Voci della fede. Riflessioni di tre autori romeni sul Concilio Vaticano II


Un caleidoscopio di riflessioni teologiche, filosofiche e storiche sulla ricezione del Concilio Vaticano II

La vastissima bibliografia sul Concilio Vaticano II si è da poco arricchita di un nuovo titolo, edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Curato da Gabriel-Vasile Buboi, Mihail Constantin Banciu e da Bogdan Tătaru-Cazaban, quest’ultimo ambasciatore di Romania presso la Santa Sede, Voci della fede. Riflessioni sul Concilio Vaticano II (pag. 96; € 14,00) raccoglie i testi delle conferenze tenute da illustri studiosi nelle sale del pontificio Collegio “Pio romeno”, vera “accademia romena sul Gianicolo”, che ha quale missione il sostegno della formazione dei giovani sacerdoti della Chiesa greco-cattolica di Romania e che è stato, lungo gli anni, un punto d’incontro tra oriente e occidente.voci-della-fede

Non un libro di storia, né un commento dei documenti del Concilio Vaticano II, quanto un caleidoscopio di riflessioni teologiche, filosofiche, storiche sulla ricezione del Concilio e soprattutto sulle esigenze spirituali del nostro tempo.

Davanti ad un prestigioso uditorio – formato da rappresentanti della Santa Sede, del mondo accademico, religioso e diplomatico (docenti e studenti delle istituzioni di educazione pontificie, sacerdoti, ambasciatori e altri) – quattro eminenti oratori hanno illustrato le svariate sfaccettature delle proiezioni del Concilio Vaticano II nel mondo odierno. Quattro saggi di grande spessore scientifico, che testimoniano dell’impronta profonda lasciata dall’evento che ebbe a svolgersi mezzo secolo addietro.

Gli incontri sono stati promossi dell’Ambasciata di Romania presso la Santa Sede insieme al pontificio Collegio “Pio romeno” in seguito all’indizione dell’Anno della fede da parte di Benedetto XVI con la bolla Porta fidei.

Il pontificio Collegio “Pio romeno” ha rappresentato, sin dalla sua fondazione, negli anni ’30 del secolo scorso, un rilevante punto di riferimento, uno spazio di spiritualità romena nel cuore di Roma, per diventare in seguito, dagli anni ’90, un luogo della memoria e contemporaneamente della rinascita di una Chiesa che ha sofferto il martirio durante il periodo comunista. Grazie alla collaborazione della Congregazione per le Chiese orientali questo luogo di formazione è potuto diventare anche un luogo di incontro, di comunicazione della storia e della ricchezza spirituale dell’oriente cristiano.

Il primo saggio, del cardinale Leonardo Sandri, illustra la parte che le Chiese orientali hanno avuto nella preparazione del grande rinnovamento nella vita della Chiesa Cattolica promosso dal Concilio. Attraverso il Vaticano II è stata riscoperta, a livello universale, la tradizione dell’Oriente cristiano, professata tanto dalle Chiese ortodosse quanto da quelle orientali cattoliche; una tradizione definita dalla liturgia, dalla spiritualità patristica, dal monachesimo e dall’arte dell’icona. Cosicché, il Concilio Vaticano II ha reintegrato ciò che faceva già parte della vita, poco conosciuta, delle Chiese orientali e ha aperto un ponte di comunicazione con tutto l’Oriente cristiano, specialmente con le Chiese ortodosse, come risulta dai decreti Orientalium Ecclesiarum ed Unitatis Redintegratio.

Il secondo intervento, di mons. Jean-Louis Bruguès, archivista e bibliotecario di santa romana Chiesa, propone un tema che, oltre ad essere celebrativo, offre una prospettiva sottile e attuale allo stesso tempo, nel quale si può scoprire l’accoratezza del suo pensiero teologico e filosofico sul modo in cui il grande evento del Concilio costituisce il riferimento fondamentale per il futuro della Chiesa Cattolica e dei suoi rapporti con la società contemporanea.

