Allarme Romania: il 50% delle vittime della tratta e sfruttamento sessuale sono bambini


Romania: rapporto Usa, preoccupante fenomeno della tratta e sfruttamento sessuale. Il 50% delle vittime sono bambini

2 luglio 2021 @ 14:52
La Romania resta una principale fonte per le vittime del traffico sessuale e per lo sfruttamento del lavoro in Europa. Lo afferma un rapporto del Dipartimento di Stato americano diffuso ieri, che inserisce per il terzo anno consecutivo la Romania sulla watchlist del livello 2. Il governo del Paese “non soddisfa pienamente gli standard minimi per l’eliminazione della tratta, ma sta compiendo notevoli sforzi per farlo”, spiega il rapporto, che per una deroga non ha declassato la Romania al livello 3, come richiedeva la situazione di fatto. Le autorità romene hanno emesso regolamenti per il minimo standard per chi assiste le vittime della tratta di bambini e ha firmato accordi di cooperazione con la Chiesa ortodossa, ma il numero delle vittime non è diminuito, neanche sotto l’impatto della pandemia di Covid-19. Il rapporto denuncia la complicità delle autorità con i funzionari che sfruttano i bambini assistiti in case o centri di collocamento gestiti dallo Stato. Inoltre, accusa il governo di non aver identificato le vittime tra le popolazioni vulnerabili, come i richiedenti asilo o i bambini assistiti nelle istituzioni statali, e per aver lasciato la maggior parte delle vittime senza servizi, suscettibili di altri traumi e a rischio di nuova tratta.
Il 72% delle persone trafficate sono vittime del traffico sessuale, specifica il rapporto statunitense. I trafficanti sono cittadini romeni, coinvolti in organizzazioni criminali che usano donne e bambini per traffico sessuale in Romania, ma anche in Italia, Spagna, Finlandia e Inghilterra. Il 50% delle vittime sono bambini, in parte di etnia rom, il cui reclutamento è aumentato nell’ultimo anno su Internet e sulle reti sociali, nel contesto della pandemia. In questo senso, alla fine di giugno, il governo romeno ha lanciato, in partenariato con Facebook, la Amber Alert, per il ritrovamento dei bambini rapiti. Il primo ministro romeno Florin Cîțu ha ribadito che “il problema del traffico di persone è una priorità per il governo” e che le soluzioni per combattere la tratta e lo sfruttamento ci sono: “C’è bisogno di uno sforzo congiunto di tutte le istituzioni. Dobbiamo assicurarci che nessuna persona vulnerabile diventi ancora vittima”.

Fonte: https://www.agensir.it/quotidiano/2021/7/2/romania-rapporto-usa-preoccupante-fenomeno-della-tratta-e-sfruttamento-sessuale-il-50-delle-vittime-sono-bambini/

Dalle Matronalia ai Mărțișor. Webinar sabato, 27 febbraio 2021, ore 15


MĂRȚIȘOR. I romeni di tutto il mondo celebrano il 1° Marzo l’arrivo della Primavera, scambiandosi tra fidanzati, sposi e parenti il tradizionale dono del “Mărțișor” (vezzeggiativo di marzo in romeno), un simbolo porta fortuna benaugurante di salute e felicità. I popoli dei diversi paesi dell’Europa Balcanico-Danubiana celebrano, inoltre, questa tradizione il 1° di marzo. Simbolicamente il 1° marzo, questo momento dell’anno così atteso da grandi e piccini, si celebra donando ai propri cari, come agli amici o ai colleghi, un portafortuna legato da due fili intrecciati biancorosso, simbolo di buona salute, che in Romania e Moldova è chiamato ”Mărțișor”. Infatti, il colore bianco rappresenta la purezza, l’innocenza e l’allegria; mentre il rosso la salute, la luce del sole di levante e di ponente, il sangue che scorre, il fuoco.

Non c’è un legame diretto tra cristianesimo e la tradizione del Mărțișor. Piuttosto, il 1º marzo (Calendimarzo), era il primo giorno del calendario religioso di Roma antica, nel quale veniva acceso il nuovo fuoco per le case, si rinnovavano i rami di lauro alla reggia, e si accendeva il fuoco nel tempio di Vesta. Inoltre, le Matronalia erano una festività romana che si celebrava il 1º marzo in onore di Giunone Lucina, fin dai tempi di Romolo e Tito Tazio, riservati alle donne che avevano contribuito alla cessazione della guerra.

MATRONALIA. Nell’antica Roma, alle calende di marzo si celebrava una festa solenne in onore di Giunone, che prendeva il nome di Matronalia. Era molto simile a quella che si celebrava col nome di Saturnalia nel dicembre, e per questo appunto era detta Saturnali delle donne. Durante la festa si concedeva piena libertà alle persone di condizione servile, cui venivano anche apprestate cene servite dalle padrone stesse. Si scambiavano in questa circostanza doni fra marito e moglie e fra genitori e figli. La festa cominciava nel boschetto sacro che circondava il tempio di Giunone Lucina sull’Esquilino e si compieva in seno alla famiglia. Ne erano esclusi i celibi, e le donne di facili costumi (Gioacchino Mancini – Enciclopedia Italiana, 1934).

Scambiarsi reciprocamente il dono del Mărțișor durante la prima settimana di marzo è una delle più popolari tradizioni nei paesi dei Balcani – Bulgaria, Grecia, Macedonia – che si è tramandata, così come in Romania, di generazione in generazione nel corso dei secoli. In Bulgaria, ad esempio, questa festività è chiamata Martenitza, in Romania e Moldavia Mărțișor, in Macedonia Martinki: un tripudio di ciuffi biancorossi: bracciali, coccarde, pupazzi appesi sui rami degli alberi o indossati fastosamente come si usava nell’antichità, fra i cavalieri e le amazzoni della Tracia.

I Mărțișor si indossavano sul petto fino all’intravedersi del primo segno dell’arrivo della primavera – una cicogna, una rondine o un albero in fiore – ed entro la fine di marzo venivano restituiti alla natura, appesi ai rami di un albero o poggiati sotto una pietra, esprimendo un desiderio.

Quest’anno, lo scambio reciproco dei Mărțișor tra romeni e italiani, avrà luogo sulla piattaforma zoom, Sabato, 27 febbraio 2021, ore 15.

Link dell’evento “Mărțișor 2021: ti dono il simbolo porta-fortuna della primavera”, in Zoom: https://us05web.zoom.us/j/4891762838​

ID riunione: 489 176 2838

Passcode: eyXX1h

Evento organizzato da Italia Romania Futuro Insieme nell’ambito del progetto Biblioteca romena in Italia. Interverranno appassionati di Mărțișor italiani e romeni.

Gli interventi dei partecipanti a “Mărțișor 2021: ti dono il simbolo porta-fortuna della primavera”, saranno in italiano.

