Victor Hugo e gli Stati Uniti d’Europa


Per gli Stati Uniti d’Europa, Victor Hugo*

Giorno verrà in cui Francia, Italia, Inghilterra, Germania o non importa quale altra Nazione del continente, senza perdere le loro qualità peculiari e la loro gloriosa individualità, si fonderanno strettamente in una unità superiore e costituiranno la fraternità europea. Giorno verrà in cui le pallottole e le bombe saranno rimpiazzate dai voti, dovuti al suffragio universale dei popoli. Un Senato sovrano sarà per l’Europa quello che il Parlamento è per l’Inghilterra, la Dieta per la Germania, quello che l’Assemblea Legislativa è per la Francia. L’edificio del futuro si chiamerà un giorno Stati Uniti d’Europa. Giorno verrà in cui si vedranno questi due gruppi immensi, gli Stati Uniti d’America, gli Stati Uniti d’Europa, uno di fronte all’altro tendersi la mano attraverso i mari” (Victor Hugo)

Ciò che sta accadendo in Serbia(1)  mostra la necessità degli Stati Uniti d’Europa. Che ai popoli disuniti succedano popoli uniti.

Finiamola con gli imperi assassini. Mettiamo la museruola ai fanatismi e ai dispotismi. Spezziamo i gladi servitori delle superstizioni e i dogmi che hanno la sciabola in pugno.
Niente più guerre, massacri, carneficine; libero pensiero, libero commercio, fratellanza.

È dunque così difficile la pace? La Repubblica d’Europa, la Federazione continentale, non vi è altra realtà politica oltre a questa.

Busto di Hugo all’Assemblea nazionale francese con estratto dal suo discorso del 1849. (Foto: internet)

I ragionamenti lo constatano, gli avvenimenti  anche. Su questa realtà, che è una necessità, tutti i filosofi si trovano d’accordo, e oggi i carnefici aggiungono la loro dimostrazione alla dimostrazione dei filosofi. [ … I. Ciò che le atrocità di Serbia mettono fuori dubbio, è che all’Europa occorre una nazionalità europea, un governo uno, un immenso arbitrato fraterno, la democrazia in pace con se stessa, tutte le nazioni sorelle con Parigi come città e capoluogo, vale a dire la libertà con la luce quale capitale. In una parola, gli Stati Uniti d’Europa.
Là è il fine, là è il porto.

* Pubblichiamo un breve scritto del grande scrittore Victor Hugo (1802-1885). Il testo è del 1876 e ha come titolo originale Per la Serbia. Tale scritto, al di là della circostanza storica precisa (vedi nota 1) avrebbe potuto essere citato come testo appropriato per gli eventi accaduti nella ex Jugoslavia una ventina di anni fa, ma conserva tuttora la sua validità sulla necessità della costituzione degli Stati Uniti d’Europa.

Note:
(1) Nel 1875, la Serbia intervenne in aiuto agli insorti nella sollevazione della Bosnia Erzegovina contro l’Impero Ottomano. La rivolta serba nell’Erzegovina del 1875-1878 fu la più significativa delle rivolte contro il dominio ottomano in questa regione. La sollevazione ebbe origine in seguito ai maltrattamenti della popolazione serbo-ortodossa e cattolica da parte dei governatori ottomani.

Testo: Bulletin européen, 3/2015, 66 n. 778, p. 11.

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Romania, elezioni presidenziali del 2014: il 2 novembre (I turno) e il 16 novembre (II turno)


presidenziali2014

E’ partita il 3 ottobre scorso la campagna elettorale per le presidenziali che si terranno il 2 novembre in Romania. La massima carica sarà contesa da 14 candidati: due in rappresentanza di alleanze, otto appoggiati da singoli partiti, e quattro indipendenti.

Il 2 novembre prossimo, i romeni in patria e nel mondo andranno al voto per eleggere un nuovo Presidente per la Romania. Nel Paese saranno allestiti 18.550 seggi elettorali e altri 294 all’estero, di cui 51 in Italia.  Ecco gli indirizzi:

Ecco i 51 seggi elettorali  in Italia

Ecco i 51 seggi elettorali in Italia

I romeni dovranno scegliere chi tra i 14 candidati occuperà la poltrona di Cotroceni per i prossimi 5 anni.   Secondo i sondaggi, la battaglia vera sarà al ballottaggio, previsto per il 16 novembre p.v., dove il premier socialdemocratico  Victor Ponta, sicuro di passare il primo turno, se la vedrà con uno degli sfidanti.

Stando ai sondaggi, il premier Ponta si attesta intorno al 40% delle preferenze, mentre il suo principale sfidante, il sindaco liberale di origine tedesca di Sibiu, Klaus Iohannis, tra il 20% e il 30% . Se, quindi, nessuno dei candidati otterrà il 50% più uno dei voti al primo turno si andrà al ballottaggio, previsto per il 16 novembre.

Oltre a Iohannis (Alleanza Cristiana Liberale – ACL) e Ponta (Partito Social Democratico – PSD), infatti, sono in lizza i candidati indipendenti Monica Macovei (europarlamentare, ex ministro della Giustizia, molto vicina a Băsescu), l’ex premier e attuale presidente del Senato Călin Popescu Tăriceanu, Teodor Meleşcanu e Elena Udrea (esponente del Partito di Băsescu PMP, Mişcarea Populară). Inoltre hanno presentato le firme al Bec (Ufficio Elettorale Centrale) anche il magnate Dan Diaconescu (Partito del Popolo, PP-DD), uno dei candidati della minoranza magiara Kelemen Hunor (UDMR), Szilagyi Zsolt, il secondo rappresentante degli ungheresi di Romania (Partito popolare dei magiari di Transilvania, PPMT), il conservatore Corneliu Vadim Tudor (PRM), Constantin Rotaru (Alternativa Socialista, PAS), William Brânză (Verdi romeni), Mirel Mircea Amariţei (Partito Prodemo) e l’independente Gheorghe Funar.

Chi è Klaus Werner Iohannis, il candidato liberal-popolare che sfiderà il primo ministro Victor Ponta alle elezioni di novembre ?

Sindaco di Sibiu ininterrottamente dal 2000, un centro di insediamento etnico tedesco della Transilvania fin dal Medioevo (di qui il suo nome Hermannstadt), un legame di cui porta segni evidenti nell’architettura gotica.

Leader del Forum democratico dei tedeschi di Romania (Forumul German), uno dei numerosi partiti a base etnica del Paese, Iohannis ha promosso fortemente l’immagine di Sibiu, immettendola nel circuito del turismo europeo fin da quando nel 2007 è stata nominata capitale europea della cultura.

Nella NATO dal 2004, membro dell’Unione Europea dal 2007, la Romania è un crocevia di culture balcaniche, slave e turche, con una presenza tradizionale tedesca. Recentemente la minoranza magiara è stata al centro di polemiche per il discorso che il presidente ungherese Viktor Orban le ha indirizzato lo scorso luglio, divenuto poi una sorta di manifesto di contestazione alla globalizzazione liberaldemocratica.

Klaus Werner Iohannis, membro dello schieramento liberal-nazionale, di genitori tedeschi, luterano e vicino all’ex presidente Crin Antonescu, si presenta con le credenziali di buon amministratore urbano di una piccola città (135mila abitanti), capitale europea della cultura.

