DANA MANUELA CONSTANTINESCU, NUOVO AMBASCIATORE DELLA ROMANIA A ROMA. INCONTRO CON LA COMUNITÀ ROMENA.


  Dana Manuela Constantinescu è il nuovo ambasciatore designato della Romania in Italia, Malta e San Marino.

L'incontro dell'Ambasciatore con i rappresentanti della comunità e della stampa romena in Italia

L’incontro dell’Ambasciatore con i rappresentanti della comunità e della stampa romena in Italia

Mercoledì, 12 giugno 2013, Sua Eccellenza l’Ambasciatore designato Dana Manuela Constantinescu ha incontrato presso la sede dell’ Accademia di Romania a Roma i rappresentanti delle associazioni e della stampa rumena in Italia.

All’incontro erano presenti il Console Generale a Roma  Dott.ssa Mirela Rusu, il responsabile dei Rapporti con la comunità romena Dott.ssa  Oana Liscan,  l’addetto per gli Affari Sociali e Lavoro Dott.ssa   Mirela Videa e il direttore dell’Ufficio Stampa Dott.  Ovidiu Pufu.

L'incontro dell'Ambasciatore con i rappresentanti della comunità e della stampa romena in Italia

Intervento all’incontro dell’Ambasciatore con i membri della comunità  romena in Italia

Durante l’incontro, i partecipanti hanno affrontato temi di interesse generale per i cittadini rumeni che vivono e lavorano in Italia, cercando di identificare nuove formule di collaborazione tramite l’Ambasciata e i rappresentanti della comunità romena.

S.E. l'Ambasciatore di Romania in Italia Signora Dana Manuela Constantinescu in dialogo con i membri della comunità  a Roma

S.E. l’Ambasciatore di Romania in Italia Signora Dana Manuela Constantinescu in dialogo con i membri della comunità a Roma

Sono stati toccati argomenti quali l’integrazione, la legalità, la collaborazione con le associazioni, la partecipazione alla vita amministrativa, culturale e politica, l’informazione, i servizi consolari e sociali… La Dott.ssa Oana Liscan responsabile Rapporti con la comunità romena, ha presentato alle associazioni “La guida del lavoratore rumeno in Italia”.

Incontro

L’ambasciatore Dana Manuela Constantinescu incontra i membri dell’Associazione Italia-Romania: Futuro Insieme. Nella foto, da destra:  Magda Elena Chirnoaga, S.E. l’Ambasciatore, Rodica Osadet (di spalle), Tudor Doru Mitroiu, e Simona Cecilia Farcas

All’incontro erano presenti con le associazioni rumene maggiormente rappresentative, il Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni, il  Gr. Uff. Avv. Pasquale Landolfi cassazionista, il Cav. Avv. Carlo Cudemo ed esponenti della società romana, del mondo della cultura e dell’arte e del mondo forense; da sempre vicini alla comunità romena in Italia e al mondo diplomatico; i quali difesero nei momenti difficili della campagna emotiva  preudo-xenofobica che percorreva l’Italia fomentata, alimentata  artificiosamente dalla stampa, la causa ragionevole dell’accoglienza e dell’integrazione, per il dialogo e la fratellanza tra italiani e rumeni. 

Dott.ssa Oana Liscan responsabile Rapporti con la comunità romena dell'Ambasciata, Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni e Avvocato cassazionista Pasquale Landolfi

Dott.ssa Oana Liscan responsabile Rapporti con la comunità romena presso l’Ambasciata, Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni e Avvocato cassazionista Pasquale Landolfi

Chi è il nuovo ambasciatore designato della Romania a Roma?

Dana Manuela Constantinescu

Classe 1962, Dana Manuela Constantinescu è nata a Slobozia, nella regione storica della Muntenia (sud-est della Romania). Laureata in ingegneria meccanica a Bucarest, nel 1986, presso la Facoltà di Attrezzature Tecnologiche dell’Istituto di Costruzioni; ha esercitato la professione nel settore fino al 1992, quando fu chiamata a coprire la carica di direttore generale per i rapporti internazionali del Ministero dei Trasporti, essendo Ministro del dicastero Traian Băsescu. Nel 2006, la Signora  Constantinescu è nominata ambasciatore della Romania in Slovenia sino al 2011. Nello stesso periodo, S.E. il Presidente Băsescu avvicendava dalla carica S.E. l’ambasciatore Răzvan Rusu, per poi nominare S.E. la Signora Dana Manuela Constantinescu, accreditandola in Italia, Malta e San Marino.

Da alcuni giorni, dopo due anni di vacatio sedis, S.E. la Signora Dana Manuela Constantinescu, ottenuti i rispettivi gradimenti, è designata a Roma, La Valletta e San Marino.

Alla nuova Ambasciatrice, i più fervidi auguri di Futuro Insieme e dei connazionali che si riconoscono nella nostra associazione.

  Foto e testo a cura di Simona Cecilia Farcas

Roma, 13 giugno 2013

KOSOVO, TORNANO LE MINACCE SERBE SOSTENUTE DAL PRESIDENTE ROMENO TRAIAN BASESCU


Grave violazione del diritto internazionale e al diritto dei popoli alla libertà, indipendenza e autodeterminazione.

(EUROITALIA – ROMA, 5 NOVEMBRE 2011, Simona C. Farcas) – Il Kosovo è de jure e de facto un soggetto di diritto internazionale, vale a dire uno Stato sovrano, riconosciuto dalle Nazioni Unite, e dal consorzio mondiale delle nazioni. Intrattiene relazioni diplomatiche con le massime potenze del mondo, con la Santa Sede, annovera seggio all’ONU, annovera un capo di Stato, un parlamento e un governo legittimi democraticamente eletti sotto la vigilanza delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea ed il controllo di legalità, ordine pubblico, difesa dei confini, amministrazione di polizia e giustizia e rispetto e tutela dei diritti umani secondo i parametri dei popoli civili, da parte della NATO, che lo liberò dall’aggressione genocida del vecchio regime serbo.

