ROMA/”Dracula, Principe Vlad Ţepeş, governante severo ma giusto.” Intervista a Iulia Boroianu, OVIDIO onlus


Portrait of Vlad Ţepeş (ruled 1455-1462, 1483-...

Image via Wikipedia

“Il Principe Vlad è un personaggio importante per la storia europea, la cui vera epopea risulta estremamente affascinante, ma poco conosciuto, persino dimenticato dagli stessi europei.  Molto amato dal popolo romeno, che vede in lui l’esempio di un governante severo, ma giusto.”

(€UROITALIA – ROMA, 5 maggio 2011 – Simona C. Farcas). Sabato 7 maggio 2011 alle ore 17:45 presso la prestigiosa sede dell’Accademia di Romania in Roma a Valle Giulia (Piazza Jose’ de San Martin no. 1), verrà presentato un originale progetto di spettacolo musical per far conoscere la vera storia del Principe Vlad III Ţepeş, meglio conosciuto come “Dracula“, il personaggio storico della Transilvania del 1400, il cui ruolo nella storia europea è generalmente poco noto. L’evento dal titolo “La vera storia del Principe Vlad Ţepeş Dracul” è ad ingresso libero ed è organizzato dall’Associazione socio-culturale italo-rumena “Ovidio” di Chieri e da “Meccaniche Artistiche“, un’associazione culturale torinese che riunisce artisti emergenti di varie discipline, con il sostegno della FARI – “Federazione delle Associazioni dei Romeni in Italia” e di IRFI onlus – “Italia Romania Futuro Insieme“, patrocinato da Regione Piemonte,  Comune di Chieri, Ambasciata di Romania in Italia, Consolato Generale di Romania a Torino e Accademica di Romania in Roma, che ospita la presentazione del progetto culturale, con l’intento di sganciare il Principe Vlad III Ţepeş dalla figura del “vampiro” più famoso al mondo, com’è maggiormente conosciuto, immagine rafforzata soprattutto grazie al famoso romanzo di Bram Stoker.

Attraverso il progetto “VLAD”, gli organizzatori desiderano restituire al pubblico la vera storia del Principe e Impalatore Vlad Ţepeş, e intendono farlo con un grande spettacolo in forma di musical il cui debutto è previsto a Constanta in Romania per l’autunno prossimo.

In una intervista esclusiva pubblicata dall’Agenzia giornalistica EUROITALIA, la Presidente dell’Associazione “Ovidio” di Chieri (TO), Iulia Boroianu racconta del progetto sulla storia del principe Vlad come frutto della collaborazione tra Italia e Romania:

Simona C. Farcas: “VLAD” è il progetto spettacolo musical sulla vera storia del principe Vlad frutto della collaborazione tra Italia e Romania: di cosa si tratta?

 Iulia Boroianu: “Il progetto di spettacolo in forma di musical ha lo scopo di far meglio conoscere un personaggio molto importante per la storia europea, ma per lo più sconosciuto, se non per quanto riguarda le avventure del famoso vampiro di Bram Stoker.”

Simona C. Farcas: Quando è nata l’idea del progetto e chi sono gli organizzatori?

Iulia Boroianu: “Il progetto è nato nel 2008 dalla collaborazione tra Meccaniche Artistiche, un’associazione culturale torinese che riunisce artisti emergenti di varie discipline e OVIDIO, associazione socio-culturale italo-rumena di Chieri. Col tempo si sono uniti al progetto L’Università di Constanta, Facoltà di Arte e il teatro dell’Opera di Constanta (Romania).”

Simona C. Farcas: Che cosa vi ha spinto a mettere in scena un musical così ambizioso?

Iulia Boroianu: “Il Principe Vlad è un personaggio storico importante per la storia europea ma dimenticato dalla stessa, a causa di una serie di eventi che racconteremo nel nostro lavoro. E’ un personaggio molto amato dal popolo romeno che vede in lui l’esempio di un governante severo, ma giusto. E’ importante per la storia Europea per il baluardo posto a difesa degli estremi confini orientali contro l’avanzata ottomana. E’ un personaggio la cui vera storia risulta estremamente affascinante, forse più delle vicende del vampiro immaginato da Bram Stoker, e che perciò vale la pena far conoscere ad un vasto pubblico, soprattutto perchè l’argomento non è ancora stato trattato in questa forma da nessuno.”

Simona C. Farcas: L’Associazione OVIDIO è molto attiva nel Piemonte, di cosa si occupa?

