SANTI ANNA E GIOACCHINO: LA FESTA RELIGIOSA DELLE FAMIGLIE CRISTIANE


Roma, 27 luglio 2012 (Simona C. Farcas) – Solenne celebrazione ieri sera, 26 luglio, dell’Arciconfraternita di S. Anna de’ Parafrenieri e degli Addetti ai Sacri Palazzi Apostolici, presieduta da S.E. Rev.ma Mons.  PAOLO DE NICOLO’, Reggente la Prefettura della Casa Pontificia, nella Chiesa romana di S. Caterina della Rota.

Presente il Corpo Diplomatico, membri della Segreteria di Stato e Famiglia Pontificia ecclesiastica e laica, gentiluomini di Sua Santità, l’Anticamera Pontificia con il Decano a capo dei sediari in divisa, rappresentanza del Sovrano Militare Ordine di Malta, cavalieri dell’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme, esponenti dell’aristocrazia romana facenti capo al Principe Orsini d’Aragona, e membri di altre Confraternite storiche romane; congregazioni religiose femminili diffuse in tutto il mondo e il clero della Fraternità di San Pietro della vicina chiesa parrocchiale della SS.ma Trinità de’ Pellegrini, dove si officia nel rito romano antico per il Centro di Roma.

Roma, Celebrazione nella chiesa di S. Caterina della Roma

Roma, Celebrazione della Festa di Sant’Anna nella chiesa di S. Caterina della Rota

 Altresì presenti con tanto spaccato della Santa Sede e del Vaticano nel suo complesso e del laicato romano, rappresentanti di comunità di immigrati dall’Europa Orientale all’America Latina, con l’Associazione “Italia-Romania: Futuro Insieme” ed altri sodalizi, particolarmente devote a Sant’Anna. 

 Al termine della Messa cantata, l’Ecc.mo Presule capo della Prefettura del Papa, ha rivolto la preghiera dinanzi all’altare di Sant’Anna fregiato delle reliquie.

Alla presenza di future mamme con le rispettive famiglie, si è recitata la preghiera dei fedeli alla mamma della Madonna.

E’ stata questa una manifestazione di fede e di esaltazione dei valori umani e cristiani della famiglia così come insegna il Vangelo. Una riaffermazione dell’ideale di famiglia cristiana, scevro dall’edonismo, dal nichilismo della società secolarizzata, laicistica dei tempi correnti, dove imperversa il relativismo morale e sincretismo religioso costantemente denunciati dal Santo Padre Benedetto XVI.

Numerosi i giovani presenti e gli adolescenti accompagnati dalle rispettive famiglie cristiane, espressione del laicato cattolico romano nelle sue molteplici realtà organizzate di apostolato religioso e sociale.

Da sin.: il Consigliere di Ambasciata di Polonia presso la Santa Sede Anna Kurdziel; il Segretario dell'Istituto di Studi Storici Beato Pio IX Dott. Stefano Zauli; il Cerimoniere Arch. Stoppa; il Decano generale Gr.Uff. Massimo Sansolini; il Decano dell’Anticamera Pontificia Comm. Prof. Augusto Pellegrini; sediari pontifici; il Conte Cav.Gr.Cr. Prof. Fernando Crociani Baglioni, in rappresentanza del Sovrano Militare Ordine di Malta e personalmente del cappellano capo emerito Rev.mo Mons. Azelio Manzetti

Da sinistra: il Consigliere di Ambasciata di Polonia presso la Santa Sede Anna Kurdziel; il Segretario dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX Dott. Stefano Zauli; il Cerimoniere Arch. Stoppa; il Decano generale Gr.Uff. Massimo Sansolini; il Decano dell’Anticamera Pontificia Comm. Prof. Augusto Pellegrini; S.E. il Principe Don Raimondo Orsini d’Aragona, Sua Altezza Reale la Principessa Kethevan Bagrationi di Georgia, Ambasciatore della Georgia presso la Santa Sede; sediari pontifici; il Conte Cav.Gr.Cr. Prof. Fernando Crociani Baglioni, in rappresentanza del Sovrano Militare Ordine di Malta e personalmente del cappellano capo emerito Rev.mo Mons. Azelio Manzetti; il ministro consigliere S.M.O. di Malta in Armenia Dott. Corrado Ruggieri, il Consigliere ecclesiastico dell’Ambasciata d’Ungheria presso la Santa Sede Mons. László Németh .

Come risulta anche dal web e praticato attraverso le nuove tecnologie, si riscontra l’invocazione delle giovani famiglie cristiane rivolte a tale santa chiamata all’interruzione del peccato originale; ad essere soggetto prediletto nel disegno della salvezza e strumento dell’Immacolata Concezione. Com’è nella verità di fede sancita dal Dogma proclamato dal Beato Pio IX.

Arciconfraternita di S. Anna de Parafrenieri

Arciconfraternita di S. Anna de Parafrenieri

‎”La ricorrenza dei santi Gioacchino e Anna fa pensare al tema dell’educazione, che ha un posto tanto importante nella pastorale della Chiesa. In particolare, ci invita a pregare per i nonni, che nella famiglia sono i depositari e spesso i testimoni dei valori fondamentali della vita. Il compito educativo dei nonni è sempre molto importante, e ancora di più lo diventa quando, per diverse ragioni, i genitori non sono in grado di assicurare un’adeguata presenza accanto ai figli, nell’età della crescita. Affido alla protezione di Sant’Anna e San Gioacchino tutti i nonni del mondo, indirizzando ad essi una speciale benedizione.” (Papa Benedetto XVI)

Italia-Romania: Congratulazioni a Don Anton Robu, parroco romeno di Badalucco, per la cittadinanza italiana


Badalucco – Oggi, giovedì 7 giugno, alle ore 10.00, nella Sala Comunale di Badalucco, Don Antonio Robu ha ricevuto la cittadinanza italiana da parte del Sindaco Valter Bestagno alla presenza del maresciallo dei Carabinieri della locale Stazione Espedito Longobardi, nonchè una presenza di amici, conoscenti e badalucchesi.
Don Antonio Robu ha ricevuto la cittadinanza italiana

Don Antonio Robu ha ricevuto la cittadinanza italiana da parte del Sindaco Valter Bestagno alla presenza del maresciallo dei Carabinieri della locale Stazione Espedito Longobardi (Fonte foto: riviera24.it)