 Pertanto riteniamo che ogni azione politica, da parte della Serbia, in forma tanto allarmante affiancata dall’attuale presidente della Repubblica di Romania, Traian Basescu, violi il diritto internazionale vigente, la legalità internazionale, e costituisca l’unica e vera minaccia e reale pericolo per la stabilità e la pace nei Balcani.

Deploriamo l’iniziativa del signor Basescu, come dichiarato nei giorni scorsi a Belgrado in visita di Stato; ritenendo che tale assurdo e illegittimo sostegno contrasti con la volontà e i sentimenti della stragrande maggioranza del popolo rumeno, geloso custode con la sua Rivoluzione del 1989, e con le sue tradizioni di libertà, che risalgono al nostro Risorgimento del 1862, della democrazia, dei diritti umani e dell’autodeterminazione dei popoli.

Pontificale per Otto von Habsburg, 8 ottobre 2011: rappresentanze diplomatiche

S.E. Albert Prenkaj Ambasciatore della Repubblica del Kosovo in Italia (il secondo da destra guardando la foto)

Riteniamo con grande sentimento di amicizia verso tutte le nazioni carpatico-danubiane e balcaniche, che il Kosovo come la Bosnia-Erzegovina, abbiano già fin troppo sofferto pulizia etnica, stragi, genocidio, fosse comuni, innumerevoli perdite umane di vittime innocenti dalla ferocia di taluni capi militari e politici serbi; perseguiti dalla giustizia internazionale, dal Tribunale penale internazionale dell’Aja, con mandati di cattura affidati all’Interpol e processi in atto. Tanto da aspirare con legittimità, diritto alla libertà, alla vita e alla giustizia, ad un’esistenza libera, indipendente e pacifica, scevra da minacce dai paesi vicini, secondo il diritto dei popoli.

Respingiamo con forza le minacce dei novelli Milosevic, facendo appello all’Unione Europea affinché valuti, pur dopo la tardiva e strumentale consegna di uno degli ultimi criminali serbi, responsabile delle stragi degli anni 90 in Bosnia, ravvisata la poca o nulla attendibilità dello stesso governo serbo in tema di diritti umani e democrazia, il caso di non ammettere la Repubblica di Serbia nell’Unione, respingendone le richieste, ed invece accelerare, anche in premio delle sofferenze subìte da un ventennio sì travagliato, l’ammissione della Repubblica di Kosovo  nella stessa Unione Europea; come è nei voti dei popoli liberi e democratici dell’Europa.

Mentre esortiamo i kosovari ad essere pronti e vigilare, prepararsi ad eventuali aggressioni  che certamente troverebbero la resistenza eroica e il patriottismo dei kosovari, degli albanesi e macedoni, come dei popoli balcanici amici e alleati.

Facciamo appello alle Nazioni Unite, all’Unione Europea, all’Alleanza Atlantica, e specialmente agli Stati Uniti d’America, di vigilare attentamente sulle eventuali pericolose intenzioni guerrafondaie di chi attenta al diritto di autodeterminazione dei popoli.

S.E. l’Ambasciatore della Repubblica del Kosovo in Italia, Albert Prenkaj (guardando la foto, il terzo da destra ), con la Dott.ssa Simona Cecilia Farcas, il Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni. Fonte: Ambasciata della Repubblica del Kosovo in Italia, http://www.ambasada-ks.net/it/?page=4,8,58

I romeni democratici, nel 93esimo anniversario della vittoria del novembre 1918, Festa dell’Indipendenza della Romania (1 dicembre), esprimono con forza la solidarietà al Kosovo democratico per la sua esistenza libera, tranquilla e sicura, in pace con tutte le nazioni dell’area balcanica completamente integrato nell’Unione Europea.

Roma, 5 novembre 2011

Sondaggio: Pensi che il Kosovo debba essere riconosciuto dalla Romania, come lo è dall’ONU, dall’UE e dalla NATO?

Vedi anche

Pontificale per Otto von Habsburg, presente l’Ambasciatore di Kossovo

L’Ambasciatore Prenkaj ha partecipato alla messa dedicata a Otto von Habsburg

Messaggio della Reale Casa di Albania

“Leadership. Leaders and new trends in political communication.” Interviu cu expertul in comunicare politică, prof. Antonio Momoc


Antonio Momoc (http://www.antoniomomoc.ro)

€UROITALIA – Bucureşti, 26 mai 2011 – Simona C. Farcaş.

Internet şi Democraţie. Internetul în comunicarea politică. Influenţa libertăţii online asupra politicii offline… “Digitalizarea înseamnă neapărat şi democratizare? Câtă libertate câştigăm şi câtă educaţie pierdem prin intermediul internetului?”  se/ne întreabă prof. Antonio Momoc, specialist în comunicare şi în ştiinţe politice, lector universitar doctor la Facultatea de Jurnalism şi Ştiinţele Comunicării, Universitatea Bucureşti. Contactat de Agenţia de presă EUROITALIA din Roma, prof. Antonio Momoc a acordat Simonei C. Farcaş un interviu despre comunicarea sa ştiinţifică “The rising of Romanian President Traian Băsescu and the role of digital guerilla.”, susţinută pe 20 mai 2011, la LUISS “Guido Carli”, cea mai prestigioasă Universitate privată din Roma, cu sediul în Viale Romania.

Prof.  Antonio Momoc din Bucureşti a conferenţiat la Roma alături de personalităţi cu renume mondial ale lumii comunicării politice, în cadrul simpozionului internaţional “Leadership. Leaders and new trends in political communication”, organizat de către CMCS – Centre for Media and Communication Studies “Massimo Baldini” şi LUISS Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli, care s-a desfăşurat între 20-21 mai 2011.

Antonio Momoc, LUISS Università di Roma, 20 mai 2011

Simona C. Farcaş: Care a fost subiectul înâlnirii la conferinţa “Leadership. Leaders and new trends in political communication”?

Antonio Momoc: “Tema principală a dezbaterilor a fost influenţa noilor tehnologii de comunicare asupra regimurilor politice şi asupra stilului comunicării politice. În ce fel influenţează social-media/ new-media democraţiile occidentale şi în ce fel influenţează aceste tehnologii regimurile nedemocratice. Digitalizarea înseamnă neapărat şi democratizare? Câtă libertate câştigăm şi câtă educaţie pierdem prin intermediul internetului?”

