Romania, festa nazionale e diplomazia culturale


Ambasciatore di Romania in Italia George Bologan: la mia diplomazia culturale per creare fiducia.

Le priorità del mandato e il “regalo” per la Festa nazionale.

S.E. George Bologan  ambasciatore di Romania in Italia

S.E. George Bologan ambasciatore di Romania in Italia (Foto: Gianni Huci)

Roma, 1 dic. (askanews) – La diplomazia culturale come parte integrante del dialogo tra Italia e Romania, perché “contribuisce ad aumentare la fiducia”. Ne è convinto l’ambasciatore di Romania in Italia, George Bologan, che in occasione della Festa nazionale di Romania ha voluto “regalare agli amici italiani” il concerto della Filarmonica di Stato di Oradea, “un segnale politico-diplomatico che voglio sia inteso come tale dai miei amici italiani”.

Nella prima intervista rilasciata ai media italiani dal suo insediamento a luglio, l’ambasciatore, che è stato anche console a Milano, ha illustrato ad Askanews gli obiettivi del suo mandato: “Il mio principale obiettivo è aumentare il dialogo politico, perché la stagione in cui viviamo, piena di fermenti, richiede tale atteggiamento. Voglio puntare anche sulla diplomazia parlamentare, sulla diplomazia economica e non per ultima quella culturale, uno dei capitoli che hanno fatto parte dell’agenda dell’incontro tra i nostri presidenti, Klaus Iohannis e Sergio Mattarella, nell’incontro a Bucarest”.

L’ambasciatore, che ha studiato a Roma prima Filosofia e Teologia e poi Scienze della comunicazione, è convinto dell’importanza della “diplomazia culturale perché contribuisce in modo sostanziale ad aumentare la fiducia e ne abbiamo bisogno. Non possiamo vivere questa stagione con sfiducia anzi dobbiamo avvicinarci e creare quella comunità di cui l’Europa ha bisogno, l’Europa non è un problema ma è la soluzione”.

“La Romania quest’anno celebra 100 anni dall’entrata nella Prima Guerra Mondiale e in questo periodo di riflessione bisogna capire cosa vogliamo: quale è l’alternativa a questo progetto politico e umano che è l’Unione europea? Credo che sia più importante creare sinergie, puntare su quello che ci unisce, avere una volontà politica comune, portare avanti questo progetto che è riuscito a darci più di 60 anni di pace, dando ai cittadini europei la possibilità di conoscersi in base al principio della mobilità, di trovare nuove opportunità nell’ambito del lavoro e della ricerca. Bisogna avere un discorso costruttivo, sia a livello politico sia diplomatico ma soprattutto a livello umano, perché quello che tessiamo, avremo”.

Per questo “quest’anno ho voluto organizzare un evento particolare” per la Festa nazionale, “un concerto sinfonico all’Auditorium Parco della musica per dare un segnale per il mio mandato, illustrare quali sono i miei obiettivi e quanto rappresenta l’Italia per quello che voglio fare. E’ un regalo all’Italia è un segnale politico-diplomatico che voglio sia inteso come tale dai miei amici italiani”.

Fonte: http://www.askanews.it/

1 Dicembre 2016: Festa nazionale di Romania a Roma.

1 Dicembre 2016: Festa nazionale di Romania a Roma (Foto: Gianni Huci)

CONCERTO INEDITO: ARMONIE DI NATALE CON ARPEGGIO&ROUA


Venerdì, 2 dicembre 2016, ore 19:30, presso l’Accademia di Romania in Roma. Ingresso libero con rinfresco.

a-rRoma, 24 novembre 2016  – Il corale romeno  “ARPEGGIO & ROUA” è un gruppo unico in Italia. Fondato  da Simona, Bianca, Lăcrămioara, Vali, Adrian e Gelu, si propone in formula mista da oltre un anno.

“ARPEGGIO & ROUA”  ha fatto breccia nel pubblico italiano e romeno, collezionando importanti collaborazioni con enti e istituzioni varie; si è esibito con repertori diversi all’Accademia di Romania in Roma, a Milano per Expo2015, oltre a numerosi festival internazionali in Italia e Romania.

Arpeggio&Roua

Arpeggio&Roua

Il 2 dicembre 2016, alle ore 19:30, “Arpeggio & Roua” presenterà il suo primo album nell’ambito del concerto-evento “Armonie di Natale“, organizzato in collaborazione con l’Accademia di Romania e l’Istituto Culturale Rumeno.

L’evento concertistico avrà luogo presso l’Accademia di Romania in Roma, Piazza José de San Martin, 1 (Valle Giulia.

Programma:
– Intro
– Canti di Natale corali romeni antichi e moderni
– Daniela Ispas e Costel Mihalache
– Canti di Natale corali internazionali
– Duo “Two of us”

È previsto un rinfresco per gustare i tipici “covrigi” e “cozonac”, come da tradizione.

INGRESSO GRATUITO

Come arrivare:
– tram 19 (fermata Galleria Arte Moderna)
– tram 3 (fermata Valle Giulia – capolinea)
– autobus 61 (fermata Del Fiocco-Valle Giulia)

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Quanti sono i romeni in Italia? Dati IDOS 2016


Antonio RICCI, Centro Studi e Ricerche IDOS, traccia un profilo dei romeni in Italia, alla luce dei dati del Dossier Statistico Immigrazione 2016.2016_romeni_in_italia_idos

 

Una comunità in controtendenza

Il numero dei romeni che vivono in Italia aumenta ancora. Nonostante la prolungata crisi economico-occupazionale attraversata dal nostro Paese, i romeni in Italia si confermano all’inizio del 2016 come la prima comunità straniera, con 1.151.395 di presenze.Si tratta di un aumento apparentemente contenuto, pari a circa 20 mila unità rispetto ai 1.131.839 residenti dell’anno precedente. Tuttavia è invece certamente rilevante se si considera che esso è il risultato essenzialmente del saldo, da una parte, dei nuovi arrivi (stimabili a circa 25mila) e dei nati in Italia (15.796 il dato, ultimo disponibile, al 2014) e, dall’altra, dei ritorni in Romania (sono state 13.518 le cancellazioni anagrafiche nel 2014) e delle acquisizioni di cittadinanza italiana (6.442 il dato, ultimo disponibile, al 2014).

Se si considera che nello stesso periodo la presenza straniera in Italia è aumentata di appena 12 mila unità, appare evidente l’apporto in controtendenza offerto da questa comunità, senza il cui contributo si sarebbe assistito piuttosto ad un calo di diverse migliaia di unità del totale della presenza straniera.