Monica Macovei, artefice di molte delle riforme romene nel momento critico in cui veniva messa in discussione l’adesione della Romania all’Ue per i casi di corruzione, corre come indipendente: “Mi sono candidata perché l’establishment politico è diventato un business di cui mi vergogno, perché il mio Paese combatte ancora con la corruzione e la crisi economica. La concorrenza è distorta e le persone e gli imprenditori onesti soffrono”.

Romania: un’anticamera delle presidenziali 2014 ?, di Sorina Soare*

Negli ultimi 25 anni, la Romania ha conosciuto un percorso di democratizzazione più lungo e tortuoso rispetto ad altri paesi della regione, con momenti di crisi e di ricaduta durante tutti gli anni ‘90 in un contesto di forte marasma economico, nazionalismo radicale e polarizzazione estrema (Bunce e Wolchick 2006; Soare 2011). Malgrado i successi collegati all’ingresso nella NATO nel 2004 e nell’UE nel 2007, la situazione politica rimane particolarmente instabile, con ricorrenti scontri istituzionali fra il Presidente, Primo ministro e il Parlamento (2007 e 2012) (Gherghina e Mişcoiu 2013) e, negli ultimi anni, una politica di austerità che ha alimentato tensioni sociali.

L’esito delle elezioni europee svoltesi in Romania conferma l’ondata ascendente del Partito social-democratico (PSD), visibile già nelle elezioni legislative del 2012. Con oltre il 37% dei voti, il PSD e i suoi due piccoli alleati ottengono la metà dei seggi disponibili per la delegazione rumena. Se il vincitore è indiscusso, altrettanto indiscussi sembrano essere i perdenti. Anzitutto, si registra l’uscita di scena dei partiti populisti: nelle precedenti elezioni europee il Partito della Grande Romania aveva avuto 3 seggi nella precedente legislatura. Dopo l’eclatante successo del Partito del Popolo-Dan Diaconescu (PP-DD) alle elezioni legislative del 2012 con il 14,65% dei voti al Senato ed il 13,99% alla Camera, le elezioni europee confermano il cono d’ombra del partito nato e tramontato assieme alla sua tribuna politica – la rete televisiva del suo fondatore (3,67%). Fra i perdenti, si ritrovano anche i due principali esponenti del centro-destra: il PD-L (12,23%) e il PNL (15%). Bisogna tuttavia osservare che dal punto di vista dei numeri, la delegazione liberale (PNL) a Bruxelles cresce (passa da 5 a 6), ma, nell’ottica della sfida diretta con il PSD in vista delle presidenziali della fine dell’anno 2014, un tale risultato è percepito come una sconfitta. Se il neonato Partito Movimento Popolare (PMP) riesce ad ottenere 2 mandati, anche in questo caso il successo è relativo in quanto, in base alle dichiarazioni pre-elettorali, si prevedeva un risultato a due cifre[2]. Infine, come nelle elezioni del 2007 quando il pastore László Tőkés viene eletto con 176.533 (3,44%) voti e nel 2009 la stessa figlia del Presidente Băsescu con 204.280 (4,22%), un altro candidato indipendente riesce ad ottenere dall’inizio della campagna l’attenzione dei media e, infine, anche un ampio appoggio elettorale. Mircea Diaconu, attore di teatro noto, nonché senatore e anche Ministro della Cultura per conto del PNL, si è ritrovato fuori dalle liste del suo partito in seguito a varie vicissitudini giudiziarie e ha deciso di candidarsi da solo. L’impresa della raccolta delle firme necessarie non garantiva affatto il successo senza il supporto economico e logistico del suo vecchio partito. In una campagna low cost, Diaconu ha ricevuto l’appoggio indiretto del Primo ministro e dei social-democratici, ma anche del gruppo Intact Media Group[3]. Privo di un vero programma, il suo discorso è stato incentrato sul contatto diretto con gli elettori e il ripristino del rapporto fra l’Europa e i rumeni, quest’ultimi “visti, ingiustamente, come cittadini di seconda mano”. Lo slogan della sua campagna è stato: “Dico la verità sul nostro Paese!”.I risultati[1]

Tabella 1 – Risultati delle elezioni 2014 per il Parlamento Europeo – Romania
Partito

Gruppo PE

Voti (%)

Seggi

Voti (diff. sul 2009)

Seggi (diff. sul 2009)

Alleanza elettorale Partito Social-democratico + Unione Nazionale per il Progresso della Romania+ Partito conservatore (PSD+UNPR + PC) *

S&D

37,6

16

6,5

5

Partito Democratico Liberale (PD-L)

EPP

12,2

5

-17,5

-5

Partito Nazionale Liberale (PNL)**

ALDE (EPP)

15,0

6

0,5

1

Alleanza Democratica dei Magiari della Romania (UDMR)

EPP

6,3

2

-2,6

-1

Partito Grande Romania (PRM)

NI

2,7

0

-6,0

-3

Mircea Diaconu (cand. indip.)

NI

6,8

1

Partito del Popolo Dan Diaconescu (PP-DD)***

NI

3,7

0

Partito Movimento Popolare (PMP)****

EPP

6,2

2

Altri

9,5

Totale

100,0

32

-1

Affluenza al voto (%)

32,4

4,8

Soglia di sbarramento per ottenere seggi (%)

5%

Nota sul sistema elettorale: Scrutinio proporzionale a liste chiuse, in circonscrizione unica (d’Hondt). Per legge, il numero dei candidati presenti su ciascuna lista può essere di massimo 10 nomi in più rispetto al numero di mandati a disposizione della delegazione rumena nel PE. Soglia di sbarramento per i candidati indipendenti: un numero di voti validi almeno pari al quoziente elettorale nazionale (rapporto tra il totale dei voti espressi e il numero di mandati parlamentari europei disponibili)
Abbreviazioni dei gruppi al Parlamento Europeo: EPP=European People’s Party; S&D=Progressive Alliance of Socialists and Democrats; ALDE=Alliance of Liberals and Democrats for Europe; G-EFA=The Greens–European Free Alliance; ECR=European Conservatives and Reformists; GUE-NGL=European United Left–Nordic Green Left; EFD=Europe of Freedom and Democracy;NI= Non-Inscrits.
Note
* l’UNPR non faceva parte dell’alleanza del 2009, è stato creato nel Marzo 2010
** Secondo le dichiarazioni della direzione PNL e del Presidente del PPE si sono aperte le procedure per l’ingresso nell’EPP.
*** Fondato nel 2011
**** Fondato nel 2014

 La campagna elettorale e i principali attori

In un paesaggio politico in ebollizione, nel maggio 2014, per la terza volta, gli elettori rumeni sono chiamati a votare per il Parlamento europeo. In vista dello scrutinio, si sono registrati 15 partiti ed alleanze elettorali e 8 candidati indipendenti[4]. Se nei manifesti elettorali o nei programmi ufficiali l’Europa è stata un riferimento costante, nei dibattiti la dimensione interna è invece prevalsa. La competizione elettorale è stata marcata, fin dai primi giorni, dalla polarizzazione attorno alla personalità del Presidente in carica, T. Băsescu. Da un lato, si ritrovano i due partiti direttamente collegabili alla carriera politica dell’attuale Presidente della Romania: il Partito Democratico Liberale (PD-L), partito di cui questi era leader prima della sua elezione, e il neonato Partito del Movimento popolare (PMP). Dall’altra parte, ritroviamo il gruppo dei partiti vincitori delle elezioni legislative del 2012, fino a poco tempo fa colleghi di governo: il Partito Social Democratico (PSD), lo storico Partito Nazionale Liberale (PNL), il Partito Conservatore (PC) e l’Unione Nazionale per il Progresso della Romania (UNPR). In una posizione intermedia si ritrova il rappresentante della minoranza magiara della Romania (UDMR), instabile nelle sue alleanze fra i due poli.