Simona C. Farcaş: Antonio, citim pe site-ul  www.antoniomomoc.ro, că sunteţi licenţiat în jurnalism şi în ştiinţe politice; doctor în sociologie, scriitor, cercetător în istoria socială a sociologiei, lector doctor la Facultatea de Jurnalism şi Ştiinţele Comunicării la Universitatea din Bucureşti, titular al cursurilor de Marketing politic şi Publicitate electorală la Catedra de Antropologie Culturală şi Comunicare. Va preocupaţi în special de comunicare politică. Nu este prima dată când sunteţi invitat să luaţi cuvântul la o conferinţă internaţională.

Antonio Momoc: “Este adevărat că în România, în Europa, în ţări ca Suedia, Ungaria, Polonia, Italia, Olanda am conferenţiat sau am paticipat la conferinţe pe tema relaţiei dintre Internet şi Democraţie. Întotdeauna a fost vorba şi despre Comunicare politică. Speranţa sau iluzia pe care o aduce internetul este aceea că societatea se poate democratiza prin accesul tot mai larg şi mai liber al cetăţenilor la comunicarea online. Aceasta poate fi o formă a democraţiei, însă una mai degrabă formală. E adevărat că tot mai mulţi oameni se pot exprima liber online. Dar câtă influenţă are această libertate online asupra politicii offline? Câtă putere politică au la propriu cei care se exprimă pe internet? Şi dacă vorbim despre democraţie calitativă, întrebarea este: suntem mai liberi offline, sunt respecate drepturile cetăţenilor mai mult acum, sunt cetăţenii mai educaţi în sensul participării şi al toleranţei odată cu dezvoltarea mediului online şi a noilor tehnologii de comunicare? Sunt întrebări la care viitorul va oferi răspuns.”

Simona C. Farcaş: Care au fost impresiile, cum v-aţi simţit, ce a insemnat pentru dumneavoastră să conferenţiaţi la Roma, alături de personalităţi ale lumii comunicării politice cum sunt Brian McNair (Queensland University of Technology), Sara Bentivegna (Sapienza, Università di Roma), Nico Carpentier (University of Loughborough), Fausto Colombo (Università Cattolica di Milano), Raffaele De Mucci (LUISS “Guido Carli”), Sergio Fabbrini (LUISS “Guido Carli”), Ivor Gaber (City University London), Matthew Hibberd (University of Stirling), Michael Higgins (University of Strathclyde), Leonardo Morlino (LUISS “Guido Carli”), Edoardo Novelli (Università degli Studi Roma Tre), Jo Silvestre (City University London), Mick Temple (Staffordshire University), Katrin Voltmer (University of Leeds) etc.?

Antonio Momoc: “Aceste personalităţi ale lumii ştiinţifice sunt nişte oameni extraordinari. Am avut privilegiul de a sta de vorbă cu ei, informal, în pauzele de cafea sau la prânz ori la cină. Katrin Voltmer (University of Leeds) a fost extraordinar de activă pe durata conferinţei, a avut intervenţii excelente, comentarii şi observaţii utile. Este din Germania, din Berlinul de Vest. Am petrecut o seară întreagă împreună vorbind despre asemănările dintre Germania de Est şi ţările din Estul Europei, inclusiv România. Este un profesor extraordinar şi o cercetătoare de valoare.

Mick Temple (Staffordshire University) a avut o comunicare despre alegerile din MB în care a făcut câteva remarci şi la campania lui Obama despre care a împărtăşit credinţa că nu a fost atât o campanie care să implice dezbatere şi dialog, cât a fost o campanie de moblizare şi de fund-raising. Am petrecut prima seară a conferinţei la aceeaşi masă vorbind despre criza economică mondială. Am fost surprins să aflu că Mick Temple a fost în adolescenţă cântăreţ într-o trupă new wave punk.

Edoardo Novelli (Università degli Studi Roma Tre) a avut o comunicare consistentă despre istoria publicităţii electorale italiene şi despre cazul Silvio Berlusconi. Am vorbit cu el după conferinţa sa despre asemănările şi diferenţele dintre liderii populişti Berlusconi şi Traian Băsescu. Michael Higgins (University of Strathclyde) este un analist excelent, profesorul Morlino a fost şi la Bucureşti unde a primit titulul de Doctor Honoris Causa.

Fausto Colombo (Università Cattolica di Milano) are un farmec aparte al interpretărilor, este un moderator subtil şi redă analize complicate cu umor şi detaşare. Suntem deja prieteni pe FaceBook.

Am avut ocazia să vorbesc în prima zi cu Brian McNair (Queensland University of Technology) despre lucrările sale şi să îi mărturisesc că parte din seminariile şi cursurile mele de Publicitate electorală pornesc de la opera sa ştiinţifică. Cu profesorul Sergio Fabbrini (LUISS “Guido Carli” University) am fost onorat să stau mai mult de vorbă: comunicarea sa despre cum înlocuiesc noile tehnologii partidele politice, despre populism vs liberalism şi despre personalizarea vieţii politice vs instituţionalizare este extrem de utilă înţelegerii transformărilor actuale. Am făcut o sinteză a acestor comunicări şi pe blogul meu.”

Simona C. Farcaş: Câteva impresii personale despre Roma. Universitatea LUISS…. aspiraţii eventuale proiecte viitoare?

Antonio Momoc: “Roma este un oraş capitală europeană şi capitală mondială. Este un punct de intersecţie al marilor civilizaţii.  Istorie, artă, cultură, ştiinţă, modă, muzică, totul la superlativ. Am mai vizitat Roma turistică acum câţiva ani. De această dată am cutreierat Roma neturistică, de exemplu cartierul San Lorenzo unde studenţii italieni beau o bere în weekend.