Questa comunità di oltre 1 milione di persone è diffusa sull’intero territorio italiano, con una spiccata prevalenza nelle regioni centro-settentrionali (575.908 nel Nord e 362.755 nel Centro). Roma risulta essere indiscutibilmente la capitale dei romeni in Italia dal punto di vista quantitativo, mentre Torino lo è quanto all’incidenza sull’intera presenza straniera. Nella sola provincia di Roma (178.701) risiedono nel 2015 più cittadini romeni di quanti non ve ne siano in tutto il Mezzogiorno (145.993). Nella provincia di Torino, invece, dove i romeni residenti sono poco più di 100mila (102.077), essi rappresentano la metà della popolazione non italiana (46,0%). Seguono poi importanti province del Settentrione, come quella di Milano (47.564) e con poco più di 30.000 in quelle di Verona e Padova (rispettivamente 30.806 e 30.529).

Le donne romene in Italia, che nel corso del 2015 sono divenute 658.658, si confermano maggioritarie rispetto agli uomini (57,2% del totale). Le donne romene si distinguono per una larga partecipazione al mondo del lavoro, tanto che nel 2015 risultavano occupate almeno un giorno nel corso dell’anno negli archivi Inail 418.058 donne (il 54,5% del totale). Una donna straniera occupata ogni 4 è romena (25,6%). Nonostante ciò, mentre per diversi gruppi sono state proprio le donne a guidare la ripresa occupazionale, nel caso della Romania il tasso di occupazione femminile risulta stazionario, mentre quello di disoccupazione cresce. A parziale compensazione di questo trend si pone invece l’evidente protagonismo delle donne romene nell’imprenditoria, settore economico dove negli ultimi anni si è assistito ad un vero boom di imprese romene trainato dal coinvolgimento femminile (passate da un’incidenza del 13,8% del 2008 al 22,2% del 2015).

L’inserimento nel mondo del lavoro concreto e contraddistinto da tanti sacrifici

La comunità straniera con più occupati in Italia si conferma nel 2015 la Romania, da cui proviene oltre un quinto degli stranieri occupati in Italia (21,5% nel 2015, ossia 767.047 persone, secondo gli archivi Inail). I 70.652 romeni registrati tra i nuovi assunti hanno un’incidenza ancora più alta (quasi il 30%). A questa dinamicità corrisponde tuttavia una frammentazione del percorso lavorativo testimoniata dalla frequenza di più assunzioni ripetute nel corso dello stesso anno, intervallate da periodi di disoccupazione o di inserimento nel mercato del lavoro nero.

Il volume complessivo dei redditi dichiarati dai romeni è pari a 5,6 miliardi di euro, cui corrispondono 624 milioni di euro di Irpef versata.

In termini di qualità del lavoro, nel 2015 più della metà degli occupati romeni svolge un lavoro non adeguato al titolo di studio posseduto, come evidenzia la maggiore concentrazione di questa comunità in lavori meno qualificati, contestualmente al possesso di più elevati titoli di studio.

Per loro, i settori prevalenti di inserimento sono i servizi (422.089, pari al 55,0%) e l’industria (163.346, pari al 21,3%), con punte più alte rispettivamente nei comparti dei servizi alla persona e dell’edilizia. In quest’ultimo comparto i romeni rappresentano il 40% degli addetti stranieri. Settore rifugio in tempo di crisi si è rivelata l’agricoltura, con un numero crescente di occupati: 100.506 romeni, pari al 13,1% del totale dei romeni occupati, di cui 19.125 assunti ex novo nel 2015.

I settori prevalenti di inserimento (edilizia, agricoltura e servizi alla persona) sono anche quelli dove più diffusi sono fenomeni distorsivi  del mercato del lavoro come il lavoro nero, il caporalato e  lo sfruttamento della manodopera straniera: la cronaca dei quotidiani italiani registra frequentemente l’emersione di casi che vedono vittime cittadini romeni in ogni angolo della Penisola, dal ragusano al veronese, dalle Langhe al gallurese.

Altro risvolto negativo della situazione occupazionale è anche il primato dei romeni tra i lavoratori infortunati nel corso del 2015, con 15.368 infortuni, di cui 48 mortali.

Il coinvolgimento imprenditoriale dei romeni in Italia è stato particolarmente stimolato dalla loro intraprendenza e anche dall’interesse a conservare il posto di lavoro in tempo di crisi, ma spesso non è escluso un forte desiderio di ascesa professionale. Sono 48.182 i titolari di imprese individuali gestite da persone nate in Romania, pari ad un decimo di tutte le imprese straniere. Il primo settore è l’edilizia (64,4%), seguita da commercio (11,8%) e sevizi imprese (4,6%).

Un radicamento profondo fondato sulla famiglia

La comunità romena non solo cresce, ma consolida il proprio radicamento in Italia intensificando il carattere familiare della propria presenza. Il numero di bambini romeni iscritti come alunni nelle scuole italiane risulta in costante crescita, arrivando con 157.806 alunni a rappresentare un quinto (19,4%) del totale dei bambini stranieri nell’anno scolastico 2015/2016. Anche per quanto riguarda la continuazione degli studi emerge che, tra i 7.090 studenti romeni iscritti nelle università italiane nell’a.a. 2015/2016, i due terzi sono verosimilmente figli di immigrati avendo conseguito il titolo di maturità direttamente in Italia.

Nonostante l’avvio recente dei flussi (solo dopo il 1990), troviamo tra i romeni un numero consistente di giovani di “seconda generazione”. Secondo i dati Istat tra il 2000 e il 2014 sono nati in Italia complessivamente 136.144 bambini con madre romena e padre romeno o straniero Nel 2013 si è raggiunto il numero massimo con 15.796 nuovi nati romeni in Italia, pari a un quinto del totale dei nati da entrambi i genitori stranieri, scesi a 14.912 nell’anno successivo. A questi si aggiungono gli oltre 5 mila figli nati da coppie miste italo-romene (5.278 nel 2014).

I matrimoni misti italo-romeni celebrati nel 2014 sono stati 2.882, di cui 2.678 tra uomini italiani e donne romene; invece le nozze celebrate fra romeni e coniugi non italiani sono state 954, per lo più con entrambi i coniugi romeni.

Inevitabilmente a fronte di un desiderio così forte di radicamento, risulta elevato anche il numero dei romeni che acquisisce la cittadinanza italiana: secondo Eurostat tra il 2008 e il 2014 sono stati 28.320 i romeni divenuti italiani, di cui 6.442 solo nel 2014.

 

L’impatto della migrazione sul Paese di origine

Secondo le Nazioni Unite, tra il 2010-2015, la Romania ha perso 437.000 abitanti, come risultato del saldo tra chi se ne è andato all’estero e chi è arrivato dall’estero (questi ultimi 136mila nel 2014, soprattutto cittadini romeni rimpatriati e solo in 1 caso su 10 nuovi stranieri immigrati). Nel 2015 risultano 3.408.118 i cittadini romeni che vivono al di fuori del paese dove sono nati, pari cioè ad 1 romeno ogni 6 abitanti in patria (17,5%). A sua volta la grande comunità romena in Italia rappresenta un terzo di tutti gli emigrati romeni all’estero (33,8%) e incide per ben il 5,9% rispetto alla popolazione nazionale.