ROMANIA DAI PRINCIPATI UNITI ALL’UNITA’EUROPEA


(di Marco Baratto – politicamentecorretto.com) Il 24 Gennaio di ogni anno, la Romania , commemora l’anniversario della cosiddetta “piccola unione” ovvero la creazione dei Principati uniti Moldavia e Valacchia che nel 1881 si sarebbe trasformato in Regno di Romania.
Alla metà del XIX secolo l’intera Europa, guardava all’impero ottomano come al “malato d’Europa” e tutte le potenze continentali erano pronte a spartirsi i vari territori che ancora erano sottomessi alla Sublime Porta in particolare l’attenzione e le mire dei principali Stati europei erano puntati sui Balcani e sulla regione danubiana dove, tra l’altro si erano registrati anche tentativi insurrezionali. La Russia, in particolar modo, vedeva la possibilità di aumentare la propria influenza nel mondo balcanico.
Nel 1853 l’entrata in scena della Russia nei Principati di Moldavia e Valacchia (che anche se formalmente autonomi erano ancora parte della Porta) provoca la razione immediata dell’impero ottomano.
Contemporaneamente i governi di inglese, francese, austriaco, prussiano e svedese iniziarono trattative per la creazione di una coalizione antirussa che mirasse a limitare l’espansione degli czar verso i Balcani. In questa guerra, che avrebbe coinvolto, ben presto una buona parte dell’Europa, anche il Regno di Sardegna. Cavour era, infatti, cosciente che solo facendo rientrare lo stato sardo sulla scena europea si potevano attirare non solo le simpatie delle varie cancellerie europee ma, anche porre la “questione italiana” al centro delle discussioni tra le potenze europee.
La pace che segui pose nuovamente al centro la questione balcanico danubiana e n egli incontri che Cavour ebbe prima dell’apertura del Congresso di Parigi, con i rappresentanti del governo inglese e di quello francese, infatti, emerse l’ipotesi formulata da Napoleone III durante un colloquio riservato che i territori dei Principati di Moldavia e Valacchia sarebbero stati assegnati al Duca di Modena e alla Duchessa di Parma con la contestuale annessione di questi due stati italiani al Piemonte di Vittorio Emanuele II . Pur tenendo fermo l’interesse della causa nazionale italiana all’interno del congresso di Parigi, Cavour, fu tra i più accessi sostenitori della causa nazionale romena convinto che l’unità nazionale dell’Italia non poteva , in virtù del principio di nazionalità, essere disgiunto dalla causa nazionale rumena.
La Romania, unita, libera ed indipendente, sarebbe stata, nella visione europea di Cavour, non solo un atto dovuto nei confronti dei tanti patrioti che speravano nell’indipendenza di una Patria , ma sarebbe stata un argine sia all’espansionismo austriaco e russo sia un sorta di cuscinetto nei confronti della Turchia, infatti, “Se non li riuniamo (i Principati n.d.r.), se non costituiamo un potere forte e compatto, essi resteranno immersi nella corruzione e nel disordine come in passato…Sarebbe una vera vergogna per l’Europa lasciare questi paesi in preda all’anarchia ed agli intrighi”.
Questa premessa storica ci premette di ricordare che la data del 24 Gennaio e la commemorazione della “piccola unione” sono parte della storia del continente europeo. La Romania nei decenni a seguire avrebbe svolto un ruolo chiave nei rapporti tra est e ovest. Oggi la Romania è parte integrante della Nato e dell’Unione Europea e continua a svolgere le sue doti di paese “ponte” tra l’Europa occidentale e quella orientale tra Europa e la Turchia.
La Romania è lo snodo attraverso il quale far passare la necessità di riedificare la casa comune europea attraverso le regole della convivenza, della tolleranza e dell’inclusione .

Marco Baratto

Principe Alexandru Ioan Cuza

Aprilia. Nonna Aurica compie 100 anni! / Bunica Aurica împlinește 100 de ani!


Ad multos Annos! Auguri a nonna Aurica che oggi compie 100 anni.

Aprilia (LT), 10/10/2020 – La signora Aurica Manzini, nata in Romania, a Cataloi (Tulcea), il 10 ottobre del 1920, è stata una delle prime abitanti di Aprilia, in provincia di Latina, quando la cittadina contava poche abitazioni.

Sarta molto abile, negli anni ’50 apre il primo negozio di abbigliamento del comune che è passato da anni in gestione alla figlia ed è tuttora attivo. Nonna Aurica appartiene inoltre ad una delle numerose famiglie di Aprilia che formavano una consistente comunità Italo-Rumena nella zona di Costanza (in romeno Constanța), in Romania e che sono rientrate in Italia prima della Seconda Guerra Mondiale e hanno costituito il primo nucleo della città pontina.

Nonna Aurica, oggi 100 anni, riceve il Crest del Comune di Aprilia (LT), nella foto con Francesca Barbaliscia, in fascia tricolore, in rappresentanza del Sindaco di Aprilia.

RO. La mulți ani, bunica Aurica! Astăzi împlinește 100 de ani!

Bunica Aurica Manzini, născută la Cataloi, în județul Tulcea, la 10 octombrie 1920, este una dintre primii locuitori ai orașului Aprilia (LT), chiar de la început, când orașul avea foarte puține case.

O croitoreasă foarte pricepută, în 1950 a deschis primul magazin de îmbrăcăminte din oraș, care de ani de zile a fost preluat de fiica sa, Roberta, fiind activ și astăzi, în Via degli Oleandri, 21 – 04011 Aprilia (LT).

Bunica Aurica, aparține uneia dintre numeroasele familii care, în România, au dat naștere unei importante comunități italo-române, în județul Constanța și care s-au întors, apoi, în Italia, înainte de cel de-al doilea război mondial, formând astfel primul nucleu al orașului Aprilia, fondat în anul 1936.

Ne unim familiei prietenei noastre, bunica Aurica, cu fiica Roberta și nepoata Sara (în fotografie), în această zi frumoasă, cu urări de sănătate, fericire și bătrânețe ușoară, înconjurată de iubirea celor dragi!

Asociația IRFI „Italia Romania Futuro Insieme” („Italia România un Viitor Împreună”) propune autorităților Primăriei Frecăţei, în a căriei administrație se află localitatea Cataloi, acordarea „cetățeniei de onoare” doamnei Aurica Manzini, născută la 10 octombrie 1920, în Cataloi, cu ocazia împlinirii vârstei de 100 de ani. Bunica Aurica a fost din totdeauna și este în continuare, o foarte bună prietenă a României și a românilor care muncesc în Italia.

Toți cei care doresc să-i transmită ”La mulți ani” bunicii Aurica, o pot contacta la adresa: Via degli Oleandri, 21 – 04011 Aprilia (LT).

Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcaș

Associazione IRFI „Italia Romania Futuro Insieme”

Roma, 10/10/2020

Bunica Aurica, astăzi la vârsta de 100 anni, premiată de Primaria Apriliei (LT).
Nonna Aurica ha compiuto oggi 100 anni. Nella foto, con il Crest del Comune di Aprilia (LT).
Nonna Aurica Manzini ha compiuto oggi 100 anni. Nella foto, con il Crest del Comune di Aprilia (LT).

Il Caffè Tv:

“Cento anni di vita nel segno del lavoro e della famiglia. Aurica Manzini, classe 1920, ha compiuto oggi il secolo di vita e l’ha voluto festeggiare nel suo negozio di abbigliamento in via degli Oleandri ad Aprilia, aperto negli anni sessanta e ancora attivo.

Madre di Claudio e Roberta, nonna di 4 nipoti e due volte bisnonna, Aurica ha ancora la lucidità di una ragazzina: sveglia prestissimo la mattina, pulizie di casa e poi via per seguire la messa delle 8.30 alla chiesa di San Michele. Al termine, un po’ di spesa, il rientro a casa e la preparazione del pranzo («Tira ancora la sfoglia a mano», rivela la figlia Roberta), non prima di essere passata nel suo negozio. «Mi tengo sempre impegnata, lavoro tanto perché se mi siedo mi annoio, mi sento malata», rivela Aurica, arrivata ad Aprilia nel 1940 dalla Romania, dove è nata e dove ha imparato a cucire all’età di 12 anni. La famiglia Manzini è una delle tante che da Rovigo nel 1878 partirono per la Romania per avviare una risiera e rientrarono nel 1940 richiamati in patria dal fascismo. Si trasferirono prima a Campo del Fico, poi in centro ad Aprilia, in via degli Oleandri dove vive ancora oggi. «Ho visto Benito Mussolini – racconta Aurica – era grassottello, ma non lo scriva altrimenti mi arrestano». «Aprilia non esisteva, c’era la piazza, la chiesa, qualche casa e basta. Quando oggi vedo quanto è diventata grande la mia città, mi meraviglio. Ricordo ancora di aver visto le battaglie successive allo sbarco di Anzio dal balcone di casa. Il cielo di notte si illuminava con le bombe. Gli americani potevano arrivare a Roma in pochi giorni, ma hanno aspettato pensando che ci fossero i tedeschi qui. Ma i tedeschi non c’erano».