Mons. Vincenzo Paglia, presidente del pontificio Consiglio della famiglia, nel terzo dei contributi che compongono il volume affronta un tema particolarmente caro a tutte le Chiese, quello della famiglia, che resta il luogo della trasmissione della vita e ugualmente della fede.

Infine, la conferenza di Giovanni Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano, offre una suggestiva accollata da papa Paolo VI a papa Francesco. Quale conoscitore del magistero di Paolo VI Vian offre un ritratto affascinante di quello che fu Giovanni Battista Montini, “intellettuale appassionato e rigoroso”, “testimone della verità cristiana”.

di Giuseppe Merola – Fonte: http://www.farodiroma.it

voci-della-fedeRiflessioni sul Concilio Vaticano II

A cura di Bogdan Tataru-Cazaban, Gabriel-Vasile Buboi e Mihail Constantin Banciu

Data di pubblicazione: 16/06/2016

Pagine: 94

Prezzo: € 14,00

Language: It

Isbn: 978-88-209-9830-1

Brossura

http://www.libreriaeditricevaticana.va

Sabato 17 ottobre 2015 si è tenuta nell’Aula Paolo VI la Commemorazione del 50° Anniversario del Sinodo dei Vescovi, organismo istituito dal Papa Paolo VI il 15 settembre 1965 con il Motu proprio Apostolica Sollicitudo. In maniera particolarmente significativa, la celebrazione è avvenuta proprio duirante lo svolgimento di un’Assise sinodale, la XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi dal tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Il presente volume raccoglie i documenti che si riferiscono alla Commemorazione del 50° Anniversario, ma anche alcuni testi significativi in relazione al Sinodo dei Vescovi. Nella Prima parte vengono presentati tutti gli interventi tenuti durante la Commemorazione. Si riportano l’Introduzione del cardinale Lorenzo Baldisseri, la Relazione commemorativa del cardinale Cristoph Schönborn e le Testimonianze dai cinque Continenti: per l’Europa, il cardinale nichols; per l’Africa, Sua Eccellenza mons. Madega Lebouakehan; per l’America, il cardinale Ezzati Andrello; per l’Asia, Sua Beatitudine Sako; per l’Oceania il cardinale Mafi. Infine, viene riportato il Discorso che il Santo Padre Francesco ha pronunciato a conclusione e a coronamento della Commemorazione. Nella Seconda parte si trovano alcuni interventi di particolare rilevanza dei Papi che si sono succeduti al governo della Chiesa in questi cinquant’anni di storia: Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.

Santa Sede e Romania: 25 anni fa la ripresa delle relazioni diplomatiche


Nel corso della commemorazione dell’evento, presso il Palazzo della Cancelleria, il cardinale Parolin ricorda che la Chiesa non è una “potenza politica” e non persegue “interessi economici”. 

Foto: http://vatican.mae.ro/gallery

Nella foto: Il Santo Padre Papa Francesco con S.E. Bogdan Tătaru-Cazaban Ambasciatore di Romania presso la Santa Sede. Fonte foto: http://vatican.mae.ro/gallery

Roma, 18 Marzo 2015 (Fonte: Zenit.org)

Venticinque anni di relazioni diplomatiche ristabilite, all’insegna della libertà religiosa e di coscienza. I rappresentanti di Santa Sede e Romania si sono incontrati oggi pomeriggio per una cerimonia commemorativa presso il Palazzo della Cancelleria.

Alla presenza del ministro degli esteri rumeno, Bogdan Arescu, il cardinale Segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, ha sottolineato l’auspicio della Santa Sede di “collaborare con la Romania per il rafforzamento dei rapporti bilaterali e per la promozione della concordia e della pace nel mondo”.