Per effetto dell’emigrazione presente e passata, della diminuzione del tasso di fecondità e della popolazione in età attiva, e di altre variabili le previsioni demografiche Onu stimano un drastico declino della popolazione complessiva, destinata a passare dai 19.511.000 del 2015 ai 15.207.000 del 2050: nel futuro più o meno vicino della Romania si affaccia pertanto un destino simile a quello dell’Italia, che tra gli anni ’70 e ’80 si è trasformata da Paese di emigrazione a Paese di immigrazione stabile.

Negli ultimi anni la Romania sta conoscendo un andamento economico soddisfacente, come confermato dagli indicatori macroeconomici, anche grazie al contributo diretto e indiretto dei suoi migranti. Questi, infatti, da una parte hanno contribuito alla diminuzione del numero dei disoccupati in loco facilitando a quelli rimasti la ricerca di un posto di lavoro. Dall’altra parte essi hanno favorito lo sviluppo del Paese attraverso quelle che si possono definire rimesse finanziarie e sociali.

Le prime, le rimesse economiche, sono quantificate da Banca d’Italia pari a 848 milioni in partenza dall’Italia per la Romania, pari ad oltre un terzo del totale ricevuto dalla Romania (2,55 miliardi di euro secondo la Banca Mondiale). Se le rimesse inviate in Romania da tutte le parti del mondo incidono per l’1,7% del Pil nazionale, da sole quelle dall’Italia incidono per lo 0,6% del Pil. I dati non tengono conto dei numerosi canali informali esistenti tra due Paesi tanto vicini e quanto facilmente connessi, così come non viene computato quanto transita attraverso gli istituti di moneta elettronica.

L’elevata mobilità e le forme di esistenza transazionali, così come i ritorni fisici (tra 2008 e 2014 le cancellazioni di cittadini romeni dalle anagrafi italiane sono state ben 67.076), favoriscono inoltre il trasferimento di un bagaglio di esperienze e saperi non formali da spendere in modo più o meno inconsapevole e che insieme alle rimesse finanziarie costituiscono un volano di sviluppo importante per la Romania (le cosiddette rimesse sociali).

Conclusioni

Non mancano i problemi tanto nei percorsi di integrazione in Italia quanto in quello di reinserimento per chi decide di tornare in patria. Tuttavia, ad una prima analisi delle evidenze statistiche la comunità romena in Italia, che in questi anni di crisi nonostante le partenze si è consolidata forte di un notevole spirito di resilienza, si conferma come una potenziale risorsa tanto per l’Italia quanto per la Romania secondo la più tradizionale formula del “triple win”.

Oggi, più che mai, sembra importante accompagnare le analisi quantitative delle statistiche disponibili con unasurvey che coinvolga e interpelli i diretti interessati, affinché dal connubio di analisi quantitative e qualitative possano emergere migliori elementi di comprensione del presente da utilizzare per governare i processi futuri e trasformare quella che è una risorsa potenziale in un potente strumento di sviluppo per entrambi i Paesi. Partendo da questa prospettiva il Centro Studi e Ricerche IDOS è disponibile a fornire la propria collaborazione per una nuova ricerca sui romeni in Italia che permetta la comprensione delle caratteristiche intrinseche di questa comunità e che, senza trascurare di affrontare i problemi, ne valorizzi gli aspetti positivi.

Fonte: http://culturaromena.it/

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Milano, românii prezentați într-un volum monografic


Volumul a dedicat și câteva pagini cu rețete specifice fiecărei comunități străine, pentru bucătăria românească autorii menționând o rețetă descrisă de Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcaș de la asociația Italia-Romania Futuro Insieme de la Roma.

milano-multietnicaPentru prima oară prezența românească din Milano și Lombardia este consemnată într-un important volum monografic cu titlul: “Milano Multietnica. Scorci e memorie” recent aparut în această vară la editura Meraviglie 206 p., lucrare îngrijităde doi cunoscuți jurnaliști italieni Donatella Ferrario și Fabrizio Pasoli. Milano este deja cunoscut ca un oraș multietnic în care locuiesc cca. 250 000 de străini, originari din 160 de țări, capitala lombardă fiind o metropolă care se înscrie într-o evoluție firească în rândul marilor orașe europene și occidentale. Zi după zi, în opinia celor doi autori, orașul se îmbogațește cu sunetul unor noi limbi, unor noi culturi, unor noi mentalități. Noua realitate căruia nu îi lipsesc multe aspecte problematice, aduce cu sine un enorm potențial din punct de vedere cultural, fără a mai vorbi de o experiență fascinantă pe care o poate avea oricine care vrea sa descopere mapamondul printr-un simplu tur al cartierelor milaneze, care echivalează cu turul lumii într-un singur oraș. Volumul este un mic pas spre a cunoaște și înțelege pe celalalat, pentru aceasta este însănecesar sa faci cunoscut acest fapt, afirmă cei doi jurnaliștiLucrarea monografică este rodul a mai mult de doi ani de muncă a autorilor, care însumează rezultatul a zeci si zeci de întalniri cu persoane aparținând nationalităților prezentate în volum, fiecare povestind experiența lor legată de Milano, reprezentanți de asociații, exponenți ai religiilor, mediatori culturali, cercetători, limitându-se în prezentarea naționalităților mai numeroase de pe teritoriul orașului Milano, careprovin din: Filipine, Egipt, China, Peru, SRI Lanka, România, Ecuador, Ucraina, Maroc, Bangladesh, Armenia, Senegal, Eritrea, etc.

Cu un număr de cca. 15 000 de rezidenți, românii se situează pe locul șase între comunitățile de străini din Milano, în schimb pe teritoriul Lombardiei sunt prezenți 159 626, comunitatea noastră situându-se între grupurile mari deemigranți din regiune.Autorii consideră că românii se integrează foarte repede în Italia datorită afinităților lingvistice, fiind mult predispuși la forme de asociaționism ca o referință principală înspre a păstra rădăcinile culturaleși lingvistice. Comunitatea românească caracterizându-se în acest sens printr-o existență transnațională în care patria de origine coexistă cu noul context social.