Nel contesto delle elezioni europee del 2014, il punto nevralgico di questa polarizzazione sui generisriguarda l’atteggiamento del Presidente T. Băsescu nei confronti del nuovo partito PMP, al quale aderiscono numerosi membri dimissionari del PD-L e il cui capolista è un ex-europarlamentare dello stesso PD-L. Sfruttando l’ampia diffusione di immagini del Presidente fotografato sulle spiagge del Mar Nero con addosso una maglietta elettorale del PMP, la campagna elettorale si trasforma in uno“scontro” arbitrato dalla Corte Costituzionale. Nella richiesta del Primo ministro (PSD) per la messa in stato di accusa del Presidente si menzionava il mancato rispetto della codificazione costituzionale del ruolo del Presidente come mediatore super partes e, in particolare, di quanto previsto dall’articolo 84 che specifica che durante il mandato il Presidente non può essere membro di partito e non può compiere nessun’altra funzione pubblica o privata[5]. Quattro giorni prima del giorno delle elezioni, la Corte costituzionale ha tuttavia ha comunicato che non ha accolto le accuse di parzialità politica formulate dal Primo Ministro.

In parallelo, la campagna elettorale per le europarlamentari si prefigura dall’inizio come una prova in vista delle elezioni presidenziali previste a novembre 2014. In quest’ottica, un altro attore importante è il PNL. Uscito all’improvviso dalla coalizione di governo nel febbraio 2014, il PNL si discosta dal suo ex-partner, il PSD, e la sua campagna elettorale appare anzitutto come l’anticamera di una campagna di più ampio respiro per la candidatura del suo leader alle presidenziali, Crin Antonescu. Tuttavia il fallimento registrato alle elezioni, così come la mossa dello spostamento della delegazione dei liberali dal gruppo ALDE a quello dell’EPP sono interpretate come il preambolo di un avvicinamento al PD-L all’interno di un’unione per la maggioranza presidenziale sul modello francese.

In questo paesaggio elettorale delineato da vari scontri fra persone, emerge anche l’opposizione fondatrice della vita politica postcomunista rumena: ex-comunisti vs anti-comunisti. Quest’ultimo filone è stato utilizzato spesso dal PMP e dal PD-L per distinguersi dal PSD. Significative sono le esortazioni di una delle più note rappresentanti della delegazione rumena al PE, Monica Macovei (PD-L). Per motivare un voto a favore del PD-L, l’eurodeputata critica il tradimento degli interessi dell’Est Europa da parte del social-democratico Martin Schultz – candidato alla Presidenza della Commissione europea – e, più in generale, da parte dei socialisti europei (PSE). Schulz è criticato non soltanto per i sui tentativi di diminuire le tensioni con la Federazione russa, ma anche per aver bloccato inchieste penali di traffico di influenza che pendevano su un eurodeputato, Ovidiu Silaghi (allora PNL, oggi PSD). In base ad un sillogismo abbastanza rudimentale ma simbolico per la retorica anticomunista, votare per le liste PSD equivale a votare contro gli interessi della Romania nella stabilità regionale e a favore di un Presidente della Commissione europea filo-russo[6].

In una posizione relativamente distaccata da quanto detto sopra, ritroviamo il rappresentante della minoranza magiara, la cui costante elettorale è ricollegabile alle caratteristiche del voto etnico. Anche in questo caso, la portata del dibattito elettorale ha, tuttavia, una connotazione domestica. In apertura della campagna elettorale, il presidente UDMR dichiarava simbolicamente che il voto del 25 maggio avrebbe contribuito all’obiettivo di “portare il Südtirol e la Catalogna in Transilvania”[7] ovvero ad un sostegno implicito alle proposte dell’UDMR a favore di autonomia regionale. Aggiungeva, inoltre, “i nostri interessi non possono essere rappresentati che dai magiari (…). Se noi non ci arriviamo (n.a. – nel PE), il nostro posto sarà preso dai Parlamentari rumeni. Si tratta del nostro futuro!”[8]. Ritornano, in coerenza con queste prese di posizione, argomenti europei quali il multilinguismo o il decentramento, ma la portata del discorso è per lo più domestica.

Nella competizione elettorale partecipano anche rappresentanti della famiglia nazional-populista: il Partito Grande Romania (PRM) e il Partito del Popolo – Dan Diaconescu (PP-DD). Piuttosto periferici nel dibattito pubblico, entrambi i partiti promuovono un discorso incentrato sull’unità e la dignità nazionale, la critica dell’establishment e la lotta alla corruzione. Simbolici sono gli slogan del PRM:Votate con i patrioti, non con i mafiosi! Oppure, I patrioti votano PRM!. oppure ancora quello del PP-DD:Il 25 maggio, vota con anima di rumeno!. I risultati elettorali piazzano entrambi i partiti al di sotto della soglia elettorale.

Una visione conclusiva

In sintesi, più che una campagna di idee, più che un confronto su visioni distinte dell’Europa, la campagna elettorale del 2014 si presenta come uno scontro fra persone in vista delle elezioni presidenziali del Novembre 2014. Simbolici sono da questo punto di vista i vari poster con i presidenziabili dei vari partiti, anche se non erano candidati alle elezioni europee. Ritroviamo allora una certa sensazione di déjà vu: elezioni europee poco partecipate ma fortemente influenzate dalle dinamiche politiche nazionali. Tenuto conto della portata per lo più “nazionale” dei dibattiti, i risultati elettorali possono essere interpretati come un voto di fiducia per l’attuale coalizione di governo e una penalizzazione dei due principali esponenti del centro-destra, il PD-L e il PNL. L’onda d’urto dei risultati, infatti, si è fatta sentire immediatamente: la direzione del PNL si è dimessa ed un congresso straordinario è previsto alla fine del mese di giugno. Privo dell’appoggio diretto del Presidente Băsescu, il PD-L dimezza i suoi mandati (5), anche se molto probabilmente il numero complessivo del gruppo rumeno nell’EPP sarà rafforzato anche dai 2 eletti del PMP e dalla manovra del PNL di abbandono di ALDE a favore dei popolari europei. Il successo del PSD, con i suoi due piccoli alleati, riguarda non soltanto il fatto che ottiene la metà dei mandati disponibili, ma anche il fatto che diventa così la più forte delegazione proveniente da un paese postcomunista.

Ricordiamo che la partecipazione alle elezioni è stata in leggero aumento rispetto al 2009 (+ 4,77), ma rimane più bassa rispetto alla media Europea (oltre 10%). Stato Membro dell’UE da ormai 7 anni, la Romania sembra aver interiorizzato ab origine il mancato interesse per le elezioni europee sia a livello della società, sia a livello della classe politica.