Aurica conobbe il marito Ornello Riccetti durante la guerra. «Era un soldato telegrafista, venne a casa nostra per motivi di servizio, poi tornò altre volte. Gli dissi: a questo punto sposiamoci». Ornello è stato poi un dipendente Sip ed è venuto a mancare nel 1982.

Oggi la neo centenaria indossa con disinvoltura la mascherina: «Questo virus passerà», spiega, ricordando i giorni del lockdown, «quando non potevo andare a messa. Questo è stato il dispiacere più grande». Aurica non ha una ricetta per la longevità: «Bisogna sempre lavorare e tenersi impegnati, stare attenti a quello che si mangia, ma soprattutto, e lo dico ai giovani, fate una vita serena, tanto quello che deve succedere succede. Come dico sempre: finché c’è vita c’è speranza».

Stamattina a farle gli auguri al negozio sono passati tanti parenti, amici, clienti storici e l’assessore alle politiche sociali Francesca Barbaliscia, che le ha portato in dono due stampe della Aprilia appena fondata e lo stemma del Comune, poi le ha fatto indossare la fascia da sindaco, che Aurica ha indossato con straordinaria naturalezza.”

Fonte: https://www.ilcaffe.tv/ https://www.ilcaffe.tv/articolo/71203/vidi-lo-sbarco-di-anzio-dal-balcone-mussolini-dal-vivo-era-grassottello

Iuliu-Marius Morariu: Catholic Social Teaching in Catholic and Orthodox Faculties of Theology in Romania after 1990


Iuliu-Marius Morariu (ieromonahul Maxim) este un preot şi monah ortodox din Arhiepiscopia Clujului (Transilvania, România). A publicat, editat sau coordonat mai multe volume, studii sau articole în România sau în străinătate şi a participat cu comunicări ştiinţifice la peste 100 de conferinţe şi simpozioane în România sau în străinătate. Momentan este doctorand al Facultăţii de Teologie Ortodoxă din Cluj-Napoca şi masterand al Facultăţii de Ştiinţe Sociale din cadrul Universităţii Pontificale Sf. Toma de Aquino “Angelicum”, din Roma (Italia).

Iuliu-Marius Morariu

 

1. Introduction

OIKONOMIA 1 (2019) x web 9 Catholic social teaching has become known in Romania, especially after 1990. During the Communist period, only some historical aspects or some of its doctrinal outcomes were presented in the handbooks of the Faculties of Orthodox or Catholic Theology, or in those of the seminaries.1 This was because of the policy of the State, and of the fact that the governing elite were not only persecuting the Church, but also thought that they were the only ones who could have a social doctrine, a secular one.

Some attempts, like the one of the Orthodox Patriarch Justinian Marina, who wrote Apostolatul social (Social Apostolate),2 which tried to find a way to bring together secular and religious social doctrine, can be noted in this period, but they did not contribute, as we would expect, to wider dissemination of the social doctrine of the Church. Moreover, this work has later been criticised by some of the historians who investigated his life and activity.

Therefore, shortly after 1990, when the Faculties of Theology that had been closed by the Communist regime were reopened and new books in theology could be published, this topic started to be studied again, both in Catholic and Orthodox contexts. Some of the authors preferred to emphasize the historical aspects of the topic, others its practical outcomes, while others still tried to take ideas from the Catholic tradition and put them into practice in the other, or used arguments from the Catholic confessional space in the other one. Therefore, using the information from the books or articles that have investigated these topics, we will try to synthesize here the way in which the aforementioned topic is presented in the Faculties of Orthodox and Catholic Theology in Romania after 1990. Our investigation will not only be a review of the literature, but also bring to attention the way in which Catholic Social Teaching has influenced the thinking of Romanian theologians like Radu Preda3 in the Orthodox tradition, and become important even for sociological and political discourse.

 

2. Catholic Social Teaching in Catholic and Orthodox Faculties of Theology in Romania after 1990

When one speaks about Catholic social teaching and its reception in Romania, one must mention, for sure, the name of Father Emil Dumea. Born in 1958, he is now Professor in the Faculty of Catholic Theology of Iași (Moldavian part of Romania).4 The former Rector of the Franciscan Roman-Catholic Institute (2000-2008), he graduated from the Roman-Catholic Theological Institute of Iași in 1984, and then from the Faculty of Ecclesiastical history of the Gregorian University in Rome (1986-1990), where he defended his PhD in 1997, under the coordination of Professor Kulič Jakov SJ.5 Although he is specialised in the History of the Church, rather than in Social Ethics or Morals, he has published several books on this latter topic.6 As the holder of the course on Catholic Social Doctrine, in 2015 he published a book in Romanian entitled Social Catholic Doctrine in the Contemporary World,7 which completes the ideas of an earlier book where he presents the landmarks of Catholic social doctrine.8 In both of them, not only does he present the history of Catholic Social Doctrine, starting from Lumen Gentium and preceding attempts to establish such a doctrine, but at the same time he investigates its meaning for the development of contemporary theology, and also its possible outcomes for the Romanian context. Of course, in books like the one dedicated to the relationship between the Church and state in Europe,9 where he investigates the relationships between these two institutions during different ages and highlights the changes that took place in different times between them, he also uses information about the aforementioned topic, referring to it and offering explanations from papal encyclical letters to some events. The same can also be noted in his book dedicated to the way relationships between the Catholic Church and Communism are reflected on the Internet.10His ideas are clearly expressed, well documented and easy to read and understand. Familiarised with a methodological approach, he shows even from the beginning that the purpose of the investigation of Catholic Social teaching in his area is a missionary one,11 but it is always linked with other important domains of the activity and mission of the Church and its theoretical research.

Interest in this topic should be noted in other confessional areas. For example, amongst the Orthodox, Radu Preda is one of the theologians who are also interested in the Social Doctrine of the Church. With his background in places like Hamburg, Vienna or Heidelberg, he proposes topics like the relationship between the Church and State in contemporary Romania and its challenges,12 or an investigation into Communism and its main elements from an Orthodox perspective.13 Since 2014, he has been investigating the last topic further, in a practical way, as Director of the Institute for the Investigation of Communist Crimes in Romania and the Memory of Romanian Exile. As a theologian, he has been the first in Romania to propose lectures on social theology, at the end of 1990s. Therefore, although he is not an authors who speaks only, or primarily, about Catholic Social doctrine, we should mentioned that he often uses references to it in his books, not only in comparison to other fields and confessions (like Orthodox or Protestant), but also in order to present the solutions offered by the Catholic tradition. Since he is considered the first professor of Social Theology and, up to now, the best known for it within Romanian orthodoxy, we think it is important to mention him there.14

We should also mention the fact that civil society, or lay people in Romania, are also interested in some aspects of the social doctrine of the Catholic Church. Such an example can be found in Professor Radu Carp, of the Faculty of Political Sciences of Bucharest University. Close to Radu Preda, with whom he founded the inter-religious and inter-cultural institute “Inter” from Cluj,15 he is also interested in the political outcomes of the social doctrine of the Church. Therefore, in books like: The Principles of Common Thinking. Christian Democratic Doctrine and Social Action, published in 2006,16 Seeking for the Common Good, published a couple of years later,17 Religion in Transition of 2009,18 or the text dedicated to the relationships between religion, politics and rule of law,19 he uses examples from Catholic Social Doctrine and its implementation in the Catholic tradition as models for illustrating some of his theories or the solutions he proposes for the Romanian situation.