Italia este considerată sora mai mare pentru România, afirmă cei doi autori, o caracterizare care în virtutea factorului latinității, face ca românii să se simtă foarte apropiați de această țară. Emigrația românească în Italia are rădăcini vechi încă după primul război mondial, dar despre o emigrație masivă se poate vorbi abia după căderea zidului Berlinului începând cu anul 1990. Dacă în anii 1980 se înregistrau 363 rezidenți români în orașul Milano, în 1995 erau stabiliți 541 ca apoi în 2015 numărul lor să crească la 5 536, iar în 2015 să fie înregistrați cca. 14 798 de romani. Autorii prezintă si o scurtă incursiune istorică a României, marile momente de la 1848 (rolul și influența lui Guseppe Mazzini în Țările Române, prietenia româno-italiană, schimburile culturale care au avut loc în decursul timpului între principatele Romane și Italia), perioada interbelică caracterizată de marile inițiative culturale atât dinspre partea Italiană: deschiderea Institutului Italian de Cultură la București, prezența lui Ramiro Ortiz, catedra de limba română cât și extraordinara strategie diplomaticăculturală venită dinpre partea Statului român în Italia, rolul personalităților Nicolae Iorga si Vasile Pârvan, fondatori ai douămari instituții de cultură cu un rol fundamental atunci și acum în promovarea culturală și artistică românească în Italia. Sunt prezentate personalități italiene precum Luigi Cazzavillan, Giovanale Vegezzi Ruscalla, Ramiro Ortiz care au contribuit la dezvoltarea raporturilor culturale între România și Italia.

În prezent, realitatea culturală românească la Milano este definită în opinia autorilor de fondarea la Milano a unui Centru Cultural italo-român si a primei edituri românești in Peninsulă – Rediviva, care au reușit să valorizeze cultura românească în teritoriu prin dialogul deschis atât cu comunitatea românească, societatea italiană cât și dialogul intercultural dezvoltat cu reprezentanțiiasociațiilor de străini din teritoriu. Un interviu mai lung intitulat Misionarismul cultural între România și Italia este realizat de jurnalista Donatella Ferrario cu Violeta Popescu, interviu care aduce în atenție eforturile și imaginea din punct de vedere cultural pe care o prezintă România și comunitatea de români din Milano, interesul acesteia de a se integra în contextul cultural al orașului, fiind enumerate inițiativele din cadrul bibliotecilor italiene, universități, școli, diferite instituții, fundații și asociații italiene, prezența în cadrul Bookcity Milano, Festivalul de Literatură, Festivalul de Poezie, Zile Interculturale, s.a.

Prezența românilor în Milano, incluzând toate categoriile profesionale (muncitori, ingineri, medici, asistente, îngrijitoare, angajați ai unor diferite firme și companii, până la o importantă elită culturală si artistică (profesori, cercetători, artiști, pictori, muzicieni, balerini etc.) alături de alte comunități de străini, reprezintă o bogăție si o resursă importantă în istoria orașului.

În realizarea și prezentarea României în cadrul acestui volum, a comunității de români din Milano, jurnaliștii italieni Donatella Ferrario și Fabrizio Pesoli, mulțumesc tuturor celor care din comunitatea românească au oferit sprijin informațional, suport, bibliografie, fiind amintit Consulatul General al României la Milano preecum si numele consulului general George Bologan (actual ambasador al României la Roma) căruia autorii îi mulțumesc în mod special pentru suportul acordat,  Centrului Cultural Italo Român și tuturor celor intervievați în decursul întocmirii cărții.

Autorii fac referință în prezentarea tuturor comunităilor, la o listă bibliografică cuprinzând studii, articole, volume apărute atât în limba română cât și în cea italiană. La finalul volumului sunt dedicate câteva pagini cu rețete specifice fiecărei comunități străine, pentru bucătăria românească autorii menționând o rețetă descrisă de Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas de la asociația Italia-Romania Futuro Insieme de la Roma.

Violeta Popescu

Violeta Popescu

Pentru fotografiile publicate în cadrul volumului, autorii mulțumesc Feliciei Chi, videoreporter. Începând din luna septembrie, în mai multe orașe din Italia vor avea loc lansări ale volumului, considerat în urma recenziilor apărute (Corriere della Sera etc.) ca fiind un instrument de referință pentru cine dorește să cunoască dincolo de obișnuitele prezentări, istoria, locul de unde vin, tradițiile acestor comunități.

Sursa:  Cultura Romena, Milano – www.culturaromena.it

7 septembrie 2016

Prof. Nicolae Crețu, Despre valoarea timpului în filmul ”Fata cu ochii verzi”


“Aceasta este problema eternă a omului: Ce faci cu viața ta?!”

  Realizat după un roman al tinereții (”Gaudeamus”, partea a doua a”Romanului adolescentului miop”), filmul ”Fata cu ochii verzi”, în regia lui Mihai Mihăescu, este o alegere excepțională, în care apare de fapt tinerețea autorului Mircea Eliade.

Prof. Nicolae Crețu

Prof. Nicolae Crețu

Ea apare ficționalizată, transferată în imaginar, este tinerețea autorului și a generației lui, o generație cu ambiții mari și personalități mari. O generație, care dacă nu ar fi venit întunericul comunismului, ar fi ridicat România, rămânând în țară și nu plecând în exil, la un nivel competitiv cu orice altă mare cultuă europeană, sau de pe mapamond. Acestea se observă și la lectură și în film, pentru că selecția de text pentru film s-a făcut după mine foarte inteligent. Eu am ”controlat-o”, comparând ce s-a reținut în dialogurile din film și ce este în textul integral al romanului. S-a reținut exact esențialul. Ceea ce mergea pe confruntarea de viziune asupra a ceea ce face fiecare individ cu timpul lui. Aceasta este problema eternă a omului: Ce faci cu viața ta?!

Tatiana Grigore

Tatiana Grigore

            Filmul nu încearcă să transmită spectatorilor vreo teza, vrea morală, ci îi transmite mai ales tensiunea unor întrebări: Cum trăiesc, ce fac, cu cine mă întâlnesc, cu cine stau de vorbă?! Nu merită să te oprești lângă oricine! Realmente e o chestie de timp și de valoarea timpului! El, timpul, nu există decât pentru om, omul a inventat măsurătoarea timpului, pentru că e singura ființă vie, care știe că va muri! Și nu vrea să treacă fără să lase o urmă în lume! Asta apare în film. În primul rând, ceea ce i se întâmplă personajului Mircea, protagonistul al cărui model este categoric tinerețea lui Mircea Eliade, e situarea lui între două iubiri. Cele două fete din film sunt două ipostaze ale feminității complementare și nu în tensiune, sunt cei doi versanți ai feminității! Cu una dintre ele apare într-o secvență de sex, filmată destul de dur, după reacția mea de spectator, dar filmată în spiritul romanului, care reflectă inclusiv duritatea acestor scene. Și aici aș vrea să remarc, că Mircea Eliade a fost unul dintre autorii români, care s-a luptat ca literatura să evite pudibonderia și să aibă curaj să reflecte inclusiv dimensiunea aceasta a sexualității, a erosului carnal! S-a luptat pentru asta și a avut și de suferit, s-a încercat să i se facă un proces, au sărit în apărarea lui scriitorii în frunte cu Sadoveanu de pildă, l-au apărat pentru că literatura trebuie să aibă acces la tot ce este în viață, inclusiv sexul și sexualitatea. Dar ceea ce e interesant ca sens al filmului și al romanului, este că fata pe care acest Mircea din film o iubește, Nișka, și pe care el o iubește cu o iubire mai mare decât dorința erotică, este că ea, la rândul ei, trăiește o tristețe adâncă pentru că nu e ”iubită” de protagonist.