“L’aver ricevuto la cittadinza italiana, potendo mantere anche la mia romena, (dato che vivo in italia da quasi 21 anni quindi potevo chiederla già da un bel pò), ha sottolineato don Antonio -, mi responsabilizza ancora di più nell’adempimento dei doveri non solo pastorali, ma anche amministrativi quindi burocratici. Mi rallegra poter sentire l’appartenenza alla comunità anche attraverso questo atto civile diventando cittadino italiano”. (Fonte: http://www.riviera24.it)
Altre foto, qui.
IRFI – ITALIA ROMANIA FUTURO INSIEME: CONGRATULAZIONI VIVISSIME A DON ANTONIO PER LA CITTADINANZA ITALIANA

La Presidente dellAssociazione “Italia-Romania Futuro Insieme” Dott.ssa Simona Cecilia Farcas, accoglie con grande gioia la notizia della cittadinanza italiana a Don Antonio Robu, sacerdote romeno e parroco di Badalucco (Imperia), conferitagli dal Sindaco On. Valter Bestagno, presente il maresciallo dei Carabinieri della locale Stazione Espedito Longobardi ( insignito a Milano con l’onorificenza del “Miglior Comandante di Stazione della Liguria”), di amici, conoscenti e badalucchesi.

Gli associati e gli amici della IRFI, Associazione “Italia-Romania Futuro Insieme”  si congratulano con Don Antonio, cittadino romeno & italiano, in quanto i sacerdoti come lui sono tutti stimati ed amati dagli italiani, oltreché dai propri parrocchiani, inoltre, Don Antonio è anche per la comunità romena in Italia punto di riferimento sicuro,  e sostegno spirituale e morale per tutti gli immigrati che gli si rivolgono nel momento del bisogno.

A Don Antonio  rinnovo i migliori auguri per il Suo ministero sacerdotale nella comunità in cui svolge la missione pastorale, e che il Signore lo benedica e lo protegga, anche perché quest’oggi, Festa del Corpus Domini, sia per lui un grande giorno da ricordare !

Dott.ssa Simona Cecilia Farcas

Presidente dell’Associazione IRFI “Italia-Romania Futuro Insieme”

futuroinsieme2012@gmail.com

Scienziato e gentiluomo: Francesco Nobili Benedetti, Presente !


conte prof. dott. Francesco Nobili Benedetti Nobile di Montolmo

conte prof. dott. Francesco Nobili Benedetti , Nobile di Montolmo

(EUROITALIA – ROMA, 12 DICEMBRE 2011, Simona C. Farcas) – Oggi hanno avuto luogo alla Cappella Palatina di S. Giovanni Battista del Sovrano Militare Ordine di Malta,  al palazzo dei Cavalieri di Rodi al Grillo, i funerali di un gran gentiluomo, impagabile, inimitabile, all’antica! Il  7 dicembre 2011 è  mancato il conte cav. gr. cr. prof. dott. Francesco Nobili Benedetti, Nobile di Montolmo, Professore associato dell’Università di Roma La Sapienza, chirurgo e primario audiologo nella clinica ORL del Policlinico di Roma Umberto I, membro della Deputazione di Storia Patria per le Marche e della Società di Studi Storici Maceratesi, Cavaliere di Grazia e Devozione e già Delegato Granpriorale di Macerata del Sovrano Militare Ordine di Malta, Cavaliere di Giustizia e già Delegato per le Marche del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, Croce al Merito Melitense ed insignito di alte onorificenze estere, storico,  profondo conoscitore e ricercatore della civiltà longobarda italiana, scrittore, autore di numerosi volumi scientifici, in campo medico, e storico,  benefico, uomo di elette virtù intellettuali, civili, umane e cristiane.

I familiari, confratelli cavalieri di Malta, i colleghi medici e docenti della Sapienza, i conterranei marchigiani in Roma e gli amici, i pazienti, gli assistiti, i terremotati senzatetto, i feriti, invalidi, le famiglie delle vittime del tragico sisma umbro-marchigiano che lo videro provvido soccorritore a Colfiorito e nei villaggi più disastrati in quel periodo, ne piangono il pio transito. Assicurando cristiani suffragi.  Tra i presenti, il Gran Priore di Roma dell’Ordine di Malta S.E. Frà Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, come celebrante il  Cappellano capo emerito Rev.mo Mons. Azelio Manzetti, le rappresentanze del S.M.O. Costantiniano di S. Giorgio, delle Deputazioni di Storia Patria, del C.I.S.O.M., dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX e del Collegio Araldico, con il conte prof. Fernando Giulio Crociani Baglioni, il conte dott. Francesco Sinibaldi, il gr.cr. prof. Carlo Simili,  il comm. prof. Romolo Ricottini,  il gr.uff. Pier Paolo  Guidi, il dr. Mauro Casinghini, il cav. Francesco Pinto, il conte Alessandro Mariotti Solimani, il ten. ing. Rossano Cioeta,  e numerosi altri.

Accompagnata dai familiari, la vedova prof.ssa Grazia e i figli  dr. Riccardo,  dr. Stefano e dr. Ferdinando con le nuore e i nipoti, la salma ha proseguito per Corridonia, dove – accolta da Autorità, Cavalieri di Malta, organizzati da S.E. l’on. Roberto Massi Gentiloni Silverj e dalla contessa Patrizia Compagnoni Marefoschi, clero e cittadinanza – è stata  inumata nella tomba  di famiglia.  Notevole l’emozione che il dignitario, lo studioso, lo scienziato ha lasciato nel mondo accademico e scientifico, nelle istituzioni benefiche nelle quali ricoprì alti incarichi, nella società romana e umbro-marchigiana e nella comunità della terra d’origine nella Capitale.

Il ritratto che appare lo riprende al Pontificale per l’Arciduca Otto d’Asburgo, presieduto dal Cardinale Brandmuller, in Vaticano sabato 8 ottobre scorso. Per tale distinta presenza anche per le Istituzioni  che ad alti livelli rappresentava, lo scomparso ricevette l’Attestato commemorativo rilasciato anche a nome di Roma Capitale patrocinante dell’evento.