Of course, he is only one of many other important voices from the civil space who have become more interested in social theology and the interaction between politics and theology in the public sphere. This also explains why an important publishing house in Romania, located until 2014 in Cluj-Napoca and since then, in Bucharest, namely Eikon, has initiated a collection entitled “Theologia socialis.” In this series, theologians, historians, politicians, specialists in law, politics, media and many others offer interesting and useful approaches to different aspects of social theology, using, where necessary, aspects of Catholic Social Doctrine and aspects of the official documents of the Holy See. A sign that confirms the relevance of this collection and of the topics presented there for readers consists in the fact that the most important meeting of librarians and a bookfest from there has awarded this Publishing House20 with an important prize. A quick look at contemporary research in this field will show that almost all the titles from this collection are quoted in every serious investigation dedicated to one of the topics related to the social teaching of the Church and social action.

3. Conclusions

As we have tried to emphasize here too, social teaching has become an important topic in Romanian theological and lay debates after 1989. Professors from the Faculties of Catholic or Orthodox Theology have proposed lectures on this topic and used many elements of Catholic Social Doctrine to speak about topics like the relationships between Church and State or the interaction between politics and theology. Catholic Social Teaching is not only an important topic for Catholic theology, where professors and researchers like Father Emil Dumea have published several books, highlighting both the historical landmarks of this domain, its contents and relevance, but also for the Orthodox one, where people like Radu Preda or Ion Petrică have used important elements of it in comparisons or as examples. It has been also important for the public sphere, for political analysts, for historians and specialists in different research fields, where people like Radu Carp have deepened several aspects of it, or important publishing houses have initiated collections where it has an important place.

Its use and increasing relevance in today’s Romania shows the desire of people from this area to be more open-minded and to find solutions to their daily problems by using information from this tradition, or by learning from their previous experiences.

 

NOTE

1 Like: Ioan Rămureanu, Milan Şesan, Teodor Bodogae, Istoria Bisericească Universală (Universal Church History), 1st volume, Press of the Biblical and Missionary Institute of the Romanian Orthodox Church, Bucharest, 1987.
2 Justinian Marina, Apostolat social (Pilde şi îndemnuri pentru cler) (Social Apostolate – Stories and Examples for the Clergy), Press of the Biblical and Missionary Institute of the Romanian Orthodox Church, Bucharest, 1949.
3 Romanian orthodox theologian, professor at the Faculty of Orthodox Theology of “Babeş-Bolyai” University, Cluj-Napoca, Romania, and Executive President of the Institute for the Investigation of Communist Crimes and the Memory of Romanian Exile (IICCMER), in Bucharest. He was also the founder of Social Theology in Romanian Orthodox Theological Faculties. Among his most important books, the following can be mentioned: Radu Preda, Biserica în stat – o invitaţie la dezbatere (Church in the State – an Invitation to Debate), Scripta Press, Bucharest, 1999; Radu Preda, Comunismul – o modernitate eşuată (Communism – a Failed Modernity), Eikon Press, Cluj-Napoca, 2009; Radu Preda, Cultura dialogului – pledoarii şi exerciţii (The Culture of Dialogue – Pleas and Exercises), Eikon Press, Cluj-Napoca, 2009; Radu Preda, Jurnal cu Petre Ţuţea (Diary with Petre Ţuţea), Humanitas Press, Bucharest, 1992; Radu Preda, Ortodoxia & ortodoxiile: studii social-teologice (Orthodoxy and Orthodoxies – Socio-theological Studies), Eikon Press, Cluj-Napoca, 2010.
4 For more information about his biography, see: http://emildumea.ro/, accessed 12. 09. 2018.
5 Ibidem.
6 Like: Emil Dumea, Pledoarie pentru omul între Biserică şi stat (Pleas for the Man between Church and State), Pim Press, Iaşi, 2016; Emil Dumea, Istoria Doctrinei Sociale a Bisericii Catolice (History of the Social Doctrine of the Catholic Church), Sapientia Press, Iași, 2015; Emil Dumea, Doctrina socială catolică în lumea contemporană (Catholic Social Doctrine in the Contemporary World), Sapientia Press, Iași, 2015; Emil Dumea, Biserica și Statul în Europa. Perspective istorice și creștine (Church and State in Europe. Historical and Christian Perspectives), Sapientia Press, Iași, 2014. His books are available online at: http://emildumea.ro/, accessed 12. 09. 2018.
7 Emil Dumea, Doctrina socială catolică în lumea contemporană (Catholic Social Doctrine in the Contemporary World), Sapientia Press, Iaşi, 2015.
8 Emil Dumea, Istoria Doctrinei Sociale a Bisericii Catolice (History of the Social Doctrine of the Catholic Church).
9 Emil Dumea, Biserica și Statul în Europa. Perspective istorice și creștine (Church and State in Europe. Historical and Christian Perspectives).
10 Emil Dumea, Biserica Catolică și comunismul în Europa (în internet) (Catholic Church and Communism in Europe – in internet), Pim Press, Iaşi, 2017.
11 Emil Dumea, Doctrina socială catolică în lumea contemporană (Catholic Social Doctrine in contemporary world), p. 2-3.
12 Radu Preda, Biserica în stat – o invitaţie la dezbatere (Church in the State – an Invitation to Debate).
13 Cf. Radu Preda, Comunismul – o modernitate eşuată (Communism – a Failed Modernity); Radu Preda, Cultura dialogului – pledoarii şi exerciţii (Culture of Dialogue – Pleas and Exercises).
14 Of course, there are also other authors like father Ion Petrică, who is specialised in social assistance and published several books on this topic, but he is rather perceived as a voice of sociology that as one of the theology, because of his approaches and space of work. See, for example: Ion Petrică, Biserica şi asistenţa socială în România (Church and Social Assistance in Romania), Press of European Institute, Iaşi, 2007 (there he not only presents a detailed situation of the social assistance from this space, its challenges and results, but also presents a history of the problem and speaks about the Social Doctrine of Catholic Church and its relevance for the development of this topic and its outcomes in the investigated space), and: Ion Petrică, Religiozitatea şi instituţiile sociale în România (Religiosity and social institutions in Romania), Press of European Institute, Iaşi, 2013.
15 http://doctorat.unibuc.ro/, accessed 29. 09. 2018.
16 Radu Carp, Principiile gândirii populare. Doctrina creştin – democrată şi acţiunea socială (The principles of popular taught. Christian-democrate doctrine and social action), Eikon Press, Cluj-Napoca, 2006.
17 Radu Carp, În căutarea binelui comun. Pentru o viziune creştină a democraţiei româneşti (In the research of common good. For a Christian vision of the Romanian democracy), Eikon Press, Cluj-Napoca, 2008.
18 Radu Carp, Religia în tranziţie. Ipostaze ale României creştine (Religion in transition. Hypostases of Christian Romania), Eikon Press, Cluj-Napoca, 2009.
19 Radu Carp, Religie, politică & statul de drept. Secvenţele unei acomodări (Religion, politics and state of right. Sequences of an accomodation process), Humanitas Publishing House, Bucharest, 2013.
20 https://ro.wikipedia.org/, accessed 29. 09. 2018.

 