Iulia Boroianu: “L’Associazione Culturale e Sociale italo-romena “Ovidio” – Onlus svolge ed organizza attività finalizzate all’integrazione ed all’inserimento nel tessuto sociale piemontese degli immigrati, rivolgendosi in particolar modo alla comunità Romena.Tali finalità vengono perseguite con la realizzazione di incontri, convegni con le Istituzioni Locali e con i rappresentanti della Questura, delle organizzazioni sindacali ed i rappresentanti del governo romeno.Inoltre sono attive collaborazioni con enti del territorio come la protezione civile o le agenzie per il lavoro finalizzate all’inserimento degli immigrati nel mondo produttivo e lavorativo.A queste attività si affianca l’organizzazione di eventi culturali finalizzati a mantenere viva la cultura e l’arte romena in tutte le loro manifestazioni. Particolare attenzione vengono date alla lingua, alle manifestazioni teatrali e culturali legate alla danze popolari ed al teatro con collaborazioni anche in ambito scolastico, al fine di creare momenti di incontro della comunità romena e tra la comunità romena e quella italiana, per favorire scambi culturali e integrazione.L’ambito territoriale interessato da tali attività è costituito dal comune di Chieri, dove vive una folta comunità romena stimata in oltre 1500 persone, senza dimenticare i territori limitrofi e la città di Torino, alla quale l’Associazione rimane legata per motivi storici (costituzione) ed operativi (ad esempio collaborazioni con il Centro Interculturale e con l’Associazione Terra del Fuoco).L’attività dell’Associazione Ovidio, ha portato sul territorio chierese e piemontese nel corso degli ultimi quattro anni, gruppi di assoluta eccellenza nel panorama artistico romeno. Tra questi ricordiamo: il gruppo folcloristico „Datina” di Cluj (luglio 2005) la corale „Collegium Cantorum Nicolae Oancea” di Bucarest (novembre 2005), la partecipazione al „Festival internazionale del teatro di Strada” di Chieri con “Brezaia” dell’Università di Arte di Iasi “Gorge Enescu” (giugno 2006), il coro „Psalmodya Transilvanica” di Cluj (novembre 2006), il coro maschile „Corul Barbatesc” di Finteusu mare (novembre 2007) ed il coro di bambini „Allegretto” di Bucarest. Senza dimenticare lo spettacolo tatrale “O seara la Tanase” che ha portato al Teatro Nuovo di Torino oltre mille spettatori per applaudire stelle del calibro di Stela Popescu ed Alexandru Arsinel, e la manifestazione “Floarea Tineretii” (giugno 2009) che ha permesso l’esibizione a Chieri ed a torino in piazza Castello di due gruppi folcloristici di ragazzi provenienti dalla Romania. Sono stati approvati e finanziati progetti dal MAE e si è avuto accesso ai Fondi Regionali Europei con i quali sono stato organizzati corsi di informatica di base, project management e leggi in materia di immigrazione. Da quattro anni a questa parte l’Associazione sta lavorando in collaborazione con l’Associazione “Meccaniche Artistiche” al progetto multidisciplinare “Vlad” finalizzato alla realizzazione di una coproduzione italo-romena, un “musical” incentrato sulla vera storia del principe Vlad III Tepes. Nell’ambito di questo progetto è stato firmato un accordo di partenariato con l’Università Ovidius e con il Teatro di Opera e Balletto di Constanta. Accordo che ha portato nel mese di aprile a Torino 12 ragazzi iscritti all’ultimo anno della Facoltà di Teatro, ragazzi che hanno messo in scena due spettacoli (uno in italiano ed uno in romeno) finalizzati a raccogliere fondi e giocattoli da destinare ai bambini disabili ospiti dell’Ospedale e dell’orfanotrofio di Constanta. Il frutto di questa raccolta sono quasi 800 euro e 35 chilogrammi di giocattoli che verranno consegnati in occasione della Pasqua il 24 aprile.
Altra iniziativa è il “Gran Tour della Romania”, un viaggio che porterà circa 30 italiani in Romania dall’1 all’11 luglio a scoprire le meraviglie di questa terra, per promuovere la vera immagine della Romania (le iscrizioni sono aperte fino al 10 maggio).”

Simona C. Farcas: Secondo lei, Italia e Romania sono due popoli fratelli uniti da cosa…?

Iulia Boroianu:  “La lingua, il poeta Ovidio, le comuni radici latine…”

Simona C. Farcas: Attraverso questo tipo di iniziative pensate di avvicinare le due nazioni sorelle?

Iulia Boroianu: “E’ importante conoscere la cultura dei paesi che formano l’unione europea, se vogliamo costruire una vera europa unita. Conoscere significa trovare cose in comune, conoscere significa prendere consapevolezza delle differenze e considerarle un’arricchimento e una scoperta, significa infine cancellare la paura del “diverso” perchè si ha paura solo di ciò che non si conosce.”

Simona C. Farcas: La cultura, la musica può contribuire a costruire una Patria europea, nostra Casa comune?

Iulia Boroianu: “Indubbiamente sì, ed è per questo che abbiamo pensato a questo progetto.”

Simona C. Farcas: Cosa dovrebbe fare l’Europa? Quale futuro e quali speranze?

Iulia Boroianu: “L’Unione Europea dovrebbe essere più incisiva nel risolvere le problematiche in materia economica nel difficile tentativo di creare le premesse per una crescita delle condizioni di vita e dei salari dei paesi “in ritardo” rispetto alla media europea. Ma questo non si può fare senza una maturazione della classe politica e dirigente dei paesi di appartenenza.”

Simona C. Farcas: Presentare un personaggio storico attraverso il musical: può essere una nuova forma di fare educazione…di riavvicinare i giovani a conoscere la storia?