ADDIO AL PRINCIPE FRANCESCO PACELLI


Lutto nella famiglia Pontificia e nella società romana.

Servo di Dio Papa Pio XII

Servo di Dio Papa Pio XII

Principe don Francesco Pacelli

Principe don Francesco Pacelli

 (EUROITALIA – ROMA, 1 NOVEMBRE 2011, Simona C. Farcas) – E’ mancato don Francesco. Requiem!

Nipote omonimo dell’avvocato concistoriale coautore dei Patti Lateranensi fratello dell’allora segretario di stato e successivamente Papa Pio XII (1939-1958) il Pastor Angelicus, Defensor Civitatis.

Don Francesco  era l’attuale capo della storica famiglia romana, nobilitata da Pio IX in persona di don Filippo, per fedeltà ed alti servigi resi soprattutto durante la fuga dello stesso Pontefice a Gaeta (1848-49), e successivamente in persona di don Francesco, dal Re Vittorio Emanuele III per i meriti quale artefice giuridico e diplomatico della Conciliazione del 1929; principe e marchese, nobile, nobile romano, nobile di Acquapendente, nobile di Sant’Angelo in Vado, gentiluomo di Sua Santità e cavaliere d’onore e devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta; settantadue anni, sposò Giorgia Carolei, figlia del leader storico romano dei cavalieri del Santo Sepolcro avvocato Franco Carolei, e della contessa Annamaria Cantuti Castelvetri. Lascia i figli don Marcantonio (nome del nonno paterno che fu avvocato rotale e generale della Guardia Nobile), il quale diventa capo della casa, e donna Eugenia, di 19 e 17 anni. Notevole l’emozione  che il lutto di casa Pacelli lascia tra i romani, specialmente tra la nobiltà romana e residente a Roma, devoti alla memoria di tanto illustre famiglia e nella Curia, dove cariche e  ruoli tradizionalmente ricoperti dai Pacelli, famiglia di giuristi, sono tuttora motivo di particolare legame e rispetto. Il Principe Pacelli era, tra l’altro, a capo della Congregazione Mariana dei Nobili, costituita presso la chiesa del Gesù; che riunisce il patriziato romano impegnato senza clamore in opere di pietà, assistenza e beneficenza, specialmente a famiglie disagiate e indigenti di ogni ceto e condizione.

Abbiamo domandato al conte Fernando Crociani Baglioni, al nobile Ernesto Liccardi Medici e ad altri esponenti del patriziato romano quale fosse il sentimento comune dei romani verso il loro Papa concittadino, che li confortò e difese durante la guerra, i bombardamenti e la persecuzione razziale degli israeliti. Tutti rispondono, “che sia presto Beato il Papa dell’umanità sofferente, il nostro Papa Santo Pio XII Eugenio Pacelli”. Certamente era questo anche il pensiero del pronipote principe don Francesco, custode e difensore di tanto retaggio, il quale ne riordinò il carteggio e tutta la documentazione di archivio storico familiare; il degno erede cui Roma tributerà le esequie secondo la tradizione, more nobilium. Con quella solennità che sembra discendere dal Cielo, che ha chiamato a Sé il Principe Romano proprio nel giorno in cui Pio XII decretava all’anno Santo del 1950 il Dogma dell’Assunzione di Maria Vergine.

I funerali si terranno a Roma giovedì prossimo, 3 novembre, alle ore  11, nella cappella palatina del Sovrano Militare Ordine di Malta, in piazza del Grillo, 1.

“I politici sono i veri decadenti, incapaci di guidare il nostro Paese”


Articolo pubblicato su Il Tempo il 19/07/2010

Capece Minutolo stemma

[…] …baroni, conti, marchesi e principi non rinunciano a tracciare un bilancio graffiante di questo Paese, della politica e dei politici. Lo fanno a modo loro, sentendosi ricchi dell’appartenenza a famiglie che hanno accumulato secoli di storia ed esperienza. Fa una certa impressione pensare che queste antiche discendenze hanno combattuto con Carlo Magno, visto l’Impero di Carlo V, la rinascita della Francia, il Re Sole, la rivoluzione francese, il plurisecolare Stato Pontificio, la conquista delle Americhe, l’impero di Napoleone, i Borbone delle Due Sicilie, la Restaurazione dell’Ancien régime, la Vienna degli Asburgo, il Risorgimento italiano, l’Italia unita, due guerre mondiali. E loro sempre lì, sui troni, oggi su poltrone dirigenziali, o a far la spesa al supermercato, o tra i fornelli, trasmettendo a figli, nipoti e bisnipoti, il retaggio familiare. I 150 anni dell’Italia sono una frazione della loro storia, quella più recente.

«L’Italia avrà pure compiuto 150 anni, ma il primo a voler istituire un ministero pannazionale fu il principe Antonio Capece Minutolo, vissuto tra Settecento e Ottocento, con il suo modernissimo pensiero di un ministero di Polizia fra tutti gli stati regionali della nostra Penisola». A parlare è la principessa Irma Capece Minutolo, dedita al volontariato, appassionata di studi storico-politici e giuridici, la cui famiglia inizia con i Duchi indipendenti di Napoli, affrancatisi dall’impero di Bisanzio ben 1.237 anni fa. Di sovrani, Donna Irma se ne intende anche per storia recente: l’omonima zia, splendida cantante lirica, fu fra le regine della Dolce Vita nonché vedova di Re Farouk, ultimo monarca d’Egitto. «La differenza tra il mio quartavo, il principe Antonio, e i politici attuali – dice la nobildonna – è che egli, da ministro plurinazionale e profondo umanista, venne ingiustamente definito da alcuni come “forcaiolo” perché si rifiutò di aderire agli ideali rivoluzionari schierandosi a difesa del suo sovrano e delle istituzioni democratiche, uniche nel suo tempo, esistenti a Napoli. Oggi si vuol far passare per santi degli individui che, lungi dal difendere la povera gente, hanno come passatempo il perseguire fini personali o distruggere ciò che i nostri Padri hanno faticosamente costruito».

