicano irrefutabilmente che, benché esistesse negli ambienti esteri europei e perfino in quelli extra-europei il nome di vlah, i romeni chiamavano se stessi rumâni, termine derivato dal latino romanus, nel ricordo di Roma, denominazione che hanno conservato durante i secoli. La forma rumân è la più antica, ereditata dal latino in base alle specificità della lingua romena, secondo cui la vocale latina “o” interconsonantica si trasforma nel romeno, in determinate condizioni, in “u”. In tal modo nomen diventa numedolor > dureresonare sunarerogationem > rugăciunerogus > rugcolor > culoare ecc. Di conseguenza, era naturale che romanus desse in romeno rumân. Tardi e gradualmente, sotto l’influsso dell’umanesimo, dell’illuminismo (Şcoala Ardeleană / Scuola Transilvana) e del nazionalismo moderno si è sempre più imposta la forma român, attestata per la prima volta in forma scritta nel XVI secolo.

La latinità risiede senza dubbio nel nome dei romeni, è però interessante sapere se i romeni sono stati coscienti (hanno saputo loro stessi) di questa loro radice. Era difficile credere che, dopo tanti secoli dalla conquista romana della Dacia, i romeni avessero conservato non solo il nome, ma anche il ricordo diretto di Roma. Perciò, per molto tempo si è affermato che la romanità dei romeni è stata scoperta dagli umanisti italiani, dai quali sarebbe stata in seguito ripresa, e quindi diffusa, dai cronisti romeni. In tempi relativamente recenti, solo qualche decennio fa (soprattutto grazie a Şerban Papacostea e ad Adolf Armbruster), si è dimostrato che un certo numero di romeni ebbe nel Medioevo coscienza della propria romanità, cioè a dire la convinzione di provenire da Roma, di discendere dai romani, militari, colonizzatori e persino briganti, arrivati al Danubio e ai Carpazi, in Mesia e in Dacia, in uno con la dominazione imposta da alcuni imperatori del primo secolo dell’era cristiana, poi da Traiano e perpetuata dai suoi seguaci[17]. Allo stesso modo, alcuni polacchi sapevano, sempre in quel periodo, che discendevano dai sarmati (mentre altri sapevano di provenire dagli slavi), certi ungheresi che traevano origine dagli unni, alcuni francesi di essere nati dai troiani di Paride ecc. Qualsiasi comunità umana, di ogni luogo e di ogni tempo, si è interessata e si interessa alle origini, cerca e trova risposte in tal senso, alcune reali, altre immaginarie, le più numerose essendo un connubio tra realtà e immaginazione. Non è stato diversamente nel caso dei romeni, nel senso che molti di loro si sono domandati da dove provenissero, e alcuni hanno trovato (tra le altre possibili) anche la risposta, ingenua e spesso esagerata, che tutti i loro avi erano venuti “da Roma”.

Tale idea può essere ripercorsa a partire dall’imperatore (zar) Ioniţă Caloian (cel Frumos / il Bello), dei bulgari e dei valacchi (romeni), nella sua corrispondenza con papa Innocenzo III, attorno all’anno 1200[18] e fin verso la metà del XVI secolo, quando i monaci ortodossi del monastero di Dealu, vicino a Târgovişte, riferivano al padovano Francesco della Valle e ai suoi accompagnatori la storia dell’insediamento degli abitanti in questa regione[19] da parte dell’imperatore Traiano, dai cui antichi coloni discendevano i romeni, che conservano il nome di romanigli usi e la lingua dei romani[20].

La coscienza della romanità si collegava strettamente con la conservazione del nome di romano (romeno). Il mantenimento del nome rumân român (rumeno / romeno), derivato dal latino romanus, per denominare dall’interno l’unico popolo neolatino del sud-est europeo, è impressionante e ha dato occasione a numerosi commentari nel corso del tempo. Si possono trovare molteplici spiegazioni a questo fatto, tra le quali c’è ovviamente l’isolamento dei daco-romani, dei proto-romeni e poi dei romeni in mezzo a popolazioni e popoli diversi, non romanzi (slavi, turanici, ugro-finnici). Durante tutto questo tempo, i popoli neolatini occidentali erano più numerosi e vicini tra loro, il che ha portato anche al bisogno di differenziarsi, di distinguersi tra di loro o di essere identificati dagli altri[21].

Il termine vlah ha un’origine piuttosto oscura, ma la maggior parte degli specialisti concorda sul fatto che esso derivi dal nome dato dagli antichi germani a una tribù celtica romanizzata – Volcae. Questo nome è stato poi ripreso da slavi, bizantini, neolatini, ungheresi ecc. ed è penetrato nelle lingue di cultura del Medioevo (greco, latino, slavo ecclesiastico) e ulteriormente nelle lingue vernacolari, con il senso di comunità latinofona, parlante una lingua romanza[22]. Poiché gli unici parlanti, più numerosi e più diffusi, di lingua neolatina nel Medioevo nella zona centro- e sud-est europea[23] sono stati i romeni, il termine vlah (con le sue varianti) è arrivato in generale a denominare, a partire dalla fine del I millennio, i romeni. In altre parole, data la non esistenza di un altro gruppo neolatino importante nel basso Danubio (sia a nord che a sud del fiume) e nei Carpazi, gli slavi, gli ungheresi, i greci e gli altri popoli hanno finito per riferirsi ai romeni (considerati giustamente romanzi) come vlahi / valacchi[24]. Il fatto, come dicevamo, non è insolito, è però impressionante, poiché i due etnonimi – român vlah /romeno e valacco – hanno, essenzialmente, lo stesso significato, cioè erede della latinità, della romanità. Se si parte dalla differenza tra populus Romanus lingua latina (cioè dalle distinte denominazioni che si riferiscono al popolo e alla lingua), allora è anche possibile sfumare: mentre il termine român rinvia in primis all’origine etnica romana, alla discendenza dai romani, il termine vlah si riferisce innanzitutto al latino, al suo uso. Altrimenti detto, valacco significa, all’origine, latinofono (parlante latino, la lingua proveniente dall’antica Italia), e rumân significa “da Roma”, collegato allo Stato romano e ai romani. In ambedue i casi, come si può notare, il denominatore comune è Roma e la perpetuazione del suo ricordo, tramite l’origine o (e) tramite la lingua.

Il termine rumân român (rumeno / romeno) è evidentemente molto meno attestato nelle fonti antiche, cosa perfettamente naturale: gli stranieri non avevano necessità di usarlo, dal momento che essi ne avevano un altro, per denominare il rispettivo popolo, mentre l’éliteromena, che aveva quale lingua di cultura lo slavo ecclesiastico, utilizzava anch’essa nello scritto i vocaboli adatti a questa lingua, derivati sempre da vlah valah. Quando si è però passati all’uso della lingua romena, a partire dal XVI secolo, nei testi romeni compare solo il termine con cui si autodenominavano i romeni stessi, cioè rumân român (rumeno / romeno). Tuttavia, il fatto che i romeni usassero nel Medioevo la denominazione di rumân per definire se stessi e che esistesse la dualità vlahrumân sono realtà menzionate in Occidente almeno a partire dal XIV secolo.

Così una descrizione del mondo, probabilmente di origine toscana (in un manoscritto della Biblioteca Apostolica Vaticana, valorizzata di recente per la storiografia romena), afferma che nel 1314 circa, nella “provincia”[25] chiamata Ungaria, che era reame (regno, struttura politica), vivevano, oltre agli ungheresi, anche i romeni: In quella medesima provincia sono i Rumeni e i Valacchi, e quali sono due grandi gienerazioni e [h] anno reame e sono paghani[26]. Di conseguenza, l’autore italiano sapeva, all’inizio del XIV secolo, che quelli che venivano denominati valacchi dagli occidentali, chiamavano se stessi români (rumeni), che avevano determinate strutture politiche organizzate (reame) e che non erano “cristiani”, più esattamente non erano “veri cristiani” (cattolici). Erano, in altre parole, “scismatici”. Ci sono ancora esempi nell’epoca, spesso in ambito francescano, là dove i fedeli bizantini erano chiamati, oltre che “scismatici”, anche “eretici” o “pagani”, non essendo collocati tra i “cristiani”[27]. L’autore del testo sa in un certo qual modo, vago e mitico, dei due nomi, di cui fa due “rami” o “popolazioni”, similmente al modo in cui appaiono questi nomi nella leggenda dei fratelli Roman e Vlahata, gli eroi eponimi dei romeni. La stessa dualità di etnonimi, questa volta in latino, si osserva in un noto documento di papa Clemente VI, del 1345, in cui i romeni sono chiamati Olachi Romani.[28] Qui, nella redazione papale, appaiono ambedue i nomi (come nell’esempio precedente), vale a dire tanto quello di vlah (olah), dato dagli stranieri, quanto quello di rumân, dato dai romeni stessi.

Allo stesso modo, in un atto emesso dal principe Stefano Báthory il 6 giugno 1574[29], la fede ortodossa transilvana viene chiamata, in modo sorprendente, romana religio, probabilmente secondo la maniera degli autori umanisti di arcaizzare, cioè di denominare i popoli in base ai loro antenati (reali o immaginari) dell’antichità. Così, “la religione romena” è diventata “la religione romana”, in un paese come la Transilvania, in cui, in quel periodo, al posto del termine “ortodosso” si usava frequentemente quello di valah (olah), e invece di “fede ortodossa” si diceva “fede valacca”[30].

Di recente, è stato segnalato e portato in discussione un altro documento, emesso probabilmente dal re Béla III d’Ungheria fra il 1188-1195 (forse nel 1194), confermato da Béla IV e copiato nel 1417, in cui sono lodati i meriti di un certo conte Narad, “uomo nobile di nazione germanica” (vir nobilis natione Theutonicus), che avrebbe dimostrato, tra l’altro, i suoi atti di fede nei confronti del suo sovrano lottando contro la furia o la pazzia dei bulgari e dei romeni (contra furorem Bulgarorum et Rumenorum)[31]. Il confronto ebbe probabilmente luogo in seguito alla fondazione del Regno valacco-bulgaro, dopo la rivolta dei bulgari e dei valacchi contro i bizantini del 1185-1186. L’identificazione di quei Rumeorum o – come si suppone sia stato nell’originale – Rume<n>orum con i ruteni (del nord) o con i romei (gli abitanti dell’Impero bizantino) è, per ragioni molto fondate, esclusa, sicché la sola ipotesi plausibile è che, intorno all’anno 1194, la cancelleria ungherese abbia utilizzato per i romeni il nome che loro stessi si davano e che era conosciuto in determinati ambienti. Questa sarebbe, fino ad ora, la più antica testimonianza del nome român (rumân) sotto la forma Rumei Rumeni, secondo il modo cioè in cui si denominavano i romeni stessi.

Il contesto non è singolare, soprattutto se teniamo conto del fatto che, sempre allora (è il 1199), papa Innocenzo III scriveva a Ioniţă Caloian, re dei valacchi e dei bulgari, della gloria dei suoi antenati romani. Il modo in cui il monarca valacco ringrazia il sommo Pontefice (ci ha ricondotti al ricordo del sangue e della patria nostra da cui discendiamo), nonché quello in cui il papa scrive a Ioniţă (per stirpe e sembianza sei romano [32] , come il tuo popolo e la tua terra, che dal sangue dei romani trae la propria origine) attestano l’esistenza, già intorno al 1200, di una tradizione riguardo alla discendenza dei romeni dai coloni antichi di quelli dall’Italia (annotata da Giovanni Kinnamos, sui valacchi dell’esercito di Leone Vatatzes)[33]. Tale tradizione circa la romanità dei romeni includeva, a quanto pare, anche la conoscenza del doppio nome di questo popolo del sud-est europeo, cioè del nome di valahi, dato da stranieri e del nome di rumâni, dato dai romeni stessi.