Riferimenti bibliografici

Bunce V. & Wolchick S.L. (2006) “Favorable Conditions and Electoral Revolutions”, Journal of Democracy, 17(4): 5-18

Soare, S. (2011), “Bulgaria e Romania, vent’anni dopo: il peso del passato, le sfide del presente”, in Pietro Grilli di Cortona e Orazio Lanza (eds.), Tra vecchio e nuovo regime. Il peso del passato nella costruzione della democrazia, Il Mulino, Bologna, 2011, pp. 203-233.

Reif, K. & Schmitt, H. (1980) “Nine second-order national elections: A conceptual framework for the analysis of European election results”, European Journal of Political Research, 8 (1): 3–44

Gherghina, S. & Miscoiu, S. (2013) “The Failure of Cohabitation: The Institutional Crises in Romania”,East European Politics and Societies, 27 (4): 668-684

Roth F., F. Nowak-Lehmann D. & T. Otter (2013) “Crisis and Trust in National and European Union Institutions. Panel Evidence for the EU, 1999 to 2012”, RSCAS 2013/31 (Robert Schuman Centre for Advanced Studies, European Union Democracy Observatory), 2013,http://cadmus.eui.eu/bitstream/handle/1814/26975/RSCAS_2013_31.pdf?sequence=1

Risorse internet


[1] Disponibili sul sito della Commissione elettorale (Biroul electoral central)

[2] “PSD e la scor maxim. PMP nu e in situatia de a impune prezidentiabilul dreptei. Interviu cu Cristian Preda”, 27 Maggio 2014, http://www.ziare.com

[3] Per una visione più dettagliata si veda l’articolo di M. Bird e S. Candea “Romanian renegate bids for EP seat”, EuObserver, 19 Maggio 2014.

[4] “Proces verbal privind rimanerii definitive a candidaturilor la alegerile pentru membrii din Romania in Parlamentul european din anul 2014”.

[5] Oltre alle fotografie sopracitate è stata indicata anche la dichiarazione del Presidente Băsescu invitato ai dibatti organizzati dalla Fondazione Movimento popolare: “Sappiate che ho una soluzione molto semplice. Votate PMP, perché questo partito nuovo si è proposto di raccogliere il 30% dei voti alle elezioni legislative del 2016. Di sicuro, questo partito è stato nato prima del termine. Come ho già detto, i miei piani e quelli del Prof. Preda erano di creare un partito dopo la fine del mio mandato”. Il testo dell’intervento è disponibile sul sito della presidenza rumena: “Comunicat 17 mai 2014”, http://www.presidency.ro/?_RID=det&tb=date&id=15029&_PRID=lazi

[6] “Monica Macovei: Suntem sub amenintarea Federatiei Ruse; europarlamentarii polonezi si cei din tarile baltice vorbesc despre pregatiri pentru aparare in caz de razboi”, 12 Aprile 2014, Ziarul de Iaşi o “Ce vrea Macovei de la Schulz privind anchetarea lui Silaghi”, HotnewsRo, 22 Maggio 2014.

[7] UDMR si-a lansat candidatii pentru europarlamentare. Kelemen Hunor: “Sa aducem Catalonia in Ardeal”, Mediafax, 29 marzo 2014.

[8] Ibid.

*Sorina Soare si è laureata in Scienze Politichepresso l’Università di Bucarest e ha conseguito un DEA e un dottorato in Scienze Politiche presso l’Université libre de Bruxelles. È ricercatrice presso il Dipartimento di scienze politiche e socialidell’Università degli Studi di Firenze, dove insegna Politica Comparata.

Questo articolo é stato pubblicato il 3 giugno 2014.

LA NOSTRA EUROPA E’ QUELLA FONDATA SULLE SUE RADICI CRISTIANE


PREMIO NOBEL PER LA PACE ALL’UNIONE EUROPEAunione-europea-premio-nobel-pace-2012

(di Fernando Crociani Baglioni) – Invitato dalla Rappresentanza in Italia delle Istituzioni Europee (Commissione Europea e Parlamento Europeo), a motivo del mio impegno nell’area estero coordinamento iniziative internazionali di una grande confederazione economica italiana, al ricevimento per la Cerimonia in diretta di conferimento del Premio Nobel per la Pace all’Unione Europea, svoltasi ad Oslo il 10 dicembre 2012, ho avuto l’onore di parteciparvi nella sede romana della Rappresentanza, presente l’intera dirigenza e numerosi esponenti del Corpo diplomatico accreditato a Roma (Quirinale, Santa Sede, FAO-ONU e S.M.O. di Malta), del mondo politico, parlamentare, di governo e di colleghi della stampa.

Conte Fernando Crociani Baglioni

Conte Fernando Crociani Baglioni

Mezzo miliardo di cittadini europei, così come tutto il mondo in mondovisione, ha potuto assistere ad uno degli eventi più straordinari di questa prima parte del XXI secolo e del Terzo Millennio. La Fondazione Nobel, presenti le LL.MM. i Reali di Svezia e i Sovrani, Capi di stato o di governo dei 28 stati componenti l’Unione, ha conferito all’Unione stessa la sua alta onorificenza di prestigio mondiale, per quel che è stato definito il merito più straordinario in 60 anni di attività: contribuire ad assicurare con la riconciliazione dei popoli europei occidentali, usciti lacerati dalla seconda guerra mondiale, e sotto le perduranti minacce della guerra fredda sul versante europeo orientale, e delle molteplici crisi nel mondo, la pace, la stabilità, la collaborazione e solidarietà, la sicurezza, la diffusione della democrazia, la risoluzione di gravi crisi e molteplici controversie internazionali, sempre nell’ottica del bene supremo, irrinunciabile della pace. Molti i sentimenti che dinanzi a tale eccezionale evento di portata storica, si sono affastellati anche nel mio animo.

Ciò alla luce di un percorso di vita vissuta ed esperienze culturali e politiche accumulate, coevo al periodo storico considerato per l’esistenza ed evoluzione dell’Unione stessa e per la vita dello stesso nostro continente.

San Benedetto da Norcia, Patrono d'Europa

San Benedetto da Norcia, Patrono d’Europa

Di fronte alle obiezioni degli euroscettici, che ancòra paradossalmente allignano massime nei paesi nord-occidentali fondatori, ‘primari’ e più opulenti dell’Unione, piuttosto che nei paesi orientali più depressi e di più recente ingresso, ho sempre ribadito i miei convincimenti.

OTTO VON HABSBURG, EVOLUZIONE NELLA TRADIZIONE

Mai confondere gli ideali con le contingenze e le situazioni transeunti (euroburocrazia e relative critiche). L’Europa resta l’ideale di mezzo miliardo di Europei; un ideale di civiltà, umanità, di collaborazione e solidarietà. Il Premio Nobel è stato conferito per la Pace, cioè il valore supremo cui ambiscono i posteri di un secolo che fu il più tragico della storia umana, senza precedenti per proporzioni ed entità sterminata di vittime; con due guerre mondiali, l’una conseguenza dell’altra; il XX° che dilaniò il Continente, per gli odi e le sfrenate ambizioni, megalomanie bellicistiche e revanchismi, voglie di rivalsa e vendetta che si trascinavano dal XIX°.