Universitatea LUISS este locul unde orice cercetător şi-ar dori să lucreze. Dotarea tehnică sălilor, a laboratoarelor, a bibliotecii, facilităţile pentru studenţi, cele de lectură dar şi cele de recreere şi sport sunt extraordinare. Este o şcoală modernă şi serioasă. Întrucât am câştigat anul trecut o bursă europeană din Fondul Social European în cadrul căreia cercetez relaţia dintre new-media şi populişti, voi aplica pentru continuarea cercetării mele asupra populismului european la Universitatea LUISS. De fapt încerc un studiu comparativ Est-Vest, iar în Italia regăsim exemple interesante în relaţia dintre politicieni-jurnalişti-populism-democraţie.”

Simona C. Farcaş: De ce subiectul „Ascensiunea lui Traian Băsescu şi rolul gherilei digitale”?

Antonio Momoc:  “Pentru că Traian Băsescu este primul politician român care a derulat o campanie electorală online în România. Este primul care intuieşte avantajele internetului în comunicarea politică. Şi, deşi nu a avut niciodată un blog, reuşeşte printr-un site user generated content să moblizeze tinerii la vot. A făcut-o şi în 2004 şi în 2009. Băsescu a mizat pe nemulţumirile tinerilor, pe revolta lor antisistem, pe frustrările lor cauzate de politicienii vechiului regim, pe prezenţa tinerilor în număr mare în online. Gherila digitală este un mod de acţiune online care mobilizează tinerii în lupta de ridiculizare a politicienilor. Gherila online nu implică dezbatere, nu îndeamnă la dialog raţional sau la discutarea progamelor economice sau politice. Gherila digitală înseamnă caricatură, umor, ironie, defulare, luarea în râs a contracandidaţilor.”

Simona C. Farcaş: Care a fost impactul modelulului de acţiune inventat şi impus în 2004 de gherila digitală?

Antonio Momoc: “Gherila digitală a reprezentat în 2004 începutul erei web 2.0 în comunicarea politică din România şi prima campanie online negativă de succes. De fapt, iniţial a fost doar o secţiune a site-ului de campanie prezidenţială unde alegătorii upload-au materiale via email. A devenit un mod de acţiune în momentul în care materialele electorale au fost răspândite online prin email, mass-messeges, forumuri. După apariţia Youtube în 2005 şi a altor site-uri de video-sharing, după dezvoltarea blogurilor şi a blogosferei româneşti, acţiunea de gherilă digitală a devenit mai penetrantă, fiind dublată de marketingul viral.”

Simona C. Farcaş: Acest model a fost preluat în campaniile din 2007, 2008 şi 2009 de către Opoziţia lui Traian Băsescu. A avut succes?

Antonio Momoc: “E adevărat că Opoziţia a încercat să preia acest model de comunicare şi de acţiune online. Uneori cu succes, alteori cu mai puţin succes. În 2007, PD a reuşit să ducă aproape de perfecţiune gherila digitală la Referendumul suspendării preşedintelui. Să nu uităm însă că în 2008 PSD a obţinut mai multe voturi decât PDL, dar sistemul electoral a permis ca PDL sa aiba 1-2 mandate mai mult în Parlament. În 2009 Mircea Geoană în seara votului din turul II a crezut că a câştigat alegerile şi aliaţii săi din PNL au deschis şampania. Putem spune că gherila online a PSD şi PNL a câştigat, dar Geoană a pierdut.”

Simona C. Farcaş: A câştigat Traian Băsescu al doilea mandat datorită voturilor din diasporă?

Antonio Momoc: “E greu de spus. Şi în ţară voturile între primii doi clasaţi au fost împărţite pe din două. Desigur, au contat voturile cetăţenilor români din Republica Moldova, dar şi ale românilor care trăiesc în Occident. Probabil că Băsescu a acordat mai multă atenţie campaniei electorale în dispora decât au făcut-o ceilalţi candidaţi. Băsescu a avut mesaj ţintit pe românii din diaspora, ceilalţi mai puţin. Acesta este un merit al comunicării electorale şi al echipei sale de campanie.”

Simona C. Farcaş: Este Traian Băsescu un şef de stat european?

Antonio Momoc: “Sau este Traian Băsescu un lider european? România, prin poziţia geografică, prin aderarea la UE şi prin valorile pe care le împărtăşesc cetăţenii săi este un stat european. Probabil că din punctul de vedere al infrastructurii şi al economiei nu suntem la nivel european, dar din punctul de vedere al aspiraţiilor ne dorim să fim acolo unde este Europa dezvoltată. Ne ţin pe loc cultura şi obiceiurile din comunism şi din perioada fanariotă. Din punct de vedere mental suntem încă sub influenţa Orientului medieval. Şpaga, corupţia, dedublarea, lipsa de încredere în ceilalţi au rădăcini culturale adânci. Ele au fost dublate după 1989 de un indiviualism exacerbat, de un neoliberalism îmbrăţişat prea uşor de mulţi români, de un dezinteres radical pentru spaţiul public şi de o solidaritate şubrezită de mesaje politice antagonice. Nu credem în instituţii, rezolvăm probleme publice prin relaţii personale.Toate acestea sunt obstacole şi blocaje în mentalitatea şi în comportamentul românilor.

Traian Băsescu prin mesajele sale politice a contribuit la adâncirea clivajelor şi a rupturii sociale. Prin identificarea aşa-zişilor „vinovaţi”, ba a bugetarilor, ba a sindicatelor, ba a mogulilor, ba a pensionarilor, Preşedintele a acutizat neînţelegerile sociale şi a divizat mai mult societatea românească decât să construiască. Românii au nevoie mai mult ca oricând de mesaje de unitate şi de solidaritate şi de un preşedinte mediator şi împăciuitor între diverse categorii social-economice. Preşedintele ar trebui să permită mai mult instituţiilor să funcţioneze libere, independente una de alta, nu să personalizeze atât de mult viaţa publică, nu să intervină atât de brutal de personal în relaţiile dintre instituţiile statului.”

Simona C. Farcaş: Emil Constantinescu, fostul preşedinte al României, intr-o Scrisoare deschisă către societatea civilă, scrie: “Indiferent de simpatiile politice sau personale nu putem evita o întrebare:  cum a fost posibilă ascensiunea la cea mai înaltă funcţie în stat a unei persoane cu un trecut cunoscut ca fiind marcat de fapte ilegale şi imorale şi cum a putut fi el apoi sprijinit în acţiunile sale deşi acestea lezau grav autoritatea instituţiilor statului şi prestigiul internaţional al României?”. Cum comentaţi această întrebare?

