IL SALUTO DEI ROMANI A FRANZ VON LOBSTEIN


 Esequie aristocratiche nel segno della tradizione.

Il traffico da via Nazionale ai Fori Imperiali era oggi bloccato per l’affluenza dei romani alle solenni esequie per FRANZ VON LOBSTEIN. Gran Priore romano emerito dell’Ordine di Malta. Uno stuolo di cardinali, Paolo Sardi, Renato Martino, vescovi, nunzi apostolici, generali, ammiragli, ambasciatori dell’Ordine ed accreditati presso la Santa Sede e l’Ordine medesimo, parlamentari nazionali ed europei, prelati della Segreteria di Stato, dignitari dei primari ordini cavallereschi e della Croce Rossa internazionale, aristocrazia italiana e mitteleuropea,  assiepavano la Cappella Palatina di Piazza del Grillo a mezzogiorno.

Addio a FRANZ VON LOBSTEIN, dignitario del Sovrano Ordine sempre sollecito ai bisogni degli ultimi: i clochards che riparano  la notte nelle stazioni romane, d’inverno sotto zero e d’estate nel caldo torrido. Sollecito coi “signori malati” ricoverati all’Ospedale della Magliana. Coi pellegrini di Lourdes e di Loreto. Coi terremotati, poveri e bisognosi assistiti nei Centri d’ascolto della Capitale, nelle Parrocchie, nelle più degradate borgate romane; con gli immigrati, con gli ultimi, operando in tutte le realtà territoriali dell’Italia Centrale. Sino all’ultimo della sua vicenda umana Fra’ Franz ha ricevuto  il ricambio dell’amore fraterno dal lui stesso profuso. Assistito da una governante romena e da una brasiliana, le quali in ginocchio sono state testimoni col cappellano capo dell’Ordine di Malta alle sue ultime volontà “di amore e perdono per tutti gli offensori” così come egli chiedeva “perdono a tutti i fratelli che avesse ferito mostrando cattivi esempi”.

Con FRANZ VON LOBSTEIN scompare da Roma e dal Gran Priorato con giurisdizione sull’Italia Centrale una figura fortemente carismatica, testimone della fede e del Vangelo fino alle sue più alte espressioni.

Presidio della Santa Chiesa, insignito delle massime onorificenze, che testimoniano il suo servizio dell’intera vita alla Chiesa, all’Ordine di Malta, alla Patria, alla causa della pace, solidarietà e fratellanza mondiale, come nell’Omelia dell’Ufficio funebre sottolineava il Cardinale Sardi, rappresentante del Sommo Pontefice e Patrono dell’Ordine Sovrano.

Serbò il retaggio della sua ascendenza germanica e della tradizione che legava i suoi antenati diplomatici tedeschi alla Russia, come a Napoli e al Regno delle Due Sicilie. Sempre testimoniando l’origine materna legata alla più cospicua aristocrazia napoletana e calabrese, da studioso, storico, letterato, linguista poliglotta, araldista, docente universitario, giornalista e meridionalista appassionato.

Continua….

 Vedi anche:

ADDIO A FRANZ VON LOBSTEIN. VENERDÌ 15 GIUGNO, ORE 11, LE ESEQUIE A PIAZZA DEL GRILLO

Insieme, al di là della distanza


La condizione dei romeni migranti.

Genitori e figli, insieme, al di là della distanza

 

 

Intervento al Convegno

Left Behind.

La famiglia transnazionale e gli orfani bianchi nella Moldavia Romena.

 Anno europeo 2010 per la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale[1].

 

 

Simona C. Farcas[2] 

 

 

  1. Premessa. I romeni e l’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale

 

            Sono fermamente convinta che questo 2010 – Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, rappresenta una importante occasione di riflessione anche sul fenomeno della povertà causata dalla mobilità del lavoro e può contribuire, grazie ad incontri come questo, ad una presa di coscienza pubblica sull’importanza del dialogo interculturale e delle azioni da intraprendere per insieme affrontare la lotta alla povertà, in particolare il fenomeno dei cosiddetti “orfani bianchi”, in Romania, generato – come è stato già detto – dalla emigrazione, o meglio, mobilità internazionale per motivi di lavoro.