Mircea Eliade

Mircea Eliade

De fapt, pe de o parte, Mircea evită o plafonare a propriei sale existențe, însă nu e numai acest egoism, el are un fel de anticipare a ceea ce ar putea face în viață, nu vrea să-și îngrădească existența de pe acum și mai ales într-un mariaj. Aici transpare dimensiunea de sens în film, care e foarte clară în dialogurile personajelor în general. Cele feminine sunt cu gândul la măritiș, la profesorat, dar nu sunt prea mulțumite de perspectiva aceasta, îi invidiază pe bărbați. E imaginea statutului diferit al femeii și al bărbatului în acest film pentru epoca aceea. Femeia era în general acasă: căminul, copiii… iar bărbatul în lume… Ulise pe mări, Penelopa acasă la războiul de țesut! E frumos însă reversul sugerat de film și de carte: iubirea mare este pentru ea! Dar iubirea aceasta mare nu vrea să fie tratată de către Mircea așa, ca o aventură trecătoare! Tocmai pentru că o iubește, nu vrea să fie ceva carnal între ei!

            Aș vrea să scot în evidență unele procedee, care țin strict de arta filmului. Sugerate de textul romanului, dar care, prin imagine, se realizează fără să fie o transcriere fidelă a textului. Secvențele numeroase cu oglinda: Sunt foarte importante, pentru că oglinda este o metaforă simbolică a acestei nevoi de cunoaștere de sine, care e mai puternică la finalul adolescenței și în zorii primei tinereți. E o răscruce decisivă în viață! De asemenea secvențele care apar în natură: cu frunzele, cu zăpada. Este disponibilitatea aceasta, frăgezimea, prospețimea acestei vârste a tinereții! Un film foarte frumos despre tinerețe, fără să fie cenzurat pudibond – sexul și ce ține de asta – dar în același timp cu o pondere foarte mare intelectuală în dialoguri! Politicul, socialul, credința! Secvențe cum sunt cele filmate în Grădina Botanică, fântâna cu cumpănă… Păi cumpăna aceea este de fapt o săgeată spre cer! Este ceva absolut important pentru dimensiunea metafizică a reflexiei acestei generații! Generație care și-a pus probleme legate de credință, de religie, fără să fie toți înclinați spre istoria religiei, filozofia religiei, ca Mircea Eliade!

            Filmul, între altele, poate trezi în spectatorii tineri de astăzi o mare invidie pentru nivelul spiritualității tineretului de atunci! Astăzi sunt rari cei care au rămas pe o linie de continuitate cu spiritul lui Mircea Eliade! S-au schimbat multe în lume: tehnologiile, superficialitatea, cultura de mase… Sigur, sporește cantitatea, dar scade calitatea!

                        Prof. Nicolae Crețu, critic și istoric literar

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Nicolae Creţu (20 aprilie 1941, Bârlad, judeţul Vaslui) este un critic şi istoric literar. Este fiul Eufrosinei (născută Gociu) şi al lui Neculai Creţu, subofiţer. Urmează cursurile Şcolii generale „Al. I. Cuza” (1948-1955) şi ale Liceului „Gheorghe Roşea Codreanu” (1955-1959) din oraşul natal. În 1964, la încheierea studiilor la Facultatea de Filologie a Universităţii „Al. I. Cuza” din Iaşi, este numit aici asistent la Catedra de literatură română. Specializat în literatura română a secolului al XX-lea şi în teoria literaturii, a cultivat, didactic şi publicistic, abordarea interdisciplinară şi fundamentarea teoretică a discursului critic.

A ţinut cursuri de limbă, literatură şi civilizaţie română la Universitatea „Paul Valery” din Montpellier, Franţa (1976-1979), unde a iniţiat editarea revistei de studii româneşti „Dialogue”, şi la University of Washington din Seattle, Statele Unite, în cadrul Programului Fulbright de schimburi academice internaţionale (1983-1985). Şi-a susţinut doctoratul în 1978, cu teza Construcţie şi semnificaţie în romanul românesc.

În „Iaşul literar”, „Cronica”, „România literară”, „Luceafărul”, „Convorbiri literare”, „Arlechin”, „Analele ştiinţifice ale Universităţii «Al. I. Cuza»”, „Dialogue” (Montpellier), „Dacia literară”, „Anuar de lingvis­tică şi istorie literară” (Iaşi) şi „Timpul” a publicat numeroase eseuri, articole, cronici şi studii.

Apărută în 1982, Constructori ai romanului, carte consacrată lui Liviu Rebreanu, Hortensiei Papadat-Bengescu şi lui Camil Petrescu, rămâne un titlu de referinţă ca lucrare de sinteză asupra artei romanului, studiată din perspectiva naratologiei moderne. Ca director al Editurii Junimea (1990-1994), a sprijinit debutul unor autori tineri. Spirit cu o reală disponibilitate pentru dialog, a conceput şi realizat, la Universitatea ieşeană, cicluri de dezbateri pe teme teoretice şi interdisciplinare şi, sub egida Centrului Cultural Francez din Iaşi, alte manifestări, consacrate unor personalităţi româneşti din exil.

Propunându-şi, în Constructori ai romanului, să studieze manifestările şi importanţa „rolului construcţiei în existenţa estetică a operei”, Creţu analizează resorturile tensiunilor drama­tice şi tragice (Ion, Răscoala),implicaţiile interogaţiei interioare (Pădurea spânzuraţilor, Ultima noapte de dragoste, întâia noapte de război), „anatomia caracterelor” şi „sintaxa imaginarului” (ciclul Hallipilor), poetica „dosarului de existenţe” (Patul lui Procust).

„Construcţia”, concept central, e văzută ca un câmp al solicitărilor (şi tensiunilor) estetice. Figurile de construcţie („amânarea” şi circulari ta tea la Rebreanu, capcanele „analizei” ironice în ciclul Hallipilor, discontinuul şi montajul de joc al perspectivelor la Camil Petrescu) deschid căi de acces spre spiritul operelor: arta rebreniană a denudării esenţelor de sub crusta cenuşiului, „poetica suspiciunii” şi a grotescului ori cea a analizei (şi autoanalizei) intelectualizate şi ardente, la ceilalţi doi autori. Mobilitatea interpretativă, argumentaţia strânsă şi sinteza de reflecţie teoretică se stimulează şi se aprofundează reciproc în Constructori ai romanului.