25 ANNI DI RAPPORTI DIPLOMATICI (1990-2015) Print  Mail  Pdf ROMANIA E SANTA SEDE0001 AUTORE: Ambasciata di Romania presso la Santa Sede DATA DI  PUBBLICAZIONE: 16/03/2015 PAGINE: 178 PREZZO: € 36,00 CODICE ISBN: 978-88-209-9511-9 CARTONATO

25 ANNI DI RAPPORTI DIPLOMATICI (1990-2015)
ROMANIA E SANTA SEDE
AUTORE: Ambasciata di Romania presso la Santa Sede
DATA DI PUBBLICAZIONE: 16/03/2015
PAGINE: 178
PREZZO: € 36,00
CODICE ISBN: 978-88-209-9511-9
CARTONATO

La diplomazia vaticana, ha detto il porporato, “non persegue interessi commerciali, economici, finanziari o militari”, essendo la Santa Sede l’“organismo centrale di una comunità di credenti”, quindi non una “potenza politica”, né un “potere politico”.

Parolin ha poi ricordato l’impegno per la pace che, già dal pontificato di Pio XII ma, ancor di più, dal Concilio Vaticano II in poi, la Chiesa Cattolica ha portato avanti, battendosi, contestualmente, per il bene comune, la libertà e la dignità dell’uomo.

Fu proprio dalla dichiarazione conciliare Dignitatis humanae che la Chiesa si schiera per la libertà religiosa nella quale “si riscontra la presenza di aspetti individuali e comunitari, privati e pubblici, strettamente legati fra loro”.

Al tempo stesso, la Chiesa, “in quanto autorità spirituale, rivendica per sé la libertà di poter adempiere all’obbligo di andare in tutto il mondo a predicare il Vangelo e di poter costituirsi come una società di uomini che hanno il diritto di vivere secondo le norme della fede cristiana”, ha proseguito il cardinale.

Diritti dell’uomo e pace internazionale sono due elementi strettamente legati tra loro e la Chiesa Cattolica li tutela, parallelamente ai suoi “sforzi volti a combattere la miseria, lottare contro l’ingiustizia e favorire il miglioramento delle condizioni di vita”.

Le odierne ideologie individualistiche e collettivistiche, tuttavia, possono portare a fraintendere la concezione dei diritti umani e ad abusarne: in tal senso, nello svolgimento della sua “missione spirituale”, la Chiesa “unisce le persone in quell’unità che favorisce una coabitazione umana armoniosa, l’unità degli uomini creati a immagine di Dio”, ha poi concluso Parolin.

Palazzo della Cancellereria, 18 marzo 2015. Presentazione del libro "Romania e la Santa Sede: 25 anni di rapporti diplomatici", a cura di Bogdan Tataru-Cazaban e Mihail Banciu, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana

Palazzo della Cancellereria, 18 marzo 2015. Presentazione del libro “Romania e la Santa Sede: 25 anni di rapporti diplomatici”, a cura di Bogdan Tataru-Cazaban e Mihail Banciu, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana

MARIUCA VADAN, Le relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Romania (1920-1948)


Recensione in Antonianum, 77/2 (2002) p. 388-390,  di Lòrànt OROSZ.

Romano-catolici_Romania_(2002)

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Greco-catolici_Romania_(2002)

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L’argomento dell’opera della giovane canonista rumena è molto attuale, in quanto tocca le questioni economiche della Chiesa cattolica in Romania, dove le trattative sulla restituzione dei beni ecclesiastici sono ancora in corso. Questo patrimonio fu confiscato dallo stato rumeno dopo la seconda guerra mondiale con la venuta dei comunisti al governo. Ancora dieci anni dopo la caduta del sistema, nonostante le sollecitazioni del Papa durante la sua visita in Romania nel 1999, l’asse ecclesiastico non è ancora ritornato al proprietario legittimo. Il titolo promette l’analisi delle relazioni diplomatiche tra il 1920 e il 1948, nell’introduzione l’argomento viene limitato al periodo 1920-1940 (p. 11), mentre nel corpo del testo troviamo, dopo un breve percorso storico, solo l’approfondimento del tema del Concordato rumeno del 1927 e del cosiddetto Accordo di Roma sulla situazione dello «Status Romano-Catholicus Transylvaniensis» (organo storico per la gestione dei beni ecclesiastici) del 1932. Forse sarebbe stato opportuno fare riferimento a questi limiti del lavoro già nel titolo.