Antonio Momoc: “Cred că orice cetăţean are dreptul de a alege şi a fi ales indiferent că în cheamă Băsescu sau Constantinescu. Dacă românii l-au ales pe Traian Băsescu nu are sens să judecăm post-factum de ce nu ales altfel şi ce ar fi fost dacă.. .  În 2009 puţini erau cei care credeau că Traian Băsescu este un om cu un trecut discutabil, cu atât mai mult în 2004 sau în 2007. Orice dovadă a ilegalităţilor din trecutul său ar fi fost citită, interpretată ca o încercare a Opoziţiei de a-l denigra pe Preşedinte. Şi astăzi simpatizanţii Preşedintelui cred sincer că Traian Băsescu este un reformator al statului şi un luptător anticorupţie.”

(Simona C. Farcaş)

ROMANIA, Roșia Montană Gold Corporation: Prendono oro, portano cianuro, violando i diritti umani


http://www.vajont.info/romania/marcoPaolini.wav  0

FONTE originale: “Il Diario” settimanale, 2006.  Riportato integralmente dal sito  vajont.info

– foto e testo di Paolo Stefanini, da Rosia Montana

Prendono oro, portano cianuro

Una società mineraria canadese estrarrà ogni anno 20-30 tonnellate di metallo, immettendone 15.600 di veleno nell’ambiente.
Per creare consenso ha comprato tutto: case, giornali e coscienze


0Rosia Montana è un nome che non dice molto, per ora. Ma che in futuro potrebbe risuonare come un Vajont[una Stava sarebbe piu’ pertinente, nota di Tiziano dal Farra] o una Chernobyl. In questa vallata della Romania, non lontano dalla città di Alba Iulia, si progetta infatti un lago artificiale capace di contenere 250 milioni di tonnellate d’acqua contaminata al cianuro. Una vera bomba ambientale, se si considera che il bacino di decantazione della miniera «Aurul» di Baia Mare, che nel 2000 rilasciò cianuro nel fiume Somes e da lì, di affluente in affluente, in un tragico dòmino, avvelenò il corso del Danubio fino al delta, era 70 volte più piccolo.
0Quantità che bastarono, però, a creare danni economici ingenti alla Romania e alle nazioni confinanti e guasti ecologici ancora più seri, con una morìa di pesci senza precedenti e due milioni e mezzo di persone a lungo senza acqua potabile.
Ma Rosia Montana non è solo un lago al cianuro. Il progetto per la più grande miniera a cielo aperto d’Europa prevede anche la distruzione di interi villaggi: 1.800 edifici in tutto, tra cui otto chiese e undici cimiteri (tanto che, in passato, il patriarcato romeno-ortodosso ha scomunicato il progetto, definendolo blasfemo); importanti scavi archeologici, e un sistema di gallerie estrattive risalenti alla dominazione romana. Tutto questo con oltre duemila persone da mandar fuori casa e risistemare altrove.

La storia è iniziata quando una società a capitale misto romeno-canadese ha fatto dei sondaggi, calcolato di poter estrarre almeno 250 tonnellate d’oro e 1.350 d’argento dal sottosuolo di Rosia Montana e si è aggiudicata, per appena tre milioni di dollari, i diritti di sfruttamento minerario, rilasciati con eccessiva precipitazione dal governo romeno. Secondo la multinazionale, per ogni tonnellata di minerale della zona ci sarebbe poco più d’un grammo d’oro. Una quantità tanto ridotta che l’unica tecnologia che abbia una logica economica è il «lavaggio chimico». Ogni giorno circa 70 mila tonnellate di minerale grezzo scavato sarebbero lavate con almeno 43 tonnellate di cianuro, per separare il metallo nobile dallo scarto. Con un risultato annuo di 25-30 tonnellate d’oro immesse sul mercato e 15.600 tonnellate di cianuro immesse nell’ambiente.0

Far East.

Attraversando certe aree rurali della Transilvania sembra che qui il comunismo abbia ottenuto solo un risultato etnografico: preservare un’arretratezza secolare. I monti Apuseni, poi, sono una zona di miniere e minatori nella quale la situazione è andata persino peggiorando dopo la rivoluzione del 1989, col progressivo smantellamento di un settore, come quello estrattivo, sostenuto artificialmente dal passato regime. Rosia Montana è ancora un gradino più in basso: qui la decadenza era iniziata da decenni, già durante l’era socialista. Nell’antica Alburnus Maior, dal sottosuolo sfruttato sin dai tempi in cui l’impero romano si spinse alla conquista della Dacia, non si trovava infatti più oro in quantità sufficiente per dare profitti.
Adesso il villaggio assomiglia a uno di quegli avamposti del Far West abbandonati dopo l’esaurimento dei filoni estrattivi: solo con meno fascino e più spazzatura. E poi, in molte case, pur fatiscenti, c’è vita. Il paese non è fantasma, e vi si consuma da anni il conflitto tra i resistenti che non vogliono lasciare le proprietà e la potente macchina organizzativa della multinazionale: la “Rosia Montana Gold Corporation”, per tutti, qui, semplicemente, la “Rmgc”. 