Un segnale d’allarme è stato lanciato anche dall’Autoritatea Naţională pentru Protecţia Familiei şi a Drepturilor Copilului (ANPDC), l’organismo per la protezione dell’infanzia, che, nel 2009 ha rilevato 1.077 neonati abbandonati nei reparti maternità degli ospedali, mentre i minori sotto protezione statale sono 70.000.

            Se nel 2006 i romeni in età da lavoro localizzati nell’Europa dei 15, erano circa un milione, dopo l’ingresso della Romania nell’Unione Europea, avvenuta il primo gennaio 2007, sono quasi raddoppiati, arrivando nel 2010 a superare i 3 milioni, con i maggiori stanziamenti in Spagna e Italia[3]. A tuttoggi, i genitori romeni che si trovano in difficoltà economiche, preferiscono spostarsi verso Paesi come l’Italia e la Spagna, principalmente, per la grande affinità linguistica e culturale.

 

2. La condizione dei romeni migranti in Italia                            

            Al di là della suddetta premessa e osservazione generale, vengo al compito che mi è stato affidato nello specifico, ossia alcune riflessioni sulla condizione dei romeni migranti in Italia.

Come prima battuta, direi che si tratta di una condizione piuttosto avvantaggiata, se guardiamo il fenomeno dalla prospettiva italiana.

             La diversità, l’incontro tra romeni ed italiani e lo scambio culturale e di esperienze sono validi strumenti di evoluzione e di crescita. Per approffondire questo aspetto, rinvio al prezioso contributo dato dal Rapporto dell’Osservatorio ITRO, sulla percezione reciproca d’immagine tra italiani e romeni di Milano e da unproject work, dal titolo Il valore aggiunto nella cooperazione tra italiani e romeni”[4], realizzato da Unimpresa Romania – Osservatorio ITRO – Fondazione Università IULM di Milano.

I romeni in Italia, da 8.000 residenti nel 1990 sono arrivati a superare il milione nel 2010; nell’arco di 20 anni la comunità romena è diventata la più numerosa e, al contrario di quello che si dice, la meglio integrata nella Penisola italica.

Un notevole contributo all’orientamento nei servizi e all’inserimento lavorativo e alloggiativo, è stato dato ai nuovi arrivati, oltre che da parenti e amici precedentemente stanziati in Italia, soprattutto dalle parrocchie, dalle Caritas Diocesane, ma anche dalle associazioni dei romeni in Italia. Attualmente sul territorio italiano funzionano 136 parrocchie cristiano-ortodosse e 35 parrocchie cattoliche romene, che svolgono un ruolo fondamentale nella conservazione del patrimonio spirituale, linguistico e culturale, fondamentale per la conservazione delle proprie radici. Allo stesso modo, anche se in forme diverse, hanno contribuito le associazioni socio-culturali dei e per i romeni, presenti quasi in ogni comunità. Nel 2008, alcune associazioni hanno fondato la Federazione delle Associazioni dei Romeni in Italia, FARI, di cui ho l’onore di essere Presidente del Consiglio Federale, con l’obiettivo di offrire maggiore rappresentatività delle Associazioni presso le Istituzioni, aiutando e favorendo inoltre la costituzione di nuove strutture associazionistiche, per una migliore visibilità e un autentico progresso sociale.

Residenti in Italia, sono – secondo le stime Caritas – circa un milione e 110.000[5]: è romeno il 24,5 per cento degli immigrati nella Penisola. Il fenomeno della mobilità fra Italia e Romania è il più importante, numericamente, all’interno della Unione europea ed è una realtà divenuta oggetto di studio ormai da alcuni decenni.

Una presenza così consistente porta con sé un bagaglio di conseguenze ed effetti rilevanti. Ma ciò che più preoccupa è la percezione negativa diffusa dai media capillarmente a tutti i livelli della società italiana, che l’immigrazione, in genere, sia un problema per l’ordine pubblico, una sorta di invasione non voluta a cui si è costretti.

