ROMANIA-ITALIA: RICETTE PER USCIRE DALLA CRISI


FOCUS ROMANIA: VITAMINE PER I CONSUMI,  BUCAREST HA TROVATO L’ANTIDOTO ALLA CRISI*

 Iva abbattuta sui generi alimentari per restituire slancio ai consumi, ma anche riforme, crescita delle esportazioni e un piano ambizioso da 12 miliardi per le grandi opere infrastrutturali (trasporti-energia-ambiente) e un Master Plan Trasporti da 43,5 miliardi di euro per ammodernare il sistema infrastrutturale del Paese. Questa la ricetta che Bucarest ha individuato per rilanciarsi in Europa.

La Romania è pronta a varare un piano ambizioso di circa 12 miliardi di euro per le grandi opere infrastrutturali (trasporti-energia-ambiente) e un Master Plan Trasporti da 43,5 miliardi di euro. Un ambito in cui l’Italia vanta un radicato legame con il Paese e promette di giocare un ruolo di primo piano. Recente visita del Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni a Bucarest e missione Ance, Ice/Agenzia, Oice, Mise, Maeci e Ambasciata. 

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Paolo Gentiloni e Bogdan Aurescu

Parola d’ordine, ravvivare i consumi. E’ su questo pilastro – oltre che sulle esportazioni e su un piano ambizioso di sviluppo infrastrutturale che promette di andare di pari passo con nuove riforme – che la Romania conta di confermare al 3% la crescita del Pil nazionale anche nel corso di quest’anno, mantenendosi dunque intorno a livelli già raggiunti nel 2014.

L’incentivo principale varato negli ultimi mesi per sostenere la spesa privata è stato un taglio sull’iva dei prodotti alimentari, abbattuta dal 24% al 9%: a fronte di minori introiti impositivi che il governo di Bucarest ha stimato in circa 1,12 miliardi di euro, la decisione dovrebbe garantire ai consumatori una boccata d’ossigeno (oggi circa un terzo della  busta paga viene impiegato per acquistare cibo, contro il 18% registrato nel resto d’Europa, vedi tab.1) e consentire di recuperare liquidità da veicolare verso altre voci di spesa. Nelle previsioni, lo sgravio potrebbe infatti riflettersi positivamente in settori considerati nevralgici come quello dell’edilizia, tradizionalmente tra i primi a ripartire in occasione dell’avvio di nuovi cicli economici. Analogamente, potrebbe beneficiarne il mercato dell’auto o quello del risparmio energetico, due fronti sui quali il gap da colmare rispetto al resto d’Europa appare ancora decisamente elevato, dicono gli esperti. Tab I