«Se 150 anni ci separano dalla morte di Cavour – aggiunge Donna Irma – sembrerebbero un baratro incolmabile di almeno 200 anni quelli che ci separano dall’operato del mio illustre antenato che non ebbe paura di schierarsi personalmente contro Napoleone, Metternich e l’intera corte inglese per difendere a spada tratta Napoli, i suoi sovrani e il suo popolo». «Fra spazzatura invadente, tunnel autostradali la cui costruzione eterna ha costi faraonici, ponti pagati quattro volte e mai realizzati, ricostruzioni mascherate da opere d’arte – conclude – la nostra classe dirigente, di destra e di sinistra, più che avvicinarsi agli ideali risorgimentali, sembra a suo agio trasposta alla fine della Repubblica Romana, quando scandali, appropriazioni indebite, collusioni e l’essere considerati al contempo re di tutti i sovrani e regine di tutti i soldati, era all’ordine del giorno».

[…]

Conte Fernando Crociani Baglioni

Uomo eclettico, sanguigno, voce potente e allo stesso tempo gentile, noto per le tante partecipazioni a iniziative umanitarie, è il conte Fernando Crociani Baglioni, cavaliere di Grazia e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta, grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, decorato con la Médaille de la Ville de Paris. Sui politici il conte dice subito che «oltre la notte verrà l’aurora. Bisogna essere ottimisti, come per gran parte dei ceti storici di fronte ai cambiamenti di questi ultimi cento anni, pescando nella nostra concezione del mondo e della vita, dell’uomo, della società e della storia, il frutto di una visione cristiana, quindi ottimistica, che non sa subire l’idea di decadenza. Dai ceti storici italiani – continua il conte – noto un forte consenso per il cavaliere Silvio Berlusconi, al berlusconismo come movimento e prassi, all’idea di risanamento che con il piglio dell’imprenditore di grande successo, il cavaliere ha saputo imprimere alla sua avventura politica. Valori storici, borghesi, conservatori certamente, in cui, in senso lato, la destra nazionale ha saputo reidentificarsi. Valori sociali e cristiani nell’affermazione planetaria della libertà di mercato oltre la sconfitta storica del comunismo. Qualità della politica? Scarsa, ma siamo a livello degli altri paesi».

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AGORA’ DEI GIOVANI ITALIANI 2007*2008*2009: IL PELLEGRINAGGIO PREVIO dei “72”


…AGORÀ … un grande evento per i giovani italiani: incontrarsi, conoscersi, scambiarsi esperienze… giorni intensi di cammino, di amicizia, di condivisione, di fraternità e di gioia.

Tutto ebbe inizio con il PELLEGRINAGGIO PREVIO dei “72”: dal 31 maggio al 3 giugno 2007, che proseguì con il grande incontro del 1 e 2 settembre 2007 a Loreto con Papa Benedetto XVI… e l’esperienza di fede continua…

“….il Signore scelse altri 72 discepoli….” ….”Andate! Io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. Non  portate né borsa, né sacco, né sandali….” (Luca 10).

benedetto_Loreto 2 settembre 07

A Loreto con Papa Benedetto XVI, 1-2 settembre 2007.

 

 

Testimonianza e riflessione intorno al PELLEGRINAGGIO PREVIO dei “72”:  31 maggio – 3 giugno 2007

a cura di Simona C. Farcas

Dal 31 maggio al 03 giugno 2007 sono stata “invitata” a fare un pellegrinaggio.  Sono una dei “72” dell’Agorà dei giovani italiani.  72, come i discepoli di Gesù…

Ho partecipato al “Pellegrinaggio Previo sulla Via Lauretana” in preparazione all’ AGORA’ DEI GIOVANI ITALIANI”, che si è tenuto a Loreto l‘1 e il 2 settembre 2007, e che ha avuto come momento centrale l’incontro con il Santo Padre, papa Papa Benedetto XVI,  che ci ha conferito uno speciale mandato missionario, al termine della messa conclusiva dell’evento clou del primo anno dell’Agorà dei giovani.

72 giovani, scelti ognuno tra i vari gruppi e movimenti ecclesiali, chiamati a rappresentare una regione o un movimento o una associazione, a livello nazionale. Tra questi, la Fondazione “Migrantes”, ha scelto una persona di nazionalità romena. Quando il Rev. Don  Isidor Iacovici, responsabile della comunità cattolica romena a Roma, mi ha chiamata io ho risposto subito “sì”.

Macerata, 3 giugno 2007. Agorà dei giovani italiani – Partecipanti al Pellegrinaggio previo lungo la via Lauretana, 31 maggio – 3 giugno 2007. Simona C. Farcas, a destra nella foto.

Come i discepoli di Gesù… ci siamo messi in cammino… Accompagnati dal Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, guidati da Mons. Paolo Giulietti, da Don Alessandro Amapani e da Don Francesco Pierpaoli, insieme ci siamo lasciati guidare dalla preghiera, dal canto, dall’essenzialità e dalla fatica, e abbiamo percorso alcune tappe importanti che da Roma ci hanno condotti fino alla Santa Casa di Loretopassando per Terni, Foligno, Assisi, San Severino Marche, Tolentino e Macerata.

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Roma, Basilica di S. Maria sopra Minerva.

Il tema centrale è stato la vita come pellegrinaggio: tutto va vissuto non come fuga né come esperienza ma come mandato di vita. Di seguito i 10 pellegrinaggi effettuati in uno.

 Ø      Prima tappa il “Pellegrinaggio dell’Italia”: la tomba di S. Caterina da Siena quale co-patrona dell’Italia ove è stata recitata la Preghiera per l’Italia di Giovani Paolo II, per «i passi della nostra nazione, spesso difficili ma colmi di speranza».

Ø      Seconda tappa il “Pellegrinaggio dell’uomo”: la tomba di Giovani Paolo II. Mons. Angelo Comastri ha ricordato come nell’ultima parte del suo pontificato venisse criticato a motivo delle mancate dimissioni a causa delle condizioni di salute, e come a risposta di queste critiche egli disse: «Nessuno è autorizzato a scendere dalla croce».

Ø      Terza tappa il “Pellegrinaggio dell’ambiente”: la plastica ricavata dal mais nello stabilimento di Novamont a Terni, una realtà industriale ecologica da 15.000 tonnellate l’anno.