Iulia Boroianu: “Sicuramente sì… meglio potrebbe fare il cinema… ma ci stiamo pensando.”

Simona C. Farcas Quanto è difficile organizzare eventi culturali oggi? Per organizzare un evento del genere, di quali risorse vi avvalete?
Iulia Boroianu: “E’ molto difficile! Se si pensa che sono anni che stiamo lavorando a questo progetto che vedrà la luce solo alla fine del 2011 e in Romania! Fino ad ora è stato tutto lavoro prestato volontariamente dai soci delle associazioni. Cerchiamo degli sponsor.”

Simona C. Farcas: I romeni in Italia sostengono le iniziative culturali organizzate dalle Associazioni?

Iulia Boroianu: “Sì, ma non come fanno altre comunità. Infatti la maggior parte dei romeni non ha ancora preso coscienza del fatto che forma una comunità. I romeni, pur essendo legati alle loro origini, devono ancora maturare appieno il significato di cosa vuol dire essere comunità, di cosa vuol dire fare volontariato, cosa significa e quale è il ruolo di un’Associazione no profit senza scopo di lucro.”

Simona C. Farcas: Quali obiettivi per il futuro?

Iulia Boroianu: “Ovviamente il debutto del VLAD, poi si spera di poterlo portare in tour in tutta l’Europa e naturalmente innanzi tutto in Italia.. Inoltre, creare sezioni in lingua straniera nelle biblioteche piemontesi.”

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Intervista a cura di Simona C. Farcas alla Presidente dell’Associazione culturale italo-romena OVIDIO per l’Agenzia giornalistica EUROITALIA, 5 maggio 2011. 

Scarica il programma:VLAD

Dracula: L’Accademia di Romania in Roma ospita la presentazione del progetto “Il Principe Vlad Tepes Dracul”


Fabrizia Vietto

(€UROITALIA – TORINO, 2 maggio 2011).

La vera storia del Principe Vlad Ţepeş Dracul

Sabato 7 maggio 2011 ore 17,45

ACCADEMIA DI ROMANIA IN ROMA

Piazza Jose’ de San Martin no. 1 (Valle Giulia)

INGRESSO LIBERO

Il progetto che presenteremo a Roma presso l’Accademia di Romania è il coronamento di alcuni eventi che hanno visto coinvolti il Consolato di Romania a Torino che ringraziamo per la collaborazione, il Comune di Chieri e la Regione Piemonte per il patrocinio che ci hanno accordato.

Siamo a Roma per far conoscere al pubblico il progetto del musical “Il Principe Vlad Tepes Dracul” nell’ambito di un evento che si compone di una conferenza storica a cura dell’Associazione OVIDIO e presentata con accuratezza e passione da Robert Stantnai, un trailer del musical realizzato dall’Associazione Meccaniche Artistiche per la regia di Fabio Padovan e Maurizio Ghiotti e la lettura di alcuni brani a cura dell’autrice e coautrice del testo Fabrizia Vietto e del regista del musical Alan Mauro Vai.

Curiose sono le ragioni che portano due autrici italiane, Patrizia Di Bitonto e Fabrizia Vietto, ad interessarsi di un personaggio romeno quasi sconosciuto ai più ma universalmente noto come ispiratore del famoso Dracula di Bram Stoker, un principe del ‘400 che per ragioni che sveleremo nel nostro lavoro, è stato a lungo occultato dalla storia se non per comparire come pazzo sanguinario e più in là nel tempo come vampiro Dracula.

“Ma chi è veramente questo vampiro”?- si sono chieste le due autrici. Bram Stoker condusse ricerche storiche e territoriali e folkloristiche sulla Romania, quindi forse il suo Dracula aveva un riscontro storico. Il primo passo venne condotto naturalmente in biblioteca, Patrizia fu subito coinvolta dal fascino e dallo spessore del personaggio di questo principe valacco. Bisognava lavorarci su. E mentre Fabrizia Vietto veniva coinvolta nella stesura del copione, un fortunato incontro con la violinista Olimpia Stefanescu fu decisivo per le sorti del progetto. Alla domanda di Patrizia se Vlad Tepes fosse conosciuto nel suo paese, Olimpia rispose che “egli era ancora molto amato e molto presente nella cultura romena”. Fu la signora Stefanescu a creare il contatto con l’Associazione OVIDIO di Chieri, che proprio in quel periodo teneva un ciclo di conferenze storiche sul Vlad. Fu subito collaborazione tra le due Associazioni Meccaniche Artistiche e OVIDIO nelle persone di Julia, Gino e Massimiliano Ziella che dal primo momento approvarono entusiasti l’idea di un musical sul principe Vlad.

Le ricerche si approfondirono rapidamente con l’aiuto di OVIDIO, e quale non fu la sorpresa nell’apprendere l’importanza e il coinvolgimento di questo personaggio nella storia europea del ‘400, con la partecipazione alle crociate e la difesa degli estremi confini europei dall’avanzata ottomana. Emerge una storia ricca di avvenimenti romanzeschi quella del principe della Valacchia, un uomo sicuramente terribile e sanguinario, ma non molto diverso nei comportamenti da quasi tutti i potenti e regnanti di allora e tuttavia amato dalla popolazione come principe severo ma giusto.