Nel Libellus de notitia orbis (un piccolo trattato di geografia), redatto intorno al 1404 dall’arcivescovo Giovanni di Sultania, questi scrive dei romeni a sud del Danubio: Loro hanno una loro lingua ed <è> quasi come il latino e, a quanto si racconta, discendono dai romani, poiché quando un imperatore romano ha preso sotto il suo dominio quelle regioni […], un gruppo di romani, vedendo che il paese è ricco, vi sono rimasti, sposandovisi. […] Perciò essi dicono con orgoglio di essere romani e questo fatto si evidenzia tramite la loro lingua, poiché loro parlano come i romani[34]. Si tratta qui degli stessi abitanti che, due secoli prima, erano presentati al papa di Roma dal summenzionato Ioniţă cel Frumos (il Bello) quali eredi dei romani. Dal testo dell’arcivescovo, del 1404, risulta che esisteva una tradizione locale (a quanto si raccontadicono con orgoglio di essere romani) riguardo all’origine romana dei valacchi. Aveva analogamente detto nel XII secolo Giovanni Kinnamos: quelli di cui si dice che sono da tempi antichi coloni di quelli venuti dall’Italia[35]. Sempre nel XV secolo, come già Giovanni di Sultania, l’umanista italiano Poggio Bracciolini scriveva che al nord del Danubio c’è una colonia, a quanto si dice, lasciata lì dall’<imperatore> Traiano[36]. Anche in questo caso si tratta dell’annotazione di una tradizione locale (a quanto si dice) e non di una ricerca erudita. Nel 1453, un altro umanista italiano, Flavio Biondo, affermava: … i Valacchi della regione del Danubio […] dimostrano tramite la loro parlata la loro origine romana come una cosa onorevole, <origine> che mettono in evidenza e che invocano[37]. Vale a dire che anche Flavio Biondo, senza ricorrere allo studio degli autori antichi, seppe dai romeni stessi che questi discendevano dai romani.

In queste condizioni, l’affermazione di Niccolò di Modrussa (che ha conosciuto direttamente i romeni), dall’opera De bellis Gothorum, redatta prima del 1473, ha un significato particolare: I romeni portano quale argomento per la loro origine il fatto che, sebbene utilizzino tutti <per iscritto> la lingua della Mesia […], tuttavia parlano fin dalle origini una lingua popolare, che è il latino, il cui uso non l’hanno affatto abbandonato[38]. Qui si nota come certi romeni del XV secolo facessero distinzione tra la lingua della cultura scritta e della Chiesa (lo slavo ecclesiastico) e la lingua parlata dal popolo (il latino), invocando quest’ultima lingua giusto come argomento della loro origine romana.

Altre affermazioni di questo genere diventano d’ora in avanti sempre più frequenti: Poiché essi dicono che sono i soldati di una volta dei romani […] (Jan Laski, vescovo di Gnezno, nel 1514); Popolo guerriero, discendente dai valorosi romani, che hanno fatto sì che tremasse il mondo (Iacob Heraclid Despot, nel 1562); Essi dichiarano di discendere da una colonia romana […] e usano ancora una lingua che assomiglia all’antica lingua di Roma (Giovanandrea Gromo, 1564-1565)[39]. Alcuni Principi romeni, prima del 1600, invocavano l’origine romana del popolo di cui facevano parte i loro soldati, per dare loro coraggio nelle battaglie[40]. Così i romeni non dovettero aspettare Grigore Ureche, del XVII secolo, per sapere che discendevano da Roma, poiché una tradizione multisecolare aveva preceduto le ricerche moderne in questa direzione.

Ci sono anche testimonianze che provano che la lingua parlata dai “valacchi” era da essi chiamata “romeno” (“rumeno”) o persino “rumânească”, secondo l’antico aggettivo romanescus-a-um, della tarda età romana. Del resto, molti autori del tardo Medioevo e del Rinascimento collegano non solo il fondo lessicale della lingua romena, ma anche la sua denominazione usata dai romeni (gli aggettivi romana romanesca o l’avverbio rumuneste) all’origine romana dei romeni. Per questi autori, che sapevano che la lingua si chiamava nei suoi propri territori romana romanesca (e non valaha), era chiaro che anche il popolo che la utilizzava avesse una analoga denominazione, derivata dal latino romanus. Alcuni di loro affermano ciò in modo esplicito nei loro scritti.

Offriamo solo alcuni esempi. Il già menzionato Niccolò di Modrussa scriveva (prima del 1473) che i romeni, allorquando si incontrano con degli stranieri con cui cercano di dialogare, chiedono loro se sanno parlare la lingua romana, e non il valacco[41]. Ovvero i romeni denominavano la propria lingua “română / romena”, forma che non poteva essere resa in latino (dove non esiste la vocale â) se non tramite romana. Tranquillus Andronicus, un dalmata di Traù (il quale ha conosciuto direttamente i romeni di Transilvania, Moldavia e Ţara Românească), scriveva nel 1528 a Jan Tarnowski, comandante supremo dell’esercito polacco, che gli abitanti della vecchia Dacia si sono fusi in un solo corpo, che sono chiamati dagli altri valacchi dal nome del generale Flaccus (come aveva scritto, in modo fantasioso, Enea Silvio Piccolomini), ma che loro ora si dicono romani, anche se non hanno nulla di romano tranne la lingua e persino questa è gravemente alterata ed è mescolata con molte lingue barbare [42]Parlando dei romeni di Ţara Românească, il padovano Francesco della Valle (trovatosi al servizio dell’avventuriero Aloisio Gritti) – conoscitore diretto delle realtà a nord del Danubio negli anni 1532-1534 – scriveva: La loro lingua [i.e. dei romeni] è poco diversa dalla nostra lingua italiana; loro si chiamano nella loro lingua romani, dicendo che sono arrivati da tempi antichissimi da Roma, per stabilirsi in questo paese; e quando qualcuno chiede se qualcuno sa parlare la loro lingua valacca, essi dicono in questo modo: sai il romeno (româneşte)[43] Cioè, sai parlare romeno (româna)[44]poiché la loro lingua si è alterata [45]. L’umanista croato-ungherese Antonius Verancius (Verancsics) evocava anche lui, intorno al 1550, il fatto che i valacchi traggono origine dai romani, che hanno nella loro lingua numerose parole … uguali e con lo stesso significato come in latino e nei dialetti degli italiani e che quando chiedono a qualcuno se sa parlare la lingua valacca dicono: “Sai per caso il romeno (româneşte)[46]?”, oppure <quando chiedono > se è valacco, gli domandano: “se è romeno (român)[47]. Come si può notare, queste testimonianze, risalenti al periodo 1200-1600, attestano senza alcun dubbio che quelli che erano chiamati “valacchi” dagli stranieri chiamavano se stessi “romeni” (rumeni), e alla loro lingua dicevano “romena” (rumână o rumânească), conservando, alcuni di loro, nella mente il ricordo di Roma.

La denominazione di Dacia si è probabilmente perduta, a poco a poco, a livello popolare già alla fine dell’epoca antica (com’è successo, ad esempio, anche nel caso della Gallia). Sotto i romani, il nome di Dacia ha avuto un senso più politico che etnico. Questo nome ha ricevuto, quindi, un serio colpo proprio quando il vecchio regno di Decebal è diventato in gran parte l’omonima provincia romana, poiché non si trattava più, di fatto, della vecchia Dacia, ma di una Romània, divisa poi in più Romaniae [48]. Queste, dopo il ritiro e la caduta di Roma, hanno finito per diventare gradualmente delle entità latine, più grandi o più piccole, collocate e a nord e a sud del Danubio e circondate da popolazioni non-latine. La loro latinità è provata allo stesso tempo dal nome proprio, interno, quello di Romaniae e da quello esterno, dato da stranieri, di Valachiae. Le Romanie o le Valacchie sud-danubiane si sono sempre più ridotte e, in parte, disperse in seguito alla migrazione massiccia degli slavi (dopo il 602) e dopo la formazione dei loro stati.

L’ultimo grande sussulto di una siffatta Valacchia, vale a dire di una vita politica organizzata a livello più alto dai romeni a sud del fiume, ma in alleanza con gli slavi, è stato il Regno Valacco-Bulgaro formato alla fine del XII secolo, sotto la dinastia valacca (valacco-bulgara) degli Asăneşti. Al contrario, a nord del Danubio, i nuclei politici romeni si ergevano a misura che decadeva politicamente e demograficamente la romenità balcanica. Qui, tra il Danubio e i Carpazi Meridionali (ovvero le Alpi della Transilvania, come li chiamavano gli occidentali), si è formato, a cavallo del XIII e XIV secolo, tramite l’unificazione di più Valacchi, il prototipo dello stato romeno medievale, vale a dire la Grande Valacchia o Ţara Românească. I romeni hanno sempre nominato questa grande formazione politica propria – composta da romeni e condotta da romeni – Ţara Rumânilor / Românilor, Ţara Rumânească / Românească e probabilmente, qua e là, perfino Rumânie.

Perciò, grazie a questa sinonimia, nell’epoca dell’emancipazione nazionale, quando si presupponeva che ogni nazione dovesse avere uno stato nazionale che riunisse e difendesse tutti i suoi membri, i romeni avevano da tempo predisposto un nome per il loro paese. Non hanno scelto il nome di Dacia (anche se è stato proposto), perché tale nome, come sopra detto, benché molto antico, si era perduto da tempo nella coscienza pubblica, ed hanno preferito il nome di Rumânia România. Non è stato un nome inventato in quel momento, bensì uno conservato nella memoria collettiva, giunto da una passato remoto, un nome che avevano portato in un modo o nell’altro, a un certo momento, tutte le realizzazioni politiche dei romeni. Era anche il nome che ha avuto in maniera ininterrotta sin dal 1300 la “Ţara Românească”, vale a dire il più antico e prestigioso stato medievale romeno, attorno a cui si è poi costituita l’unità politica del popolo di cui portava il nome.

I romeni hanno iniziato la loro storia come “enclave latina alle porte dell’Oriente” oppure come “isola di latinità in un mare slavo” e sono sempre rimasti in un’ampia regione di interferenze e di vari influssi. Questa regione è stata spesso minacciata nella propria stabilità ed esistenza, da occidente e da oriente, da nord e da sud. Le minacce hanno talvolta assunto forme distruttive o dissolventi, pericolose per l’identità dei romeni. I gravi pericoli dal sud e dal nord, così come quelli dall’ovest sono stati più anticamente annichiliti, allontanati, neutralizzati, quando è stato possibile, tramite il contributo dei romeni e dei loro vicini, ma soprattutto grazie all’evoluzione dei rapporti internazionali. Molto più persistenti, più incalzanti, più dolorosi e più gravi sono stati i pericoli provenienti dall’oriente, a partire dalle migrazioni per finire con i carri armati sovietici portatori del comunismo.

Da più di un millennio, i romeni hanno vissuto con l’ossessione della minaccia dell’Oriente. Perciò, dalla loro polivalente eredità identitaria, hanno coltivato piuttosto la propria componente occidentale. Era chiaro già dai secoli XIV e XV che “la luce” aveva cessato di venire dall’Oriente. Mentre quest’Oriente diventava sempre più abietto, la cultura e la civiltà, sul vecchio fondo del classicismo greco-latino e del cristianesimo, fiorivano in Occidente. L’Occidente è diventato così un modello da seguire. Roma – l’Antica Roma – era parte sostanziale di questo modello ed era divenuta il suo simbolo più eclatante. Da questo legame con Roma – reale e immaginario allo stesso tempo – sono nate l’ideologia e la moderna mitologia nazionale romena. Solo che Roma nei secoli XIII-XIV era cattolica, e il legame con essa era mediato da altri stati cattolici, in particolare dal Regno d’Ungheria. Questo legame era fortemente ostacolato dall’ortodossia dei romeni, dalle pressioni per la loro cattolicizzazione, pressioni che non seguivano sempre la via del convincimento. Tali pressioni di cattolicizzazione portavano, in maniera ingannevole, il sigillo di Roma, ma venivano fatte attraverso il prisma della pressione politico-militare ungherese. Nella mente dei romeni (soprattutto di quelli dominati direttamente dall’Ungheria) il cattolicesimo si sovrapponeva al nome di Ungheria, vale a dire al nome di un oppressore, e quest’ombra si proiettava a volte anche su Roma, dove risiedeva il capo della Chiesa d’Occidente[49].