Ø      Quarta tappa il “Pellegrinaggio dell’Ecumenismo”: a Terni con Mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Commissione Ecumenismo della CEI, il quale  ha presieduto la missione in Romania, a Sibiu, di incontro fra le tre chiese cristiane – cattolica, ortodossa e protestante – affinché dall’unità delle chiese cristiane anche i popoli europei possano superare i sentimenti di differenza reciproci.

Ø      Quinta tappa il “Pellegrinaggio della diocesi”: a Foligno ove il Vescovo locale ha appena concluso il Sinodo dei Giovani, per ascoltare le loro critiche, le proposte, le false idee che hanno sulla chiesa locale e generale.

Ø      Sesta tappa il “Pellegrinaggio della santità”: ad Assisi, nella Cappella delle Reliquie di S. Francesco è stata letta la sequenza francescana della sua santità e sulla tomba, in qualità di patrono d’Italia,  è stata recitata la Preghiera per l’Italia di Giovani Paolo II.

Ø      Settima tappa il “Pellegrinaggio dell’ascolto”: a San Severino, nella Comunità monastica delle sorelle povere di Santa Chiara che hanno guidato all’ascolto della Parola, di sé stessi, dell’altro e della storia; sull’esempio di Maria di Betania e specie di Maria madre di Gesù: donna del silenzio, donna dell’ascolto e donna del sì.

Ø      Ottava tappa il “Pellegrinaggio del lavoro e dell’arte catechetica”: a Tolentino, la GIOC (Giovani Operai Cristiani) di Monte Urano ha presentato il metodo della Revisione di Vita per affrontare, con la Parola di Dio, le problematiche professionali e pervenire o all’adattamento o alla proposta di miglioramento dell’ambiente di lavoro. Nella Basilica di S. Nicola sono stati spiegati i significati biblici e catechetici del “capellone” affrescato in onore del santo.

Ø      Nona tappa il “Pellegrinaggio personale”: è stato percorso il pellegrinaggio Macerata–Loreto che aveva per tema “E io chi sono?”, tratto dalla riflessione di Giacomo Leopardi che si chiedeva quale fosse il senso di tante stelle nel cielo, del corso della Luna e, dunque, quale fosse il senso della sua vita, ma per scoprirlo doveva prima sapere chi fosse lui. Fino a che non accettiamo di essere a immagine di Dio noi saremo sempre in cerca del vero senso dell’esistenza, perciò nella visita alla “Casa del Si” i 72 hanno portato la richiesta di senso di tutti i giovani italiani.

Ø      Decima tappa il “Pellegrinaggio del riposo”: il riposo non come stasi passiva ma preparazione alla nuova azione per la vita. La stanza ove ha riposato Giovani Paolo II a Montorso nel 2004 nel Centro di ospitalità a lui dedicato. Ciò ha rappresentato quasi il chiudere tutti questi pellegrinaggi con la stessa persona con la quale li si era iniziati. Assisi_

 AGORÀ DEI GIOVANI, BENEDETTO XVI ALL’ANGELUS: VERI TESTIMONI NELLA PIAZZA;

A 72 GIOVANI IL MANDATO DI ANNUNCIARE IL VANGELO

verso Maria

In cammino verso Maria. Pellegrinaggio a piedi, Macerata-Loreto.

Il nostro “cammino” parte da Roma quindi, con la preghiera per l’Italia sulla tomba di Santa Caterina da Siena, che in un particolare periodo storico tenne unita l’Italia, nella Chiesa di Santa Maria sopra Minerva; a lei abbiamo affidato le sorti dei giovani di ogni città e paese. Da qui, a piedi, i nostri passi si sono diretti verso il Vaticano, luogo “dei Martiri” per eccellenza, dove Mons. Angelo Comastri ci ha parlato delle prime comunità cristiane: La Chiesa è sempre stata perseguitata ed è viva per il martirio.”

Anche oggi assistiamo a continue aggressioni alla Chiesa cattolica e in particolare alla persona del Papa. “Ma la nostra vendetta è amare”, risponde Mons. Comastri. Nei duemila anni di Cristianesimo, citando uno studio realizzato per il Giubileo del 2000, Mons. Comastri ci ha ricordato i “40 milioni di martiri, cioè 2 martiri ogni ora. Di questi 40 milioni,  27 sono morti nel XX secolo con una media di 30 martiri ogni ora”. Ed incoraggiandoci nel nostro cammino, l’arciprete della Basilica di San Pietro ci ha avvertito che “la libertà è una terribile responsabilità, ma diventa frontiera del bene quando permette a Dio di passare, che è arrivata fino a noi per la forza dello Spirito Santo, il quale soffia in tutte le direzioni: nei monasteri e nelle carceri, in via della Conciliazione e in via della prostituzione”.

Preghiera sulla tomba di Giovanni Paolo II nelle Sacre Grotte Vaticane.

Preghiera dei “72” sulla tomba di Giovanni Paolo II nelle Sacre Grotte Vaticane, 1 giugno 2007.

Davanti alla tomba di Giovanni Paolo II abbiamo pregato, commossi, perché il Signore ci doni “di accogliere e custodire la memoria e l’eredità” di Papa Wojtyła.

Per intercessione di Maria – abbiamo invocato – fa, o Padre, che perseveriamo con saldezza di fede nella confessione del tuo nome e manifestiamo nel mondo il mistero del tuo amore”.

Tappa a Terni, con Mons. Vincenzo Paglia

Tappa a Terni sull’unità dei Cristiani, con S.E. Mons. Vincenzo Paglia Vescovo di Terni-Narni-Amelia.

L’ incontro di settembre a Loreto, un grande evento all’insegna del rispetto dell’ambiente. Noi, i protagonisti del pellegrinaggio previo lo abbiamo sperimentato dal vivo visitando lo stabilimento Novamont di Terni, l’unico in Europa, che produce il “Mater-Bi”, plastica biodegradabile, utilizzata anche per la realizzazione delle posate per i pasti di “Loreto 2007”. Ricordiamo che il 1 settembre la Chiesa italiana ha celebrato la seconda Giornata per la salvaguardia del creato, noi abbiamo dato il nostro contributo in quell’occasione mettendo in atto una strategia che prevede il riutilizzo degli oggetti, l’uso di materiali a basso impatto ambientale e la raccolta differenziata dei rifiuti.

alla Novamont di Terni

alla Novamont di Terni

La  Novamont, ha spiegato il direttore Leonardo Fasanino, si è posta l’obiettivo di sviluppare prodotti e soluzioni in grado di risolvere urgenti problemi di inquinamento ambientale attraverso una progressiva sostituzione delle componenti di origine fossile con componenti rinnovabili di origine agricola. In questo quadro, il “Mater-Bi” rappresenta una soluzione concreta alla domanda di prodotti di largo consumo a basso impatto ambientale. Le sue componenti vegetali (semi di girasole e mais) permettono la diminuzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la riduzione del consumo di energia e di risorse non rinnovabili, completando un circolo virtuoso: le materie prime di origine agricola tornano alla terra attraverso processi di biodegradazione o compostaggio senza rilascio di sostanze inquinanti (www.novamont.com ; www.ecozema.com ; www.leccepen.com ).