 Questa percezione, a mio avviso, va rovesciata. Guardiamo il bicchiere mezzo pieno, e dunque valutiamo in termini positivi la mobilità (non è corretto usare il termine “migrazione” quando ci riferiamo a cittadini dell’UE), cioè, consideriamo i romeni in Europa non un problema, ma una risorsa a cui attingere. Ed è così, in effetti: i dati sulla comunità romena in Italia ci parlano di una comunità onesta, laboriosa, intraprendente, socialmente integrata nelle famiglie e nelle imprese italiane. Solo nel 2008 – per dare qualche dato – sono stati assunti ben 175.000 lavoratori romeni, questo dato rappresenta il 40 per cento dei nuovi contratti fatti agli immigrati. Ma, i miei connazionali sono anche imprenditori: mettono in piedi 9 mila ditte all’anno, per un totale, a maggio del 2009, di 28 mila. Assicurano inoltre un notevole apporto di contributi previdenziali (1 miliardo e 700 milioni di euro l’anno) e pagano circa 1 miliardo di tasse. Per non dire che fra i matrimoni misti, la nazionalità femminile più frequente per uno sposo italiano è quella romena (2.506 casi nel 2008 su un totale di 18mila). Lo ha appena diffuso l’Ismu, istituto milanese di ricerca sull’immigrazione[6]. Una condizione avvantaggiata, è l’integrazione nella pubblica istruzione: sono 105 mila i ragazzi che frequentano le scuole italiane e 50 mila i bimbi romeni nati in Italia a partire dal 2000.

L’interscambio tra Italia e Romania, e mi avvio verso la conclusione, supera gli 11,5 miliardi di euro con un avanzo per l’Italia di oltre 1 miliardo. Si tratta del doppio di quanto l’Italia ha con il Giappone, una volta e mezzo quanto ha con l’India e la metà rispetto a colossi come la Cina e la Russia[7].

            Ci sentiamo dunque di affermare che la mobilità dalla Romania verso l’Italia rappresenta l’elemento che contraddistingue in generale i cosiddetti “emigranti per intraprendenza” dagli “emigranti per disperazione”. I romeni portano con sé non solo i valori e la voglia di lavorare, di scoprire, di creare nuovo benessere, tanto per riprendere un concetto del famoso sociologo Domenico De Masi, ma anche il desiderio di “concretizzare piani irrealizzabili nella terra di origine, venendo a contatto con persone e luoghi inconsueti, capaci di alimentare la creatività con punti di vista differenti”. Un “romeno intraprendente” in Italia è stato, per fare un solo esempio, il Prof. Dr. Giuseppe Costantino Dragan (1917-2008), fondatore della Fondazione Europea Dragàn, che ha una sede proprio qui a Milano, e imprenditore della ButanGas SpA.

 

3. La condizione dei romeni migranti e gli orfani da migrazione

 

Ma, prima di concludere veramente, lasciatemi dire che, oltre l’intraprendenza e il desiderio consapevole di compiere il proprio destino altrove, c’è un’altro motivo che spinge tanti romeni, in particolare i genitori, ad emigrare, lasciando a casa marito/moglie e figli, ed è il bisogno. È la necessità economica ciò che provoca il disagio per le famiglie e sopratutto per l’infanzia, determinando il fenomeno, oggetto dell’incontro di oggi, dei cosiddetti orfani da migrazione. Questa condizione è, a mio avviso, una decisamente svantaggiata non solo per i romeni migranti, ma anche per l’intera società civile.

Da uno studio pubblicato dalla Fondazione Soros Romania[8], emerge che ci sono all’incirca 350.000 bambini in Romania, i cui genitori (uno o entrambi) sono andati a lavorare all’estero; i dati, confermati da UNICEF, vedono un’intera generazione di bambini affidata alle cure di parenti lontani e vicini di casa. Ma appena il 7% dei genitori che vanno all’estero per motivi di lavoro lo dichiara alle autorità competenti, come vorrebbe la legge rumena. In tal modo i figli restano senza tutela legale, sottoposti a rischi, abusi e quant’altro.