Naturalmente, nella ricetta del governo di Bucarest non mancano gli stanziamenti per investire sulle grandi opere. In particolare, si punterà a realizzare o potenziare diverse infrastrutture d’interesse nazionale, destinate a generare indotto e a ridurre ulteriormente il tasso di disoccupazione che oggi oscilla tra 6,5% e 7%. (vedi tab. II). Tra le priorità dell’agenda del Ministero dei Trasporti spicca il lancio del Programma Operativo Grandi Infrastrutture che partirà nell’autunno prossimo e che ha un valore di 12 miliardi di euro; è previsto il potenziamento della rete ferroviaria, lo sviluppo di aeroporti di interesse nazionale strategico e la modernizzazione dell’infrastruttura di trasporto navale, oltre che il rafforzamento dei porti sul Danubio e di quelli marittimi (vedi articolo successivo). Tab IIAmbito, quello delle realizzazioni infrastrutturali in Romania, dove l’Italia gioca da anni un ruolo di primo piano E’ anche in virtù di questo legame forte e radicato tra i due Paesi che all’inizio dello scorso luglio il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni, si è recato in visita a Bucarest, nell’ambito di una missione organizzata da Ance, Ice-Agenzia e Oice con il sostegno di Mise, Maeci e Ambasciata d’Italia a Bucarest, alla quale hanno preso parte anche 110 imprese italiane. L’obiettivo operativo della due giorni nella capitale balcanica è stato quello di portare a casa nei prossimi mesi risultati concreti favorevoli alle nostre aziende, sia in termini di crescita della loro presenza nelle commesse pubbliche che verranno lanciate di qui ai prossimi anni sia in termini di partnership con imprese locali.
Aprendo i lavori di un importante seminario che si è svolto nel corso della missione, il Ministro Gentiloni ha ribadito che “Italia e Romania sono partner strategici” e che l’Italia “rimarrà sempre al fianco della Romania. Fare business diventa sempre più naturale”. All’incontro era presente il Premier romeno, Victor Ponta, che ha ringraziato gli imprenditori italiani che da sempre guardano con fiducia il Paese, consentendo all’economia di crescere. Erano inoltre presenti all’evento tre Ministri: Mihai Tudose, titolare dell’Economia, del Commercio e del Turismo; Eugen Orlando Teodorovici, Ministro delle Finanze Pubbliche e Marius Nica, Ministro dei Fondi Europei. Sono intervenuti anche quattro Sottosegretari (Salute; Sviluppo Regionale e Amministrazione Pubblica; Economia; Investimenti Esteri e Partenariato Pubblico – Privato), a ribadire come il Governo intenda contribuire concretamente ad approfondire la collaborazione esistente.
Nel corso della sua missione a Bucarest il Ministro Gentiloni ha inoltre avuto colloqui con le massime Autorità romene: il Primo Ministro Victor Ponta, il Ministro degli Affari Esteri Bogdan Aurescu, incontrandosi anche con esponenti di aziende italiane e con la collettività italiana.
A rafforzare la crescita economica della Romania e tamponare il tasso di disoccupazione che a fine 2014 era al 6,8% e
che nei prossimi due anni è previsto in ulteriore contrazione, hanno contribuito nel frattempo anche la ripresa delle esportazioni industriali e i buoni raccolti registrati nel biennio 2013-2014. Per quanto riguarda i rapporti commerciali con l’Italia, nel solo 2014 la Romania ha esportato verso il nostro Paese beni per un valore di 6,2 miliardi di euro (+9,1% rispetto al 2013), importando dall’Italia merci per 6,3 miliardi (+4,3%).
Tra i grandi gruppi industriali italiani che stanno progressivamente incrementando gli investimenti in Romania figurano Prysmian, Tenaris e Pirelli.prospettive-macroeconomiche-romania-19-638
Secondo l’ultimo studio del Romanian Trade Registry’s Office (Onrc), alla fine dello scorso aprile l’Italia risultava di gran lunga il principale Paese estero per numero di investitori in Romania, (vedi tab III) con 40.549 imprese (oltre 16.000 quelle attive), era seconda per interscambio commerciale (circa 12,5 miliardi di euro, in crescita del 6,5% rispetto al 2013) e si collocava al settimo posto – con 1,54 miliardi di dollari – nella graduatoria del capitale totale sottoscritto, classifica guidata da Olanda (8,2 mld), Austria (4,7 mld) e Germania (4,6 mld). Tab III
Nel solo 2014, in Romania hanno aperto i battenti 1.799 nuove aziende a capitale italiano e ulteriori 765 sono state registrate nei primi quattro mesi di quest’anno. Senza contare che in Italia ci sono oltre un milione di cittadini romeni residenti e che ogni mese i due Paesi sono collegati da oltre mille voli.