Sessant’ anni di pace sono un merito altissimo per quell’unione che nacque come comunità del carbone e dell’acciaio. Cioè per mettere insieme in collaborazione quelle materie prime che in passato erano servite principalmente per alimentare con le industrie pesanti, il bellicismo degli stati i più guerrafondai dell’uno e dell’altro schieramento…

Noi siamo figli di quel passato, posteri di quelle generazioni che soffrirono e si sacrificarono, compiendo pur eroicamente e con onore per le rispettive patrie, i loro doveri di cittadini e di soldati. Sperando poi in un mondo migliore, in un’Europa pacificata, riconciliata, impegnata a ritrovare la sua missione di Civiltà nel mondo. Per questo la vogliamo fondata sulle sue radici cristiane, fedele alla sua storia, alle sue culture e peculiarità nazionali.

Sarà vieppiù l’Europa dei popoli, l’Europa Nazione com’è nella nostra ispirazione fin dal dopoguerra, come fu vagheggiata nell’atto fondativo a Roma nel 1957, o non sarà ! … l’Europa delle Patrie, anche delle piccole patrie, delle culture locali, nel quadro dei grandi ideali di libertà, democrazia, tolleranza, e pacifica convivenza, conciliazione di ogni possibile crisi e controversia che possa ancòra minacciare la pace, la stabilità, la laboriosità delle genti.

Per questo la desideriamo senza interferenze e ingerenze, senza egemonie: né politiche, né economiche, né finanziarie, né militari, né culturali, né bancarie, né lobbistiche. Senza omologazioni, senza appiattimenti sugli stili di vita degli individui o dei gruppi. Senza mondialismi e soffocanti globalizzazioni.

Che sia l’Europa delle anime, del retaggio, della nostra tradizione di alta e nobile Civiltà Cristiana.

 Santi Cirillo e Metodio. © Foto: Milutin Stanislav Viktorovich

Santi Cirillo e Metodio, Copatroni d’Europa. © Foto: Milutin Stanislav Viktorovich

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni

Roma, 12/12/2012

 

ADDIO A FRANZ VON LOBSTEIN. VENERDÌ 15 GIUGNO, ORE 11, LE ESEQUIE A PIAZZA DEL GRILLO


Nel ricordo del Conte Cav. Gr. Cr. Prof. Fernando Giulio Crociani Baglioni.
FRANZ VON LOBSTEIN continua ad esser presente tra noi ! Come usa dire nel mondo castrense, è andato avanti ! Avanti a noi ! E’ presente col suo insegnamento, la sua sapienza, la forza della sua fede e del suo impegno nell’apostolato religioso e sociale, nel carisma melitense testimoniato ai massimi livelli sino alla fine della sua umana lunga esistenza. Rendiamo omaggio al dignitario e raffinato diplomatico, allo storico, letterato e linguista di respiro europeo, profondo studioso di scienze storiche ed araldiche, allo scrittore autorevole, al giornalista e meridionalista appassionato. Inchiniamoci al suo pio transito. 

Con animo commosso comunico che ieri martedì, 12 giugno, alle ore 16,30, Sua Eccellenza il venerando Bali’ Gran Croce di Giustizia Fra’ Franz von Lobstein, già Gran Priore di Roma del Sovrano Militare Ordine di Malta, consultore già  membro del Sovrano Consiglio, ha reso l’anima a Dio. Dopo mezzo secolo di vita consacrata, quale professo dell’Ordine, le Esequie avranno luogo alla Cappella Palatina del Grillo, presente Sua Altezza Eminentissima il Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta, Fra‘ Matthew Festingvenerdi’ 15 giugno, ore 11. Requiem ! Franz von Lobstein ! Presente !

Fu amico, padre, fratello dei terremotati a Colfiorito. Condusse con sagacia e fermezza i soccorsi del Gran Priorato dopo quella calamità. In questo frangente, sul piede di partenza per l’Emilia-Romagna, noi Cavalieri del Sovrano Ordine, e noi Volontari, a Lui dedichiamo il nostro servizio e sacrificio; ricordiamoLo ed onoriamoLo anche per quella Sua sollecitudine e capacità organizzativa; che tanto affetto e gratitudine destò tra i bisognosi, sull’Appennino umbro-marchigiano innevato, tra le tende e baracche degli sfollati; come tra gli emarginati nelle notti gelide delle stazioni romane, quando interveniva in incognito; come nelle corsie dell’Ospedale per Paraplegici della Magliana dell’Ordine di Malta, recando l’assistenza e il religioso conforto ai ricoverati, i nostri “signori malati”; e come tra le corsie dell’Accueil, l’Ospedale di Lourdes dei pellegrini ammalati assistiti dal Sovrano Ordine ai primi di maggio, e del Palazzo Pontificio di Loreto per i pellegrini lauretani di fine ottobre…. Addio Frà Franz ! Gli Angeli Ti accolgano e Ti presentino al Trono dell’Altissimo ! Al Premio Eterno !
Fra' Franz Von Lobstein Gran Priore di Roma del Sovrano Militare Ordine di Malta emerito 1999 - olio su tela 75x100 cm Collezione del Gran Priorato del S.M.O.M (Fonte:nataliatsarkova.net)

Fra’ Franz Von Lobstein Gran Priore di Roma del Sovrano Militare Ordine di Malta emerito
1999 – olio su tela 75×100 cm
Collezione del Gran Priorato del S.M.O.M (Fonte:nataliatsarkova.net)

Nato Barone alsaziano e creato Conte da Sua Maestà il Re Umberto II, Cavaliere di Gran Croce degli Ordini Piano, al Merito della Repubblica italiana, Costantiniano di San Giorgio, Mauriziano, di Sant’Anna di Russia, di Sant’Agata di San Marino, di Santo Stefano di Toscana, di San Giuseppe, e Collare di San Gennaro, Ufficiale della Corona d’Italia, intrattenne amicizia con le Teste Coronate d’Europa, con decine di Sovrani, Capi di Stato e ambasciatori di tutto il mondo. Fomentò con la caduta del comunismo nel 1989,  l’allargamento alla Russia, Polonia, Romania, Bulgaria, Ungheria, Slovenia, Croazia etc,  ed agli  altri paesi del dissolto blocco sovietico, le relazioni diplomatiche dell’Ordine di Malta; che finalmente veniva ammesso con seggio all’Unione Europea a Bruxelles, e alle Nazioni Unite a New York e a Ginevra, in difesa della pace e della causa cattolica-romana accanto alla Nunziatura Pontificia. Fu membro del Consiglio di Presidenza del Collegio Araldico e redattore autorevole da oltre mezzo secolo della Rivista Araldica.
Nato a Napoli nel 1921, partecipò alla seconda guerra mondiale, in carriera nel ministero dell’Interno fu Viceprefetto, dottore in giurisprudenza e in Lettere e Filosofia, giornalista, poliglotta, per famiglia d’origine dal Baden Wurtenberg bilingue in tedesco, collaborò a Il Tempo e all’Osservatore Romano. Nel Gran Magistero del Sovrano Militare Ordine di Malta fu consultore araldico e responsabile degli Archivi storici e biblioteche. Autore dell’opera storica “Settecento calabrese” e di numerosi  testi di linguistica.
REQUIEM AETERNAM DONA EO, DOMINE !
Nella foto: S.E. Mons. Paolo de Nicolò, S.E. Frà Franz von Lobstein, Rev.mo Mons. Azelio Manzetti, Gr.Uff. Adalberto Leschiutta, Gr.Uff. Massimo Sansolini, Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni. Chiesa di S. Caterina della Rota, Arciconfraternita di S. Anna de' Parafrenieri. (Fonte foto: www.parafrenieri.it)