Trovato il supporto narrativo, il lavoro di composizione ha impegnato molti degli elementi di Meccaniche Artistiche: Patrizia Di Bitonto e Fabrizia Vietto, come già detto per le ricerche storiche e la stesura del copione, Cosimo de Nola per le musiche insieme a Ivan Longo e Fabio Attolico, con collaborazioni varie con Claudio Sportelli. Mancava la regia per un lavoro così complesso, e Alan Mauro Vai ha aderito con entusiasmo al progetto, apportando idee e nuova energia.

Per quanto riguarda la scenografia, saranno presenti sculture di Patrizia Di Bitonto e si farà largo uso di proiezioni video a cura di Fabio Padovan e Maurizio Ghiotti, registi cinematografici emergenti di provata bravura. Collaborano alla realizzazione della scenografia e dei costumi Francesca Montanaro e Giancarla Fornasero.

Ma tutta questo lavoro non troverebbe realizzazione come progetto interculturale di respiro europeo senza l’aiuto dell’Associazione OVIDIO, che ha costruito i contatti con l’Università OVIDIUS di Constanta e con il Teatro dell’Opera e Balletto di Constanta. Gli studenti della Facoltà di teatro infatti parteciperanno al progetto in qualità di attori, seguiti mirabilmente dalla professoressa Daniela Hantiu, ed il balletto darà vita alle coreografie del musical.

Per concludere vorremmo sottolineare quanto questo nostro lavoro voglia essere un momento di riunione tra popoli che condividono le loro culture per sconfiggere quella paura del diverso che tanti danni ha fatto e continua a fare, perché come è noto, si teme solo ciò che non si conosce. Per abbattere gli angoli oscuri e cercare la verità e la conoscenza tra liberi pensatori.

A cura dell’Associazione Meccaniche Artistiche

ROMANIA, Roșia Montană Gold Corporation: Prendono oro, portano cianuro, violando i diritti umani


http://www.vajont.info/romania/marcoPaolini.wav  0

FONTE originale: “Il Diario” settimanale, 2006.  Riportato integralmente dal sito  vajont.info

– foto e testo di Paolo Stefanini, da Rosia Montana

Prendono oro, portano cianuro

Una società mineraria canadese estrarrà ogni anno 20-30 tonnellate di metallo, immettendone 15.600 di veleno nell’ambiente.
Per creare consenso ha comprato tutto: case, giornali e coscienze


0Rosia Montana è un nome che non dice molto, per ora. Ma che in futuro potrebbe risuonare come un Vajont[una Stava sarebbe piu’ pertinente, nota di Tiziano dal Farra] o una Chernobyl. In questa vallata della Romania, non lontano dalla città di Alba Iulia, si progetta infatti un lago artificiale capace di contenere 250 milioni di tonnellate d’acqua contaminata al cianuro. Una vera bomba ambientale, se si considera che il bacino di decantazione della miniera «Aurul» di Baia Mare, che nel 2000 rilasciò cianuro nel fiume Somes e da lì, di affluente in affluente, in un tragico dòmino, avvelenò il corso del Danubio fino al delta, era 70 volte più piccolo.
0Quantità che bastarono, però, a creare danni economici ingenti alla Romania e alle nazioni confinanti e guasti ecologici ancora più seri, con una morìa di pesci senza precedenti e due milioni e mezzo di persone a lungo senza acqua potabile.
Ma Rosia Montana non è solo un lago al cianuro. Il progetto per la più grande miniera a cielo aperto d’Europa prevede anche la distruzione di interi villaggi: 1.800 edifici in tutto, tra cui otto chiese e undici cimiteri (tanto che, in passato, il patriarcato romeno-ortodosso ha scomunicato il progetto, definendolo blasfemo); importanti scavi archeologici, e un sistema di gallerie estrattive risalenti alla dominazione romana. Tutto questo con oltre duemila persone da mandar fuori casa e risistemare altrove.

La storia è iniziata quando una società a capitale misto romeno-canadese ha fatto dei sondaggi, calcolato di poter estrarre almeno 250 tonnellate d’oro e 1.350 d’argento dal sottosuolo di Rosia Montana e si è aggiudicata, per appena tre milioni di dollari, i diritti di sfruttamento minerario, rilasciati con eccessiva precipitazione dal governo romeno. Secondo la multinazionale, per ogni tonnellata di minerale della zona ci sarebbe poco più d’un grammo d’oro. Una quantità tanto ridotta che l’unica tecnologia che abbia una logica economica è il «lavaggio chimico». Ogni giorno circa 70 mila tonnellate di minerale grezzo scavato sarebbero lavate con almeno 43 tonnellate di cianuro, per separare il metallo nobile dallo scarto. Con un risultato annuo di 25-30 tonnellate d’oro immesse sul mercato e 15.600 tonnellate di cianuro immesse nell’ambiente.0

Far East.