Con i dirigenti della Novamont.

Con i dirigenti della Novamont di Terni.

Ancora a Terni, ma centrato sull’unione dei Cristiani, è stato l’incontro con  i giovani della delegazione italiana a Sibiu ed il discorso di S.E. Mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia, il quale ha sottolineato la vocazione che la Chiesa ha in sé di unire tutti i popoli, poiché ogni vero cristiano ha tutti nel cuore, nessuno escluso”, e non può, quindi, fermarsi alle diversità che non favoriscono di certo il dialogo e la fratellanza. Dobbiamo trovare il coraggio di “sognare” perché “di fronte all’allargamento dell’Europa, accade che il sogno dell’unità si stia infiacchendo nei politici, mentre resta forte nelle Chiese.” I cristiani sono fermento di unità tra i popoli e  “le radici cristiane rappresentano una forza potente che può spingere l’Europa verso la sua vocazione originaria all’universalità”. Noi, in particolare i giovani – ha continuato Paglia –  “abbiamo il compito di ridare all’Europa quello che ha perso: il sogno del mondo unito. Non possiamo non sentire la responsabilità di dover essere lievito di fraternità, e questo – ha ribadito Mons. Paglia – è possibile solo grazie all’Amore. Un amore che per i cristiani “non può che essere quello gratuito, che non chiede reciprocità.  L’amore gratuito conquista il mondo – ci ha detto ancora – e noi dobbiamo essere capaci di sognare un mondo possibile in cui le differenze arricchiscono. Solo attraverso l’amore gratuito possiamo allargare i nostri orizzonti, guardare al di là delle divisioni, e sognare, così, tutti insieme un futuro ecumenico”, ha concluso Mons. Paglia.

Ecumenismo, con Padre Vasile Andreca, responsabile della Comunità Ortodossa Romena di Terni.

Ecumenismo, con Padre Vasile Andreca, responsabile della Comunità Ortodossa Romena di Terni.

Ci siamo trasferiti, quindi, nella Chiesa di S. Alò, officiata dagli Ortodossi Romeni, dove abbiamo celebrato il Vespro.  La chiesa di Sant’Alò (XI sec.) è stata messa dal vescovo Paglia a disposizione della comunità ortodossa rumena presente a Terni e in Umbria, affidandola a padre Vasile Andreca della diocesi di Iaşi.

I 72 dell'Agorà a Terni.

I 72 dell’Agorà a Terni.

Da Terni ci siamo trasferiti a Foligno, dove si è tenuto l’incontro con i delegati del Sinodo dei giovani della diocesi di Foligno. La giornata di sabato 2 giugno è iniziata ad Assisi con la messa e la preghiera per l’Italia nella Cappella delle Reliquie della Basilica di San Francesco.

Lungo il pellegrinaggio abbiamo avuto la possibilità, inoltre, di riflettere e meditare sull’aspetto che caratterizza questo primo anno dell’Agorà dei giovani italiani, cioè quello dedicato alla dimensione dell’ascolto…

sr. Chiara Francesca

Un’esperienza spirituale profonda condivisa con le suore del Monastero delle Sorelle Povere di S. Chiara del Monastero di S. Severino Marche. Nella foto: Sr. Chiara Francesca.

Fondamentale, in questo, è stato l’incontro con le Sorelle Povere di S. Chiara, del monastero di San Severino Marche.

Ascoltare significa lasciarsi coinvolgere, superando la tendenza a fare di sé il centro e lasciarsi provocare e coinvolgere dall’altro, a partire da Dio per poi aprirsi al mondo intero”, è questo il senso dell’ascolto secondo suor Chiara Francesca, che ci ha spiegato anche il carisma della comunità delle Sorelle povere di Santa Chiara facendo riferimento alla dimensione dell’ascolto e all’importanza del silenzio.

Tra i bisogni dell’umanità quello di essere ascoltati e di accolti, è sempre più emergente. Una delle esigenze che anche nell’era del villaggio globale resta una delle più radicate nell’uomo è proprio il bisogno di ascolto. La nostra vita contemplativa tenta di essere proprio questo: un incessante ascolto di Dio, della storia e di ogni fratello che bussa alla nostra porta”. L’incontro con le clarisse è stato un vero e proprio viaggio alla scoperta dell’ascolto di Dio, di noi stessi, degli altri e della storia.

L’atteggiamento che ci deve animare – ha sottolineato suor Chiara – non è quello dei detentori della verità, ma quello dei cercatori, avendo cura di ascoltare se stessi e non il nostro dover essere, senza però subire ciò che ci accade”. “Dobbiamo avere – ha completato suor Chiara Rosella – il coraggio di fermarci e di ricordarci per chi, ogni giorno, corriamo e ci affanniamo. È un atteggiamento in contro tendenza rispetto all’efficientismo che caratterizza il nostro tempo, ma è importante recuperare la dimensione dell’ascolto di se stessi, dell’altro e di Dio”. L’autenticità e la verità di queste parole risultano ancora più preziose alla luce del fatto che molti di noi oggi ritengono il silenzio e l’ascolto una perdita di tempo, o comunque qualcosa che ci separa dal nostro mondo…

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Chiostro della Basilica di S. Nicola da Tolentino.