Come condizione svantaggiata, inoltre, consistente è in Italia il tributo dei cittadini romeni quanto a incidenti sul lavoro: nel 2008, secondo lo studio della Caritas, ne hanno subiti 21.400, 48 dei quali mortali.

 

4. Genitori e figli, insieme, al di là della distanza

 

Per riprendere il nostro discorso, dobbiamo riconoscere che il contatto tra genitori e figli è insostituibile. Abbiamo verificato tra servizi sociali romeni e italiani, che ciò che determina nel bambino sentimenti di frustrazione, è che egli si sente la causa del suo dolore, poiché il genitore è lontano per contribuire alla sua educazione, scolarizzazione e al suo sostentamento. Questo sentimento comporta, nei figli un atteggiamento di “colpevolizzazione”. Ma l’assenza del genitore è devastante per il bambino, e di questo ci diranno di più i nostri ospiti dalla Romania. Tuttavia, non possiamo dire alle mamme e ai papà: “tornate a casa”. L’Europa è la nostra “casa comune”, e in Italia, i romeni sono una popolazione richiesta per via della latinità e per le ragioni sopra espresse. Il problema qui è come cercare di ri-costruire questo rapporto a distanza.

            Oggi, le nuove tecnologie, la società della comunicazione, le reti digitali, consentono di abbattere le distanze e creare ambienti, sia pure virtuali, dove, tuttavia, le affettività possono circolare sulla base dei bisogni. Oltre a questi, vi sono tutti i rapporti di interscambi a livello di famiglie e di mobilità adolescenziali, che possono dare luogo a forme di riavvicinamento alla famiglia, le quali, se ben articolate, sono oltretutto una opportunità di ampliamento dei propri confini di conoscenza ed esperienza.

            Su questo credo che le forze sociali e i rispettivi governi devono fare un intenso lavoro di affiancamento ai romeni migranti e agli “stranieri” entranti, anche per dare sempre maggiori forme di organizzazione alle mobilità dei popoli, che sono il fenomeno imprescindibile che noi conosciamo del nuovo secolo nell’era della globalizzazione. In particolare, ripeto, le nuove tecnologie, e mi riferisco ai new-media e ai social network, come facebook, twitter, che praticano tutti, dal Presidente Obama allo studente, possono essere la piattaforma di studio di altre forme organizzative di incontri in cui creare “ambienti solidali”, “stanze da gioco e da divago familiare”, in pratica, mi riferisco a un contatto genitori-figli, che non rincari la dose dell’assenza, ma quella della presenza, ludica e divertente, che vedrebbe altrimenti il bambino e l’adolescente, spesso, protagonista solitario davanti al suo computer.

            Non penso affatto a una famiglia virtuale a distanza, penso occorra fare lo sforzo di limitare le occasioni di spersonalizzazione che la rete come insidia ci tende. Ma invece, ipotizzo momenti di contatto accrescitivi di conoscenza, di attività, di svago per superare i sentimenti negativi e di mancanza, e stabilire momenti felici di co-partecipazione.

            Tra gli altri, e concludo veramente, come ha notato proprio questi giorni anche Giorgio Bocca[9], uno dei massimi giornalisti e conoscitori della comunicazione italiani: “Il computer è il gioco preferito dei bambini, la loro droga, la loro quotidiana dipendenza. Mi ricordano gli anni della fanciullezza e del mio infantile bisogno di giocare: la famiglia, nonni e genitori, gli anziani, erano a tavola per terminare in santa pace i pasti, e noi ragazzi già con l’orecchio teso a raccogliere le voci e i colpi del pallone dei nostri amici che giocavano nel cortile. Adesso – continua Bocca – vedo figli e nipoti tesi, come noi allora, sempre per un gioco, ma diverso, tecnologico, il gioco del computer”. Insomma, si tratta di unire l’utile al dilettevole.