Nella foto: S.E. Mons. Paolo de Nicolò, S.E. Frà Franz von Lobstein, Rev.mo Mons. Azelio Manzetti, Gr.Uff. Adalberto Leschiutta, Gr.Uff. Massimo Sansolini, Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni. Chiesa di S. Caterina della Rota, Arciconfraternita di S. Anna de’ Parafrenieri. (Fonte foto: http://www.parafrenieri.it)

LEKA II, PRINCIPE E CONSIGLIERE DEL GOVERNO ALBANESE


TRADIZIONE E MODERNITÀ, NUOVO RUOLO DELLE FAMIGLIE REALI NELL’EUROPA ORIENTALE
 S.A.R. il Principe Leka II, Capo della Real Casa d’Albania,  racconta la vita della Famiglia Reale nell’Albania di oggi, in una recente intervista al settimanale francese “Point de Vue”, assieme alla sua futura sposa Elia Zaharia. Il futuro Sovrano spiega come si sia preparato al proprio ruolo col sostegno del Padre Re Leka I, recentemente scomparso, ma anche grazie al contributo della madre, la Regina Susan. A loro egli deve l’apertura verso il mondo, la cultura internazionale, la conoscenza approfondita dell’Albania e l’amore per il paese e per il suo popolo. Per quanto riguarda il suo attuale ruolo nel Paese, il Principe sottolinea che la Famiglia Reale si è integrata perfettamente e lavora  per rinforzare la stabilità del Paese e l’unificazione del popolo albanese in tutta la regione balcanica. Le priorità della Famiglia Reale  sono le attività sociali e culturali, cercando di contribuire anche al processo di integrazione europea dell’Albania. L’attuale  Capo della Casa Reale albanese ricorda gli ultimi momenti della vita di suo padre, il quale il 28 novembre scorso, giorno della festa nazionale, poche ore prima di morire,  volle che la bandiera nazionale venisse messa a sventolare alla finestra della sua camera d’ospedale. Quando vide il proprio desiderio realizzato, Leka I, prese le mani del figlio, esortandolo a proseguire per la propria strada e a consacrarsi al ruolo che gli spetta. Il Re esortò il figlio a non esitare mai ad affrontare sacrifici nell’interesse della Patria albanese. Per il giovane Principe Leka fu una scena impossibile da dimenticare. Dopo i difficili momenti della morte del padre, l’attuale Capo della Real Casa ricorda con emozione il grande sostegno e l’incredibile simpatia testimoniata dagli albanesi. Nell’arco di tre giorni la Famiglia Reale ricevette più di tremila visitatori tra cui le più alte cariche dello Stato, inclusi il Premier, il Presidente del Parlamento, tutti i ministri, il Corpo Diplomatico accreditato in Albania, e i più importanti dignitari delle tre confessioni religiose del paese concelebranti il funerale nei tre riti: musulmana e cristiana ortodossa e cattolica. Quella grande folla a Tirana, piena di commozione, donò tanto coraggio e speranza al giovane Principe.
Dal 2005 Leka II è anche consigliere ministeriale, parallelamente con le sue funzioni reali, permettendo in questo modo alla Famiglia Reale di portare il proprio contributo al cambiamento, intrattenendo peraltro relazioni con le Teste Coronate d’Europa e le massime istituzioni umanitarie internazionali. Per quattro anni il Principe ha lavorato presso il Gabinetto del Ministro degli Affari Esteri, proprio negli anni in cui l’Albania è diventata membro della Nato; ed ora in attesa dell’ingresso nell’Unione Europea. Ora egli lavora presso il Gabinetto del Minsitro degli Interni ed ha contemporaneamente la missione di Capo della Real Casa, avendo così delle giornate lavorative particolarmente lunghe. Il Principe ha annunciato che presto diffonderà un comunicato ufficiale in merito le sue nozze con Elia Zaharia.

il Principe Leka II e il Presidente Sali Berisha

il Principe Leka II e il Presidente Sali Berisha

La futura Principessa Elia ammette che la sua vita è profondamente cambiata da quando è diventata la fidanzata ufficiale del Principe Leka. Ha lasciato la Francia per vivere nel suo paese d’origine. La giovane futura Principessa ha potuto sempre contare sull’aiuto del suo fidanzato. Elia è stata accanto al futuro sposo anche nei tristi giorni che seguirono la scomparsa di Re Leka, da lei ricordato come un uomo meraviglioso con un amore straordinario per il suo popolo, avendo consacrato tutta la sua vita alla causa nazionale della libertà albanese. Ha imparato a conoscere il futuro suocero e a rispettarlo. Per il momento la giovane Elia sta accanto al Principe Leka, aiutandolo nelle funzioni pubbliche. La futura Principessa afferma che la Famiglia Reale trova in maniera naturale la propria collocazione nella realtà politica, culturale e sociale del paese. Nello stesso tempo Elia crede che la politica in Albania sia ancora instabile, e che il popolo necessiti di concordia e di essere ascoltato. Ella spera che tutta l’energia impiegata dalla coppia reale per la causa donerà all’Albania maggiore equilibrio e sviluppo. Alla futura Principessa piacerebbe che il proprio matrimonio si ispirasse a quello di Re Zogu con la Regina Geraldina, evento che per gli albanesi fu uno dei più felici. La futura Regina d’Albania desidera soprattutto che il suo matrimonio sia una grande e felice festa per tutti gli albanesi, nel segno della speranza di migliori condizioni di vita, benessere e progresso.
(Fonte: U.M.I.)

ROMA, PREMIAZIONE 3 BICCHIERI DEL GAMBERO ROSSO: INTERVISTA AL PRODUTTORE DI “CLEMENS 2009”


Clemens 2009

(EUROITALIA – Roma, 20 ottobre 2011, Simona C. Farcas) –  Il 22 ottobre prossimo a Roma presso l’auditorium del Massimo con una cerimonia di premiazione e degustazione saranno conferiti i “tre bicchieri” del Gambero Rosso ai vini del Lazio che hanno ottenuto il massimo riconoscimento della guida ai vini d’Italia 2012. I vini del Lazio considerati  “prelibatezze da intenditori” nell’ultima edizione della guida enogastronomica sono il Clemens 2009 di Casale Marchese, il Montiano 2009 di Falesco, Frascati Superiore Epos 2010 di Poggio Le Volpi e il Grechetto Poggio della Costa 2010 di Sergio Mottura (quest’ultimo, titolato come “Viticoltore dell’anno”).