Opera

Melanges a la memoire de Louis Michel (în colaborare), Montpellier, 1979;
Textes litteraires roumains (în colaborare), Mont­pellier, 1979;
Cunoaştere. Creativitate. Comunicare (în colaborare), Iaşi, 1981;
Constructori ai romanului, Bucureşti, 1982;
Relaţii româno-polone (în colaborare), Iaşi, 1995;
Actes. Journees de la francophonie (în colaborare), I-II, Iaşi, 1996-1998;
O întâlnire astrală. Centenar Lucian Blaga – Ion Barbu (în colaborare), Iaşi, 1997;
Studia antiqua et archaeologica, Iaşi, 1998;
Auteurs europeens du premier XX-e siecle (în colabo­rare), Bruxelles, 2002;
Studii de slavistică (în colaborare), Iaşi, 2002;
Limba şi literatura română în spaţiul etno-cultural daco-românesc şi în diaspora (în colaborare), Iaşi, 2003.

Sursă: http://www.crispedia.ro/Nicolae_Cretu

ÎN PREMIERĂ, “FATA CU OCHII VERZI” LA ROMA

“Gaudeamus” di Mircea Eliade, in libreria

Mircea Eliade, «Gaudeamus»: una poetica dell’«esperienza vissuta»

George Bologan: “Milano, ponte economico e culturale tra Italia e Romania”


Intervista al console di Milano Bologan nominato nuovo ambasciatore di Romania in Italia
George Gabriel Bologan, neo-ambasciatore di Romania in Italia

S.E. George Gabriel Bologan, neo-ambasciatore di Romania in Italia

George Gabriel Bologan, già console generale a Milano, è  il nuovo ambasciatore della Romania. Un incarico nel quale rappresenta non solo il suo paese, ma anche gli oltre un milione e centotrentamila romeni che vivono in Italia e che costituiscono la più importante e numerosa comunità straniera. Il neo-ambasciatore ha studiato a Roma, dove ha anche lavorato come vaticanista. Quindi è entrato al Ministero degli Affari Esteri come addetto culturale presso l’Ambasciata di Romania, contribuendo alla realizzazione della mostra “Ori antichi della Romania. Prima e dopo Traiano”, allestita presso i Mercati Traianei, occasione nella quale sono stati portati da Bucarest preziosi artefatti del Tesoro Nazionale romeno.

Segue il primo incarico istituzionale come console generale a Milano nel giugno 2012. Da allora un periodo intenso, nel quale ha sostenuto iniziative e progetti per rafforzare l’identità culturale e linguistica romena e per far conoscere più da vicino il suo paese e il ruolo che svolge in Europa. E’ grazie al suo interessamento che Milano ha potuto ospitare eventi culturali di grande livello, come la mostra documentaria “I Romeni e la Grande Guerra” a Palazzo Cusani nel 2014, e numerose serate concertistiche, tra tutte ricordiamo quella dedicata a  George Enescu ’60 che ha sancito l’epilogo della partecipazione della Romania ad Expo. Importante anche il suo sostegno alle iniziative letterarie, in partenariato con l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, il Centro Culturale Italo- Romeno ed Edizioni Rediviva.

Ho intervistato George Gabriel Bologan prima della sua partenza per Roma, quasi in concomitanza con la visita ufficiale del Presidente della Repubblica Mattarella il 13 e 14 giugno a Bucarest.

Partiamo da Milano. Può fare un bilancio della sua esperienza di console?

«Sono stato console generale in un periodo molto significativo per la città che ha ospitato le riunioni informali della Presidenza italiana all’UE, il summit Asia-Europa, l’EXPO e, da ultimo, la finale di Champions League. È stato impegnativo, ma certamente stimolante per me poter partecipare a questi grandi eventi. Durante il mio mandato la Romania è stata scelta come membro nel Comitato di Presidenza del Corpo Consolare di Milano, il più numeroso al mondo».

E i rapporti con le istituzioni milanesi?

«Posso dire che c’è stato un buon gioco di squadra. L’ho constatato personalmente in occasione del mio saluto alla città, lo scorso 30 maggio, quando il prefetto di Milano, Alessandro Marangoni, ha annunciato la mia prossima carica di ambasciatore di Romania a Roma. Ho sempre creduto che gli stati membri dell’Unione Europea e le nostre comunità abbiano bisogno di pragmatismo e che le istituzioni debbano, per prime, dare un buon esempio di comunicazione tra di loro. E questo a Milano è accaduto. Vorrei anche ricordare i rapporti con la comunità romena di Milano e  il sostegno alle molte iniziative culturali ed economiche».

Come giudica i rapporti a livello politico tra Italia e Romania?

«La Romania e l’Italia sono partner strategici, e già questo dice molto sui nostri rapporti politici e diplomatici. L’Italia è il secondo partner commerciale della Romania. I nostri contingenti sono fianco a fianco in varie operazioni per la difesa dei valori comuni e di coloro che sono più indifesi. Poi, sono molto importanti i rapporti di affinità culturale e storica tra i nostri paesi. Pochi sanno che a Roma si sono messe le basi della Scuola Latinista dalla Transilvania, che ridestò la coscienza civile e la dignità romena, o conoscono la ricca corrispondenza tra i patrioti risorgimentali italiani e la classe politica romena o i romeni garibaldini, o, infine, i tanti italiani che dal secolo XIX° hanno lavorato nel nostro paese perché erano meglio retribuiti e avevano possibilità di sviluppo. Oggi la comunità italiana dalla Romania ha un posto di deputato nel Parlamento. E, dall’altra parte, la comunità romena in Italia contribuisce non solo al PIL italiano ma anche all’interscambio culturale e alla ricerca».

L’attività imprenditoriale italiana in Romania è tra le più rilevanti. Come giudica questa presenza?

«La Romania è un mercato attraente per l’imprenditoria italiana, e non è, la mia, un’affermazione di forma, lo dimostrano le statistiche e i tanti casi di successo. Nel 2015, secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, l’intercambio commerciale tra la Romania e l’Italia è stato di 13,64 miliardi di euro, con una crescita di 8,55% rispetto il 2014. All’inizio di quest’anno in Romania erano registrate più di 41.700 società con capitale italiano. Se guardiamo alla crescita economica del nostro paese, vediamo che è da diversi anni tra le più alte nei paesi dell’Unione: la Commissione Europea prevede un incremento del 3,9% del PIL romeno nel 2016, dopo quello di 3,6% nel 2015. Da quest’anno è anche prevista la riduzione dell’IVA dal 24 al 20%, mentre l’aliquota unica è del 16%, tra le più basse e attraenti nell’UE. Agli imprenditori più intraprendenti ricordo la possibilità di partecipare ai fondi strutturali per l’esercizio finanziario 2014-2020. Sono consapevole che serve coraggio, ma ci sono opportunità che passano e non tornano più: settori come quello agricolo, del turismo e dell’informatica e delle tecnologie innovative offrono oggi molte opportunità irripetibili per chi è interessato a volerle cogliere».