            Tutto questo, può essere applicato anche alle necessità oggettive dei figli, dalla scuola alla sanità. Dobbiamo far sì che telefonini, computer, che ormai circolano abbastanza abitualmente, siano utilizzati per far diventare una lontananza una occasione diversa, moderna e di sviluppo. Con una battuta, mi piacerebbe che la Romania non fosse solo un popolo di lavoratori nel mondo, ma anche un Paese che sa mettere i propri sentimenti in rete.


[1]               * Testo dell’intervento svolto al Convengo Left Behind. La famiglia transnazionale e gli orfani bianchi nella Moldavia Romena. Anno europeo 2010 per la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale. Uffici della Commissione europea, Rappresentanza a Milano, 26 maggio 2010.

[2]              L’Autrice è ideatrice e fondatrice dell’Associazione IRFI onlus, Italia Romania Futuro Insieme (2006) www.irfionlus.org, e co-fondatrice della FARI, Federazione delle Associazioni dei Romeni in Italia (2008) www.faritalia.it. Si è formata a Roma, presso il Collegio Teutonico di S. M. dell’Anima e alla LUMSA Università di Roma dove si è laureata con una tesi sul Pensiero linguistico di Eugenio Coseriu, ha inoltre compiuto studi tecnici e commerciali. Si è occupata di formazione manageriale applicata ai servizi. Svolge attività di consulenza e progettazione a Enti pubblici e associazioni. È attiva nel mondo del volontariato da diversi anni. Si è occupata dell’organizzazione e gestione di programmi culturali, sociali, educativi e informativi per la comunità romena in Italia, tra cui: varie sezioni di Libri in Lingua Romena nelle Biblioteche di Roma (2008); organizzazioni di Tavole Rotonde sul tema Le comunità romene in Italia (vol. Romania. Immigrazione e lavoro in Italia. Statistiche, problemi e prospettive) realizzata dal Consiglio Italiano per le Scienze Sociali (CSS) – Ethnobarometer; ha promosso l’Indagine sull’inserimento lavorativo delle immigrazioni qualificate provenienti dalla Romania realizzata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR); ha organizzato gli incontri tra Italia Lavoro – L’Agenzia Tecnica del Ministero del Lavoro e l’associazionismo dei romeni in Italia, nell’ambito del Programma Mobilità Internazionale del Lavoro (2009).

[3]                 “Dossier Caritas/Migrantes” 2008

[4]               In evidenza le imprese romene in Italia, su http://www.osservatorioitro.net/

[5]               953.000, secondo l’ISTAT, al 1 gennaio 2010

[6]               Vedi anche “L´Italia e il boom dei matrimoni misti” di Corrado Giustiniani , su http://www.adiantum.it/

[7]               Fonte: Unimpresa Romania

[8]               Il mercato del lavoro di Romania ,Monica Şerban Alexandru Toth –Soros 2007)

[9]               “Il computer? Una droga per figli e nipoti, Il Venerdì di Repubblica, nr. 1156, del 14 maggio 2010, p. 13

Conferinţă de presă. „Cărţi în româneşte în bibliotecile din Roma”, o iniţiativă inedită din partea comunităţii migraţiei române în Italia


„Cărţi în româneşte în bibliotecile din Roma”, o iniţiativă inedită din partea comunităţii migraţiei române în Italia, prezentată marţi într-o Conferinţă de presă la Biblioteca Europeană din capitala Italiei: pentru Radio Vatican a intervenit pr. Adrian Dancă

Simona_Cecilia_Farcas_Biblioteca europea(RV – 15 ianuarie 2008) Asociaţia IRFI – Italia România Futuro Insieme – a comunităţii de români catolici din Roma a marcat marţi o cotitură decisivă în istoria recentă a emigraţiei româneşti, la Conferinţa de presă de la Biblioteca Europeană din capitala Italiei având ca temă prezentarea iniţiativei intitulată „Cărţi în româneşte în bibliotecile din Roma”.

Practic, este vorba de un fond de carte românească, strâns datorită donaţiilor efectuate de diverse edituri din ţară. Cele cinci biblioteci care găzduiesc secţiunile de literatură românească au început să fie inaugurate la 12 ianuarie, cu un program care se va încheia duminică 20 ianuarie.