Attraversando certe aree rurali della Transilvania sembra che qui il comunismo abbia ottenuto solo un risultato etnografico: preservare un’arretratezza secolare. I monti Apuseni, poi, sono una zona di miniere e minatori nella quale la situazione è andata persino peggiorando dopo la rivoluzione del 1989, col progressivo smantellamento di un settore, come quello estrattivo, sostenuto artificialmente dal passato regime. Rosia Montana è ancora un gradino più in basso: qui la decadenza era iniziata da decenni, già durante l’era socialista. Nell’antica Alburnus Maior, dal sottosuolo sfruttato sin dai tempi in cui l’impero romano si spinse alla conquista della Dacia, non si trovava infatti più oro in quantità sufficiente per dare profitti.
Adesso il villaggio assomiglia a uno di quegli avamposti del Far West abbandonati dopo l’esaurimento dei filoni estrattivi: solo con meno fascino e più spazzatura. E poi, in molte case, pur fatiscenti, c’è vita. Il paese non è fantasma, e vi si consuma da anni il conflitto tra i resistenti che non vogliono lasciare le proprietà e la potente macchina organizzativa della multinazionale: la “Rosia Montana Gold Corporation”, per tutti, qui, semplicemente, la “Rmgc”. 

La Corporation ha, per così dire, i suoi ‘ministeri’.
All’inizio del paese, sulla sinistra, quello dei trasporti, con i fuoristrada parcheggiati in file ordinate. Poco oltre, un ufficio chiave, diviso in due sottosezioni: la ‘negoziazione immobiliare’ e gli ‘acquisti immobiliari’. Poi, in centro, tra le strade fangose del borgo, ci sono il «ministero» dell’archeologia, quello della geologia, quello delle risorse umane. Ognuno di questi edifici ha fuori la grande insegna della Rmgc, per niente sobria: il mondo in giallo su un planisfero azzurro. Con tutte le sue decine di uffici, la multinazionale sembra sostituirsi in pieno allo Stato. Ma due sono i simboli più inquietanti del potere di chi ha comprato la terra sotto i piedi degli abitanti del villaggio. Il primo è il numero impressionante di cartelli blu sulle case. Vi sta scritto, in romeno, a caratteri maiuscoli gialli: «Proprietà della Rosia Montana Gold Corporation».
GalleriaLa Rmgc pressa psicologicamente e offre un contentino. Alla fine, convince. Spende poche migliaia di euro ed entra in possesso delle case. C’è chi sogna la macchina, chi spera di rifarsi una vita altrove; i più sono disoccupati da anni. E molti cedono. L’impressione è che se un Golia così forte si mette contro tanti piccoli Davide, non c’è fionda che tenga. E poi la Rmgc offre soldi pure per i ruderi, e li fa propri. Anche se sono edifici storici, vincolati dalle Belle arti. Il cartello blu è ormai sulla maggioranza delle case, e anche sulle stalle, le rimesse della legna, i pollai.
Il secondo simbolo inquietante è quello che, proseguendo nella metafora, potremmo chiamare il ‘ministero dell’informazione’.
Si trova nella piazza centrale, anch’essa sterrata e contornata da edifici fatiscenti. Il nome vero è «Centro d’informazione per la comunità». Inutile puntare agli uffici commerciali, a quelli direzionali, a quelli tecnici. Da ogni parte la risposta è la stessa: per parlare con qualcuno ci vuole un appuntamento e non è agevole prenderlo. E poi, tutto quello che ci direbbero, ce lo diranno meglio al Centro d’informazione per la comunità.

Tutto buono, tutto perfetto.

All’ingresso tre bandiere: la romena, l’europea, e la canadese. Dentro, un museo dell’indottrinamento.
Il mondo della Rmgc è meraviglioso. Tutto fila alla perfezione: nessun problema ambientale, case più belle altrove, lavoro per tutti, ricchezza. Viene distribuito il settimanale “Ziarul de Apuseni”, un tabloid di otto pagine che accanto alle notizie sportive e di cronaca è un instancabile mezzo propagandistico a favore della miniera. Ma nel campo della stampa, la Rmgc ha fatto ben altri sforzi. Scopriamo che ha acquistato negli anni i principali quotidiani locali della regione di Alba Iulia: prima “Uniria”, poi “Informatia”, infine anche “Monitorul”. Il modo migliore per far parlare bene di sé dai giornali, insomma: diventarne l’editore.

È una strategia abituale della Corporation farsi le cose in casa. Per esempio si è fatta una ‘Ong’ – un’organizzazione non governativa – la ‘Pro Rosia Montana’. Strano: un’organizzazione che si chiama «pro» qualcosa, ed è a favore della distruzione di quel ‘qualcosa’. Raccoglie infatti le firme per far radere al suolo il villaggio.
E si è fatta anche il sindacato, «Vittoria dei minatori»: chi vuole lavorare deve iscriversi al sindacato, che però è dei padroni. Proprio dagli uffici del sindacato esce una responsabile del ‘Centro d’informazione’, per invitarci a uscire; è l’ora di chiusura. Spiega che è poco utile prendere appuntamento con qualcuno, se non si ha una buona preparazione nel campo geologico e non si può discutere alla pari di questioni tecniche. Le chiediamo allora di dirci cosa pensa la popolazione locale della Rmgc. Sorride e risponde, spiazzante: «Cosa pensa la gente di Rosia Montana può trovarlo sul nostro cd-rom».