Per quanto riguarda il primo trimestre del 2015, alcune stime preliminari diffuse dall’Institutul Național de Statistica, l’Istat locale, mostrano una crescita del deficit commerciale Fob-Cif di 1,37 miliardi di euro. Nel periodo, le esportazioni hanno raggiunto il valore di 13,8 miliardi di euro (+4,9% rispetto allo scorso anno), a fronte di importazioni per 14,75 miliardi (+6,3%). Il Pil stimato, in termini lordi, è inoltre cresciuto del 4,3% rispetto al primo trimestre dello scorso anno. Dati ancora più recenti, pubblicati dalla Romania’s Central Bank, hanno inoltre mostrato che nei primi cinque mesi del 2015 si è registrata una crescita del 18% anno su anno degli investimenti esteri diretti, a 1,29 miliardi. L’istituto ha sottolineato come si tratti di una netta inversione di tendenza, considerando che a fine 2014 si era invece registrato un calo dell’11% rispetto ai dodici mesi precedenti, a 2,43 miliardi. Una prova del progressivo ritorno d’appeal verso il Paese arriva da una survey pubblicata da EY, che ha incluso la Romania tra i 15 Paesi europei più attrattivi per gli investimenti dall’estero. La società di ricerca ha anche rimarcato come oggi sia salita in sesta posizione in Europa per creazione di posti di lavoro da investimenti esteri, superando in un solo colpo Spagna, Turchia e Slovacchia.

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Stadio Lia Manoliu, realizzato a Bucarest da Astaldi

Stadio Lia Manoliu, realizzato a Bucarest da Astaldi

TANTA ITALIA NELLA GDO RUMENA

Il Made in Italy gode di un’immagine di altissima qualità nel Paese, dove trova importanti sbocchi sia nei ristoranti italiani e nella comunità italiana sia nella fascia di acquirenti locali con maggiore potere d’acquisto (circa il 10% su una popolazione di 20 milioni di abitanti). Numerosi sono i grandi nomi dell’industria alimentare italiana che trovano posto sui banchi della Grande Distribuzione Organizzata rumena; dai grandi produttori di pasta – Barilla, De Cecco, Divella e Agnesi – agli storici marchi del caffè, Lavazza, Segafredo, Illy e Kimbo. Non mancano i protagonisti dolciari di casa nostra – rappresentati da Ferrero, Perugina e Balocco – e dei produttori d’olio come Carapelli, Mazza, Pietro Coricelli e Costa d’Oro. Sugli scaffali dei grandi centri commerciali rumeni trovano spazio anche produttori di tonno italiani – Palmera e Rio Mare su tutti – e marchi affermati di insaccati come Casa Modena, Negroni e Fiorucci. Galbani e Parmalat rappresentano infine la produzione casearia e di latte e suoi derivati.
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TUTTI I SETTORI SU CUI PUNTARE

Infrastrutture
Un’enorme torta da 43,5 miliardi di euro. A tanto ammonta iI valore totale dei progetti previsti nel Master Plan Generale dei Trasporti (Mpgt) per il periodo 2014-2030 che include gli investimenti infrastrutturali della Romania  per i settori stradale, ferroviario, navale e multimodale. La copertura delle spese stimate proverrà dai fondi europei, dal budget dello Stato, da concessioni e partenariati pubblici-privati e da crediti concessi da Bei, Bers e da altre istituzioni finanziarie.
La Romania dispone oggi di 695 chilometri di autostrade e di 17.000 di strade nazionali e ha approntato un piano ambizioso per rafforzare la propria rete. Sono infatti in corso di esecuzione 245 km di autostrade, mentre 912 km di strade nazionali sono in fase di ammodernamento o di ricostruzione. Entro fine 2016 saranno inoltre realizzati altri 245 km di autostrade e 895 km di strade nazionali. L’ultima versione del Master Plan ha individuato le priorità infrastrutturali fino al 2030 e prevede la realizzazione di oltre 1.300 chilometri di autostrade, del valore di 13,739 miliardi di euro; 1.825 km di superstrade (9,935 miliardi); 3.079 km di strade Transregio (1,8 miliardi); 343 km di strade Transeuro (0,19 miliardi) e 175,8 km di tangenziali (0,46 miliardi). Tra le aziende italiane più attive su questo fronte figurano Astaldi, Pizzarotti e Salini Impregilo. Il Mpgt prevede inoltre investimenti per l’ammodernamento e lo sviluppo del trasporto navale, dei porti e delle vie di navigazione fluviali e marittime (Porto di Costanza – 0,865 miliardi; Porto di Galati – 0,11 miliardi; e Drobeta Turnu Severin 0,02 miliardi), dei 10 terminali multimodali, delle zone aeroportuali (Aeroporto Henri Coanda di Bucarest – 0,67 miliardi; Aeroporto di Timisoara – 0,11 miliardi; Aeroporto di Cluj – 0,13 miliardi e Aeroporto di Iasi – 0,09 miliardi), nonché delle zone ferroviarie. Si prevedono infine progetti multimodali per un valore complessivo di circa 281 milioni di euro.
Nel settore ferroviario, il Master Plan finale prevede investimenti per la riabilitazione di alcune linee (2.883 chilometri) del valore di 10,7 miliardi di euro, l’ammodernamento dei corridoi ferroviari con potenziale di sviluppo economico, l’elettrificazione di tutti i settori della rete TEN-T Core e lo sviluppo dei settori ferroviari ad alta velocità (1.001 km) con un valore di 274,1 milioni di euro.
Infine, per quanto riguarda il comparto delle infrastrutture sanitarie, è stato concluso un accordo di partenariato per il
periodo 2014-2020 che prevede la costruzione di tre nuovi ospedali regionali a Iasi, Cluj e Craiova utilizzando esclusivamente fondi europei. L’accordo di finanziamento realizzato dal Ministero della Salute ammonta a un miliardo di euro e prevede anche stanziamenti per infrastruttura, screening, ricerca e preparazione del personale.