La Corporation ha, per così dire, i suoi ‘ministeri’.
All’inizio del paese, sulla sinistra, quello dei trasporti, con i fuoristrada parcheggiati in file ordinate. Poco oltre, un ufficio chiave, diviso in due sottosezioni: la ‘negoziazione immobiliare’ e gli ‘acquisti immobiliari’. Poi, in centro, tra le strade fangose del borgo, ci sono il «ministero» dell’archeologia, quello della geologia, quello delle risorse umane. Ognuno di questi edifici ha fuori la grande insegna della Rmgc, per niente sobria: il mondo in giallo su un planisfero azzurro. Con tutte le sue decine di uffici, la multinazionale sembra sostituirsi in pieno allo Stato. Ma due sono i simboli più inquietanti del potere di chi ha comprato la terra sotto i piedi degli abitanti del villaggio. Il primo è il numero impressionante di cartelli blu sulle case. Vi sta scritto, in romeno, a caratteri maiuscoli gialli: «Proprietà della Rosia Montana Gold Corporation».
GalleriaLa Rmgc pressa psicologicamente e offre un contentino. Alla fine, convince. Spende poche migliaia di euro ed entra in possesso delle case. C’è chi sogna la macchina, chi spera di rifarsi una vita altrove; i più sono disoccupati da anni. E molti cedono. L’impressione è che se un Golia così forte si mette contro tanti piccoli Davide, non c’è fionda che tenga. E poi la Rmgc offre soldi pure per i ruderi, e li fa propri. Anche se sono edifici storici, vincolati dalle Belle arti. Il cartello blu è ormai sulla maggioranza delle case, e anche sulle stalle, le rimesse della legna, i pollai.
Il secondo simbolo inquietante è quello che, proseguendo nella metafora, potremmo chiamare il ‘ministero dell’informazione’.
Si trova nella piazza centrale, anch’essa sterrata e contornata da edifici fatiscenti. Il nome vero è «Centro d’informazione per la comunità». Inutile puntare agli uffici commerciali, a quelli direzionali, a quelli tecnici. Da ogni parte la risposta è la stessa: per parlare con qualcuno ci vuole un appuntamento e non è agevole prenderlo. E poi, tutto quello che ci direbbero, ce lo diranno meglio al Centro d’informazione per la comunità.

Tutto buono, tutto perfetto.

All’ingresso tre bandiere: la romena, l’europea, e la canadese. Dentro, un museo dell’indottrinamento.
Il mondo della Rmgc è meraviglioso. Tutto fila alla perfezione: nessun problema ambientale, case più belle altrove, lavoro per tutti, ricchezza. Viene distribuito il settimanale “Ziarul de Apuseni”, un tabloid di otto pagine che accanto alle notizie sportive e di cronaca è un instancabile mezzo propagandistico a favore della miniera. Ma nel campo della stampa, la Rmgc ha fatto ben altri sforzi. Scopriamo che ha acquistato negli anni i principali quotidiani locali della regione di Alba Iulia: prima “Uniria”, poi “Informatia”, infine anche “Monitorul”. Il modo migliore per far parlare bene di sé dai giornali, insomma: diventarne l’editore.

È una strategia abituale della Corporation farsi le cose in casa. Per esempio si è fatta una ‘Ong’ – un’organizzazione non governativa – la ‘Pro Rosia Montana’. Strano: un’organizzazione che si chiama «pro» qualcosa, ed è a favore della distruzione di quel ‘qualcosa’. Raccoglie infatti le firme per far radere al suolo il villaggio.
E si è fatta anche il sindacato, «Vittoria dei minatori»: chi vuole lavorare deve iscriversi al sindacato, che però è dei padroni. Proprio dagli uffici del sindacato esce una responsabile del ‘Centro d’informazione’, per invitarci a uscire; è l’ora di chiusura. Spiega che è poco utile prendere appuntamento con qualcuno, se non si ha una buona preparazione nel campo geologico e non si può discutere alla pari di questioni tecniche. Le chiediamo allora di dirci cosa pensa la popolazione locale della Rmgc. Sorride e risponde, spiazzante: «Cosa pensa la gente di Rosia Montana può trovarlo sul nostro cd-rom».

0Rosia Montana è davvero un posto sgangherato: non c’è una sola casa, una sola strada, una sola staccionata in sesto.
Eppure, tra questa gente fiaccata e impoverita da una disoccupazione endemica c’è chi resiste al progetto della Rmgc e, con orgoglio, ha attaccato alla casa un cartello che sembra il negativo degli altri. Lo sfondo qui è giallo e la scritta blu: «Questa proprietà non è in vendita». C’è anche sulla casa di Cristian Ciura, uno dei pochi giovani del paese. Ha 18 anni, e solo per questo non è ancora partito. Ma quando avrà finito la scuola non avrà altra scelta: qui non c’è lavoro, e neppure ad Abrud, la cittadina a fondovalle.
Ha una passione per il body building, di quelle giovanili che assomigliano a una fissazione; qualche progetto sensato e qualche altro stupido, come arruolarsi nella Legione straniera, e un amore complicato per Raluca, fata dagli occhi verdi e dai capelli rossi.
Ci accompagna da Eugen Cornea, detto ‘Zeno‘, il vicepresidente dell’associazione “Alburnus Maior”, quella che si oppone alla distruzione del villaggio e al grande buco per il quale sarebbero necessari dieci o quindici anni di scavo al ritmo di 20 tonnellate d’esplosivo al giorno. Zeno Cornea è l’anima di questa ong (che raggruppa circa 300 famiglie), assieme al presidente Eugen David e a Stephanie Roth, una svizzera trentaquattrenne che, dopo esser stata per anni a capo di un giornale ecologista a Londra, si è trasferita sulle montagne romene pur di contrastare quello che ritiene essere «il più grave rischio che l’intero ecosistema europeo sta correndo». Il 18 aprile di quest’anno la sua caparbietà è stata ricompensata dalla giuria californiana del Goldman Prize, un prestigioso riconoscimento ambientalista.

GalleriaZeno sta accompagnando le mucche al pascolo, quando arriviamo.
È un ex topografo, che conosce ogni piega del territorio di Rosia Montana e ogni buco scavato dall’uomo in più di duemila anni di estrazioni. Ed è un tipo deciso, che ama farsi capire con parole schiette. «Perché siamo contro la Rmgc? Perché vogliamo fare un po’ come ci pare della nostra terra. Invece quando c’era Ceausescu, i comunisti dicevano: noi vi diamo le scuole, gli ospedali, il lavoro, ma voi dovete fare quello che pare a noi. Questi sono venuti e ci hanno detto lo stesso: che dovevamo fare come pareva loro. E senza neppure darci il lavoro, le scuole e gli ospedali». La promessa tradita di lavoro ha prodotto il maggiore disincanto: «All’inizio avevano parlato addirittura di 25 mila posti di lavoro, per via dell’indotto. Adesso dicono ‘tra 336 e 558’. In verità non hanno creato lavoro, ma solo chiacchiere. Per lavorarci devi vendergli l’anima, iscriverti al loro sindacato, firmare le loro petizioni a favore della distruzione del villaggio e poi ti fanno contratti di massimo un mese. E la gente viene da Abrud, da Bucium, da venti chilometri lontano, mica solo da Rosia Montana». Poi Zeno articola la sua critica, dalle questioni ambientali a quelle di conservazione del patrimonio artistico e archeologico. «L’uso di 250 mila tonnellate di cianuro è una follia già in sé», afferma, «e quanto alla diga, che sarebbe alta 180 metri, non sono state fatte prove antisismiche e non hanno tenuto in considerazione le piogge torrenziali che colpiscono la zona da una quindicina d’anni e che potrebbero far esondare l’invaso, specie in caso di frana. Senza contare che il terreno qui è tutt’altro che impermeabile, e potrebbero esserci infiltrazioni di cianuro nelle falde».