In questo modo, la fede bizantina e il legame, mediante gli slavi del sud, con la “Nuova Roma” (Costantinopoli), ma anche le tendenze di cattolicizzazione per filiera ungherese erano diventate dei seri ostacoli per la coltivazione del ricordo della prima Roma e della latinità. Tuttavia i romeni avevano Roma non solo nella loro natura, ma anche nel loro nome. Ed erano gli unici detentori di tale “privilegio” – palese testimonianza per ideologi non solo della loro latinità, ma anche, assieme ad essa, della loro origine occidentale. Per tale ragione, i legami con l’Occidente sono stati ripresi in età moderna secondo altri principi, e il nome di Romania – una sorta di Roma trasferita vicino al Danubio, dai Carpazi al Mar Nero – è diventato per i romeni un forte marchio identitario, nato e creato allo stesso tempo, costruito sia dalla storia che dall’ideologia, ma potente e perenne.

Certamente, al consolidamento di questa denominazione generale di Romania hanno tenacemente lavorato – com’è avvenuto nella storia di tutti i popoli – gli intellettuali, gli artigiani del nazionalismo moderno e dell’ideologia nazionale.

Nell’epoca moderna hanno predominato due ideologie nella coscienza politica e pubblica romena, una chiamata autoctonista (che metteva l’accento sull’eredità dacica, tracica, orientale o sud-est europea) e una pro-occidentale (che privilegiava la latinità e l’eredità romana, la civiltà europea dei romeni). Quest’ultima si è rafforzata di continuo, si è sviluppata e ha vinto. In Transilvania, sin dal XVIII secolo, sotto l’impulso della corrente illuministica rappresentata dalla Scuola Transilvana (Şcoala Ardeleană), lo studio della storia destinata agli allievi cominciava con la fondazione di Roma, sicché il passato remoto dei romeni si confondeva con quello dei romani. Nel XVII e nel XVIII secolo, le opere erudite hanno approfondito la latinità dei romeni, con nuovi argomenti linguistici, narrativi e documentari, archeologici, storici, numismatici ecc., consolidando la coscienza interna e internazionale riguardante questo tema. A partire dal XIX secolo, quando è iniziata in maniera cosciente e programmatica la sincronizzazione della civiltà romena con quella occidentale, la latinità dei romeni (rinsaldata tramite la francofonia e la francofilia) è sempre stata in primo piano, è sempre stata evocata e invocata. Su questa latinità si è edificata l’essenza dell’identità romena moderna, raccordata ai valori europei.

Dopo le deviazioni d’interpretazione del passato avvenute nei decenni del regime comunista (1948-1989), da più di vent’anni i più seri storici romeni hanno ripreso la presentazione del passato sotto nuovi auspici. Oggi è sempre più evidente per gli storici e per un ampio pubblico che i romeni hanno avuto una storia normale, come tutti i popoli, con cose buone e cattive, che hanno avuto province storiche diverse e dei nomi regionali, che non sono stati puri e immacolati, che non sono sempre stati unitari e uniformi e che non tutti i loro antenati erano venuti da Roma! Si vede – per molti come una novità – che anche i romeni si erano spostati nel Medioevo e non solo, su distanze minori o maggiori, con i loro greggi o con altre faccende, in tutte le direzioni, spronati da diversi motivi, così come avevano fatto tutti i popoli[50]. Lo spostarsi e lo stanziarsi in spazi distanti hanno reso anche i romeni variegati, diversi fra loro. È stato molto difficile, per vari anni dopo il crollo del comunismo, fare la distinzione tra verità e menzogna, tra realtà e propaganda. Nemmeno oggi, dopo più di due decenni, è facile.

Di conseguenza, sia riguardo al nome sia riguardo all’origine dei romeni, le cose non sono, per tantissimi stranieri, chiare. Molti credono ancora che il nome di romeno e la latinità dei romeni sarebbero il risultato della propaganda nazionale e nazionalista, esacerbato sotto il comunismo. Ma questo è solo un cliché, frutto in gran parte della diffidenza e dell’ignoranza. Alla luce delle testimonianze di cui sopra, è evidente la legittimità dell’uso del nome di romeno (e di Ţară Românească) in parallelo con quello di valacco (e di Valacchia), sin dal momento dell’ingresso nella storia di tutti i popoli romanzi, alla fine del I millennio dell’era cristiana. Quindi, i romeni hanno portato sin dall’inizio due nomi principali, ambedue legittimi. È però oggi naturale che, almeno negli ambienti romeni, sia preferito il nome che si danno i romeni stessi. I neolatini orientali dell’Europa erano, già dai secoli IX e X, per loro stessi “români” (rumâni), e per gli altri “vlahi” (con varianti). Tanto più è giustificato l’uso del nome di romeni per i secoli ulteriori del Medioevo. La denominazione di romeno, adoperata da tutti gli storici romeni per definire il proprio popolo a partire dal Medioevo, non ha nulla a che fare con il nazionalismo, benché sia stata spesso usata in spirito nazionalista. Si tratta solo di una realtà con un’esistenza millenaria e che va correttamente rilevata, in accordo con ciò che testimoniano le fonti storiche. Al pari del nome, la coscienza della latinità della lingua e della romanità del popolo è stata una presenza continua, lungo i secoli, nel pensiero di alcuni romeni. Essa è sempre stata accresciuta, argomentata e talvolta pure esagerata in epoca moderna – tramite gli sforzi coscienti delle élites intellettuali e politiche – preparando la piattaforma progetto per l’integrazione dei romeni e della Romania nelle strutture istituzionali e persino in quelle mentali dell’Europa contemporanea.

NOTE

[1] Si tratta qui non del nome del signore, bensì della dinastia (Bogdani o Bogdăneşti) che ha assoggettato il Paese ai turchi.
[2] La prima fondazione era considerata quella da parte dei romani condotti dall’imperatore Traiano.
[3] Il nome medievale dei polacchi in romeno. Loro chiamavano gli abitanti della Moldavia “valacchi” e quelli del Ţara Românească “multani” o “moltani”, e il Paese “Multana” (perché il nome di “Valacchia” o “Paese Valacco” era già da loro dato alla Moldavia).
[4] Costin 1967, pp. 156-157.
[5] Iorga 1924, pp. 35-50.
[6] Brătianu 1998, pp. 60-64.
[7] Papacostea 1965, pp. 15-24.
[8] Armbruster 1993², pp. 17-51.
[9] Arvinte 1983.
[10] Stănescu 1964, pp. 967-1000.
[11] Ştefănescu 1981, pp. 77-84.
[12] Brezeanu 2002, passim.
[13] Pop 1998, pp. 8-13.
[14] Baumann – Gingrich 2004.
[15] Questi nomi tradizionali, olasz e oláh, dati dagli ungheresi agli italiani e, rispettivamente, ai romeni, dimostrano indubitabilmente la percezione dell’affinità tra i due popoli neolatini da parte della coscienza collettiva ungherese. La stessa singolare somiglianza tra i nomi dati agli italiani e ai romeni si ritrova anche nel caso di molti popoli slavi.
[16] Per lo specifico degli ungheresi si veda, di recente: Engel 2001.
[17] È tuttavia evidente che non questa coscienza – elitaria e debole – è stata decisiva per la perpetuazione del nome di Roma nell’etnonimo “romeno”, ma alcune circostanze storiche, parzialmente evocate in questo studio.
[18] Stănescu 1989, pp. 32-33. Papacostea 1999, pp. 242-243.
[19] Holban 1968, pp. 322-323.
[20] Dopo il XVI secolo, con i grandi cronisti moldavi che hanno scritto in romeno, con Dimitrie Cantemir e poi con la Scuola Transilvana, la coscienza della romanità si impone definitivamente nella mentalità romena.
[21] Come si sa, si sono conservati anche in Occidente degli etnonimi provenienti dal latino romanus, ma solo sporadicamente, nel caso di gruppi più piccoli e isolati, circondati da popolazioni germaniche, come ad esempio i romanci o retoromanzi della Svizzera.
[22] Non ha attinenza, nel caso presente, che talvolta, nel Medioevo e in età moderna, il termine vlah ha avuto, qua e là, anche l’accezione di contadino asservito, di pastore (pecoraio), di servo della gleba o di “scismatico” (ortodosso), come si vedrà oltre.
[23] Non prendiamo qui intenzionalmente in considerazione il piccolo popolo dalmata – nel frattempo scomparso – dei Balcani, vicino agli italiani, collocato lontano dai romeni nord-danubiani e senza rilevanza per il nostro argomento. Del resto, al di là dell’appartenenza alla latinità, i romeni sono il popolo più numeroso del sud-est europeo.
[24] Si veda Djuvara 1996, con le opinioni degli specialisti Cicerone Poghirc, Petre Ş. Năsturel, Matei Cazacu, Neagu Djuvara, Max Demeter Peyfuss, Mihaela Bacu e Matilda Caragiu-Marioţeanu, relative alle denominazioni generali di romeni (con varianti) e valacchi (con varianti), al processo di romanizzazione, ai rapporti dei valacchi dei Balcani con i greci e gli slavi, alla diaspora aromena, agli aromeni e ai nazionalismi balcanici, all’assimilazione dei valacchi ecc.
[25] Il termine di provincia si riferisce probabilmente alla divisione del mondo cristiano (cattolico) in “province ecclesiastiche” operata dalla Curia papale.
[26] Turcuş 2000, p. 6.
[27] Papacostea 1998, pp. 13-136.
[28] Armbruster 1993², pp. 49-51.
[29] De Hurmuzaki 1911, pp. 659-660. Il fatto è tanto più sorprendente dal momento che con romana religio si intende di solito la confessione cattolica; nel caso citato il riferimento è però, senza dubbio, alla fede ortodossa dei romeni transilvani.
[30] In numerose testimonianze dell’epoca, incluse le decisioni della Dieta di Transilvania, gli abitanti del paese sono caratterizzati dal punto di vista religioso come “Christiani” (gli ungheresi, i sassoni, i siculi) e “Valacchi”, essendo evidente che un etnonimo (Valachus) era adoperato per definire l’appartenenza a una confessione (l’ortodossia).
[31] Nagy 1891, n. 5, pp. 9-11; Szentpétery 1923, n. 157, p. 50; si veda Simon 2010, pp. 127-136.
[32] Osserviamo che il sommo Pontefice chiama Ioniţă “romano” e non “valacco”, e dice che i romeni stessi si considerano di origine romana.
[33] Stănescu 1989, pp. 32-33.
[34] Papacostea 1999, pp. 241-242.
[35] Ibidem, p. 242.
[36] Ibidem, p. 243.
[37] Ibidem, pp. 243-244.
[38] Ibidem, p. 245.
[39] Ibidem, pp. 246-247.
[40] Pop 1998, pp. 114-115.
[41] Papacostea 1999, p. 245.
[42] Veress 1914, pp. 242-244 (testo integralmente in latino); Holban 1968, p. 247 (brano tradotto in romeno).
[43] Sti Rominesti?
[44] Sai tu romano?
[45] Holban 1968, p. 322.
[46] Scisne… Romane?
[47] Num Romanus sit. Verancsics 1857, pp. 119-151 (testo integralmente in latino); Holban 1968, p. 403 (brano tradotto in romeno).
[48] La ripresa della denominazione di Dacia si è fatta sotto l’impulso dell’umanesimo, dal di fuori della società romena, tramite la maniera degli autori dell’epoca rinascimentale di arcaicizzare le denominazioni dei luoghi del loro tempo. In questo modo, i Principati Romeni (ma anche la Danimarca!) erano chiamate Dacia, la Francia era Gallia, l’Ungheria diventava Pannonia, la Bulgaria e la Serbia – Mesia ecc. Da queste opere umaniste e post-umaniste anche gli autori romeni hanno resuscitato il nome di Dacia. Dobbiamo ricordare il fatto che Johannes Honterus sulla famosa mappa del XVI secolo apponeva il nome di Dacia sui territori di Transilvania, di Ţara Românească e di Moldavia.
[49] Si veda Pop 2001, pp. 78-90; Idem 1995, pp. 275-284.
[50] Si veda Schmidt – Lauber 2007.
Fonte: http://www.bdnonline.numismaticadellostato.it/apriArticolo.html?idArticolo=51
Ioan-Aurel POP, è presidente dell’Accademia Romenaprofessore e rettore dell’Università Babeș-Bolyai di Cluj-Napoca. Autore e coautore di oltre settanta libri, trattati e manuali e più di cinquecento studi e articoli, tra cui i più recenti sono Cultural Diffusion and Religious Reformation in Sixteenth-Century Transylvania. How the Jesuits Delath with the Orthodox and Catholic Ideas (The Edwin Mellen Press, Lewiston – Queenston – Lampeter, 2014), A Short Illustrated History of the Romanians (Editura Litera, București, 2017). Gli è stato conferito il titolo Doctor Honoris Causa da dieci università della Romania e dell’estero. È membro di alcune accademie e società scientifiche straniere, tra cui l’Accademia europea delle scienze e delle arti di Salisburgo (Austria), l’Accademia nazionale virgiliana di Mantova (Italia), l’Ateneo veneto di Venezia (Italia), l’Accademia europea delle scienze, delle arti e delle lettere di Parigi (Francia). È stato visiting professor presso alcune università degli Stati Uniti, dell’Italia, della Francia, dell’Ungheria e dell’Austria, e direttore dell’Istituto culturale romeno di New York (Usa) e dell’Istituto romeno di cultura e ricerca umanistica di Venezia (Italia). Dal 1993 è direttore del Centro di studi transilvani di Cluj-Napoca dell’Accademia romena.
Vedi anche
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ROMA, SABATO 20 MAGGIO 2017: MARCIA PER LA VITA


 “Italia Romania Futuro Insieme” alla VII Marcia nazionale per la Vita che si terrà a Roma sabato 20 maggio 2017.