La conferinţa de presă de marţi, desfăşurată la sediul Bibliotecii Europene din cadrul „Institutului de Cultură Goethe” din Roma, au luat cuvântul reprezentanţi ai ambasadei României în Italia, ai Primăriei Romei, directorul de la Accademia di Romania, profesori de la universitatea La Sapienza, cel care vă vorbeşte şi bineînţeles preşedinta asociaţiei IRFI – Italia Romania Futuro Insieme (Italia România Viitor Împreună), Simona Farcaş.
Bogată în semnificaţie, ziua aleasă pentru prezentarea iniţiativei: 15 ianuarie, ziua de naştere, în 1850, a poetului nepereche Mihai Eminescu. „Pentru noi, italienii, a afirmat Igino Poggiali, preşedintele Bibliotecilor din Roma, a sosit timpul ca în rafturile bibliotecilor să-l aşezăm şi pe Eminescu alături de Dante al nostru”. Reprezentantul ambasadei României, George Bologan a subliniat necesitatea ca istoria şi cultura fiecărui popor să fie cât mai cunoscută şi împărtăşită, fără de care o ţară şi chiar Uniunea Europeană riscă să devină mai săracă. Interesantă a fost şi intervenţia Luminiţei Gugeanu, coordonatoarea unui proiect de promovare a bilingvismului în rândul copiilor români care frecventează şcolile din Italia. Este de dorit ca autorităţile române să privească cu mai multă încredere şi sprijin real asemenea iniţiative, a subliniat profesoara Luisa Valmarin, de la universitatea La Sapienza din Roma. Europeizarea bibliotecilor poate deveni astfel şi o sursă de răspândire a cunoaşterii, pentru îndepărtarea ignoranţei şi a prejudecăţilor care încă mai despart la nivel cultural ţările membre ale Uniunii Europene.Biblioteca europea
Ce s-ar mai putea adăuga? Faptul că o bibliotecă fără cititori rămâne un depozit inutil. Or, cine sunt cititorii spre care se îndreaptă aceată iniţiativă? Desigur, imigranţii români. Astfel că într-o perspectivă mai amplă, s-ar putea spune că iniţiativa asociaţiei IRFI reprezintă un mare semn de speranţă şi în acelaşi timp o adevărată cotitură în viaţa imigranţilor din Italia.
Un semn de mare speranţă, pentru că aduce o contribuţie extrem de preţioasă la problematica indicată de Benedict al XVI-lea în mesajul pentru Ziua migrantului şi a refugiatului: pentru tinerii migranţi, afirmă Sfântul Părinte – rezultă deosebit de resimţită problematica referitoare la aşa numita „dificultatea dublei apartenenţe”. Pe de o parte, ei simt necesitatea de a nu pierde cultura de origine, iar pe de alta, iese la suprafaţă dorinţa de a se integra organic în societatea care-i primeşte. Inaugurararea unui fond de carte românească se prezintă astfel ca un răspuns la acest apel de a înlesni păstrarea identităţii culturale şi religioase a tinerilor români din Italia.
Tototdată, lansarea acestei iniţiative este şi o cotitură în istoria recentă a imigraţiei româneşti în Italia. Orice român care păşeşte pe străzile Romei, aude vorbindu-se româneşte, vede numărul tot mai mare al restaurantelor şi al magazinelor cu produse culinare româneşti, sunt tot mai frecvente cursele de transport între capitalele celor două ţări. Toate acestea sunt desigur, semne pozitive ale unei evoluţii îmbucurătoare, dar cu toate acestea rămân în sfera vieţii materiale, a derivatelor verbului „a avea”. La nivelul lui a fi, al creşterii interioare, românul emigrat la Roma a avut şi are la dispoziţie sprijinul continuu al comunităţilor bisericeşti de limba română; dacă ar fi să ne referim la comunitatea catolică românească, primele Sfinte Liturghii s-au celebrat încă din 1990. Cu toate acestea, când trece pragul lăcaşului de cult şi revine în traficul citadin, simte lipsa unei librării cu literatură în limba română, simte lipsa unei biblioteci. Acum, după iniţiativa lansată şi sprijinită de IRFI, Bibliotecile din Roma au deschis larg uşile pentru un acces gratuit tuturor celor dornici de se bucura de roadele limbii materne.
În fine, la Conferinţa de presă s-a afirmat binecuvântarea şi sprijinul episocopului Petru Gherghel, al diecezei de Iaşi, responsabil pentru pastoraţia migranţilor din partea Conferinţei Episcopale din România, precum şi salutul coordonatorului român pentru pastoraţia migranţilor din Italia, din partea Bisericii Catolice din Italia. Pentru asociaţia “Italia România Viitor Împreună”, cuvântul responsabililor ecleziastici este însoţit şi de făgăduinţa unui ajutor constant în difuzarea, la Roma, a cărţilor de cultură şi spiritualitate românească.
Emoţionantă, la încheierea conferinţei de presă, lectura unei poezii de Mihai Eminescu, mai întâi în limba română, şi apoi, în italiană, primită cu mare căldură de numerosul auditoriu calificat. Titlul poeziei? „Învierea”, ca şi dorinţa care sălăşluieşte în sufletul multor români migranţi în oraşul Sfinţilor Apostoli Petru şi Paul.
De la Biblioteca Europeană din Roma, pentru Radio Vatican, pr. Adrian Dancă.