Fondamentale per tutti noi è stato anche l’incontro con i giovani della GIOC (Gioventù Operaia Cristiana) di Monte Urano, un’associazione di giovani lavoratori e delle realtà popolari che svolge un’attività formativa, educativa e di evangelizzazione con e per i giovani stessi, seguita dalla visita alla Basilica di San Nicola di Tolentino, un religioso agostiniano, che divenne famoso per la santità e i numerosissimi miracoli. Queste sono state le ultime tappe del pellegrinaggio previo, prima di raggiungere lo Stadio “Helvia Recina” di Macerata da dove, dopo la messa celebrata dal card. Tarcisio Bertone, siamo partiti per la 29esima edizione della marcia Macerata-Loreto (30 km).

Basilica di s Nicola daTolentino.

Basilica di San Nicola da Tolentino.

La GIOC ci ha dato una esemplare testimonianza di formazione, educazione ed evangelizzazione dei giovani lavoratori, attraverso un vero e proprio cammino di gruppo e di aggregazione, in cui, dopo aver esaminato il problema, si cerca di scoprire ciò che Gesù stesso vuole comunicare con la Sua Parola e la verità del Suo Vangelo… La comunione e la collaborazione sono mirate a rendere i lavoratori maggiormente consapevoli delle proprie scelte e dei luoghi di lavoro in cui svolgono la loro attività, divenendo capaci, così, di intervenire, a livello personale o di gruppo, nella costruzione di un ambiente lavorativo sano ed edificante.

Macerata

Stadio di Macerata, 2 giugno 2007.

Dallo stadio di Macerata, infine, siamo partiti per la nostra ultima tappa: la Santa Casa ….ci attendeva un lungo percorso a piedi….ma l’oscurità della notte e la stanchezza non hanno prevalso sull’entusiasmo e la gioia di condividere lo stesso cammino insieme ad altri 60.000 pellegrini.

L’arrivo alla Santa Casa ci ha permesso di sentire il desiderio di custodire gelosamente l’esperienza di questo viaggio, di riconoscere nella nostra vita i segni di un amore che ci stupisce, ci coinvolge e ci attrae…divenendo, così, raggi della carità di Dio, che brillano laddove la Sua Luce non è ancora giunta…nell’umiltà e nella semplicità di chi si sente strumento di una mano potente e immensamente misericordiosa.

Macerata stadio

Stadio di Macerata, 2 giugno 2007.

Abbiamo sentito di essere stati chiamati, guidati e condotti in un clima di fratellanza e comunione, e questo ci ha fatto apprezzare ancora di più la bellezza di una Chiesa ricca di tante realtà spirituali, in cui ancora tanti giovani si impegnano col loro tempo e il loro entusiasmo a manifestare e testimoniare con la loro vita la gioia di essere cristiani!

Il nostro cammino, sia fisicamente che spiritualmente, ha voluto simboleggiare, seppur in minima parte, il cammino del popolo di Dio che porta con sè la fatica del viaggio, la intenzioni di preghiera che si hanno nel cuore…e la speranza e la gioia di raggiungere la meta.

In fondo la nostra vita è un pellegrinaggio in cui tutto può essere vissuto come “missione”…

Mandato missionario per 72 giovani: la cerimonia a Loreto con il Papa

Simona C. Farcas

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MARIUCA VADAN, Le relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Romania (1920-1948)


Recensione in Antonianum, 77/2 (2002) p. 388-390,  di Lòrànt OROSZ.

Romano-catolici_Romania_(2002)

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Greco-catolici_Romania_(2002)

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L’argomento dell’opera della giovane canonista rumena è molto attuale, in quanto tocca le questioni economiche della Chiesa cattolica in Romania, dove le trattative sulla restituzione dei beni ecclesiastici sono ancora in corso. Questo patrimonio fu confiscato dallo stato rumeno dopo la seconda guerra mondiale con la venuta dei comunisti al governo. Ancora dieci anni dopo la caduta del sistema, nonostante le sollecitazioni del Papa durante la sua visita in Romania nel 1999, l’asse ecclesiastico non è ancora ritornato al proprietario legittimo. Il titolo promette l’analisi delle relazioni diplomatiche tra il 1920 e il 1948, nell’introduzione l’argomento viene limitato al periodo 1920-1940 (p. 11), mentre nel corpo del testo troviamo, dopo un breve percorso storico, solo l’approfondimento del tema del Concordato rumeno del 1927 e del cosiddetto Accordo di Roma sulla situazione dello «Status Romano-Catholicus Transylvaniensis» (organo storico per la gestione dei beni ecclesiastici) del 1932. Forse sarebbe stato opportuno fare riferimento a questi limiti del lavoro già nel titolo.

 Un merito importante del lavoro della Vadan è l’ampia consultazione del materiale degli archivi statali rumeni, in gran parte inedito. Dall’altro lato però lei avrebbe dovuto almeno menzionare che prima dell’apertura dei fondi precipui del Archivio Vaticano Secreto difficilmente si poteva arrivare ad una comprensione sufficiente del materiale raccolto. Questa mancanza diventa poi trasparente quando l’autrice si permette più volte affermazioni come p.e.: «Sia per la Romania sia per la Santa Sede, lo Status romano-cattolico era percepito come un’organizzazione i cui fini non corrispondono più alle necessità della società moderna» (p. 183), senza però fare alcun riferimento alle fonti ― mancanza generale di tutto il lavoro. Su quali documenti si basa quest’affermazione sull’intenzione della Santa Sede? L’incertezza del lettore diventa più grande, dato che alla pagina precedente viene menzionata l’Assemblea dello stesso «Status», presieduta dal presidente ecclesiastico, il vescovo diocesano Károly Gusztáv Mayláth, e «onorata dalla presenza del rappresentante della Santa Sede, che lesse un telegramma con il quale la Santa Sede salutava l’Assemblea e trasmetteva allo stesso tempo la benedizione del Papa» (p. 182). Adesso, qual’ era il vero atteggiamento della Santa Sede: condannava o benediceva lo «Status»? Ioan Paul II_Teoctist

La parzialità nell’uso delle fonti si verifica nella mancanza dei documenti dell’archivio dell’archidiocesi di Alba Iulia, un fatto ancor più strano sapendo che l’autrice ha consultato l’archivio statale della stessa città (p. 14). Riguardo alla metodologia del lavoro è una mancanza significativa che sia il testo del Concordato (pp. 128-143), sia l’Accordo di Roma (p. 218-221) vengono citati e analizzati dalla letteratura secondaria e non dalle fonti (vedi rispettivamente AAS, 21 [1929], pp. 441-456; ed AAS, 24 [1932], pp. 209-218). Questo fatto minaccia seriamente la credibilità dell’opera.