La settima edizione della marcia sarà a Roma, centro della cristianità e del potere politico. Il corteo della Marcia nazionale per la Vita  vuole affermare il valore universale del diritto alla vita e il primato del bene comune sul male e sull’egoismo.
L’iniziativa sarà una “marcia” e non una processione religiosa e come tale aperta anche ai pro life non credenti e a tutti i gruppi che potranno partecipare con i loro simboli ad esclusione di quelli politici.
Video:

 

 

https://youtu.be/00Otp2IKm5I

 

Scaricate dei banner da inserire nel vostro sito (da scaricare qui: http://www.marciaperlavita.it/supporta-la-marcia/#bannermarcia).

http://www.marciaperlavita.it/

 

 

De la Iaşi la Roma, cu “La Fanciulla dagli occhi verdi”


Iaşi, 14.10.2016, de Nicolae Creţu – Ei bine, această Fanciulla… nu e alta decât Fata cu ochii verzi, singurul film artistic gândit şi realizat la Iaşi, în regia şi pe scenariul lui Mihai Mihăescu, profesor de film la UAGE, ecranizare după Gaudeamus, partea a doua din Romanul adolescentului miop, scriere juvenilă a lui Mircea Eliade.

prof. Nicolae Cretu

prof. Nicolae Cretu

La invitaţia regizorului, am făcut parte din micul, dar inimosul şi eficientul desant ieşean implicat în pregătirea, organizarea şi desfăşurarea celor două proiecţii urmate de dialogul cu publicul din Cetatea Eternă: prima la Villa Borghese – Casa del Cinema (24 sept.), a doua, în ziua următoare, la Teatro Lo Spazio, din proximitatea Catedralei San Giovanni in Laterano, ambele – iniţiative ale diasporei româneşti din Capitala Italiei, prin structurile acesteia de reprezentare şi animaţie culturală, conduse de personalităţi competente şi dinamice, realmente capabile să difuzeze valorile noastre, româneşti, peste hotare, la un nivel foarte înalt de calitate şi ţinută a manifestărilor.Foto: Marius Lupu

Italia, o ţară – regină a artelor în general, pe care nu te saturi să o cunoşti în profunzimea dimensiunii ei de matcă fertilă a atâtor creatori de bunuri simbolice, între ei şi mari, uriaşi cineaşti ca Felini, Antonioni, Visconti, găzduia la Casa del Cinema, ceea ce e în sine o mare onoare, alături de o expoziţie închinată regizorului Dino Risi şi actorului Vittorio Gassman, sub genericul Le tracce della cinematografia romena in diaspora, un amplu Festival Internazionale Propatria – giovani talenti rumeni, cu o densă şi variată paletă de filme artistice şi documentare, deschis de filmul ieşean. O sală splendidă, de o sobră eleganţă, dar deloc glacială, aşadar fără nici un fel de impact inhibitor, cum s-a şi văzut în dialogul de după proiecţia prefaţată, din partea gazdelor organizatoare, de cântăreaţa şi actriţa Olga Balan, cu fireştile fraze introductive privind iniţiativa, ideea dominantă şi programul Festivalului. Dacă mai erau câteva locuri rămase neocupate: semn al unui interes deosebit al publicului, nu numai românesc, ci incluzând şi numeroşi italieni, legaţi sau nu, familial, de diaspora noastră, dar toţi dornici să cunoască, receptându-le creativitatea artistică şi, totodată, prezenţa colocvială, tinere talente româneşti, cineaşti şi muzicieni.Foto: Marius Lupu

Întrebările stârnite de film, de relaţia acestuia cu romanul lui Mircea Eliade, cu personalitatea, biografia şi opera acestuia, ca şi de interpretarea actoricească şi viziunea regizorală, de exterioarele ieşene şi din Roma ale filmărilor, de recurenţe semnificante în limbajul de imagini al artei filmului, toate acestea arătau, înainte de toate, o calitate intelectuală foarte ridicată a spectatorilor, familiarizarea profundă şi nuanţată a celor cu care noi, invitaţi ai Festivalului, intram astfel în comunicare. Nicio clipă genul de întrebări banale, mult prea previzibile şi sterile. Dimpotrivă, ilustrări ale dorinţei unor italieni şi români de a înţelege mai bine acea imagine pe care o dau romanul şi filmul despre mentalitatea, preocupările şi proiectele de viaţă ale tineretului din România interbelică. Gama dezbaterii, care a continuat şi după secvenţele ei în plen, alături, asociată cu Cotnari şi Bohotin, privea şi legăturile lui Eliade cu Italia, în special cu Papini şi Tucci, aşa cum imaginile filmate la Roma (Colosseo, Altare della Patria ş.a.), ca şi, mai încărcate de nostalgie, cele din Iaşi (Copou, Golia şi Cetăţuia, Casa Pogor, Grădina Botanică…). O satisfacţie specială ne-a dat nouă, celor veniţi din ţară, buna cunoaştere de către mulţi interlocutori (nu doar conaţionalii din diaspora) a succeselor filmului românesc contemporan. Reversul: regretul că Iaşul (comparativ cu Clujul) nu are o Facultate de Film şi, corelat, un Festival de profil, ambele pe măsura potenţialului Moldovei noastre în materie de actori şi în special regizori de film (Piţa, Visarion, Mungiu, Puiu, Porumboiu), capitol pe care moldovenii de origine îl domină detaşat. Dar poate că aventura/ nebunia frumoasă a lui Mihai Mihăescu şi a studenţilor săi şi interesul real şi viu stârnit acum şi abroad, la Roma, de La Fanciullavor trezi şi uni forţele care să pledeze eficient pentru producţie de filme artistice la Iaşi: instituţii, în frunte cu UAGE şi UAIC, Filiala Iaşi a Academiei Române, oameni de cultură şi lideri politici, solidar, fără tensiuni şi clivaje, nici de orgolii, nici de afiliere partinică. Aşa, de dragul Iaşului şi al Moldovei şi al talentelor pe care le produc, cu energie, inteligent şi eficient bătăios pe un drum al deprovincializării mentalităţilor, din mers, în Cetatea noastră.

ml15Vi se pare o utopie? Dar înainte de înfăptuire, totul este gând, proiect, vis. De ce nu s-ar apela la regizorii de origine moldovenească (în special, dar nu numai la ei) și, prin aceștia, și la colaborări internaționale, pentru cursuri și master classes de regie și actorie de film, de asemenea de scenaristică (poate în colaborare UAGE – Litere, de la UAIC, sau apelând la scriitori scenariști ieșeni, ca de pildă, Florin Lăzărescu)? Mi-ar plăcea să-i văd pe Tatiana Grigore, tânăra actriță primită cu atâta prețuire și căldură la Roma, ca și pe Andrei Sava, George Marici ș.a., din casting-ul Fanciullei, de ce nu, alături și de alții, seniori sau foarte tineri actori, distribuiți în creații cinematografice gândite, puse la cale și realizate la Iași. Ce-ar fi oare chiar atât de „irealizabil”?! Ce anume ne lipsește? Voința, ambiția și orgoliul, bătăioșenia necesară? Sau crede cineva că pasivitatea și resemnarea vor fi compensate, vezi Doamne, de vreun… miracol?dc5

Experiența romană ne-a arătat că se poate, că sunt aprecieri, recunoașteri și așteptări pe măsura prestigiului cultural al Iașului. Dar șansa intrării filmului lui Mihai Mihăescu, pe această cale, a unui Festival organizat de personalități și structuri de propagare culturală ale diasporei românești n-a fost deloc ceva abstract și impersonal. Am întâlnit mulți oameni deschiși la suflet și la minte, români, italieni și de alte neamuri, prezenți la cele două proiecții, de la oameni simpli și inimoși, de pildă fraţii restauratori Claudiu şi Dănuţ Costache de la “L’Antico Moro” din Trastevere, deloc rupți de România, și până la personalități absolut remarcabile și influente în lumea în care trăiesc, începând chiar cu doamnele Cătălina Diaconu, directorul Festivalului, şi Mioara Moraru, preşedinta Asociaţiei Propatria, sau Valeriu Barbu, animatorul unui Cenaclu romănesc, şi Cristian Biru, la lansarea cărţii căruia, “Curs minor de metaforă”, unii dintre noi au asistat. Dialogurile noastre, ale regizorului filmului, alături de Tatiana Grigore și de mine, cu amfitrionii organizatori au continuat încă din prima seară, în prezența Simonei Cecilia Crociani Baglioni și a soțului ei, profesor și istoric, contele Fernando Crociani Baglioni și a gazdelor acelei seri, Vica Farcaș, Magda Elena Aramă și Bianca, fiica sa. Același climat de prietenie și elevație și în casa Elenei și a lui Eduard Dascălu. În ultima mea seară la Roma (ceilalți mai rămâneau două zile acolo) surpriza a fost invitația, căreia i-am răspuns alături de Mihai Mihăescu, de face o vizită familiei italo-române a contelui Valentino Orsolini Cencelli, căsătorit cu actrița româncă Andra, mama a doi copii frumoși și foarte cuminți, Eugenia și Alberto: o vastă locuință nobiliară, plină de tablouri din colecția de artă a cuplului și o cină – dialog alături de încă alți câțiva români, Iulia Bolea și cealaltă fiică a sa, Oana, traducătoarea Tatiana Ciobanu și soțul ei, Vitalie. O seară în cursul căreia s-a vorbit mult despre România și Italia, despre schimburile culturale între cele două țări, încheiată cu o proiecție privată a filmului și conversații despre relația acestuia cu romanul lui Eliade. Și cum aș putea să închei fără să-i amintesc aici și pe ceilalți ieșeni din grupul nostru la Roma, Tudorși Irina Ostafie, Crina și Cristina Iacomi și, last but not least, Cătălin Muscalu, „cameramanul” nostru la toate momentele sejurului activ în Cetatea Eternă? Dar câte alte nume n-ar fi încă de amintit, lăsate acum deoparte din simple limite de spaţiu.

25cEste vreo „Morală” de tras, de dedus, din „aventura” narată mai sus? Da, una simplă ca formulare: Iașul și ieșenii trebuie să îndrăznească!

Nicolae Creţu este profesor doctor în cadrul Facultăţii de Litere, Universitatea “Alexandru Ioan Cuza” din Iaşi, critic şi istoric literar

Sursa: Ziarul de Iaşi

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Bacău: Elevii Școlii ”George Bacovia” activi în Campania “Dăruiește o carte pentru copiii români din Italia”


Sute de cărţi în limba română din Bacău vor ajunge la copiii români din Roma şi Centrul Italiei.

            Piatra de încercare a omeniei e fapta bună, căci omenia nu se manifestă în vorbe ci în fapte.  Asociația “Împreună Construim Viitorul” din Bacău,  în colaborare  cu  elevii  şi cadrele didactice ale Școlii Gimnaziale “George Bacovia” – Bacău, dir. Prof. Florescu Clement, au desfășurat  proiectul internațional de voluntariat  ”Dăruiește o carte pentru copiii români din Italia”, coordonat de prof. Dana Elena Sturzu și prof. înv. primar Roxana Elena Drăghin.