0Rosia Montana è davvero un posto sgangherato: non c’è una sola casa, una sola strada, una sola staccionata in sesto.
Eppure, tra questa gente fiaccata e impoverita da una disoccupazione endemica c’è chi resiste al progetto della Rmgc e, con orgoglio, ha attaccato alla casa un cartello che sembra il negativo degli altri. Lo sfondo qui è giallo e la scritta blu: «Questa proprietà non è in vendita». C’è anche sulla casa di Cristian Ciura, uno dei pochi giovani del paese. Ha 18 anni, e solo per questo non è ancora partito. Ma quando avrà finito la scuola non avrà altra scelta: qui non c’è lavoro, e neppure ad Abrud, la cittadina a fondovalle.
Ha una passione per il body building, di quelle giovanili che assomigliano a una fissazione; qualche progetto sensato e qualche altro stupido, come arruolarsi nella Legione straniera, e un amore complicato per Raluca, fata dagli occhi verdi e dai capelli rossi.
Ci accompagna da Eugen Cornea, detto ‘Zeno‘, il vicepresidente dell’associazione “Alburnus Maior”, quella che si oppone alla distruzione del villaggio e al grande buco per il quale sarebbero necessari dieci o quindici anni di scavo al ritmo di 20 tonnellate d’esplosivo al giorno. Zeno Cornea è l’anima di questa ong (che raggruppa circa 300 famiglie), assieme al presidente Eugen David e a Stephanie Roth, una svizzera trentaquattrenne che, dopo esser stata per anni a capo di un giornale ecologista a Londra, si è trasferita sulle montagne romene pur di contrastare quello che ritiene essere «il più grave rischio che l’intero ecosistema europeo sta correndo». Il 18 aprile di quest’anno la sua caparbietà è stata ricompensata dalla giuria californiana del Goldman Prize, un prestigioso riconoscimento ambientalista.

GalleriaZeno sta accompagnando le mucche al pascolo, quando arriviamo.
È un ex topografo, che conosce ogni piega del territorio di Rosia Montana e ogni buco scavato dall’uomo in più di duemila anni di estrazioni. Ed è un tipo deciso, che ama farsi capire con parole schiette. «Perché siamo contro la Rmgc? Perché vogliamo fare un po’ come ci pare della nostra terra. Invece quando c’era Ceausescu, i comunisti dicevano: noi vi diamo le scuole, gli ospedali, il lavoro, ma voi dovete fare quello che pare a noi. Questi sono venuti e ci hanno detto lo stesso: che dovevamo fare come pareva loro. E senza neppure darci il lavoro, le scuole e gli ospedali». La promessa tradita di lavoro ha prodotto il maggiore disincanto: «All’inizio avevano parlato addirittura di 25 mila posti di lavoro, per via dell’indotto. Adesso dicono ‘tra 336 e 558’. In verità non hanno creato lavoro, ma solo chiacchiere. Per lavorarci devi vendergli l’anima, iscriverti al loro sindacato, firmare le loro petizioni a favore della distruzione del villaggio e poi ti fanno contratti di massimo un mese. E la gente viene da Abrud, da Bucium, da venti chilometri lontano, mica solo da Rosia Montana». Poi Zeno articola la sua critica, dalle questioni ambientali a quelle di conservazione del patrimonio artistico e archeologico. «L’uso di 250 mila tonnellate di cianuro è una follia già in sé», afferma, «e quanto alla diga, che sarebbe alta 180 metri, non sono state fatte prove antisismiche e non hanno tenuto in considerazione le piogge torrenziali che colpiscono la zona da una quindicina d’anni e che potrebbero far esondare l’invaso, specie in caso di frana. Senza contare che il terreno qui è tutt’altro che impermeabile, e potrebbero esserci infiltrazioni di cianuro nelle falde».

È vestito da lavoro, camicione grigio e stivali di gomma («e non scrivete nelle didascalie che è il nostro costume tradizionale», ci scherza su), ma parla con grande competenza e decisa precisione: «Non possiamo permettere che siano distrutte o rovinate le uniche miniere di epoca romana così conservate: ben 25 chilometri di gallerie, tra cui alcune rarissime di forma trapezoidale. E neppure che siano ignorate le leggi di tutela architettonica: ci sono 40 edifici protetti dalle Belle arti, e alcuni sono stati messi sotto tutela dall’Unesco. Ma la Rmgc non si è fatta scrupoli e ha persino danneggiato un mausoleo del II° secolo d. C.».
Quando gli diciamo che la Rmgc sostiene che non distruggerà tutto e anzi restaurerà alcuni edifici superstiti per farne un polo turistico, avvia a ridere grasso. «Non hanno proprio il senso del ridicolo», dice, continuando a sghignazzare, «un lago al cianuro, una valle squassata da centinaia di esplosioni al giorno e attraversata da un viavai di camion e ruspe. Sì, proprio un bel posto per farsi una vacanza».