Romanian Roman Catholic Church

Romanian Roman Catholic Church. (clicca sulla foto per ingrandire)

 I dati statistici forniti dall’autrice (p. 68) illustrano solo le percentuali delle diverse confessioni cristiane in Romania, ma non la loro composizione etnica. Senza questi dati di base il discorso è purtroppo campato in aria, perché non è chiaro il ruolo della minoranza ungherese che costituisce fino ad oggi la maggioranza dei cattolici di rito latino in Romania (romano cattolici). I cattolici di rito bizantino (greco cattolici) sono invece rumeni. Proprio per questo motivo gli argomenti trattati sono strettamente legati alla storiografia controversa della Transilvania tra gli storici rumeni e ungheresi. La presentazione dello status quaestionis, come tutto il trattato sembra soffrire da un certo squilibrio, dato che presenta quasi esclusivamente l’opinione dei autori rumeni, senza fare alcun riferimento alla ricca bibliografia ungherese e tedesca. A proposito dell’introduzione storica, riguardante all’epoca della Monarchia Austro-Ungarica non si trova nemmeno una sola opera di autori austriaci o ungheresi. Forse qui si trova la radice di alcuni sbagli di fatto, come p.e. l’affermazione che tra gli ordini religiosi della Chiesa cattolica, presenti in Romania nel periodo, nessuno aveva il«numero sufficiente per formare, in base ai propri statuti, una Provincia» (p. 142), mentre p.e. la Provincia Transilvanica «Santo Stefano Re» dei Frati Minori risale al 1729. Un altro errore si verifica nella data dell’elevazione al rango di archidiocesi della diocesi di Alba Iulia (p. 26), avvenuta nel 1991 e non nel 1868 (cf. AAS, 83 [1991], pp. 917-918).

"Romanian Orthodox Church" di Andrei Nacu (en.wikipedia.org.)

“Romanian Orthodox Church” di Andrei Nacu (wikipedia.org)

Questo squilibrio diventa oltremodo pesante la dove la Vadan, a proposito della storia dello «Status Romano-Catholicus Transylvaniensis», cita a lungo senza riflessioni critiche (pp. 185-192) le accuse degli autori rumeni estremamente anticattolici (p.e. O. Ghibu). L’accettazione della posizione di quest’ultimo, incaricato in quel tempo dal governo rumeno per le trattative con la Santa Sede, sembra poi assai contraddittoria, siccome la stessa autrice qualche pagine dopo riconosce l’inabilità di esso per negoziare e conferma la sospensione di O. Ghibu da quest’ufficio da parte del primo ministro N. Iorga (p. 201-203). La Vadan arriva ad una presentazione assolutamente negativa dell’attività dello «Status Romano-Catholicus Transylvaniensis» negli anni venti e trenta, senza spiegare le ragioni del perché delle tensioni tra la diocesi di Alba Iulia e il governo rumeno, e senza prendere in considerazione l’opinione dell’altra parte. In questo modo però, pur essendo canonista, trasgredisce l’antica regula iuris “Audiatur et altera pars”. Conoscendo però i fatti dei primi decenni della Romania Grande, nata durante le trattative di pace in Versailles, si sa che il fervore unificatrice del giovane stato ortodosso conduceva ad una politica assimilatrice di fronte alle minoranze etniche (e nello stesso tempo religiose). Uno dei risultati era la progressiva soppressione del sistema scolastico statale, dove la lingua di insegnamento era quella delle minoranze. Solo la struttura scolastica ecclesiastica rimaneva più o meno intatta, e la parte romano cattolica di essa era gestita dallo «Status Romano-Catholicus Transylvaniensis», in pieno accordo col vescovo diocesano, col clero e con i propri fedeli (quasi tutti ungheresi). Semplicemente si trattava delle loro scuole (soprattutto medie), che furono gli ultimi rimasti per conservare l’identità cattolica e ungherese. Proprio questo fatto ostacolava il governo rumeno nella sua politica assimilatrice, però purtroppo dal discorso della Vadan non viene alla luce questa motivazione molto semplice. L’importanza dell’argomento, scelto dall’autrice, richiede ulteriori approfondimenti e il confronto tra le diverse opinioni per poter conoscere meglio la storia del diritto ecclesiastico in Europa centro orientale.

Fonte: http://www.antonianumroma.org/rivista_bibliografiaViewnota.php?id=1711

MARIUCA VADAN, Le relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Romania (1920-1948) Indice

Situazione politicoreligiosa dopo il 1 conflitto mondiale                        
39
La Santa Sede nel diritto internazionale
49
La politica estera della Romania dopo il 1918
61
Questioni confessionali
74
Primi contatti tra Stato Romeno e Santa Sede
81
Santa Sede
87
Avvio delle trattative
89
Prime proposte di Concordato
90
La Legge dei Culti
117
Note interpretative allart 9 del Concordato
119
Presentazione del Concordato al Parlamento Romeno per la ratifica
122
Pubblicazione del Concordato
129
Caratteristiche del cattolicesimo transilvanico
146
Reazioni critiche al Concordato e allaccordo di Roma
155
Gli storici romeni e i rapporti tra la Romania e la Santa Sede
161
Notizie storiche
173
H travagliato iter delle trattative  
92
Sospensioni e riprese delle trattative
93
Reazioni politicoreligiose alla proposta di Concordato
95
Reazione dei filoungheresi al Concordato
98
Nuove sospensioni e riprese delle trattative
99
Preoccupazioni sullesito delle trattative
102
Ultime controversie
104
Attività del Governo Romeno
107
Fase finale delle trattative
110
Firma del Concordato
114
Prime reazioni alla firma del Concordato
116
Contrasti tra Governo Romeno Santa Sede e Status
180
Necessità di accordi con la Santa Sede per la risoluzione
192
Dibattito politico
199
Apertura delle trattative
206
Prime contestazioni ali Accordo
212
Reazioni ali Accordo
221
Considerazioni finali
228
Allegati
239
archivio e bibliografiche
293
Copyright

Informazioni bibliografiche