Fonte: lettera43.it

ROMA. La XXV Festa dei Popoli domenica 15 maggio a San Giovanni in Laterano


La Festa dei Popoli, quest’anno intitolata “Misericordia senza confini”, è organizzata dall’Ufficio per la Pastorale delle Migrazioni del Vicariato di Roma, dalla Caritas diocesana di Roma e dai Missionari Scalabriniani, in collaborazione con le comunità etniche di Roma e provincia, le Acli provinciali, Roma Capitale e la Regione Lazio. Dalle ore 9 l’apertura degli stand in piazza San Giovanni in Laterano, alle 12.30 la Messa nella basilica lateranense presieduta dal vescovo Guerino Di Tora, ausiliare per il settore Nord della diocesi di Roma e presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes. La Festa proseguirà con la degustazione di prodotti gastronomici tipici delle comunità etniche partecipanti e, dalle 15, con lo spettacolo folkloristico multietnicoFesta-dei-Popoli_Roma-2013

 Domenica 15 maggio, a San Giovanni in Laterano, si svolgerà la XXV edizione della Festa dei Popoli. Intitolata “Misericordia senza confini”, è organizzata dall’Ufficio per la pastorale delle Migrazioni di Roma, dalla Caritas diocesana, dai Missionari Scalabriniani in collaborazione con le comunità etniche di Roma e provincia, tra cui le comunità romene cattoliche ed ortodosse, le Acli provinciali, Roma Capitale e la Regione Lazio. Suddivisa in due parti, una liturgica nella basilica di San Giovanni in Laterano e l’altra folkloristica e culturale sul palco e nella piazza antistante la cattedrale di Roma, «la Festa dei Popoli – spiega monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle Migrazioni – è fin dalle sue origini un evento di grande amicizia e rispetto profondo. Nata da un’intuizione pastorale dei Missionari Scalabriniani nel contesto parrocchiale del Santissimo Redentore a Val Melaina, ormai da 11 anni ha assunto i caratteri dell’evento diocesano e cittadino affermandosi sempre più come un’occasione propizia per le oltre 50 comunità etniche di Roma, con i 150 centri pastorali coordinati dalla Migrantes diocesana, di farsi conoscere dalla città in un clima di convivenza armoniosa, di collaborazione, di testimonianza di fede e di accoglienza reciproca».

Il tradizionale appuntamento prenderà il via alle 9 nel piazzale antistante la basilica di San Giovanni in Laterano con l’accoglienza, la visita agli stand e la possibilità per i più piccoli di partecipare ai giochi e all’animazione che faranno da cornice all’intera giornata. Alle 12.30 è prevista la celebrazione eucaristica nella basilica lateranense: sarà concelebrata da circa 80 sacerdoti di diverse nazionalità, vi prenderanno parte attiva 29 diverse comunità e sarà animata musicalmente da 13 cori che si alterneranno durante la liturgia, coordinati da padre Farid Saab, della comunità libanese maronita. A presiederla, il vescovo Guerino Di Tora, ausiliare per il settore Nord della diocesi di Roma e presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes. Quest’ultima è da sempre tra i più convinti e fattivi sostenitori della Festa dei Popoli che, come afferma il direttore della Caritas diocesana di Roma monsignor Enrico Feroci, «è giunta alla 25ª edizione affermandosi in questi anni come momento peculiare per scoprire l’importanza che le comunità etniche rivestono per la nostra Chiesa, così come ha più volte sottolineato papa Francesco. Un evento che ci invita anche a riflettere su come valorizzare maggiormente questa grande testimonianza di fede all’interno delle comunità e pensare nuovi percorsi di integrazione all’interno dei gruppi che operano nelle nostre parrocchie». Gli fa eco padre Giovanni Borin, superiore dei Missionari Scalabriniani di Europa e Africa, che aggiunge: «L’appuntamento di quest’anno è tra gli eventi del Giubileo che pongono al centro l’importanza dell’incontro e del dialogo ecclesiale e civile tra tutti i fedeli e i cittadini della diocesi e della città di Roma, sottolineando la ricchezza che viene dal confronto con culture differenti».

La giornata di festa proseguirà con un momento conviviale che prevede la degustazione di prodotti gastronomici, tipici delle comunità etniche partecipanti; al pomeriggio, verso le 15, prenderà il via lo spettacolo folkloristico multietnico con esibizioni di artisti provenienti dal mondo intero che vedrà alternarsi sul palco quattro presentatori: Ireneo Spencer, della comunità capoverdiana, Sara Vitali, della parrocchia del Santissimo Redentore a Val Melaina, Ryan Asinas e Jeneca Mangayo, della comunità filippina. Saranno oltre 50 le etnie che daranno il loro contributo durante la Festa per l’accoglienza, l’animazione dei più piccoli, la liturgia, la gastronomia, l’intrattenimento: tra queste, 14 comunità etniche si occuperanno del pranzo, 25 gruppi artistici dello spettacolo – a loro l’omaggio degli aquiloni creati dai ragazzi rifugiati ospitati a Casa Scalabrini -, 29 comunità saranno impegnate nella liturgia eucaristica. Saranno 24 gli stand allestiti dalle comunità etniche presenti sul territorio e 14 quelli delle associazioni socio culturali e partner.

Video: Lautarii din Italia ” Hora Moldovei” a Roma – San Giovanni, Festa dei Popoli, 2015.

Vota il racconto! Due romene finaliste dell’11a edizione del Concorso Nazionale Lingua Madre


Claudia Mariana Mare, Exceptio regulam, Andreea Luminita Dragomir, Le case senza sole.

Sono state proclamate le vincitrici dell’11a edizione del Concorso Nazionale Lingua Madre, il concorso letterario organizzato da Daniela Finocchi con il sostegno del Salone Internazionale del Libro di Torino: un’iniziativa dedicata alle donne straniere che vivono e scrivono in Italia e che hanno scelto l’italiano come lingua per le loro creazioni.

Prima classificata Angela María Osorio Méndez (Colombia) con il racconto Jet lag affettivo. Seconda classificata Claudia Mariana Mare (Romania) con il racconto Exceptio regulam. Terza classificata Michela Mivida Di Meo (Grecia) con il racconto Ston afro, ston afro tis thalassa. Clicca qui per leggere gli incipit dei racconti vincitori.

Ed ecco le vincitrici delle sezioni speciali. Premio Sezione Speciale Donne Italiane: Jacqueline Nieder (Italia). Premio Speciale Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: Luisa Fernanda Guevara (Colombia); Premio Speciale Rotary Club Torino Mole Antonelliana: Dounya Mahboub (Marocco); Premio Speciale Slow Food-Terra Madre: Luisa Zhou (Cina); Premio Speciale Torino Film Festival: Lorena Reci (Albania). Sul blog di Lingua Madre tutti i nomi e biografie delle vincitrici, l’elenco delle finaliste e quello delle selezionate.