La novità di quest’anno è Clemens 2009, il vino prodotto dall’Azienda Agricola Casale Marchese della Famiglia Carletti di Frascati (RM), che ottiene il massimo riconoscimento assegnato dalla Guida Vini d’Italia 2012 del Gambero Rosso.

Abbiamo intervistato il signor Alessandro Carletti, amministratore dell’Azienda Agricola Casale Marchese ed erede di una ricca tradizione familiare intrecciata alla storia locale, pregi e indentità storico-culturali di una produzione vinicola d’eccellenza.  L’Azienda Agricola Casale Marchese è collocata sotto il monte Tuscolo dove anticamente era stata costruita la città di Tusculum e la città di Frascati da cui la denominazione di origine prende il nome. Frascati è uno dei primi luoghi al mondo dove il vino è stato prodotto.  

Simona C. Farcas: Tale ambìto premio che avete conseguito con innegabili meriti, e che vi ascrive tra le aziende vitivinicole d’eccellenza italiane, quali emozioni e sentimenti ha suscitato nella vostra azienda così ricca di tradizione familiare e storia locale?

Alessandro Carletti: “Siamo stati molto felici di questo riconoscimento, inaspettato, in quanto il Clemens era già per ben due volte andato in finale per i tre bicchieri e non era mai riuscito a conquistarli. Quest’anno, ad esempio, il Frascati Superiore Doc 2010 è stato premiato con la medaglia di bronzo al Concorso Internazionale Inglese Decanter e il Diploma di Gran Menzione al Concorso Enologico Internazionale di Vinitaly 2011. Anche se i riconoscimenti in passato sono stati molti, i tre bicchieri del Gambero Rosso ci rende particolarmente orgogliosi. Il vino Clemens lo abbiamo dedicato al nostro prozìo cardinale Clemente Micara (1879-1965), Vicario di Sua Santità Papa Pio XII, Papa Giovanni XXIII e Papa Paolo VI, spesso ospite della sorella Antonietta nel palazzo di campagna dell’Azienda Casale Marchese.”

Simona C. Farcas: L’azienda agricola Casale Marchese, con una superficie di oltre 50 ettari, è situata nel cuore del Frascati DOC e si affaccia su uno dei più suggestivi panorami romani e tuscolani, dove i vigneti si alternano ad ulivi secolari. Quali le caratteristiche organolettiche, i pregi e l’identità della vostra produzione?

Alessandro Carletti: “E’ un vino molto elegante a base di Malvasia del Lazio e Chardonnay, dai profumi intensi e fruttati. L’azienda produce anche uno dei migliori Frascati in commercio, un rosso Igt Lazio, un rosso Novum vinificato, in parte, con macerazione carbonica e il Marchese de’ Cavalieri un vino rosso dell’uvaggio bordolese che affina nelle barrique francesi per oltre 18 mesi. Il Frascati Doc Cannellino, una vendemmia tardiva da cui si ottiene questo caratteristico vino da dessert. Infine l’olio extra vergine di oliva, prodotto nel frantoio aziendale, con un acidità molto bassa compresa tra 0,1% e 0,3%.  

La qualità oggi è fondamentale così come il prezzo poiché il pubblico è sempre più attento a prodotti di un certo livello a prezzi contenuti. Nella degustazione del prossimo 22 ottobre alla Città del Gusto si potrà degustare il vino premiato, il Clemens Igt Lazio 2009.  

L’Azienda Agricola Casale Marchese ha tradizioni molto antiche infatti della tenuta si parla già in una Bolla di Bonifacio VIII come proprietà della famiglia Annibaldi; in seguito divenne la residenza di campagna del marchese Emilio de’ Cavalieri da cui il nome Casale del Marchese per poi passare per via ereditaria alla famiglia Carletti che da 7 generazioni produce vini e olio extra vergine di oliva di alta qualità.

Simona C. Farcas: Auspici per il futuro?

Alessandro Carletti: “Per il futuro speriamo di potere continuare a produrre vini sempre migliori, che sono già apprezzati e richiesti in tutto il mondo; aumentare l’export che ormai copre quasi il 50% della nostra produzione. Anche se i tempi sono molto difficili per le aziende vinicole, oppresse dalla burocrazia e da numerosi adempimenti che esistono esclusivamente per l’export europeo! L’Unione Europea dovrebbe agevolare e semplificare le norme per le imprese vinicole che costituiscono, comunque, una parte importante dell’economia italiana.”

Simona C. Farcas: Qual’è il rapporto tra la vostra azienda e il mondo della cultura e dell’arte?

Alessandro Carletti: “Ogni tanto offriamo il nostro vino per eventi storico culturali; infatti diversi anni fa sponsorizzammo un’importante mostra a Palazzo Venezia: “Ebla: Alle origini della civiltà urbana“. Ma anche in altre occasioni. Di recente è stata commemorata a Castelgandolfo e in Vaticano la figura di un grande europeista, larciduca Otto d’Asburgo, a cui abbiamo partecipato con un vin d’honneur.”

Azienda Agricola Casale Marchese - www.casalemarchese.it

Azienda Agricola Casale Marchese - http://www.casalemarchese.it

Azienda Agricola Casale Marchese
Via di Vermicino,68
00044 Frascati
Tel e fax : +39 06 9408932
www.casalemarchese.it
info@casalemarchese.it
skype: casale.marchese
facebook: Casale Marchese

VATICANO, ORDINATI I NUOVI VESCOVI, OMAGGIO DEL MONDO A OTTO VON HABSBURG


S.E. il Signor Cardinale Walter Brandmüller

S.Em. Rev.ma il Signor Cardinale Walter Brandmüller

In successione, due solenni cerimonie vaticane di portata mondiale.

(Città del Vaticano, 8 ottobre 2011 – Simona C. Farcas) –  I rintocchi del campanone di San Pietro segnavano col vespro la celebrazione delle consacrazioni episcopali impartite da Sua Santità Benedetto XVI, con il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone e  il Sacro Collegio dei Cardinali, ai nuovi Vescovi dell’Orbe cattolico, tra cui il  segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano monsignor Giuseppe Sciacca e il segretario del Pontificio Consiglio della Cultura monsignor Barthélemy Adoukonou.

Messa pontificale di Requiem per Otto von HabsburgDue ore dopo, a S. Maria in Camposanto Teutonico in Vaticano, aveva inizio il Pontificale altresì solenne presieduto dal Cardinale Walter Brandmüller, di Requiem nel terzo mese del pio transito dell’Arciduca Otto von Habsburg-Lothringen, presenti massime rappresentanze del mondo diplomatico, della Curia e della società romana.

Pontificale per Otto von Habsburg, 8 ottobre 2011: le autorità presenti

Pontificale per Otto von Habsburg, 8 ottobre 2011: le autorità presenti

Intenso fino a notte il viavai in limousine dall’arco delle campane e dal sant’Uffizio di centinaia di invitati alle due cerimonie in Vaticano e successivi ricevimenti. Mobilitato l’intero Corpo Diplomatico presso la Santa Sede, e molti ambasciatori e ministri al Quirinale, all’Ordine di Malta e alla FAO; rigorosamente in frac, uniformi diplomatiche e militari di gala.