Capitalismo reale.

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La Rosia Montana Gold Corporation è una joint-venture tra la Minvest, una società romena con una quota di partecipazione statale, e la canadese Gabriel Resources Ldt. In realtà quest’ultima, tramite il consueto gioco delle scatole cinesi, possiede una società quasi omonima, registrata offshore alle Barbados, che a sua volta ne controlla un’altra sempre dal nome simile e sempre registrata offshore, ma a Jersey. Ed è quest’ultima a detenere l’80 per cento del pacchetto azionario della Rmgc. Tramite la European Goldfields Ltd, creata nel 2000 (e le sue controllate, tutte con sede alle Barbados), la Gabriel Resources rientra poi nel controllo anche di una fetta del restante 20 per cento.
Non solo al governo di Bucarest restano soltanto gli spiccioli (secondo alcuni economisti, lavorerebbe addirittura in perdita), ma – cosa più importante – il complesso organigramma societario e le numerose compagnie registrate nei paradisi fiscali renderebbero di fatto irrintracciabili i responsabili nel caso di un futuro incidente.
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Zeno Cornea e gli altri della ‘Alburnus Maior’ iniziano a sospettare persino che tutta la vicenda possa essere una mèra, gigantesca, speculazione finanziaria del tipo ‘prendi i soldi e scappa’. «Ho lavorato 30 anni in miniera e me ne intendo. E se vado a parlare con questi della Rmgc vedo che sono esperti di Borsa, ma che di estrazioni non sanno un bel niente». La Gabriel Resources vende azioni da un lustro, con l’obiettivo di capitalizzare 437 milioni di dollari per l’avvio dei lavori. Ma quella cifra è ancora una chimera (si stima che siano stati raggiunti con l’investimento dei risparmiatori stranieri 55 milioni di dollari, il 12 per cento del totale). Anche perché nel 2002 la Banca mondiale ha ritirato il suo appoggio di 100 milioni di dollari, ritenendo il progetto troppo rischioso, i piani di fattibilità poco trasparenti e valutando contrario al diritto internazionale e ai diritti dell’uomo il piano di spostamento della popolazione.

I nomi dietro l’operazione non sono certo una garanzia. La dirigenza iniziale era una specie di rimpatriata di pregiudicati. Negli anni, dopo vari attacchi della stampa, la società si è data un aspetto più pulito, tramite dimissioni pilotate e nuove nomine. Ma vediamoli, questi soci fondatori.
– Il patron della Gabriel Resources era Frank (Vasile) Timis, un romeno emigrato in Canada, incarcerato due volte in Australia per possesso di eroina in quantità commerciali.
– Vicepresidente e responsabile per la salvaguardia ambientale era Bruce Marsh, che ricopriva lo stesso ruolo nella miniera di Freeport in Papua Nuova Guinea, dove gli scarti tossici venivano scaricati nei fiumi e hanno provocato la scomparsa della fauna ittica e la morte di quattro persone.
– Ai rapporti con la comunità locale stava Michael Steyn, che in Ghana, quando lavorava per la “Tarkwa Goldmine”, aveva fatto uso di milizie private per «convincere» i più riottosi a lasciare le loro terre, ed è stato accusato di gravi violazioni dei diritti umani e di distruzioni e danneggiamenti di proprietà.
0– Adesso a capo della società c’è Oyvind Hushovd (nella foto), mentre in Romania il direttore responsabile delle operazioni della Rmgc è dal 2003 Richard Hill, coadiuvato da una serie di nomi nuovi, puliti. Ma resta il sospetto che i fondatori siano solo un passo dietro le maschere delle nuove facce presentabili.

Politici ambigui.

In tutto questo, l’atteggiamento delle istituzioni romene, che hanno la responsabilità di aver svenduto la terra, è stato ambiguo. I governi hanno tergiversato, e criticato con ipocrisia il progetto senza però contrastarlo. Sia quando c’erano i socialisti di Adrian Nastase che quando, dalla fine del 2004, sono andati al potere i democratici. Anzi, Traian Basescu, prima di diventare presidente della Repubblica, ancora sindaco di Bucarest, era un entusiasta sostenitore della miniera.
«Ora non è più così», rassicura Zeno, «ha preso una posizione più prudente. Il fatto è che quando qualcuno arriva qui per farsi un’idea, lo prendono in consegna quelli della Rmgc e lo portano al Centro informazioni. E tutti si bevono la loro propaganda. Hanno addirittura ottenuto riconoscimenti e premi dalle tre più prestigiose organizzazioni democratiche del dopo rivoluzione».

In effetti la Rmgc ha un approccio totalitario alla comunicazione. Ma oltre ai grandi investimenti per la propaganda e l’attività di lobby, si è giovata in Romania della legislazione inadeguata, della corruzione dilagante, della facilità di stravolgere le leggi, imbrogliare le carte, aggirare i divieti. Adesso le maggiori speranze di chi le si oppone sono rivolte a Bruxelles, perché l’UE ha leggi più severe e il Parlamento europeo ha già mandato un paio di segnali importanti al Paese che si appresta a diventare un nuovo membro, parlando ufficialmente di «profonda preoccupazione» e di «grave minaccia per l’ambiente» a proposito di Rosia Montana.