References

A. Books

1. Carp, Radu, În căutarea binelui comun. Pentru o viziune creştină a democraţiei româneşti (In Search of the Common Good. For a Christian Vision of Romanian Democracy), Eikon Press, Cluj-Napoca, 2008.
2. Carp, Radu, Principiile gândirii populare. Doctrina creştin – democrată şi acţiunea socială (Principles of Common Thinking. Christian Democratic Thought and Social Action), Eikon Press, Cluj-Napoca, 2006.
3. Carp, Radu, Religia în tranziţie. Ipostaze ale României creştine (Religion in Transition. Hypostases of Christian Romania), Eikon Press, Cluj-Napoca, 2009.
4. Carp, Radu, Religie, politică & statul de drept. Secvenţele unei acomodări (Religion, Politics and Rule of Law. Sequences of an Accommodation Process), Humanitas Publishing House, Bucharest, 2013.
5. Dumea, Emil, Biserica Catolică și comunismul în Europa (în internet) (The Catholic Church and Communism in Europe – in internet), Pim Press, Iaşi, 2017.
6. Dumea, Emil, Biserica și Statul în Europa. Perspective istorice și creștine (Church and State in Europe. Historical and Christian Perspectives), Sapientia Press, Iași, 2014.
7. Dumea, Emil, Doctrina socială catolică în lumea contemporană (Catholic Social Doctrine in the Contemporary World), Sapientia Press, Iași, 2015.
8. Dumea, Emil, Istoria Doctrinei Sociale a Bisericii Catolice (History of the Social Doctrine of the Catholic Church), Sapientia Press, Iași, 2015.
9. Dumea, Emil, Pledoarie pentru omul între Biserică şi stat (Plea for the Human Person between Church and State), Pim Press, Iaşi, 2016.
10. Marina, Justinian, Apostolat social (Pilde şi îndemnuri pentru cler) (Social Apostolate – Stories and Examples for the Clergy), Press of the Biblical and Missionary Institute of the Romanian Orthodox Church, Bucharest, 1949.
11. Petrică, Ion, Biserica şi asistenţa socială în România (The Church and Social Assistance in Romania), Press of European Institute, Iaşi, 2007.
12. Petrică, Ion, Religiozitatea şi instituţiile sociale în România (Religiosity and Social Institutions in Romania), Press of European Institute, Iaşi, 2013.
13. Preda, Radu, Biserica în stat – o invitaţie la dezbatere (The Church in the State – an Invitation to Debate), Scripta Press, Bucharest, 1999.
14. Preda, Radu, Comunismul – o modernitate eşuată (Communism – a Failed Modernity), Eikon Press, Cluj-Napoca, 2009.
15. Preda, Radu, Cultura dialogului – pledoarii şi exerciţii (The Culture of Dialogue – Pleas and Exercises), Eikon Press, Cluj-Napoca, 2009.
16. Preda, Radu, Jurnal cu Petre Ţuţea (Diary with Petre Ţuţea), Humanitas Press, Bucharest, 1992.
17. Preda, Radu, Ortodoxia & ortodoxiile: studii social-teologice (Orthodoxy and Orthodoxies – Social-Theological Studies), Eikon Press, Cluj-Napoca, 2010.
18. Rămureanu, Ioan, Şesan, Milan, Bodogae, Teodor, Istoria Bisericească Universală (Universal Church History), 1st volume, Press of the Biblical and Missionary Institute of the Romanian Orthodox Church, Bucharest, 1987.

 

B. Internet

19. http://doctorat.unibuc.ro/, last accessed 29. 09. 2018.
20. http://emildumea.ro/, accessed 12. 09. 2018.
21. http://emildumea.ro/, accessed 12. 09. 2018.
22. https://ro.wikipedia.org/, accessed 29. 09. 2018.

 

Oikonomia – Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences, Febbraio 2019 

ROMANIA, LA DIOCESI DI IAȘI CELEBRA I 134 ANNI DI STORIA


A nome dell’Associazione IRFI “Italia Romania Futuro Insieme” e mio personale, esprimo il nostro giubilo alla Diocesi di Iaşi, alle LL.EE. Mons. Petru Gherghel Vescovo ordinario e Mons. Aurel Percă Vescovo ausiliare;  a tutto il clero diocesano e regolare; alle persone consacrate e tutti i fedeli cattolici, per il CXXXIV anniversario di fondazione della nostra Diocesi. La mulți ani! 

Papa Leone XIII

Dott.ssa Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcaș, Roma, 27 giugno 2018. 

Nel territorio di Romania ci sono sei diocesi romano-cattoliche (Bucureşti, Alba-Iulia, Iaşi, Timişoara, Satu Mare, Oradea), sei greco-cattoliche (Făgăraş şi Alba-Iulia, Maramureş, Cluj-Gherla, Oradea, Lugoj, Bucureşti) e una cattolica di rito armeno. Su una popolazione approssimativamente di 20,2 milioni di romeni il 5,4% sono cattolici, l’86,5% sono ortodossi, il 5,1% protestanti o neoprotestanti.

Mons. Nicolae Iosif Camilli

Situata nell’est della Romania, la Diocesi di Iaşi fu fondata nell’anno 1884. Ha una superficie di 46.378 km2, e una popolazione di 4.359.762 abitanti di cui il 4,6% sono cattolici.

In antichità il territorio venne occupato dalle armate romane (105-106 d.C.) e con l’occupazione romana iniziò la diffusione del cristianesimo. La Romania rimase a lungo nella sfera di influenza bizantina e ancor di più dopo lo scisma del 1054; e ciò favorì la diffusione della confessione ortodossa. Il cattolicesimo si diffuse e resistette grazie all’attività missionaria degli ordini mendicanti (soprattutto di domenicani e francescani). L’attività dei missionari provenienti da Italia, Polonia, Ungheria portò all’istituzione di un Vicariato Apostolico Moldavo tra il 1818 e il 1884.

Mons. Dominic Jaquet

Il 27 giugno 1884, papa Leone XIII istituì la diocesi e vi inviò come primo vescovo Mons. Nicolae Iosif Camilli. Seguirono Dominic Jaquet, Alexandru Theodor Cisar, Mihai Robu e Anton Durcovici proclamato beato nel 2014.

Il 21 febbraio 1978, papa Paolo VI nominò amministratore apostolico di Iaşi  Mons. Petru Gherghel, poi nominato vescovo della diocesi il 14 marzo 1990 da papa Giovanni Paolo II, tutt-ora in cattedra. Il 29 settembre 1999, papa Giovanni Paolo II nominò Mons. Aurel Percă vescovo Ausiliare di Iaşi, con il titolo canonico di vescovo titolare di Mauriana.

Mons. Alexandru Theodor Cisar

Iaşi è residenza episcopale e sede della cattedrale. L’antica cattedrale, intitolata a “Adormirea Maicii Domnului” („Dormizione di Maria”), fu  aperta al culto il 15 agosto 1789, divenuta poi cattedrale fu rinnovata nel 1869.

Il primo seminario della diocesi fu fondato nel 1886 a Iaşi. La nuova cattedrale intitolata a “Sfânta Fecioară Maria, Regină” („Vergine Maria, Regina”) fu edificata dopo la Rivoluzione, tra il 1992 e il 2005, e venne consacrata il primo novembre 2005.

Mons. Mihai Robu

Fonte: http://www.cattedraleconcordia.it/

Vedi sito internet della Epicospia di Iași: http://ercis.ro.

Le biografie dei vescovi di Iași, in lingua romena:

 

La Chiesa Cattolica romena esulta: è beata Veronica Antal, vergine e martire


Veronica Antal insieme alla nonna e alla sorella minore

 Il 26 gennaio 2018,  papa Francesco ha ufficialmente riconosciuto il martirio della romena Veronica Antal (1935 – 1958), uccisa a 23 anni con quarantadue  coltellate, per essersi opposta a un tentativo di violenza sessuale. 