Edilizia
I finanziamenti europei – investimenti con fondi pubblici e privati locali a cui dovrebbe aggiungersi il previsto rilancio dei crediti immobiliari – promettono di spingere verso la ripresa il settore dell’edilizia. Le dimensioni del mercato rumeno delle costruzioni sono stimate in circa nove miliardi di euro e da inizio anno, dopo un calo di circa il 40% registrato negli anni della crisi finanziaria, hanno iniziato ad arrivare i primi segnali incoraggianti di ripresa: secondo le rilevazioni del National Institute of Statistics, il volume dei lavori edili è infatti cresciuto del 13% nel primo trimestre rispetto all’analogo periodo dello scorso anno. In maggio, la crescita è stata del 7%, trainata dal comparto non residenziale (+19,8%). Le maggiori opportunità sono legate alla necessità di sviluppo e ammodernamento delle infrastrutture, soprattutto grazie alla buona reputazione del ‘Made in Italy’ che si esplicita nella qualità elevata dei materiali e nelle tecnologie delle lavorazioni all’avanguardia. Non a caso, i materiali da costruzione italiani sono molto apprezzati e rappresentano quasi il 10% dell’import totale dall’Unione Europea. In maniera analoga, la presenza italiana è forte anche nel settore degli impianti per la produzione dei materiali, come ad esempio le macchine per la produzione dei mattoni e delle piastrelle. Le imprese di casa nostra – complice un mercato locale decisamente aperto alla concorrenza che consente costantemente l’inserimento di nuovi attori – devono però fare i conti con quelle cinesi che nel 2013 si sono aggiudicate il 36,1% del mercato del granito, e turche, che detengono il 26,7% del mercato dei marmi e dei travertini.

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In base alla nuova programmazione, la strategia energetica della Romania perseguirà i principali obiettivi stabiliti dall’Ue e gli impegni assunti con quest’ultima. Tra i punti più importanti del programma figurano la diversificazione delle fonti d’importazione (ma al tempo stesso anche la necessità di limitare la dipendenza da queste ultime), oltre alla necessità di accrescere l’adeguatezza della rete di trasmissione nazionale, incrementare l’efficienza energetica e promuovere la produzione da fonti rinnovabili. Il governo si aspetta che i consumi energetici nazionali crescano in misura costante di qui al 2020 e per non farsi cogliere impreparato ha previsto l’avvio delle attività nelle unità nucleari numero 3 e 4 di Cernavoda, della stazione di stoccaggio di pompaggio Tarnita-Lăpuşteşti e di nuove centrali termiche, mentre quelle esistenti verranno rinnovate. Sul fronte delle energie pulite, la Romania si è posta un obiettivo di consumo interno lordo di energia elettrica da fonti rinnovabili pari al 33% già per quest’anno e conta di raggiungere circa il 40% nel 2020.