È vestito da lavoro, camicione grigio e stivali di gomma («e non scrivete nelle didascalie che è il nostro costume tradizionale», ci scherza su), ma parla con grande competenza e decisa precisione: «Non possiamo permettere che siano distrutte o rovinate le uniche miniere di epoca romana così conservate: ben 25 chilometri di gallerie, tra cui alcune rarissime di forma trapezoidale. E neppure che siano ignorate le leggi di tutela architettonica: ci sono 40 edifici protetti dalle Belle arti, e alcuni sono stati messi sotto tutela dall’Unesco. Ma la Rmgc non si è fatta scrupoli e ha persino danneggiato un mausoleo del II° secolo d. C.».
Quando gli diciamo che la Rmgc sostiene che non distruggerà tutto e anzi restaurerà alcuni edifici superstiti per farne un polo turistico, avvia a ridere grasso. «Non hanno proprio il senso del ridicolo», dice, continuando a sghignazzare, «un lago al cianuro, una valle squassata da centinaia di esplosioni al giorno e attraversata da un viavai di camion e ruspe. Sì, proprio un bel posto per farsi una vacanza».

Capitalismo reale.

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La Rosia Montana Gold Corporation è una joint-venture tra la Minvest, una società romena con una quota di partecipazione statale, e la canadese Gabriel Resources Ldt. In realtà quest’ultima, tramite il consueto gioco delle scatole cinesi, possiede una società quasi omonima, registrata offshore alle Barbados, che a sua volta ne controlla un’altra sempre dal nome simile e sempre registrata offshore, ma a Jersey. Ed è quest’ultima a detenere l’80 per cento del pacchetto azionario della Rmgc. Tramite la European Goldfields Ltd, creata nel 2000 (e le sue controllate, tutte con sede alle Barbados), la Gabriel Resources rientra poi nel controllo anche di una fetta del restante 20 per cento.
Non solo al governo di Bucarest restano soltanto gli spiccioli (secondo alcuni economisti, lavorerebbe addirittura in perdita), ma – cosa più importante – il complesso organigramma societario e le numerose compagnie registrate nei paradisi fiscali renderebbero di fatto irrintracciabili i responsabili nel caso di un futuro incidente.
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Zeno Cornea e gli altri della ‘Alburnus Maior’ iniziano a sospettare persino che tutta la vicenda possa essere una mèra, gigantesca, speculazione finanziaria del tipo ‘prendi i soldi e scappa’. «Ho lavorato 30 anni in miniera e me ne intendo. E se vado a parlare con questi della Rmgc vedo che sono esperti di Borsa, ma che di estrazioni non sanno un bel niente». La Gabriel Resources vende azioni da un lustro, con l’obiettivo di capitalizzare 437 milioni di dollari per l’avvio dei lavori. Ma quella cifra è ancora una chimera (si stima che siano stati raggiunti con l’investimento dei risparmiatori stranieri 55 milioni di dollari, il 12 per cento del totale). Anche perché nel 2002 la Banca mondiale ha ritirato il suo appoggio di 100 milioni di dollari, ritenendo il progetto troppo rischioso, i piani di fattibilità poco trasparenti e valutando contrario al diritto internazionale e ai diritti dell’uomo il piano di spostamento della popolazione.

I nomi dietro l’operazione non sono certo una garanzia. La dirigenza iniziale era una specie di rimpatriata di pregiudicati. Negli anni, dopo vari attacchi della stampa, la società si è data un aspetto più pulito, tramite dimissioni pilotate e nuove nomine. Ma vediamoli, questi soci fondatori.
– Il patron della Gabriel Resources era Frank (Vasile) Timis, un romeno emigrato in Canada, incarcerato due volte in Australia per possesso di eroina in quantità commerciali.
– Vicepresidente e responsabile per la salvaguardia ambientale era Bruce Marsh, che ricopriva lo stesso ruolo nella miniera di Freeport in Papua Nuova Guinea, dove gli scarti tossici venivano scaricati nei fiumi e hanno provocato la scomparsa della fauna ittica e la morte di quattro persone.
– Ai rapporti con la comunità locale stava Michael Steyn, che in Ghana, quando lavorava per la “Tarkwa Goldmine”, aveva fatto uso di milizie private per «convincere» i più riottosi a lasciare le loro terre, ed è stato accusato di gravi violazioni dei diritti umani e di distruzioni e danneggiamenti di proprietà.
0– Adesso a capo della società c’è Oyvind Hushovd (nella foto), mentre in Romania il direttore responsabile delle operazioni della Rmgc è dal 2003 Richard Hill, coadiuvato da una serie di nomi nuovi, puliti. Ma resta il sospetto che i fondatori siano solo un passo dietro le maschere delle nuove facce presentabili.

Politici ambigui.