 Un merito importante del lavoro della Vadan è l’ampia consultazione del materiale degli archivi statali rumeni, in gran parte inedito. Dall’altro lato però lei avrebbe dovuto almeno menzionare che prima dell’apertura dei fondi precipui del Archivio Vaticano Secreto difficilmente si poteva arrivare ad una comprensione sufficiente del materiale raccolto. Questa mancanza diventa poi trasparente quando l’autrice si permette più volte affermazioni come p.e.: «Sia per la Romania sia per la Santa Sede, lo Status romano-cattolico era percepito come un’organizzazione i cui fini non corrispondono più alle necessità della società moderna» (p. 183), senza però fare alcun riferimento alle fonti ― mancanza generale di tutto il lavoro. Su quali documenti si basa quest’affermazione sull’intenzione della Santa Sede? L’incertezza del lettore diventa più grande, dato che alla pagina precedente viene menzionata l’Assemblea dello stesso «Status», presieduta dal presidente ecclesiastico, il vescovo diocesano Károly Gusztáv Mayláth, e «onorata dalla presenza del rappresentante della Santa Sede, che lesse un telegramma con il quale la Santa Sede salutava l’Assemblea e trasmetteva allo stesso tempo la benedizione del Papa» (p. 182). Adesso, qual’ era il vero atteggiamento della Santa Sede: condannava o benediceva lo «Status»? Ioan Paul II_Teoctist

La parzialità nell’uso delle fonti si verifica nella mancanza dei documenti dell’archivio dell’archidiocesi di Alba Iulia, un fatto ancor più strano sapendo che l’autrice ha consultato l’archivio statale della stessa città (p. 14). Riguardo alla metodologia del lavoro è una mancanza significativa che sia il testo del Concordato (pp. 128-143), sia l’Accordo di Roma (p. 218-221) vengono citati e analizzati dalla letteratura secondaria e non dalle fonti (vedi rispettivamente AAS, 21 [1929], pp. 441-456; ed AAS, 24 [1932], pp. 209-218). Questo fatto minaccia seriamente la credibilità dell’opera.

Romanian Roman Catholic Church

Romanian Roman Catholic Church. (clicca sulla foto per ingrandire)

 I dati statistici forniti dall’autrice (p. 68) illustrano solo le percentuali delle diverse confessioni cristiane in Romania, ma non la loro composizione etnica. Senza questi dati di base il discorso è purtroppo campato in aria, perché non è chiaro il ruolo della minoranza ungherese che costituisce fino ad oggi la maggioranza dei cattolici di rito latino in Romania (romano cattolici). I cattolici di rito bizantino (greco cattolici) sono invece rumeni. Proprio per questo motivo gli argomenti trattati sono strettamente legati alla storiografia controversa della Transilvania tra gli storici rumeni e ungheresi. La presentazione dello status quaestionis, come tutto il trattato sembra soffrire da un certo squilibrio, dato che presenta quasi esclusivamente l’opinione dei autori rumeni, senza fare alcun riferimento alla ricca bibliografia ungherese e tedesca. A proposito dell’introduzione storica, riguardante all’epoca della Monarchia Austro-Ungarica non si trova nemmeno una sola opera di autori austriaci o ungheresi. Forse qui si trova la radice di alcuni sbagli di fatto, come p.e. l’affermazione che tra gli ordini religiosi della Chiesa cattolica, presenti in Romania nel periodo, nessuno aveva il«numero sufficiente per formare, in base ai propri statuti, una Provincia» (p. 142), mentre p.e. la Provincia Transilvanica «Santo Stefano Re» dei Frati Minori risale al 1729. Un altro errore si verifica nella data dell’elevazione al rango di archidiocesi della diocesi di Alba Iulia (p. 26), avvenuta nel 1991 e non nel 1868 (cf. AAS, 83 [1991], pp. 917-918).

"Romanian Orthodox Church" di Andrei Nacu (en.wikipedia.org.)