 Proiectul a pus  în  valoare cartea  românească,  care se ştie, este  hrană pentru suflet. Prin  activităţile desfășurate, voluntarii (elevii clasei a VIII-a B), au înţeles că “valorea unui om rezidă în ceea ce este capabil să dea şi nu în ceea ce este el capabil sa primească”.

Elevi voluntari ai Școlii Gimnaziale ”George Bacovia ” din Bacău.

Elevi voluntari ai Școlii Gimnaziale ”George Bacovia ” din Bacău.

Aici îşi găsesc locul doar cei ce simt, doresc şi vor cu adevarat să ajute, sa aducă o rază de lumină în suflete.

“Este minunat să fii mereu prezent printre oameni, cu inima şi sufletul, să-i ajuţi necondiţionat acolo unde este nevoie.     Este o onoare să fii voluntar în comunitatea unde trăieşti, să-ţi pese de cei din jur”, spun voluntarii, elevi ai Școlii Gimnaziale ”George Bacovia” – Bacău.

“Asociaţia noastră a încercat astfel să sincronizeze Campania de voluntariat cu proiectul inițiat de Asociaţia IRFI Onlus, “Italia-Romania: Futuro Insieme (Viitorul Impreuna)” din Roma, oferind posibilitatea copiilor, elevilor români şi tuturor doritorilor de lectură de a explora bogăţia şi farmecul limbii române, la Roma dar şi în alte zone din centrul Italiei.

 prof. Dana Elena Sturzu

prof. Dana Elena Sturzu

Atunci când dăruieşti iubire, primeşti iubire, când respecţi, eşti respectat. Toate aceste valori pot fi cultivate în conştiinţa copiilor / tinerilor prin participarea directă la acțiuni de voluntariat. A trezi şi a dezvolta spiritul voluntariatului la copii / tineri, a cultiva valorile lui, ar putea fi una din sarcinile de seama ale educatorilor, un spirit care transformă valorile sociale în principii de conduită personală.

 Acesta a fost doar un prim pas în colaborarea noastră. Pe viitor, dorim să continuăm acest minunat proiect și cu alte școli sau instituții interesate din Bacău, dar și realizarea de alte proiecte, care să stabilească o punte de legatură solidă între românii din diaspora şi cei de ACASĂ”, spune doamna prof. Dana Elena Sturzu, coordonatoarea Campaniei de voluntariat “Dăruiește o carte pentru copiii români din Italia”  şi preşedinta Asociaţiei  “Împreună Construim Viitorul” din Bacău.

Voluntariatul apropie oamenii și rupe frontierele. De asemenea ne face să redescoperim latura umană din interiorul fiecăruia dintre noi.

Asociaţia „Împreună Construim Viitorul” din Bacău, desfăşoară numeroase proiecte interculturale, printre care, „Roma-România: două popoare, o cultură”, realizat în colaborare cu Asociaţia culturală „GRUPPO STORICO ROMANO” din Roma (Italia).

Elevi voluntari ai Școlii Gimnaziale ”George Bacovia ” din Bacău.

Elevi voluntari ai Școlii Gimnaziale ”George Bacovia ” din Bacău.

“Dăruieşte o carte pentru copiii din Italia!”

Campanie de colectare a cărţilor în limba română.

Vă invităm să ne susţineţi, în continuare, în Campania de colectare a cărţilor în limba română pentru copiii din Italia! Citeşte mai multe aici: http://wp.me/pphml-1×9

Cu o carte, putem contribui împreună la păstrarea identităţii culturale a tinerilor români din Italia şi de pretutindeni.

Donaţiile de carte în limba română pentru copiii din Italia pot fi trimise prin curier sau prin intermediul firmelor de transport (Autostrada A1, ieşirea Orte), la BIBLIOTECA PENTRU COPII,
adresa: Asociaţia IRFI Onlus, Voc. San Lorenzo nr. 6, 01028 ORTE (VT) – Italia .
Pentru informaţii suplimentare, scrieţi un e-mail la: irfi.formazione@gmail.com

Vă mulţumim !

 

Afiş / invitaţie

ROMA, GIORNATA MONDIALE DELL’IA CELEBRATA ALL’ACCADEMIA DI ROMANIA


Martedì 30 giugno, ore 17.30. Valle Giulia, Piazza José de San Martin, 00197 Roma

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In occasione della Giornata Universale dell’IA (la camicia tradizionale romena), celebrata il 24 giugno, Lsrs Italia (Lega degli studenti romeni all’estero) organizza, con il patrocinio dell’Ambasciata di Romania in Italia e dell’Accademia di Romania in Roma, un evento per promuovere e presentare al pubblico questo capo del costume tradizionale, dal punto di vista sociale, culturale e storico.

L’evento, previsto per martedì 30 giugno a partire dalle ore 17.30, comincerà con un excursus sulla nascita dell’IA e la sua personalizzazione nelle varie zone della Romania, fino ai grandi designer di alta moda, i quali si sono ampiamente ispirati ad essa, aprendo una finestra verso la moda romena e la sua influenza a livello mondiale.

Nel 2013, La Blouse Roumaine propose il 24 giungo – Sânzienele (La Notte delle Fate) – quale “Giornata Universale dell’IA”, per celebrare la camicia tradizionale romena. L’evento godette di un successo immenso, poiché fu celebrato in 6 continenti, in oltre 50 paesi in tutto il mondo, ad eccezione dell’Italia.

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Programma:
– Presentazione ed excursus sui modelli di IA e sul significato dei ricami
– Sfilata di moda “Fra tradizione e modernità”
– Percorso guidato nella storia dell’IA, dalle origini ai nostri giorni
– Esibizione del gruppo corale “Arpeggio&Roua” (vedi pagina fb)
– Balli popolari con l’ensemble “Arțăraș

COMUNICATO STAMPA. SANGUE FECONDO. Testimoniare per non dimenticare: Romania, 25 anni dalla Rivoluzione.


I romeni in Italia commemorano la liberazione, i suoi caduti e i martiri della tirannia comunista. 

Roma, 11 dicembre, alle 16,30, presso la Biblioteca “Franco Basaglia”, in Via Federico Borromeo, 67.

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  La vittoria del 1918 coincide con il giubileo dell’insurrezione del 1989.

 Il primo di dicembre ricorda la formazione il 1 dicembre 1918, dello stato nazionale romeno moderno con l’unione della Bessarabia (27 marzo-9 aprile 1018), la Bucovina (15-28 novembre 1918) e la Transilvania (1° dicembre 1918) alla Romania, viene onorata non solo in patria, ma anche in Italia e nell’emigrazione.

La solennità del 1° dicembre, Festa Nazionale dell’Indipendenza, Unità e Libertà della Nazione romena, coincide con il giubileo dell’insurrezione del 1989, quando, il 16 dicembre, a cominciare da Timişoara scoppiò la rivoluzione che avrebbe portato alla caduta di Nicolae Ceauşescu e del regime comunista romeno.

 Per ricordare i due eventi storici, l’Associazione IRFI “Italia Romania Futuro Insieme”, invita al simposio ROMANIA, 25 ANNI DI LIBERTÀ, che avrà luogo domani, 11 dicembre, alle 16,30, presso la Biblioteca “Franco Basaglia”, in Via Federico Borromeo, 67.

 ROMANIA, 25 ANNI DI LIBERTÀ. Organizzato con i patrocini dell’Istituzione Biblioteche di Roma Capitale, Municipio Roma XIV Monte MarioAmbasciata di Romania a Roma, Ambasciata di Romania presso la Santa Sede e il Sovrano Militare Ordine di Malta e Istituto di Studi Storici Beato Pio IX,  l’evento  vuole essere un’occasione di testimonianza ed incontro tra italiani e romeni.   

 Invitato il Sindaco di Roma Capitale, alla presenza di S. E. Dana Constantinescu Ambasciatore di Romania in Italia, di S. E. Bogdan Tataru-Cazaban Ambasciatore di Romania presso la Santa Sede e il Sovrano Militare Ordine di Malta, di autorità e personalità della cultura, con testimoni della storia romena del XX sec., i romeni in Italia intendono commemorare la liberazione, i suoi caduti e i martiri della tirannia comunista, con un convegno alla Biblioteca Basaglia,  che ricorderà i due momenti storici, la formazione il 1 dicembre 1918, dello stato nazionale romeno moderno, che coincide con il giubileo dell’insurrezione del 1989; l’Editrice Rediviva, presenterà i libri collana Memoria/2014: “Le catacombe della Romania. Testimonianze dalle carceri comuniste (1945-1964)”, a cura di Violeta Popescu e “Tra oblio e memoria” di Micaela Ghițescu.

 Insediato dalle truppe sovietiche alla fine della seconda Guerra mondiale, il regime comunista di Romania ebbe come principale meta l’eliminazione fisica delle élite politiche, militari, religiose e culturali, ma anche semplici cittadini, dei ceti medi e popolari. Colpevoli soltanto della loro fede cristiana. Tutti i valori tradizionali che accompagnarono i romeni per molte  generazioni furono considerati dal regime comunista una minaccia da contrastare, da cancellare, insieme al legame con il passato, ai valori e all’amore per la Patria.

I dati dell’Istituto per l’Investigazione dei Crimini del Comunismo, indicano che, durante il regime, oltre 3 milioni di romeni furono incarcerati in 44 prigioni di Stato e 72 campi di lavori forzati;  800 mila di essi sono stati torturati e uccisi.

L’evento rievocherà alcune testimonianze su coloro che hanno sofferto anni di  dura prigionia oppure hanno perso la vita durante la detenzione, tra cui il vescovo di Iaşi Beato Anton Durcovici (1888-1951), di cui proprio oggi ricorre il LXIII dalla morte; il poeta Valeriu Gafencu (1921–1952), Padre Gheorghe Calciu Dumitreasa (1925-2006), Ioan Ianolide (1919-1986), conosciuto come “il detenuto profeta”; il principe e sacerdote Vladimir Ghica (1873–1954), l’intellettuale Radu Gyr (1905–1975); il filosofo Petre Țuțea(1901–1991); lo scrittore Nicolae Steinhardt (1912–1989), il medico Vasile Voiculescu (1884–1963), il filosofo e scrittore Mircea Vulcănescu (1904–1952), e altri.

Le testimonianze di questi veri e propri martiri spesso vanno aldilà della nostra comprensione, descrivendo in modo incisivo la capacità dell’uomo di resistere agli attacchi dell’odio in un contesto ormai privo di umanità, senza mai rinunciare alla verità, all’amore, alla fede o alla carità.

Programma

 Saluti istituzionali:

  • Dott.ssa Paola Gaglianone Presidente Istituzione Biblioteche di Roma (in attesa di conferma)
  • E. Dana Manuela Constantinescu Ambasciatore di Romania in Italia

 Interventi:

  • E. Bogdan Tataru-Cazaban Ambasciatore di Romania presso la Santa Sede ed il Sovrano Militare Ordine di Malta.
  • Fernando Crociani Baglioni storico-sociologo: 1989, implosione del comunismo.
  • P. Gavril Popa Diocesi Ortodossa romena d’Italia
  • P. Gabriel Buboi Rettore del Pontificio Istituto Pio Romeno: I perseguitati greco-cattolici. Il caso del beato Vladimir Ghica, principe e sacerdote.
  • Proiezione documentario (7’): Le catacombe della Romania: testimonianze dalle carceri comuniste (1945-1964), realizzato da Alina Nastasa.
  • Violeta P. Popescu Ed. Rediviva: Testimoniare per non dimenticare. Presentazioni libri collana Memoria/ Rediviva 2014: “Le catacombe della Romania. Testimonianze dalle carceri comuniste (1945-1964)”, a cura di Violeta Popescu  e  “Tra oblio e memoria” di Micaela Ghițescu.
  • Ingrid B. Coman scrittrice, traduttrice del volume “Tra oblio e memoria” di Micaela Ghițescu
  • Don Isidor Iacovici responsabile della Comunità romena di rito latino a Roma e postulatore della causa di canonizzazione:  Anton Durcovici, il vescovo che ha amato il popolo romeno, beatificato da Papa Francesco.
  • Simona Cecilia Farca Presidente Associazione Irfi onlus: Libertà dopo la Rivoluzione: la Diaspora romena nel mondo.