La sua causa di beatificazione è stata avviata nel 2003 a furor di popolo, perché nella diocesi di Iaşi nessuno ha avuto il benché minimo dubbio che fosse autentico martirio la sua morte violenta, avvenuta non già, o non soltanto, in difesa della propria dignità di donna, piuttosto in nome dei suoi valori religiosi di cui lei mai aveva fatto mistero.
Anzi, dipendesse da loro, salterebbero tranquillamente il “gradino” intermedio della beatificazione, dato che, da più di cinquant’anni, la chiamano “santa Veronica”, in barba a qualsiasi procedura canonica. Sul luogo del martirio, come sulla sua tomba, si radunano assemblee imponenti, composte da giovani ed anziani, cattolici e ortodossi, che le affidano le loro necessità.
Pur così generazionalmente trasversale ed interconfessionale, la devozione per questa semplice ed umile contadina si è tradotta nelle procedure canoniche in modo così tardivo, a causa della situazione politica che non l’ha permessa prima.
Veronica nasce il 7 dicembre 1935 nel nord della Romania, a Nisiporeşti, e della sua educazione religiosa è debitrice a nonna Serafina: essendo i genitori perlopiù impegnati nei campi, tocca all’anziana donna prendersi cura della fede dei nipoti e a giudicare dai frutti non c’è che da rallegrarsi con lei. Insieme, le trasmette anche il senso di laboriosità e già a quattro anni la impegna in piccole occupazioni: così a Veronica è meno faticoso, a sette anni, seguire i genitori nei lavori dei campi, pur frequentando regolarmente la scuola elementare nei mesi invernali. Uno sviluppo precoce ed un’accentuata sensibilità sono le uniche caratteristiche particolari della bambina, che in nulla si differenzia dalle altre compagne: anche per lei mamma inizia a preparare la dote, cui Veronica contribuisce con i suoi lavori di cucito. Tutto fa prevedere, dunque, che il matrimonio rientri nei suoi progetti (o almeno così spera la mamma), anche se piccoli segnali di particolare predisposizione alle cose spirituali non tardano a manifestarsi.
È però sui 16-17 anni che la vocazione religiosa esplode in lei con forza, facendole desiderare di entrare tra le suore del convento nel vicino villaggio di Hălăuceşti. Dire che mamma non ne è entusiasta è un eufemismo: le fa tutta l’opposizione consigliatale dal suo cuore materno, con l’unico risultato di irrobustire in Veronica il desiderio della vita religiosa. Che tuttavia deve fare i conti anche con il clima socio-politico che la Romania sta vivendo nell’orbita sovietica, con l’ateismo di stato che impone la chiusura delle congregazioni religiose. Veronica capisce che tutto questo, perlomeno, finirà con il ritardare la realizzazione del suo desiderio e allora si “adatta”, accontentandosi di coltivare la propria vocazione con uno stile di vita claustrale tra le mura di casa. All’interno della quale si prepara una cameretta per il suo raccoglimento e la preghiera, ma intanto diventa l’anima della vita pastorale della sua parrocchia: insegnando catechismo, animando il coro, visitando i malati, proprio come farebbe una suora. Così, infatti, qualcuno la chiama, per come vive e come veste, e la cosa non le dispiace affatto. Prima aderisce alla Milizia dell’Immacolata (quella di padre Kolbe), poi si iscrive al Terz’Ordine Francescano, infine emette privatamente il voto di castità. La sua spiritualità diventa robusta, nutrita di Eucaristia, illuminata dal rosario, sorretta dalla Messa quotidiana nella chiesa di Hălăuceşti, distante otto chilometri da casa sua e che raggiunge ogni mattina, prima dell’alba con un gruppo di amiche.
È purtroppo sola, invece, la sera del 24 agosto 1958, di ritorno da quella chiesa in cui nel pomeriggio è stata amministrata la Cresima e per la quale lei ha lavorato sodo. Vicino ad un campo di granoturco è aggredita da Pavel Mocanu, un giovane del paese, che tenta inutilmente di violentarla (come attesterà l’autopsia) e che alla fine la finisce con quarantadue coltellate. Proprio in quei giorni Veronica sta leggendo la biografia di Maria Goretti (canonizzata soltanto alcuni anni prima) e a due amiche ha confidato che anche lei all’occorrenza si sarebbe comportata così. “Io sono di Gesù e Gesù è mio”, aveva scritto su un foglietto: per restarGli fedele ha preferito la morte. Fonte: http://www.santiebeati.it/dettaglio/92437

Autore: Gianpiero Pettiti

 


Veronica Antal nacque il 7 dicembre 1935 a Boteşti, un villaggio presso Nisiporeşti, in Romania. Era la prima dei quattro figli di Gheorghe e Iova Antal. Fu battezzata il giorno dopo, solennità dell’Immacolata Concezione, nella parrocchia di Hălăuceşti.
A causa dei lavori dei campi che impegnavano tutto il giorno i genitori, era affidata alle cure della nonna Zarafina. Fu lei che, sin dai primi anni, educò la piccola nipote ad avere una grande fede in Cristo e nella Chiesa.
Veronica frequentò le scuole elementari del suo paese, Nisiporeşti. Quando ebbe terminato i quattro anni delle elementari, prese ad aiutare i genitori nel lavoro dei campi. Era dotata di un fisico robusto e di un carattere socievole. Imparò anche a fabbricare i costumi tradizionali del suo Paese e ad aiutare nelle faccende di casa.
Verso i 16-17 anni intensificò anche il suo impegno religioso: entrò nel coro parrocchiale e nella Milizia dell’Immacolata. Nello stesso periodo, avvertì più forte la vocazione religiosa, ma non poté realizzare il suo desiderio: in Romania, infatti, il regime comunista, aveva soppresso tutti i conventi, compreso quello delle suore francescane ad Hălăuceşti.
Non le restò allora che condurre una vita simile a quella di una consacrata, nell’ambito della sua casa. Aderì quindi al Terz’Ordine di San Francesco (oggi Ordine Francescano Secolare) e professò privatamente il voto di castità.
Partecipava ogni giorno alla celebrazione della Messa ed era assidua all’Adorazione Eucaristica. Dato che la chiesa parrocchiale era ad Hălăuceşti, Veronica percorreva a piedi, ogni giorno, gli otto chilometri di distanza dalla sua casa. Visitava spesso i malati e aveva un
Conduceva quindi una vita normale, senza grilli per la testa, desiderosa solo di consacrarsi in futuro totalmente a Dio. Nel frattempo accettava volentieri i sacrifici che le venivano imposti dalle condizioni familiari e da quelle ideologiche della Romania comunista.
La sera del 23 agosto 1958, Veronica si diresse ad Hălăuceşti, dove l’indomani sarebbero state celebrate le Cresime. Una delle amiche che l’avevano accompagnata ricordò in seguito di averla vita pallida e abbattuta, durante la funzione.
Il 24 agosto, dopo la Messa, aiutò a sistemare in sacrestia. Verso sera, le amiche fecero per andare a casa, ma lei disse loro di precederla: le avrebbe seguite più tardi.
Mentre, in tutta fretta, rientrava a casa, fu assalita da un giovane di nome Pavel Mocanu. Lui le rivolse proposte indecenti, ma Veronica si oppose. Il giovane la trascinò allora in un campo di granoturco, mentre lei resisteva continuamente. Arrivato al colmo dell’ira, la colpì con ben 42 pugnalate.
Dopo due giorni in cui la famiglia, allarmata per il suo ritardo, non aveva più avuto sue notizie, fu ritrovato il suo cadavere. La ragazza stringeva ancora fra le mani il rosario, che regolarmente recitava durante il suo lungo cammino. L’autopsia riscontrò che effettivamente l’omicida non era riuscito nel suo intento: Veronica era rimasta vergine. Aveva ventitré anni.
Fu considerata subito dagli abitanti di Nisiporeşti e Halaucesti come una martire della purezza. Da più di 45 anni, ogni 24 agosto, viene ricordato l’anniversario della sua morte. Dalle parrocchie vicine si organizzano pellegrinaggi e celebrazioni di Messe sul luogo dell’omicidio. Inoltre, all’intercessione di Veronica venivano attribuite grazie speciali e prodigiose guarigioni.
Solo negli anni ’80 del secolo scorso, sempre a causa della situazione politica, fu possibile iniziare i passi necessari per promuovere la causa di beatificazione, seguita dall’Ordine dei Frati Minori della Romania.
Il 10 luglio 2003 la Santa Sede ha dato il nulla osta per l’inizio della causa, aperta poi il 25 novembre 2003 dal vescovo di Iaşi in Romania, monsignor Petru Gherghel. L’ultima sessione dell’inchiesta diocesana si è svolta il 12 novembre 2006. Gli atti dell’inchiesta sono stati convalidati il 24 maggio 2008.
Il 26 gennaio 2018, ricevendo in udienza il cardinal Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui Veronica Antal è stata ufficialmente dichiarata martire. Fonte: http://www.santiebeati.it/dettaglio/92437

Autore: Antonio Borrelli ed Emilia Flochini

 

Dio sia benedetto

Benedetto il Suo Santo Nome
Benedetto Gesù Cristo vero Dio e vero uomo
Benedetto il nome di Gesù
Benedetto il Suo Sacratissimo Cuore
Benedetto il Suo preziosissimo Sangue
Benedetto Gesù nel Santissimo Sacramento dell’altare
Benedetto lo Spirito Santo Paraclito
Benedetta la gran Madre di Dio Maria Santissima
Benedetta la Sua Santa e Immacolata Concezione
Benedetta la Sua gloriosa Assunzione
Benedetto il nome di Maria Vergine e Madre
Benedetto San Giuseppe Suo castissimo sposo
Benedetto Dio nei Suoi angeli e nei Suoi santi

Moldavia e Moldova: Che ne pensa l’Accademia della Crusca?