Aici serviciul audio: RealAudioMP3

Sursa: http://ro.radiovaticana.va/

IRFI Onlus incepe anul 2008 cu actiuni culturale si educationale


ptcopiiRoma, Italia/Romanian Global News

Associazione IRFI - "Italia Romania Futuro Insieme" onlus

Associazione IRFI – “Italia Romania Futuro Insieme” onlus

Anul 2008 va fi anul in care comunitatea romanilor din Italia va beneficia de o integrare mai usoara si gratie initiativelor Asociatiei IRFI – “Italia Romania Futuro Insieme” si “politicilor” ce vor fi promovate de asociatia infiintata in noiembrie 2006.

IRFI Onlus anunta cu bucurie lansarea unei actiuni culturale si educationale, prima de acest gen, menita sa vina in sprijinul comunitatii de romani din Italia. Incepand cu 12 ianuarie 2008 toti romanii si cei interesati vor avea posibilitatea sa solicite la marile biblioteci din Roma (pentru inceput) carti in limba romana. Initiativa apartine IRFI Onlus si face parte dintr-o serie de actiuni ce au ca scop promovarea culturii romanesti in general la nivel european, cu precadere in Italia. Astfel, scriitori, artisti, intelectuali, reprezentanti media vor fi invitati in cadrul evenimentelor ce vor fi organizate de IRFI Onlus sa-si promoveze ideile, opera, talentul si vor prezenta romanilor din peninsula si nu numai rodul activitatii, creatiei lor, se arata intr-un comunicat al Asociatiei IRFI Onlus, citat de Realitatea din Italia.
Anul 2008 debuteaza cu o binevenita actiune cultural-educationala in marile biblioteci din Roma: inaugurarea unei sectii de lectura cu carti in limba romana apartinand atat scriitorilor romani, cat si autorilor straini. Evenimentul, de o mare importanta pentru cei ce traiesc si muncesc in Italia, are loc gratie colaborarii cu Primaria Romei si conducerea bibliotecilor Galline Bianche, Franco Basaglia, Gianni Rodari, Borghesiana.

Asociatia incearca astfel sa sincronizeze proiectul de predare a limbii si culturii romane in scolile din Italia, cu oferirea posibilitatii elevilor romani si tuturor doritorilor de a explora bogatia si farmecul limbii romane si la Roma. Cartea scrisa in dulcele grai romanesc va fi de acum inainte prezenta in bibliotecile enumerate mai sus. De asemenea, spatiile dedicate expozitiei de carte in limba romana vor deveni loc de desfasurare a diverse activitati artistice, literare, in care vor fi implicati in primul rand copiii, in incercarea de a le cultiva iubirea pentru estetic si, in acelasi timp, in speranta descoperirii de viitoare talente.

Sursa: http://2008.rgnpress.ro/content/view/27137/