Pontificale per Otto von Habsburg, 8 ottobre 2011: il labaro dei volontari di guerra italiani, il vessillo dell'Istituto storico Pio IX e la guardia ungherese rendono gli onori

Pontificale per Otto von Habsburg, 8 ottobre 2011: il labaro dei volontari di guerra italiani, il vessillo dell'Istituto storico Pio IX e la guardia ungherese rendono gli onori

Al Pontificale di Requiem per Otto d’Asburgo assistevano con le Rappresentanze delle Case Reali europee e del Medio Oriente, con il Bey Thomas Frachery per la Casa Reale Zog di Albania, giunto da Parigi, alti prelati della Curia Romana, l’aristocrazia a cominciare dal capo nato del Patriziato principe Domenico Napoleone Orsini, il Capo della Delegazione dell’Unione Europea presso la Santa Sede ambasciatore Yves Gazzo, il ministro di Spagna Manuel Viturro, i due ambasciatori d’Austria e della Mitteleuropa, dall’Irlanda, con il ministro Helena Keleher, al Kosovo, con l’ambasciatore in Italia S. E. Albert Prenkay, ambasciatori e ministri latino-americani, con l’ambasciatore del cattolicissimo Ecuador S.E. Marcela Velastegui, il ministro Gerardo Guzman di Colombia, Panama etc.; ambasciatori africani, con il ministro di Burkina Faso M. Jean Baptiste Kambire etc., generali di corpo d’armata per lo Stato Maggiore italiano, tra cui S.E. Rocco Panunzi, rappresentanze di Ordini cavallereschi e corporazioni nobiliari europee, con il principe Loris Kastriota Skanderbegh,  principessa di Canosa Irma Capece Minutolo,  principe Guglielmo Giovanelli Marconi, principessa Beatrice Feo Filangeri, contessa Elena Manzoni di Chiosca, e  S.E. don Gonzalo Orquín,  giunto da Siviglia; il Corpo Militare del  S.M. Ordine di Malta con il colonnello Gabriele Marronne, gentiluomini di Sua Santità, esponenti del mondo accademico e universitario, della cultura e dell’arte, impresa, finanza, giornalismo, volontariato sociale e umanitario; con il presidente del Real Circolo Francesco II di Borbone e Grand Ufficiale dell’ OESSG dott. Paolo Rivelli,  dott. Carlo Marconi, , avv. Germana Burgarella, avv. Pasquale Landolfi, avv. Carlo Cudemo, comm. Filippo Tiberia e numerosi altri; deputati al Parlamento europeo con l’onorevole Marco Scurria, l’onorevole Cristiana Muscardini, l’onorevole Alberto Michelini; parlamentari nazionali e pubblici amministratori guidati dall’onorevole Riccardo Mastrangeli; dirigenti dell’associazionismo cattolico e dei corpi morali e storico-religiosi romani, nazionali ed internazionali, affollavano il Pontificale. Seguiva il vin d’honneur con il Cardinale Walter Brandmüller, offerto nel Museo Archeologico del Collegio Teutonico vaticano dall’organizzatore dell’evento conte  Fernando Crociani Baglioni.

L’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX con il Patrocinio di Roma Capitale e la partecipazione di  120 istituzioni ed organizzazioni italiane ed internazionali,  ha promosso l’evento, d’intesa con realtà culturali, politiche e storico-religiose di Austria, Ungheria, Germania e Croazia. Particolarmente ammirate le rappresentanze di corpi storico-paramilitari tirolesi e ungheresi, nei costumi tradizionali e vessilli, dell’Arciconfraternita teutonico-vaticana con il Camerlengo comm. Aldo Parmeggiani e il Rettore del Collegio rev. dr. Hans-Peter Fischer. La processione del Cardinale celebrante veniva aperta dal vessillo dell’Istituto storico Pio IX e dal labaro dei volontari di guerra italiani fregiato di innumerevoli medaglie d’oro, che hanno inteso associarsi all’omaggio reso da tanto spaccato della Roma tradizionale alla figura e all’opera dello statista, Arciduca Otto, fautore dell’Europa cristiana unita, prima che capo della dinastia imperiale dell’Ecumene  che segnò il secondo millennio della civiltà cristiana. La figura e l’opera di Otto von Habsburg, figlio ed erede dell’Imperatore Beato Carlo I d’Austria, veniva messa in risalto nell’omelia in lingua tedesca ed in sobrio stile dal Cardinale celebrante.

Pontificale per Otto von Habsburg, 8 ottobre 2011: rappresentanze diplomaticheIl solenne Pontificale di Requiem veniva accompagnato dall’Orchestra Barocca “Marco dall’Aquila”, internazionalmente nota per i concerti per l’Unione Europea alla Basilica di Collemaggio, nonché per i concerti di Natale e Pasqua all’Ara Cœli in Campidoglio, diretta dal maestro Jacopo Sipari, con saliente, classico  repertorio di musica sacra.

Il coro di Voci Bianche e Orchestra Barocca "Marco dall'Aquila"

Il coro di Voci Bianche e Orchestra Barocca "Marco dall'Aquila"

Giunti autorevolissimi messaggi di adesione dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Sovrano Militare Ordine di Malta, dall’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, dal S.M.O. Costantiniano di San Giorgio, dall’Ordine Mauriziano, dalla Fondazione Adenauer e dalla Fondazione Europea Dragan, di cui assistevano numerosi membri e dirigenti.

8 ottobre 2011: il Principe Domenico Orsini omaggia il Cardinale Walter Brandmüller

8 ottobre 2011: il Principe Domenico Orsini omaggia il Cardinale Walter Brandmüller

EUROITALIA News – 03.01.2011/03


N. B. Per ricevere quotidianamente le news di EUROITALIA nella tua posta elettronica, inviaci una email di richiesta a euroitalia2010@hotmail.com

 

I titoli di oggi:

UNIVERSITÀ DI ROMA TOR VERGATA/ MASTER IN ECONOMIA E GESTIONE DELLA COMUNICAZIONE E DEI MEDIA: PRE-ISCRIZIONI FINO AL 26 GENNAIO 2011

ROMANIA. BRAŞOV/ NEONATO GETTATO IN PASTO AI CANI LA NOTTE DI CAPODANNO

STRANIERI IN ITALIA/ LA QUESTIONE IMMIGRAZIONE: DA PROBLEMA A RISORSA

SINAI: POLIZIOTTO UCCISO IN UNO SCONTRO CON TRAFFICANTI

EUROPA/STAMPA TRADIZIONALE E NEW MEDIA ALLE PRESE CON L’UNIONE EUROPEA

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O costruiamo insieme il nostro futuro comune in Europa, o non avremo futuro


…è quanto emerge dal Convegno: “Elezioni europee 2009. Tutti possiamo votare in Italia purchè si sappia!”, che si è tenuto il 23 gennaio alla Camera dei Deputati.

Costruiamo insieme Italiani romeni polacchi tedeschi bulgari francesi britannici spagnoli olandesi slovacchi greci austriaci belgi cechi ungheresi portoghesi svedesi sloveni lituani irlandesi danesi finlandesi lettoni maltesi estoni lussemburghesi ciprioti la comune Patria Europea.

clicka sull’immagine per visionare il video del Convegno:
Convegno dal titolo "Elezioni europee 2009. Tutti possiamo votare in Italia purchè si sappia!"

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