Il Salone Internazionale del Libro 2016 ospiterà ogni giorno un evento dedicato al Concorso. La consegna dei premi avverrà lunedì 16 maggio alle ore 13.30 all’Arena Piemonte (Padiglione 1).

Partecipano alla premiazione: Antonella Parigi, Assessora alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte; Cinzia Pecchio, Presidente della Consulta Femminile Regionale del Piemonte; Daniela Ruffino, Vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte con delega alla Consulta Femminile; Giovanna Milella, Presidente della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura; Ernesto Ferrero, Direttore editoriale del Salone Internazionale del Libro; le Rappresentanze diplomatiche dei Paesi d’origine delle vincitrici e i Sindaci delle città di residenza in Italia. Consegna i premi: Francesca Paola Casmiro Gallo, Vincitrice della X edizione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre. Introduce: Daniela Finocchi, Ideatrice Concorso letterario nazionale Lingua Madre. Letture dell’attrice Francesca Carnevali.

Il Concorso letterario nazionale Lingua Madre vede il sostegno di Salone Internazionale del Libro Torino e Regione Piemonte e si avvale dei patrocini di: Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Pubblicità Progresso – Fondazione per la Comunicazione Sociale, We Women for Expo.


Vota i racconti finalisti della Giuria Popolare

Ci sono poi dieci racconti finalisti che concorrono al Premio Speciale Giuria Popolare e possono essere votati da tutti online sul blog di Lingua Madre entro il 30 aprile 2016. Clicca qui per leggerli e decidere il tuo preferito. 

Per votare, basta inviare entro il 30 aprile 2016 un’e-mail all’indirizzo esprimendo una sola preferenza. Oppure si può dare il proprio giudizio tramite le pagine Facebook e Twitter del Concorso Lingua Madre.

Fra tutte le persone che parteciperanno alla votazione, ne verrà estratta a sorte una che riceverà in premio l’ingresso gratuito al Salone Internazionale del Libro 2016 e i volumi del Concorso letterario nazionale Lingua Madre.


Sono aperte le votazioni per il Premio Speciale Giuria Popolare 2016!

Fonte: http://concorsolinguamadre.it/

Claudia Mariana Mare

Claudia Mariana Mare

Claudia Mariana Mare nasce in Romania nel 1989, si trasferisce poi in Italia e si stabilizza a Roma. Si definisce una giornalista mancata e un’aspirante ingegnere, oltre che camaleontica, ironica, curiosa e perennemente in ritardo. Adora progettare, analizzare, pianificare, scarabocchiare, scrivere e colorare. Vede nella scrittura una catarsi, nell’arte una consolazione e nella musica un’anestesia.
Il suo racconto, Exceptio regulam, ha vinto il Secondo Premio (Premio Speciale Consulta Femminile Regionale del Piemonte) della XI edizione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre, con la seguente motivazione: «Per la personalità narrativa che emerge in spunti originali di forma e di stile e la capacità di accennare ed evocare gli eventi noti della storia europea e romena senza cedere a tentazioni didascaliche. L’esperienza soggettiva è occasione di riflessione sull’anno della caduta del muro di Berlino, sulla storia antica e recente della Dacia/Romania, con spunti ironici e sguardo critico rivolti alle occupazioni del passato e all’emigrazione di oggi. Il suo stile fa emergere e riporta chiaramente l’amore per i libri e per la lingua che ha accompagnato la giovane vita dell’autrice, senza tralasciare l’impatto fortemente visivo che affianca la sua narrazione. Il ritmo è serrato e brillante. La nostalgia lascia il posto all’invenzione del futuro, al senso della promessa. In un binomio costituito da monologo e narrazione, il testo spezza ogni pregiudizio sull’incapacità d’integrarsi. Felice la scelta di elementi narrativi che descrivono e testimoniano il melting pot contemporaneo».

Seminar la Roma pentru românii din diaspora: educaţie financiară, gestionarea banilor, antreprenoriat şi leadership


claro_logo_finalROMA. Pe 27 noiembrie 2015 va avea loc la Cardinal Hotel – St. Peter, Via Leone Dehon, 71 – 00165 Roma,  un seminar gratuit de 4 ore, în care trei experţi de la CLARO (Clubul de leadership şi antreprenoriat al românilor de pretutindeni) doresc să iniţieze primii 200 de români din Italia în educaţie financiară, antreprenoriat şi leadership.

Andy Szekely, Cristian Oneţiu şi Eusebiu Burcaș, sunt cei trei experţi care vor interveni pe 27 noiembrie. Grupul Claro este o “organizaţie care îşi propune încurajarea spiritului antrepenorial, mai ales în rândul românilor din diaspora”, scriu iniţiatorii per situl claro-club.ro.

Cei interesaţi de dezvoltarea personală şi antrepenorială, au ocazia să beneficieze de acest curs gratuit, adresat în mod special românilor din Italia care doresc înfiinţarea unei afaceri sau o bună gestionare a propriilor finanţe. 

“Scopul proiectului este să dezvolte comunităţile de români din diaspora în sfera antreprenorială şi investiţională cu obiectivul de a învăţa românii să-şi gestioneze eficient banii munciţi şi câştigaţi cu greu în străinătate. Românii pot deveni antreprenori de succes în România, dar şi în diaspora; nu doar consumatori de cărămizi, ciment şi maşini scumpe.
Vrem să dezvoltăm o comunitate antreprenorială în Europa, în care un om cu idei de business primeşte sprijin şi resursele necesare pentru a demara proiectul, indiferent de locul în care se află sau de locul din care face business.
In final, rugamintea mea la dumneavoastră este să ne ajutaţi ca aceste informaţii sa ajungă la românii din Italia. Înscrierea se face pe website: www.claro-club.ro” , ne comunică organizatorii.

Pentru a viziona programul şi alte informaţii în legătură cu seminarul din 27 noiembrie, apăsaţi aici.

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ROMENI IN ITALIA. Spettacolo ad Ardea. Pentathlon della cultura con Arpeggio & Roua


Sâmbătă, 19 septembrie, ora 16,  la sala consiliară a primăriei din Ardea (via Laurentina, km 38), grupul coral  Arpeggio & Roua va reprezenta România, împreună cu Rodica Chircu, în cadrul evenimentului “Pentathlon della cultura“:  Arpeggio_Roua_Foto_Elena_Postelnicu

Sabato prossimo, dalle 16, nella sala consiliare del Comune di Ardea (via Laurentina, km 38), si terrà lo spettacolo della fratellanza “Pentathlon della cultura”. Arpeggio & Roua, corale di musica folkloristica, rappresenterà la Romania, che insieme alla cantante Rodica Chircu , si esibiranno in un originale concerto tutto da vedere. L’evento “Pentathlon della cultura” è organizzato dall’associazione “La Chiarantana” di Ardea, in collaborazione con la Pro Loco Tor San Lorenzo, sotto il patrocinio del Comune di Ardea.

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