Quesito:

Giancarlo T. da Bologna, Mauro B. da Lisbona, Claudio O. e Luigi F. da Roma, Carlo D. B. da Milano chiedono chiarimenti sul recente affermarsi, in italiano, di Moldova per indicare la Repubblica Moldava, la regione della Romania conosciuta come Moldavia e il fiume solitamente indicato con Moldava: qual è la storia di questi nomi? Perché si registra un tale cambiamento? Quale denominazione è più “corretta”?

Moldavia e Moldova

 

La Repubblica Moldava è uno degli Stati più occidentali, insieme all’Ucraina e ai Paesi baltici, tra quelli divenuti indipendenti dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Storicamente con Moldavia s’intende la regione storica la cui porzione occidentale è compresa nell’attuale Romania, mentre la parte orientale più estesa (Bessarabia e Transnistria) costituisce uno Stato indipendente stretto tra la Romania (di cui era parte integrante nel periodo tra le due guerre mondiali) e l’Ucraina. Vi si parla romeno, ma lingua ufficiale durante il periodo di appartenenza all’Unione Sovietica fu il russo, poi lo fu il romeno e oggi sono ufficiali entrambe le lingue dopo le proteste della popolazione della Transnistria, in maggioranza russofona. Il romeno di Moldavia viene considerato un dialetto del dominio dacoromanzo, ma è fortemente influenzato, specie sul piano lessicale, dalla lingua russa.

La premessa linguistica è necessaria per comprendere l’attuale competizione tra i coronimi Moldavia e Moldova. Moldavia è il nome classico latino, idronimo prima che nome di un popolo e della terra da esso abitata, comune alle lingue romanze e ad alcune non romanze (francese Moldavie, spagnolo, inglese e polacco Moldavia, catalano Moldàvia, tedesco Moldavien, ungherese Moldávia, ecc.) ed è – come si è detto – il nome usato in russo e dunque per la Repubblica Socialista Sovietica. Moldova è invece la forma tipica del romeno. Riacquistata l’indipendenza ufficialmente il 27 agosto 1991, il governo moldavo ha attribuito allo Stato la dizione Moldova (ufficialmente: Republica Moldova) con spirito evidentemente nazionalistico e antisovietico, chiedendo ai governi degli altri Paesi di usare in ogni contesto questa denominazione della nuova repubblica. Da notare che, nelle lingue ufficiali delle Nazioni Unite, Moldova è utilizzato come sostantivo (inglese Republic of M., francese République de M., spagnolo República de M., ecc.).

In Italia per secoli si è usata la sola forma classica. È stato in occasione dell’incontro di calcio a Chişinău, capitale moldava, tra la nazionale locale e quella italiana, il 5 ottobre 1996, che la questione toponomastica è balzata agli onori delle cronache: giornalisti e radiotelecronisti hanno infatti usato chi Moldavia e chi Moldova, parlando anche di calciatori ora moldavi ora moldovi. In data 6 ottobre 1996, per esempio, “la Repubblica” annunciava in un sottotitolo “Battuta la modesta Moldova […]”; la voce è ripetuta 18 volte alle pp. 47-48 (e una volta nell’occhiello di p. 1), e quattro volte figura l’etnico moldovo/-a, in due occasioni riferito al sostantivo Repubblica. Al contrario, lo stesso giorno il “Corriere della Sera” informava in un sottotitolo: “[…] in Moldavia decide tutto la testa dell’attaccante” e ricorreva 12 volte (p. 43) più tre in prima pagina l’aggettivo/etnico moldavo.

Da allora gli allotropi sono stati usati indifferentemente; nessuno impedisce di trasformare la Moldavia in Moldova anche in Italia, fermo restando che tale scelta equivale a chiamare France la Francia, Deutschland la Germania, Sverige la Svezia, Suomi la Finlandia, e così via.

Per quel che riguarda il relativo etnico, moldavo prevale nettamente su moldovo, nella comune esperienza e nel ricorso ai motori di ricerca in rete: moldovo è infatti un neologismo basato sulla forma romena del coronimo, ma in romeno l’aggettivo relativo suona moldovean, plurale moldoveni (cfr. Institutul de Lingvistica “Iorgu Iordan”, DEX, Dictionar explicativ al Limbii Române, Bucureşti, Univers Enciclopedic 1996, s.vv.) così come da Bucureşti si ha bucureşteni, da Timişoara timoşoreni, da Braşov braşoveni, da Ardeal (ossia la Transilvania) ardeleni o da Basarabia basarabeni (trattasi di una suffissazione slava antica, ormai parte integrante della lingua romena). La medesima suffissazione si riscontra nei derivati moldovenesc/-ească, moldovenism, moldovenizare, ecc. La prevalenza della forma con -a- è comune alla maggioranza delle altre lingue: spagnolo e portoghese moldavo, francese e inglese moldave, tedesco moldawisch, croato moldavac, ceco moldavan, polacco mołdawski, svedese moldavisk, ecc.

Potrà aggiungersi che con la medesima coppia allotropica Moldavia/Moldova è chiamato il fiume che nasce dai Carpazi orientali e si getta (indirettamente) nel Mar Nero, mentre il quasi identico e più noto idronimo Moldava è relativo al fiume che attraversa Praga (Vltava in ceco, Moldau in tedesco, in italiano anche Mòldava proparossitono).

In sintesi, la recente concorrenza che Moldova esercita in italiano a Moldavia è favorita, da un lato, dalla facilità con cui anche Moldova si adatta alla fonomorfologia e alla pronuncia italiana, dall’altro lato, dall’insistenza con cui le istituzioni moldave o moldove hanno chiesto che il nome della nuova repubblica fosse quello espresso in romeno. Questa scelta potrebbe tuttavia avere il vantaggio di distinguere il nome dello Stato attuale da quello della regione storica o dalla parte di questa che è compresa nella Romania.

 

Enzo Caffarelli

9 maggio 2017

Romania. Lecito trasferimento del minore in un altro Stato


INDICE

  • 1 In quali circostanze un genitore può trasferire lecitamente il minore in un altro Stato senza l’autorizzazione dell’altro genitore?
  • 2 In quali circostanze è necessaria l’autorizzazione dell’altro genitore per il trasferimento del minore in un altro Stato?
  • 3 Se l’altro genitore non concede l’autorizzazione al trasferimento del minore in un altro Stato, sebbene sia necessario, come si può trasferire lecitamente il minore in un altro Stato?
  • 4 Per quanto riguarda il trasferimento temporaneo (ad esempio vacanze, cure mediche ecc.) si applicano le stesse norme del trasferimento definitivo? Se del caso, si prega di fornire i relativi moduli per l’autorizzazione.

In quali circostanze un genitore può trasferire lecitamente il minore in un altro Stato senza l’autorizzazione dell’altro genitore?

Conformemente alle disposizioni di cui all’articolo 30 della legge 248/2005 relativa al regime di libera circolazione dei cittadini romeni all’estero, il minore titolare di un documento di viaggio o, eventualmente di una carta d’identità e che viaggia all’estero con uno dei genitori può lasciare il territorio romeno senza la dichiarazione dell’altro genitore soltanto se il genitore che l’accompagna può provare che quest’ultimo gli è stato affidato con decisione del giudice definitiva e irrevocabile o che esercita solo la responsabilità genitoriale in base a una decisione del giudice definitiva e irrevocabile o che esercita soltanto l’autorità genitoriale in base a una decisione del giudice definitiva per i procedimenti avviati a partire dal 15 febbraio 2013.