Zeno è ottimista, adesso. «Vinceremo noi, per la nostra coerenza. Quelli della Rmgc hanno rivoltato troppe frittate». Non si sa se vinceranno davvero, o se la miniera al cianuro si farà, alla fine, con le buone o con le cattive; col suo enorme impatto ambientale e il rischio di spaventosi incidenti. Ma Zeno fa già progetti per il futuro, vuole che qui si investa in attività non inquinanti: «Già adesso vengono i turisti, ma le potenzialità non sono sfruttate. Non c’è solo il museo sotterraneo delle gallerie romane, ma anche nove laghi, e due riserve ambientali: la ‘Piatra Corbului’ e la ‘Despicata’».

Ma Rosia Montana è in uno stato di tale desolazione, di rovina, con neppure un ristorante aperto (l’unico rimasto serve una sola portata: alcool), col torrente usato come discarica e i vicoli pieni di immondizia, che pare un sogno bello, ma di un’ingenuità commovente trasformarla in un resort per i turisti occidentali. E davvero si capisce, girando tra le sue strade malmesse, nel suo panorama tutto pantano e ruggine, perché la Rmgc sia riuscita a dividere la popolazione, a prenderla per il collo, ad acquistare case per tremila euro, a convincere un centinaio di persone ad accettare il cosiddetto ‘resettlement‘.
E perché ci sia davvero qualcuno, e non solo chi si riconosce nell’associazione fantoccio “pro Rosia Montana”, che vede nella distruzione del villaggio, della storia, della natura locale, l’unica scommessa, pur costosissima, rimasta ai minatori dei monti Apuseni. Del resto alle ultime elezioni, come sbandiera la Rmgc sul suo sito internet, il sindaco favorevole al progetto (il socialista, con vizi da miliardario, Virgil Narita) ha preso oltre il 90 per cento, e il candidato della ‘Alburnus Maior’ meno del nove.

Riuscirà a tornare?

È disincantato anche il giovane Cristian, con le sue pareti di casa ricoperte di campioni del body building. A forza di odiare la Rmgc ha finito per odiare pure Rosia Montana. E mentre osserviamo il villaggio dall’alto di una croce di legno sulla montagna, quasi due ore dopo il colloquio con Zeno, confessa che a lui, e agli altri giovani, non interessa poi molto di come vada a finire. Che sono solo stanchi della situazione, delle bugie della Rmgc, delle visite fugaci dei politici, di un villaggio in cui l’inverno è neve, la primavera fango e l’estate polvere.
«Tanto ce ne dovremo andare lo stesso. Qui lavora forse il dieci per cento della gente, il resto passa le giornate ad ascoltare musica e bere birra. E chi lavora, lavora per 50 euro al mese e anche meno. Quindi, se di un posto così vogliono farne un buco, facciano pure».
Poi si guarda le mani, e guarda il paese.
«No, non è vero. Voglio andarmene, ora. Voglio lavorare in Italia. Ma non voglio che vinca la Rmgc. Mi piacerebbe tornare qui, quando saro’ vecchio».

Scarica questo articolo in formato PDF universale (2,1 megabytes).Altro articolo – patetico, ipocrita, laido – connesso a questo tema. Predicare bene, razzolando malissimo: leggiti../cinaVicina.html, che a un certo punto punta a questa pagina.

Data l’ipocrisia del personaggio e quello che concretamente fa, è mia convinzione che il sindaco di Longarone abbia tutte le carte in regola per farsi assumere da Rgmc come presidente honoris causa della “Pro Rosia Montana” o candidarsi a prossimo sindaco di Alba Iulia. Come direbbe Stefanini nell’articolo, ha …”una faccia presentabile” (io lo definirei diversamente). E un incarico o due in piu’ non fanno certo paura a uno che di cariche pubbliche – e almeno altrettante facce di tolla – ne sfoggia già diverse.

Tiziano Dal Farra


Sito web RGMC: www.rmgc.ro/

Sito web Gabriel Resources: www.gabrielresources.com/s/Home.asp

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I sogni d’Oro di Rosia Montana : http://www.balcanicaucaso.org/aree/Romania/I-sogni-d-Oro-di-Rosia-Montana-99724

Salviamo Rosia Montana dagli avvoltoi! : http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2006/11/salviamo-rosia-monatana-dagli-avvoltoi.html

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 IL PROGETTO “ROSIA MONTANA” TRA RISCHI E BENEFICI
di Mihaela Ilie: http://www.spaziomotori.it/progetto_rosia_montana.htm

Rosia Montana, la maledizione dell’oro :  http://www.presseurop.eu/it/content/article/48741-rosia-montana-la-maledizione-delloro

IL SILENZIO È D’ORO: http://catrafuse.wordpress.com/2010/01/31/il-silenzio-e-doro/

Articoli in inglese: http://www.pasthorizonspr.com/index.php/archives/05/2011/romaian-government-urged-to-save-rosia-montana-from-destruction

Articoli in romeno: http://voxpublica.realitatea.net/gotiu