Modera: Prof. Tatiana Ciobanu

Conclude:   “Arpeggio”, il coro madrigale dell’Associazione IRFI onlus. A cura della prof.ssa Simona Vasile.

 Dopo il convegno, a partire dalle ore 19.30, è prevista una ridondante cena comunitaria, con prelibatezze romene e italiane, per la Festa Nazionale romena, il XXV della nostra Rivoluzione e per gli auguri natalizi, al ristorante L’Antico Moro” in Trastevere – Via del Moro, 61/62 – Piazza Trilussa. (http://www.anticomororoma.sitiwebs.com/) Per informazioni e prenotazioni: irfionlus@yahoo.it ; +39 320 1161307.

Ufficio stampa

Associazione IRFI onlus – email: irfionlus@yahoo.it  ;  cell. 3201161307

Roma, 10 novembre 2014

COMUNICAT DE PRESĂ. România: 25 de ani de libertate. Biblioteca Basaglia – Roma, 11 decembrie 2014, ora 16,30


Cu ocazia aniversării Zilei Naţionale şi marcarea a 25 de ani de la căderea regimului comunsit, Asociaţia IRFI onlus “Italia Romania un Viitor împreună”, organizează, cu patronajul Instituţiei Biblioteche di Roma, a Primăriei Roma Capitală – Municipiul al XIV-lea Monte Mario,  Ambasadei României în Italia şi Ambasadei României pe lângă Sfântul Scaun şi Ordinul Suveran Militar de Malta, simpozionul ROMÂNIA, 25 DE ANI DE LIBERTATE. 
Un eveniment adresat depotrivă publicului român şi italian, ca moment de reflecţie şi comemorare a tuturor celor care s-au jertfit pentru Unirea de la 1 decembrie 1918, dar şi victimelor din timpul regimului comunist în România.
Simpozionul va avea loc joi, 11 decembrie 2014, la orele 16.30, la BIBLIOTECA publică “FRANCO BASAGLIA” din Roma, în via Federico Borromeo nr. 67.
 prezantare_de_carte
“Unde sunt cei ce nu mai sunt…” În cadrul manifestării vor fi evocate importante figuri ale culturii româneşti, ale Bisericii, care au suferit sau au murit în temniţele comuniste transformate în anii 1945-1964 în adevarate centre de exterminare: episcopul de Iaşi Anton Durcovici (1888-1951), episcopul Vladimir Ghika (1873-1954), pr. Gheorghe Calciu Dumitreasa (2006), poetul Radu Gyr (1905-1975), poetul Vasile Voiculescu (1884-1963), filosoful Mircea Vulcănescu (1904-1952), Elisabeta Rizea (1912-2003), Ioan Ianolide (1919-1986), Valeriu Gafencu (1921-1952), Petre Ţuţea (1901-1991), Nicolae Steinhardt (1912-1989).
Va fi prezentată figura cunoscutului om de cultură Micaela Ghiţescu, al cărui volum  “Între uitare şi memorie” (Rediviva, 2914)  a fost tradus în limba italiană de scriitoarea Ingrid B. Coman. Cunoscuta traducătoare din portugheză şi om de cultură, Micaela Ghițescu, este și redactor-șef al revistei Memoria,  singura publicație autohtonă dedicată „gândirii arestate”, condamnărilor politice din vremea comunismului. Între 1952 și 1955 a ispășit o pedeapsă cu închisoarea, pentru vina de a fi frecventat „cursurile practice” ale Liceului Francez din București. Viața ei profesională avea să îi fie marcată definitiv de stigmatul închisorii. 
În program:
– Saluturi instituţionale: Dr. Paola Gaglianone Preşedintele Instituţiei Biblioteche di Roma; E.S. Dana Manuela Constantinescu Ambasador al României în Italia.
– Prezentarea volumelor colecţiei Memoria – editura Rediviva Milano 2014: “Catacombele României. Mărturii din închisorile comuniste” (documentare Claudia Bolboceanu, Lorena Curiman, Mirela Tingire, ediţie ingrijită de Violeta P. Popescu: Ed. Rediviva 2014 şi “Între memorie şi uitare” de Mihaela Ghiţescu (traducere Ingrid B. Coman), Rediviva 2014.
 VIDEO: “Catacombele României. Mărturii din Închisorile comuniste”(7 min.), realizator Alina Nastasa.
– Conferinţă despre episcopul martir Anton Durcovici (1888-1951), ridicat la cinstea altarelor de către Papa Francisc. Astăzi,  se împlinesc 63 de ani de la moartea episcopului Durcovici,  în închisoarea din Sighetu Marmaţiei (10 decembrie 1951).
  CONCERT organizat de “Arpeggio”, corul madrigal al Asociaţiei IRFI onlus “Italia Romania Futuro Insieme”. 
 
 
Vor interveni: E.S. Bogdan Tătaru-Cazaban (Ambasador al României pe lângă Sfântul Scaun şi Ordinul Suveran Militar de Malta); Pr. Gavril Popa (Episcopia Ortodoxă Română a Italiei),  Prof. Fernando Crociani Baglioni (istoric, sociolog), Dott. Tatiana Ciobanu (As. italiană-moldovenească “Dacia”), Pr. Isidor Iacovici (postulator al cauzei de beatificare şi canonizare a episcopului Anton Durcovici), Prof. Violeta P.Popescu (Ed. Rediviva), Ingrid Beatrice Coman (scriitoare), Pr. Gabriel Buboi (Rector al Colegiului Pontifical Pio Romeno din Roma), Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcaş (As. IRFI onlus “Italia Romania Futuro Insieme”). 
 
Info: irfionlus@yahoo.it sau 320 1161307.
BIBLIOTECA “FRANCO BASAGLIA” din via Federico Borromeo nr. 67, Roma: metroul A, staţia Battistini + autobuz nr. 46, 907). Informaţii la tel. +39 /06 45460370 /71 şi email: irfionlus@yahoo.it .
 
Roma, 10 decembrie
Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcaş 
 

Teramo, a V-a întâlnire a membrilor comunităţii româneşti din Italia: 8 noiembrie 2014, ora 14.


Propunerea candidaţilor din Italia la primul Congres al Românilor de Pretutindeni şi organizarea unui Congres al Românilor din Italia.

Românii din Italia Centrală și Republica San Marino prezenţi la Guidonia în data de 18 octombrie 2014, au decis să se alăture Comitetului ad hoc Italia, constituit la Roma, mai nou, au propus ca acesta să constituie “Consiliul românilor din Italia” (C.R.I.), completând cererile de la primele trei întâlniri – Roma (9 septembrie), Bologna (14 septembrie) şi Torino (21 septembrie) – şi intervenind cu noi propuneri plauzibile.

candidati.congres@gmail.com

email:   candidati.congres@gmail.com

Sâmbătă 8 noiembrie 2014, ora 14.00, va avea loc la Teramo, în Via Fedele Romani, nr 1, o întâlnire cu românii din Centrul şi Sud-Estul Italiei, a V-a organizată de Comitetul ad-hoc Italia, împreună cu asociaţiile româneşti care activează la nivel local.

La Teramo, ca şi la Roma, Bologna, Torino şi Guidonia, cunoaşterea reciprocă va fi primul subiect abordat în cadrul întâlnirii. Programul prevede discuţii pe tema alegerii delegaţilor din Italia, care să ne reprezinte la primul Congres al Românilor de Pretutindeni, dar şi organizarea unui Congres al Românilor din Italia.

Comitetul ad-hoc Italia este deschis, aderarea membrilor fiind liberă. Invităm pe toţi cei care nu au aderat încă la Comitetul ad-hoc Italia şi nu au participat la nicio întâlnire, să ia la cunoştinţă despre rezoluţia adoptată în urma acestor 4 întâlniri. De altfel, programul de la Teramo prevede aceleaşi teme de discuţie legate de Congresul Românilor de Pretutindeni, a cărui organizare este prevăzută în Legea nr. 299 din 2007 privind „sprijinul acordat românilor de pretutindeni”. Toţi participanţii la aceste întâlniri, care doresc să facă parte din Comitetul ad-hoc Italia, vor putea semna lista de aderare. Oricine doreşte să renunţe la calitatea de membru al Comitetului ad-hoc Italia, o poate face: adresa de email este aceeaşi: candidati.congres@gmail.com .

De asemenea, pentru a participa la întâlnirea de la Teramo, scrieţi un email la: candidati.congres@gmail.com .

Centrul de comunicare al Comitetului ad hoc Italia

 

Fb: https://www.facebook.com/events/493473050787988/?fref=ts

Guidonia, 18 octombrie 2014 - Comitetul ad-hoc Italia

Guidonia, 18 octombrie 2014 – Comitetul ad-hoc Italia

 

Rezoluţia Comitetului ad-hoc la întâlnirea de la Guidonia, 18 octombrie 2014.

În cadrul programului “Diaspora Estival” 2014 din luna august, la Eforie Nord, grupul de miniştri prezenţi, de faţă fiind şi primul ministru al României, au stabilit ca primul Congres al Românilor de pretutindeni să aibă loc la data de 30 noiembrie 2014. În acelaşi context, s-a obiectat miniştrilor condiţiile neclare a organizării acestui Congres, menţionând lipsa unui regulament pentru a organiza în timp util evenimentul, atât de important pentru milioane de români muncitori din afara graniţelor ţării. Au trecut aproape trei luni de la acel eveniment, dar nu s-a hotărît încă ceva concret: este inutil să spunem că toată întârzierea asta a generat în românii din Diaspora şi în mod specific în sânul asociaţiilor, multă dezamagire şi perplexitate, la care se adaugă preocuparea şi dubiile, teama vizavi de celebrarea acestui Congres, fără garanţie de transparenţă şi corectitudine democratică. Aşadar, membrii Comitetului ad-hoc spun NU organizării unui Congres făcut în mare grabă şi în concomitanţă cu alegerile prezidenţiale !

 Comisia parlamentară pentru comunităţile de români din afara graniţelor ţării, la sfârșitul lunii septembrie 2014, a decretat un document în urma apelului lansat către Guvernul şi Parlamentul României din partea mai multor asociaţii româneşti din Italia reunite la Roma pe 9 septembrie, care au înfiinţat Comitetul ad hoc, pentru a pregăti bine şi rapid participarea delegaţilor la primul Congress.

Procesul verbal al Comisiei pentru comunităţile de români din afara graniţelor ţării – Camera Deputaţilor, confirmă promisiunea guvernativă di august la Eforie Nord, Costanţa; dar, nu specifică nimic referitor la ceea ce mobilizarea emigraţiei româneşti din Italia aşteaptă şi doreşte fără ulterioare pierderi de timp. Prin urmare, Guidonia a fost un prilej în plus, după întâlnirile anterioare la RomaBologna şi Torino, pentru a ne cunoaşte mai bine, a asculta asociaţiile şi simţi pulsul comunităţii, la fel şi preocuparea generală a românilor muncitori în Italia, care, de această dată s-a transformat în protest faţă de nepăsarea autorităţilor româneşti vizavi de acest eveniment. Suntem din nou în presenţa unor subterfugii şi tergiversări pentru care se consideră responsabil mai mult Guvernul decât Parlamentul naţiunii noastre.

 Membrii Comitetului ad-hoc Italia, după şedinţele de lucru organizate la Roma (9 septembrie), Bologna (14 septembrie) şi Torino (21 septembrie), sâmbătă, 18 octombrie 2014, au participat şi la Guidonia, în Sala Veche Cosiliară, la o întâlnire a mai multor membri ai societăţii civile şi ai asociațiilor româneşti în Italia Centrală și Republica San Marino, organizată cu sprijinul Asociaţiei “Alfa&Omega” din Guidonia. Participanţii au discutat soluţii pentru multele probleme cu care se confruntă muncitorii români emigranţi şi mai ales pe tema alegerii reprezentanţilor românilor din Italia, care să ne reprezinte la primul Congres al Românilor de Pretutindeni. Congresul ar urma să aibă loc pe 30 noiembrie 2014, dată de mulţi contestată la ora actuală din mai multe motive.