Inoltre, la dichiarazione del genitore decaduto dalla responsabilità genitoriale o eventualmente dichiarato irreperibile, in base alle condizioni previste dalla legge, non è necessaria se la persona che accompagna il minore può comunque provare quanto sopra.

I servizi di polizia di frontiera autorizzano l’uscita dal territorio romeno dei minori accompagnati allorché l’accompagnatore giustifica la necessità del viaggio all’estero con il fatto che il minore potrà beneficiare di cure mediche che non è possibile ricevere in Romania e senza le quali la vita o la salute del minore sarebbero in grave pericolo. Perciò l’accompagnatore deve presentare documenti giustificativi emessi o approvati dalle autorità mediche romene, indicando il periodo nel corso del quale le cure mediche sono somministrate e lo Stato o gli Stati nei quali viene seguito, anche senza l’accordo dei due genitori, dell’altro genitore, del genitore superstite o del rappresentante legale. Inoltre i servizi di polizia di frontiera autorizzano l’uscita dal territorio romeno dei minori accompagnati allorché l’accompagnatore del minore può provare che quest’ultimo si trasferisce a causa dei suoi studi o per partecipare a un concorso ufficiale avvalendosi di documenti idonei indicando il periodo nel corso del quale si svolgeranno gli studi e il concorso e lo Stato o gli Stati in cui avranno luogo, anche se soltanto uno dei genitori ha dato il suo consenso.

In quali circostanze è necessaria l’autorizzazione dell’altro genitore per il trasferimento del minore in un altro Stato?

Il consenso dell’altro genitore è necessario per il trasferimento del minore in un altro Stato membro nei casi in cui la responsabilità genitoriale è esercitata congiuntamente dai due genitori.

Pertanto, i genitori esercitano insieme e in modo paritario la responsabilità genitoriale, sia che si tratti di un figlio minore nato in costanza di matrimonio, sia che sia nato al di fuori del matrimonio.

In caso di divorzio, la responsabilità genitoriale rimane in capo a entrambi i genitori, salvo che esista una decisione contraria di un giudice. Nel caso esistano buone ragioni, il giudice decide che la responsabilità genitoriale sia esercitata soltanto da uno dei genitori, tenuto conto dell’interesse superiore del minore.

Se l’altro genitore non concede l’autorizzazione al trasferimento del minore in un altro Stato, sebbene sia necessario, come si può trasferire lecitamente il minore in un altro Stato?

In caso di disaccordo tra i genitori, per quanto riguarda l’esercizio dei diritti o il rispetto dei doveri genitoriali, il giudice tutelare, dopo aver ascoltato i genitori e tenuto conto delle conclusioni della relazione sull’inchiesta psicosociale, dispone nell’interesse superiore del minore. Pertanto, il consenso dell’altro genitore al trasferimento del minore all’estero può essere sostituito con una decisione del giudice.

Per quanto riguarda il trasferimento temporaneo (ad esempio vacanze, cure mediche ecc.) si applicano le stesse norme del trasferimento definitivo? Se del caso, si prega di fornire i relativi moduli per l’autorizzazione.

La legge n. 248/2005 relativa al regime di libera circolazione dei cittadini romeni all’estero non fa distinzioni tra il trasferimento temporaneo e il trasferimento permanente. Non esiste un formulario standard per la dichiarazione di assenso di un genitore al trasferimento del minore accompagnato dall’altro genitore. La legge prevede che il consenso del genitore al trasferimento nello Stato o negli Stati di destinazione e alla durata del trasferimento deve risultare dal testo della dichiarazione.

Nel caso in cui il minore lasci il territorio romeno accompagnato da una persona diversa dai genitori, il testo della dichiarazione deve contenere il consenso dei due genitori al trasferimento del minore nello Stato o negli Stati di destinazione, alla durata del trasferimento e ai dati d’identificazione della persona che accompagna il minore. La dichiarazione dovrà inoltre includere l’oggetto del trasferimento, il percorso seguito fino allo Stato di destinazione e indicare se il minore resterà nello Stato di destinazione (nel qual caso occorre menzionare la persona alla quale sarà affidato il minore) oppure se ritornerà in Romania con una persona diversa da quella con la quale ha lasciato il paese (nel qual caso occorre indicare i dati per l’identificazione di tale persona). Va allegato anche un formulario per la dichiarazione di consenso dei genitori all’uscita del paese del minore accompagnato da un’altra persona maggiorenne.

Le dichiarazioni summenzionate devono essere redatte in doppia copia e devono essere certificate nel paese da un notaio e, all’estero, da ambasciate o consolati romeni. Qualora esse siano state redatte da autorità straniere, esse devono soddisfare le condizioni di autenticazione previste dalla legge o essere accompagnate da una postilla o clausola, conformemente alla Convenzione che sopprime il requisito della legalizzazione degli atti pubblici esteri, adottata all’Aia il 5 ottobre 1961. La persona che accompagna il minore conserva una copia della dichiarazione e la seconda copia viene inserita nel passaporto del minore.

Fonte: https://e-justice.europa.eu/content_lawful_removal_of_the_child-289-ro-it.do?member=1

Link correlati

Dichiarazione di consenso dei genitori all’uscita dal paese del minore accompagnato da un’altra persona maggiorenne.

Accademia di Romania in Roma: Mostra “La Cultura Cucuteni, dal simbolismo all’arte”


Ceramica e statuette in argilla scoperte nella Provincia di Botosani – Romania  

Lunedì, 19 giugno 2017, ore 18.30, all’Accademia di Romania, Sala Esposizioni (Piazza José de San Martin, 1 – 00197, Roma),  avrà luogo l’inaugurazione della mostra “La Cultura Cucuteni – dal simbolismo all’arte -“. Presenti il prof. Marco Merlini (Roma) e il dr. Aurel Melniciuc (Botosani). La mostra è visitabile dal 19 al 25 giugno 2017.  Ingresso libero.

La Cultura Cucuteni – dal simbolismo all’Arte. La mostra, intitolata “La Cultura Cucuteni – dal simbolismo all’Arte”, è organizzata dal Museo della provincia di Botosani (Romania), in collaborazione con l’Accademia di Romania a Roma e l’Istituto Culturale Romeno, intende presentare la meravigliosa arte della Cultura Cucuteni, illustrando la ceramica e le statuette in argilla scoperte nella Provincia di Botosani – Romania.

Gli artefatti di questa civiltà sono caratterizzati da una vasta gamma di motivi decorativi che gli artisti di questa cultura hanno usato in diverse combinazioni, impiegando solo tre colori (bianco, nero e rosso) in modo da creare risultati spettacolari, considerata l’epoca nella quale sono stati creati. La mostra “La Cultura Cucuteni – dal simbolismo all’Arte” è strutturata in immagini d’alta fedeltà, realizzate in una maniera artistica da fotografi professionisti che collaborano con National Geographic, e corredata da testi in romeno, italiano e inglese, raggruppati in pannelli tipo “roll-up”. Questa mostra non è destinata a focalizzare l’attenzione su informazioni storico-scientifiche e sui dettagli tecnici, ma sul valore artistico dei manufatti in ceramica e dell arte figurativa della cultura Cucuteni.
L’inaugurazione della mostra avrà luogo il 19 giugno 2017, ore 18.30, nella sala espositiva dell’Accademia di Romania a Roma, con interventi del prof. Marco Merlini (Roma) e del dott. Aurel Melniciuc (Museo di Botosani). La mostra è visitabile dal 19 al 25 giugno 2017 presso l’Accademia di Romania, Piazza José de San Martin, 1 – 00197, Roma. Ingresso libero.