“Romanian Orthodox Church” di Andrei Nacu (wikipedia.org)

Questo squilibrio diventa oltremodo pesante la dove la Vadan, a proposito della storia dello «Status Romano-Catholicus Transylvaniensis», cita a lungo senza riflessioni critiche (pp. 185-192) le accuse degli autori rumeni estremamente anticattolici (p.e. O. Ghibu). L’accettazione della posizione di quest’ultimo, incaricato in quel tempo dal governo rumeno per le trattative con la Santa Sede, sembra poi assai contraddittoria, siccome la stessa autrice qualche pagine dopo riconosce l’inabilità di esso per negoziare e conferma la sospensione di O. Ghibu da quest’ufficio da parte del primo ministro N. Iorga (p. 201-203). La Vadan arriva ad una presentazione assolutamente negativa dell’attività dello «Status Romano-Catholicus Transylvaniensis» negli anni venti e trenta, senza spiegare le ragioni del perché delle tensioni tra la diocesi di Alba Iulia e il governo rumeno, e senza prendere in considerazione l’opinione dell’altra parte. In questo modo però, pur essendo canonista, trasgredisce l’antica regula iuris “Audiatur et altera pars”. Conoscendo però i fatti dei primi decenni della Romania Grande, nata durante le trattative di pace in Versailles, si sa che il fervore unificatrice del giovane stato ortodosso conduceva ad una politica assimilatrice di fronte alle minoranze etniche (e nello stesso tempo religiose). Uno dei risultati era la progressiva soppressione del sistema scolastico statale, dove la lingua di insegnamento era quella delle minoranze. Solo la struttura scolastica ecclesiastica rimaneva più o meno intatta, e la parte romano cattolica di essa era gestita dallo «Status Romano-Catholicus Transylvaniensis», in pieno accordo col vescovo diocesano, col clero e con i propri fedeli (quasi tutti ungheresi). Semplicemente si trattava delle loro scuole (soprattutto medie), che furono gli ultimi rimasti per conservare l’identità cattolica e ungherese. Proprio questo fatto ostacolava il governo rumeno nella sua politica assimilatrice, però purtroppo dal discorso della Vadan non viene alla luce questa motivazione molto semplice. L’importanza dell’argomento, scelto dall’autrice, richiede ulteriori approfondimenti e il confronto tra le diverse opinioni per poter conoscere meglio la storia del diritto ecclesiastico in Europa centro orientale.

Fonte: http://www.antonianumroma.org/rivista_bibliografiaViewnota.php?id=1711

MARIUCA VADAN, Le relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Romania (1920-1948) Indice

Situazione politicoreligiosa dopo il 1 conflitto mondiale                        
39
La Santa Sede nel diritto internazionale
49
La politica estera della Romania dopo il 1918
61
Questioni confessionali
74
Primi contatti tra Stato Romeno e Santa Sede
81
Santa Sede
87
Avvio delle trattative
89
Prime proposte di Concordato
90
La Legge dei Culti
117
Note interpretative allart 9 del Concordato
119
Presentazione del Concordato al Parlamento Romeno per la ratifica
122
Pubblicazione del Concordato
129
Caratteristiche del cattolicesimo transilvanico
146
Reazioni critiche al Concordato e allaccordo di Roma
155
Gli storici romeni e i rapporti tra la Romania e la Santa Sede
161
Notizie storiche
173
H travagliato iter delle trattative  
92
Sospensioni e riprese delle trattative
93
Reazioni politicoreligiose alla proposta di Concordato
95
Reazione dei filoungheresi al Concordato
98
Nuove sospensioni e riprese delle trattative
99
Preoccupazioni sullesito delle trattative
102
Ultime controversie
104
Attività del Governo Romeno
107
Fase finale delle trattative
110
Firma del Concordato
114
Prime reazioni alla firma del Concordato
116
Contrasti tra Governo Romeno Santa Sede e Status
180
Necessità di accordi con la Santa Sede per la risoluzione
192
Dibattito politico
199
Apertura delle trattative
206
Prime contestazioni ali Accordo
212
Reazioni ali Accordo
221
Considerazioni finali
228
Allegati
239
archivio e bibliografiche
293
Copyright

Informazioni bibliografiche