Românii din Italia Centrală și Republica San Marino prezenţi la Guidonia, au decis să se alăture Comitetului ad hoc al comunităţii, constituit la Roma, mai nou, au propus ca acesta să constituie în viitorul apropriat “Consiliul românilor din Italia” (C.R.I.), completând cererile de la primele trei întâlniri şi intervenind cu noi propuneri plauzibile, precum unirea asociaţiilor în desfăşurarea unor proiecte în comun, cu sprijinul fondurilor DPRRP.

Aşadar, membrii Comitetului ad-hoc sunt pregătiţi de alegerile participanţilor la primul Congres şi protestează vehement împotriva tergiversării Guvernului şi Parlamentului în a adopta o metodologie clară şi transparentă vizavi de desfăşurarea alegerilor în mod transparent şi democratic; de asemenea, protestează vizavi de totalul dezinteres din partea organelor împuternicite cu organizarea, faţă de Congresul românilor de pretutindeni. Organizarea unui congres al românilor din întreaga lume este prevăzută în Legea nr. 299 din 2007: românii din afara graniţelor şi în special cei din Italia, unde numărul cetăţenilor români a întrecut un milion, sunt asaltați de suspiciunea că, în cazul în care va avea loc la sfârşitul lunii noiembrie 2014, acesta nu va fi un Congres organizat după principii democratice, în mod corect şi transparent, și că totul se va rezolva “ca de obicei”, în nimic concret; acest Congres va fi în cel mai bun caz o miză electorală părtinitoare, cu scopul de a favoriza mai degrabă un candidat în defavoarea altuia, pentru președinția ţării, fapt pentru care ar încălca legile democratice ale naţiunii noastre.

Comitetul ad-hoc cere cu voce tare Guvernului şi Parlamentului alegeri imparțiale și neutre. Emigranților români în Italia, în Europa și peste oceane, alături de familiile lor, trebuie să le fie asigurat dreptul de a-și exprima alegerea reprezentanţilor la Congres prin vot liber şi democratic. În continuare, cerem autorităţilor să unească, să reunească și nu să divizeze, să dezbine și să disperseze comunitatea românească din afara graniţelor.

Comitetul ad-hoc, căruia în ultimele luni i s-au adăugat mai multe asociații, rămâne deschis tuturor românilor din Italia; oricine poate adera şi particpa la întâlnirile organizate de membrii acestuia, sau poate organiza întâlniri la nivel local, provincial, regional şi adera la Comitetul ad-hoc Italia (e-mail: candidati.congres@gmail.com). Membrii Comitetului ad-hoc adresează, în continuare, un apel Guvernului României pentru a contracara acțiunile și manevrele care ar putea invalida Congresul în sine; cere, de asemenea, ca muncitorilor români emigrați să le fie dată certitudinea vizavi de reglementarea participării la primul Congres, pe baza unei garanții absolute şi prin alegeri democratice, cu atât mai mult cu cât va fi ales Consiliul Românilor de Pretutindeni, cu caracter permanent.

Următoarea întâlnire organizată de către membrii Comitetului ad-hoc pe tema “Congresul Românilor din Italia” şi alegerii delegaţilor din Italia la Congresul Românilor de pretutindeni, va avea loc la Teramo, în Abruzzo, pe 8 noiembrie 2014.

Centrul de comunicare al Comitetului ad hoc Italia, email: candidati.congres@gmail.com

Comitetul ad-hoc, participanții la întâlnirea de la Guidonia, 18 octombrie 2014:

  • Baghiu Vasile, Asistent, Guidonia
  • Bocaneala Ilona, 101.Proservices, Tivoli
  • Ciacci Francesco, avvocato
  • Cociobanu Andrei Constantin, traducător-interpret română-engleză, Roma
  • Cociobanu Tereza, As. San Marino-Italia-Romania, Roma
  • Crociani Baglioni Farcaş Simona Cecilia, As. “Futuro Insieme”, Orte
  • Farcaş Anton, As. “Futuro Insieme – IRFI onlus”, Grosseto
  • Ghiuţă Gianina Ina, As. “Alfa & Omega”, Guidonia
  • Grigore Nicuşor Viorel, As. “LikaEventi”, Rieti
  • Lucan Valentin, As. “Alfa & Omega”, Guidonia
  • Macarie Gabriela, Asistenţă şi Intermediere, Roma
  • Martinescu Dan, As. “Terra Dacica”, Tivoli
  • Merchea Cristi, Ziarul “Emigrantul”, Roma
  • Morosanu Silvia, As. San Marino-Italia-Romania, Republica San Marino
  • Neacşu Alexandru, As. “Ulpia Traiana Romana”, Roma
  • Pârvu Alexandru, Tehnician, Guidonia
  • Pîrjolea Gabriel, Consilier local la Riano (RI)
  • Pricop Mariana, As. “Futuro Insieme – IRFI onlus”, Roma
  • Rotaru Elena Rodica, As. “LikaEventi”, Rieti
  • Ursu Casina, As. “Genitori Romeni in Italia”, Roma
  • Vasile Dana, As. “Futuro Insieme – IRFI onlus”, Ardea

​Urmăreşte pe fb: CONGRESUL ROMANILOR DE PRETUTINDENI – DEZBATERE A MEMBRILOR COMUNITATII ROMANESTI DIN ITALIA

GUIDONIA, MONTA LA PROTESTA DEI ROMENI IN ITALIA


Lavoro, integrazione, Congresso di rappresentanza della Diaspora: unire, riunire e non per dividere e disperdere.

 

Guidonia, 18 octombrie 2014 - Comitetul ad-hoc Italia

Guidonia, 18 ottobre 2014

I rappresentanti dell’associazionismo romeno nell’Italia Centrale e nella Repubblica di San Marino, si sono riuniti a Guidonia Montecelio nella Sala Consiliare del Municipio, il giorno 18 ottobre 2014, per dibattere delle problematiche di vita, di lavoro, di inserimento e integrazione nonché dell’elezione dei delegati all’imminente Congresso della Diaspora romena.

Roma, 9 settembre 2014 – La Diaspora romena in Italia riunita a Ponte Garibaldi

 

Guidonia_IV_incontro

Il Congresso della Diaspora, per riprendere il nome dello stesso ministero dedito a monitorare e risolvere le problematiche proprie dell’emigrazione, ancora non dispone di un chiaro strumento per organizzare in modo corretto, trasparente e democratico la sua celebrazione; nulla si sa ancora di liste, schede, costituzione di seggi e sistema di selezione ed elezione dei rappresentanti. Tale carenza si manifesta a distanza di tempo assolutamente ravvicinata alla data delle elezioni, previste per fine novembre 2014.

Nel convegno “Diaspora Estival” di Eforie Nord dello scorso agosto, fu indicata dallo stuolo di ministri, presente anche il primo ministro, la data del 30 novembre. Già in quella sede un giornalista italiano specialista in relazioni internazionali, obiettò ai ministri presenti in merito alla situazione che anche all’epoca appariva intempestiva: l’assenza di un regolamento per giungere in tempo utile alla gestione dell’evento. Sono trascorsi oltre due mesi e non sembra che si sia varato alcunché. Inutile dire che tanta intempestività ha ingenerato nei romeni in Diaspora e specificatamente all’interno delle associazioni rappresentative della stessa, non poca delusione e sconcerto, che si sommano alla preoccupazione ed al sospetto, al quale si aggiunge il timore di una celebrazione del Congresso priva di quelle garanzie di trasparenza e correttezza democratica. Insomma, un Congresso in fretta e furia e concomitante con le elezioni presidenziali.

Guidonia, 18 ottobre 2014

Guidonia, 18 ottobre 2014

La Commissione Parlamentare nella Camera dei Deputati, a fine settembre 2014 varò un documento a seguito dell’appello che le associazioni di romeni in Italia, riunitesi a Roma il 9 settembre, costituendo un Comitato ad hoc,  rivolsero al Governo e al Parlamento di Romania. Onde fare presto e bene per l’organizzazione del primo Congresso. Il processo verbale di detta Commissione della Camera dei Deputati, conferma la promessa governativa di agosto a Costanţa; ma non specifica quanto la mobilitazione dell’emigrazione romena attende ed auspica senza ulteriori perdite di tempo.Guidonia, 18 octombrie 2014

Pertanto, Guidonia è stata un’ulteriore occasione, dopo Bologna (14 settembre) e Torino (21 settembre), per raccogliere una preoccupazione generale tradottasi in protesta. Stiamo di nuovo in presenza di tergiversazioni di cui consideriamo responsabile il Governo più che il Parlamento stesso della nostra Nazione. Restiamo assaliti dal sospetto che di un Congresso corretto non se ne faccia nulla e che tutto si risolva in nulla di fatto, nulla di concreto, sarà tuttalpiù una  passerella elettorale, di comodo, e sfacciatamente di parte, volta a favorire un candidato piuttosto che un altro alla presidenza della Nazione.

L’assemblea di Guidonia ha evidenziato inoltre e messo alla luce i movimenti in atto per favorire determinate forze politiche nella scelta dei candidati all’elezione dei partecipanti al Congresso.Guidonia Montecelio, 18 octombrie 2014

Il Comitato ad hoc si muove invece nella direzione di scegliere candidati di ogni parte politica in modo equanime, imparziale e neutrale. A comprova della nostra identità apartitica, che vuole autenticamente riunire i lavoratori romeni emigrati in Italia, come in Europa ed oltre Oceano con le loro famiglie, per esprimere la giusta loro rappresentanza in spirito unitario. Dunque, per unire, riunire e non per dividere e disperdere.

Il Comitato ad hoc, cui in questi mesi si sono aggiunte altre realtà associative, e che resta aperto al concorso e all’adesione di tutti (email: candidati.congres@gmail.com), ha rivolto un ulteriore appello al Governo onde sventare azioni e manovre che andrebbero ad invalidare il Congresso stesso; e per dare ai romeni emigrati la certezza della regolarità sulla base di un regolamento di assoluta garanzia democratica.

 

Roma, 20 ottobre 2014

Per il Comitato ad hoc Italia, Dott.ssa Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcaş

Partecipanti all’assemblea di Guidonia, 18 ottobre 2014:

1. Baghiu Vasile,  Guidonia
2. Bocaneala Ilona, 101.Proservices, Tivoli
3. Ciacci Francesco, avvocato
4. Cociobanu Andrei Constantin, Roma
5. Cociobanu Tereza, As. San Marino-Italia-Romania, Roma
6. Crociani Baglioni Farcaş Simona Cecilia, As. “Futuro Insieme”, Orte
7. Farcaş Anton, As. “Futuro Insieme – IRFI onlus”, Grosseto
8. Ghiuţă Gianina Ina, As. “Alfa & Omega”, Guidonia
9. Grigore Nicuşor Viorel, As. “LikaEventi”, Rieti
10. Lucan Valentin, As. “Alfa & Omega”, Guidonia
11. Macarie Gabriela, Asistenţă şi Intermediere, Roma
12. Martinescu Dan, As. “Terra Dacica”, Tivoli
13. Merchea Cristi, Ziarul “Emigrantul”, Roma
14. Morosanu Silvia, As. San Marino-Italia-Romania, Republica San Marino
15. Neacşu Alexandru, As. “Ulpia Traiana Romana”, Roma
16. Pârvu Alexandru, Tehnician, Guidonia
17. Pîrjolea Gabriel, Consiliere locale a Riano (RI)
18. Pricop Mariana, As. “Futuro Insieme – IRFI onlus”, Roma
19. Rotaru Elena Rodica, As. “LikaEventi”, Rieti
20. Ursu Casina, As. “Genitori Romeni in Italia”, Roma
21. Vasile Dana, As. “Futuro Insieme – IRFI onlus”, Ardea

Segui su fb: CONGRESUL ROMANILOR DE PRETUTINDENI – DEZBATERE A MEMBRILOR COMUNITATII ROMANESTI DIN ITALIA

 

Guidonia_18_oct_2014

 

Pagina fb: 2014: Alegerea reprezentantilor comunitatii romanesti din Italia

Guidonia_18_oct

Legea 299/2007 sprijinul acordat romanilor de pretutindeni

Românii din Italia, uniţi pentru a-şi alege reprezentanţii la primul Congres al Românilor de Pretutindeni. La Guidonia, pe 18 octombrie, a IV-a întâlnire .