In tutto questo, l’atteggiamento delle istituzioni romene, che hanno la responsabilità di aver svenduto la terra, è stato ambiguo. I governi hanno tergiversato, e criticato con ipocrisia il progetto senza però contrastarlo. Sia quando c’erano i socialisti di Adrian Nastase che quando, dalla fine del 2004, sono andati al potere i democratici. Anzi, Traian Basescu, prima di diventare presidente della Repubblica, ancora sindaco di Bucarest, era un entusiasta sostenitore della miniera.
«Ora non è più così», rassicura Zeno, «ha preso una posizione più prudente. Il fatto è che quando qualcuno arriva qui per farsi un’idea, lo prendono in consegna quelli della Rmgc e lo portano al Centro informazioni. E tutti si bevono la loro propaganda. Hanno addirittura ottenuto riconoscimenti e premi dalle tre più prestigiose organizzazioni democratiche del dopo rivoluzione».

In effetti la Rmgc ha un approccio totalitario alla comunicazione. Ma oltre ai grandi investimenti per la propaganda e l’attività di lobby, si è giovata in Romania della legislazione inadeguata, della corruzione dilagante, della facilità di stravolgere le leggi, imbrogliare le carte, aggirare i divieti. Adesso le maggiori speranze di chi le si oppone sono rivolte a Bruxelles, perché l’UE ha leggi più severe e il Parlamento europeo ha già mandato un paio di segnali importanti al Paese che si appresta a diventare un nuovo membro, parlando ufficialmente di «profonda preoccupazione» e di «grave minaccia per l’ambiente» a proposito di Rosia Montana.

Zeno è ottimista, adesso. «Vinceremo noi, per la nostra coerenza. Quelli della Rmgc hanno rivoltato troppe frittate». Non si sa se vinceranno davvero, o se la miniera al cianuro si farà, alla fine, con le buone o con le cattive; col suo enorme impatto ambientale e il rischio di spaventosi incidenti. Ma Zeno fa già progetti per il futuro, vuole che qui si investa in attività non inquinanti: «Già adesso vengono i turisti, ma le potenzialità non sono sfruttate. Non c’è solo il museo sotterraneo delle gallerie romane, ma anche nove laghi, e due riserve ambientali: la ‘Piatra Corbului’ e la ‘Despicata’».

Ma Rosia Montana è in uno stato di tale desolazione, di rovina, con neppure un ristorante aperto (l’unico rimasto serve una sola portata: alcool), col torrente usato come discarica e i vicoli pieni di immondizia, che pare un sogno bello, ma di un’ingenuità commovente trasformarla in un resort per i turisti occidentali. E davvero si capisce, girando tra le sue strade malmesse, nel suo panorama tutto pantano e ruggine, perché la Rmgc sia riuscita a dividere la popolazione, a prenderla per il collo, ad acquistare case per tremila euro, a convincere un centinaio di persone ad accettare il cosiddetto ‘resettlement‘.
E perché ci sia davvero qualcuno, e non solo chi si riconosce nell’associazione fantoccio “pro Rosia Montana”, che vede nella distruzione del villaggio, della storia, della natura locale, l’unica scommessa, pur costosissima, rimasta ai minatori dei monti Apuseni. Del resto alle ultime elezioni, come sbandiera la Rmgc sul suo sito internet, il sindaco favorevole al progetto (il socialista, con vizi da miliardario, Virgil Narita) ha preso oltre il 90 per cento, e il candidato della ‘Alburnus Maior’ meno del nove.

Riuscirà a tornare?

È disincantato anche il giovane Cristian, con le sue pareti di casa ricoperte di campioni del body building. A forza di odiare la Rmgc ha finito per odiare pure Rosia Montana. E mentre osserviamo il villaggio dall’alto di una croce di legno sulla montagna, quasi due ore dopo il colloquio con Zeno, confessa che a lui, e agli altri giovani, non interessa poi molto di come vada a finire. Che sono solo stanchi della situazione, delle bugie della Rmgc, delle visite fugaci dei politici, di un villaggio in cui l’inverno è neve, la primavera fango e l’estate polvere.
«Tanto ce ne dovremo andare lo stesso. Qui lavora forse il dieci per cento della gente, il resto passa le giornate ad ascoltare musica e bere birra. E chi lavora, lavora per 50 euro al mese e anche meno. Quindi, se di un posto così vogliono farne un buco, facciano pure».
Poi si guarda le mani, e guarda il paese.
«No, non è vero. Voglio andarmene, ora. Voglio lavorare in Italia. Ma non voglio che vinca la Rmgc. Mi piacerebbe tornare qui, quando saro’ vecchio».

Scarica questo articolo in formato PDF universale (2,1 megabytes).Altro articolo – patetico, ipocrita, laido – connesso a questo tema. Predicare bene, razzolando malissimo: leggiti../cinaVicina.html, che a un certo punto punta a questa pagina.

Data l’ipocrisia del personaggio e quello che concretamente fa, è mia convinzione che il sindaco di Longarone abbia tutte le carte in regola per farsi assumere da Rgmc come presidente honoris causa della “Pro Rosia Montana” o candidarsi a prossimo sindaco di Alba Iulia. Come direbbe Stefanini nell’articolo, ha …”una faccia presentabile” (io lo definirei diversamente). E un incarico o due in piu’ non fanno certo paura a uno che di cariche pubbliche – e almeno altrettante facce di tolla – ne sfoggia già diverse.

Tiziano Dal Farra


Sito web RGMC: www.rmgc.ro/

Sito web Gabriel Resources: www.gabrielresources.com/s/Home.asp

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I sogni d’Oro di Rosia Montana : http://www.balcanicaucaso.org/aree/Romania/I-sogni-d-Oro-di-Rosia-Montana-99724

Salviamo Rosia Montana dagli avvoltoi! : http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2006/11/salviamo-rosia-monatana-dagli-avvoltoi.html

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 IL PROGETTO “ROSIA MONTANA” TRA RISCHI E BENEFICI
di Mihaela Ilie: http://www.spaziomotori.it/progetto_rosia_montana.htm

Rosia Montana, la maledizione dell’oro :  http://www.presseurop.eu/it/content/article/48741-rosia-montana-la-maledizione-delloro

IL SILENZIO È D’ORO: http://catrafuse.wordpress.com/2010/01/31/il-silenzio-e-doro/

Articoli in inglese: http://www.pasthorizonspr.com/index.php/archives/05/2011/romaian-government-urged-to-save-rosia-montana-from-destruction

Articoli in romeno: http://voxpublica.realitatea.net/gotiu