Comitetul asociațiilor de la Roma, declarații ale participanților: “Această întâlnire este un miracol”

Comitetul asociaţiilor, constituit la Roma, cere Guvernului României o Ordonanţă pentru Congresul Diasporei

Bologna s-a unit cu Roma în Comitetul ad-hoc al comunităţii româneşti, iată solicitările către Bucureşti

Rezoluţia de la Torino: “Cerem amânarea Congresului diasporei şi o nouă metodologie pentru desemnarea delegaţilor”

Congresul diasporei va avea 224 de membri, Birourile Permanente ale Parlamentului şi-au dat acordul pentru organizare

EXCLUSIV: Congresul Diasporei, iată metodologia “cine are plicul mai mare” propusă de MAE pentru alegerea congresmanilor

“Participanţii la Congres trebuie aleşi NUMAI PRIN VOT, vom organiza un scrutin paralel LÂNGĂ secţiile de vot pentru prezidenţiale”

Propunere revoluţionară de la Torino: Congresmanii din Italia pot fi aleşi prin vot electronic, identificare prin CNP şi IP

Votul prin corespondenţă, Congresul Românilor de Pretutindeni şi stabilirea numărului de români discutate de românii din Belgia

Știre Radio Arthis – Bruxelles: a doua întâlnire a asociațiilor românești din Belgia. “Suntem gata să desemnăm reprezentanții românilor pentru Congres”

“Dăruieşte o carte pentru copiii din Italia!” Campanie de colectare a cărţilor în limba română.


 Simona Cecilia Farcas, la inaugurarea secțiilor de carte în limba română la Roma, 12 ianuarie 2008

Simona Cecilia Farcas, la inaugurarea secțiilor de carte în limba română la Roma, 12 ianuarie 2008

Avem datoria să redăm copiilor dreptul de a citi în limba maternă! Lectura în limba română, o soluţie ideală pentru întărirea legăturii dintre mamă/tată şi copilul rămas acasă, chiar şi cu ajutorul mijloacelor audio-vizuale. Apel din partea Asociaţiei IRFI Onlus, “Italia-Romania: Futuro Insieme (Viitorul Impreuna)” din Roma: susţineţi-ne în campania “Dăruieşte o carte pentru copiii români din Italia !”     

ptcopiiContinuitate şi inovație

 În conformitate cu prevederile statutului în vigoare,  Asociaţia “IRFI Onlus” a lansat  anul acesta în Italia, împreună cu mai multe familii, educatori, profesori, mediatori interculturali şi asociații româno-italiene, o campanie de colectare a cărților în limba română pentru necesitățile lingvistice-educaţionale-culturale-tradiţionale ale comunităților românești, în special a copiilor, școlarilor și tinerilor. Un proiect ambiţios, care, printre altele, îşi propune să realizeze biblioteci din donaţii de carte românească şi creştină pentru copiii din mai multe zone din centrul Italiei, unde prezenţa stabilă a familiilor de români, a cuplurilor mixte, este foarte concentrată. În scurt timp, vor fi inaugurate primele trei biblioteci, unde spaţiile pentru cărţi sunt deja amenajate:  una în centrul Italiei, la Orte (VT), unde lipsesc total cursurile de limba română, dar mai ales cărţile, a doua la Teramo  în Abruzzo iar a treia într-o localitate din provincia Roma.  

Această iniţiativă îşi continuă practic misiunea pornită cu cele cinci secții de carte în limba română la Roma, inaugurate de către  Asociaţia  “IRFI Onlus” în ianuarie 2008, grație colaborării cu Primăria Romei și conducerea bibliotecilor publice: “Europea“, “Galline Bianche“, “Franco Basaglia“, “Gianni Rodari” și “Borghesiana“.campanie-daruieste-o-carte-1

Asociaţia noastră încearcă astfel să sincronizeze proiectul de predare a limbii şi culturii române în şcolile din Italia, cu oferirea posibilităţii elevilor români şi tuturor doritorilor de a explora bogăţia şi farmecul limbii române la Roma dar şi în alte zone din centrul Italiei.

Cartea scrisă în dulcele grai românesc va fi de acum înainte prezentă nu numai în bibliotecile enumerate mai sus, ci în bibliotecile sută la sută româneşti, în cadrul asociaţiilor româno-italiene. De asemenea, spaţiile dedicate expoziţiei de carte în limba română vor deveni loc de desfăşurare a diverse activitaţi artistice, literare, în care vor fi implicaţi în primul rând copiii, în încercarea de a le cultiva iubirea pentru estetic, lectură şi, în acelasi timp, în speranţa descoperirii de viitoare talente.

biblioteca-copii

Donaţiile de carte în limba română pentru copiii din Italia pot fi trimise prin curier sau prin intermediul firmelor de transport  (Autostrada A1, ieşirea Orte), la BIBLIOTECA PENTRU COPII, adresa: Asociaţia IRFI Onlus, V. San Lorenzo nr. 6 , 01028 ORTE (VT) – Italia . Pentru informaţii suplimentare, scrieţi un e-mail la: irfionlus@yahoo.it .  RECOMANDARE: Este indicat ca toate cărţile donate să fie utilizabile, noi sau într-o stare foarte bună, şi ar fi ideal să fie pentru copii şi/sau tineri.

Matteo & Sofia

Matei & Sofia

Emigrând cu o carte, ne simţim mai aproape…

Deși suntem departe, cu copiii rămaşi acasă ori am  reuşit să fim din nou împreună, un singur lucru este cert: putem fi mai aproape unii de alţii, în limba română. De aici, ideea proiectului “Biblioteca românească pentru copii“. Pentru ca lectura să trezescă în sufletele fragile şi avide de cunoaştere ale copiilor care încă nu citesc în limba română, dorinţa de a se apropia de carte, dorinţa de a citi în limba maternă, dorinţa de a pătrunde încă de mici în universul liniştit al unei biblioteci româneşti, respectul faţă de carte, faţă de autorul ei. Copiii sunt viitorul de mâine.

Nu toţi copiii au posibilitatea de a răsfoi şi de a citi o carte în limba română. Asfel, cu ajutorul susţinătorilor, îi vom apropia pe copii de carte invitându-i  la lectură; înfiinţarea unor biblioteci în cadrul asociaţiilor care se ocupă de educaţia copiilor este imperios necesară pentru ca aceştia să restabilească contactul cu limba maternă.

„Orfanii” cu părinţi ai României

Părinţii care lucrează în Italia, lăsându-și copiii în grija rudelor în România, de asemenea, se  simt mai aproape unii de ceilalţi, dincolo de distanţele care-i despart, prin lectura  unei cărţi în limba română. Majoritatea părinţilor, care lucrează  în străinătate, poartă  conversaţii  cu cei dragi rămași acasă cu ajutorul calculatoarelor și instrumentelor audio-vizuale.  Părinţii trebuie să găsească timp pentru citit,  alături de copiii lor, chiar dacă o fac prin internet sau alte mijloace tehnologice, ori de câte ori este posibil, evitând astfel transformarea lor în “orfani ai migraţiei” (“orfani bianchi”). Tehnologia,  în acest caz, este probabil cel mai bun mijloc pentru crearea unui mediu favorabil pentru lectură.   Atunci  când părinţii pleacă la muncă, iar copiii rămân acasă, este bine de știut că relaţia  părinte-copil trebuie să continue cu constanţă. Iar asta dincolo de convorbirile zilnice prin telefon și internet, cititul regulat, se poate transforma într-o rutină plăcută, relaxantă și, nu în ultimul rând, educativă.  Povestea de seară, înainte de culcare, ca exemplu, este un ritual prezent în multe familii și se menţine ani de zile până ce copilul învaţă să citească și continuă chiar și dupa aceea.  

lettÎn ultimii ani observăm însă o scădere a interesului pentru lectură, cu precădere în rândul migranţilor. Să fie oare din lipsa de cărţi, biblioteci sau librării? Televizorul, jocurile video şi calculatorul sunt cele care “au furat” interesul copiilor şi chiar al adulţilor pentru a citi o carte.  În acelaş timp, unii părinţi, mai ales în străinătate, din prea multe motive, nu mai reprezintă un model pentru copiii lor din acest punct de vedere, pentru că nici ei nu mai citesc…

  “Orfanii migraţiei”, un fenomen care ia proporţii 

În 2010, am propus în cadrul simpozionului “Left Behind. La famiglia transnazionale e gli orfani bianchi nella Moldavia Romena” (“Familia transnaţională și orfanii migraţiei din zona Moldovei”), care s-a ţinut la sediul Reprezentanţei Comisiei Europene de la Milano (26 mai 2010), un proiect concret pentru cei peste 350.000 de copii ai migrației, ai căror părinți au plecat din țară, ceva mai mult  decât o provocare pentru România, dar şi pentru Uniunea Europeană (accesaţi următorul link pentru intervenţia integrală în limba italiană: Genitori e figli insieme, al di là della distanza – La condizione dei romeni migranti).  copii-in-natura

Tabără pentru copiii migraţiei

  In inima verde a Italiei, la Orte (VT),  Asociaţia  “IRFI Onlus” are în program un proiect pentru muncitorii migranţi ai căror copii sunt rămaşi în ţară şi pe care părinţii nu pot sau nu au unde să-i ţină cu ei la locul de muncă; mai ales că multe mămici lucrează în casele bătrânilor, sau a familiilor de italieni.   Oportunitatea pe care Asociaţia noastră o poate oferi copiilor, este următoarea:  ca ei să-şi petreacă vacanţa de vară, dar şi alte perioade din timpul anului, cât mai aproape de părinţi, spre exemplu, într-o tabără româno-italiană cu grădiniţă în Italia. Astfel părinţii vor putea continua să lucreze, în timp ce odrasele lor vor desfăşura activităţi ludice şi campestre, artistice şi literare graţie profesorilor, mediatorilor interculturali şi voluntarilor din cadrul Asociaţiei. De asemenea, în fiecare weekend sau zile libere de la servici, părinţii vor avea posibilitatea de a-şi petrece timpul împreună cu copiii lor în mijlocul naturii. Grădina cu flori şi pomi fructiferi,  ferma cu animale domestice, printre care iepuraşi,  căpriţe, cai ş.a.,  fac parte din aspectele sănătoase  ale proiectului nostru pentru copiii migraţiei şi familiile lor; de asemenea,  intenţionăm să aducem o căsuţă tradiţională din lemn (care necesită sponsorizare !), pentru dormitoare şi spaţii în comun. Diferitele ateliere tematice, în care, pe lângă faptul că deprind noţiuni de bază din diferite domenii, copiilor le este stimulată imaginaţia, creativitatea, sunt ajutaţi se se exprime liber, să comunice unii cu alţii, să lucreze în echipă şi să dobândească cunoştinţe utile.

„Lectura oferă o educaţie sănătoasă generaţiilor viitoare – donează o carte!”

“Copilul, spunea George Călinescu, se naşte curios de lume şi nerăbdător de a se orienta în ea. Literatura îi satisface această pornire, îl incită.” Vârsta mică este cea mai favorabilă perioadă pentru acumularea unor impresii puternice, este vîrsta imaginaţiei, a fanteziei, a visării şi a jocului. Este unanim acceptat faptul că-i uşor să influeTeacher and pupil reading booknţezi formarea personalităţii copilului prin literatură, făcând apel la sensibilitatea celui educat. 

Sunt copii în Italia care nu numai că nu au o bibliotecă acasă, dar nu au nici cărţi în limba română! În Peninsulă, unde trăiesc peste un milion de conaţionali, foarte mulţi dintre copii citesc doar în limba italiană. “Unii dintre ei, pentru faptul că s-au născut aici, spun că sunt italieni… cu atât mai mult cu cât acasă cu părinţii, la grădiniţă şi la şcoală vorbesc numai în italiană”, ne povesteşte doamna învăţătoare Simona Vasile.
Cine trebuie să trezească interesul şi dragostea pentru citit în limba română a copiilor ?  Învăţătorul, preotul, educatorul, mediatorul, părinţii … au datoria să trezească în cei mici acest gust al lecturii; ei sunt cei care pot azvârli o sămânţă vitală culturii, vitală pentru că înfloreşte mereu, în tot cursul vieţii. Iar noi, cu ajutorul susţinătorilor, vă vom fi totdeauna aproape  cu o carte !

Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcaş

Roma, 7 octombrie 2014

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