Agricolturaporcini-
Gran parte della superficie coltivata nel Paese è impiegata per produrre girasoli e cereali, in particolare mais, orzo e frumento. Tra le altre colture alimentari spiccano patate e ortaggi, mentre tra la frutta è significativa la coltivazione delle prugne, dalla cui distillazione si ricava il principale liquore nazionale, la Țuică. L’agricoltura ha rappresentato nel 2014 il 12,4% del Pil fornendo occupazione a quasi il 29% della popolazione. È anche per questo motivo che l’anno scorso il Ministero dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale (Madr) ha varato il nuovo Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, individuando circa 43 miliardi di euro di risorse disponibili e destinandone 7,1 al settore agricolo. Somme che saranno utilizzate per affrontare i problemi più urgenti che affliggono il settore: il fenomeno di erosione e frammentazione del suolo, le tecnologie obsolete, un parco macchinari non al passo con i tempi e le difficoltà di accesso ai fondi europei. Senza dimenticare un ulteriore problema che si è aggiunto nell’ultimo anno, vale a dire il blocco delle importazioni di generi alimentari che la Russia ha imposto all’Europa in risposta alle sanzioni comminate per le note vicende in Ucraina. Il blocco rimarrà in vigore almeno fino a gennaio 2016 e ha causato non poche difficoltà alla Romania, al punto che poche settimane fa a Bruxelles, Daciana Sarbu, parlamentare europea e membro della Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale (Agri), ha cercato di sensibilizzare l’Europa sui contraccolpi accusati dall’economia romena, chiedendo alla Commissione di estendere le misure di sostegno previste anche ai produttori di frutta e verdura che sono stati colpiti dall’embargo russo.
Al di là di quest’ultimo aspetto, comunque, negli ultimi anni il comparto agricolo ha iniziato a colmare il divario accusato dai principali Paesi europei grazie anche agli ingenti investimenti effettuati nell’agricoltura rumena da alcune grandi multinazionali del settore, come Smithfield Foods, Lactalis, Cargill, Bunge, Glencore o Meggle. Queste ultime hanno intuito in anticipo le potenzialità del settore e, come leva, riescono a fruire dei fondi che l’Ue ha messo a disposizione per adeguare l’economia agricola agli standard comunitari, con l’obiettivo di raggiungere una piena integrazione nel Mercato Unico Europeo e all’interno della Politica Agricola Comune (Pac).

Auto
Vantando una posizione geografica strategica che pone il Paese tra Mar Nero, Mar Caspio e Mar Mediterraneo e rende rapido l’accesso ai mercati europei, orientali e mediorientali, la Romania ha sviluppato una tradizione di oltre 50 anni nella produzione di auto, che al momento costituisce il settore più redditizio dell’economia nazionale. Affinché il comparto continui a svilupparsi, gli esperti ritengono però fondamentale attuare un sostanziale potenziamento della rete infrastrutturale e trovare un equilibrio tra competitività a livello di costi, richiesta dai potenziali investitori e impatto dei salari degli operai del settore.
Tra gli atout per i potenziali investitori del comparto, sono previsti incentivi sotto forma di aiuti statali e di agevolazioni fiscali. Inoltre, il mercato locale è grande (22 milioni di abitanti, il secondo maggiore dell’Europa centro-orientale alle spalle della Polonia) e con buone potenzialità. Non a caso, la Romania ospita gli impianti di produzione di oltre 500 fornitori di autoricambi (si stima che l’ammontare degli investimenti esteri diretti da parte dei fornitori dell’industria automobilistica sia tra 9 e 10 miliardi), con i cluster automobilistici in continua espansione.
La forza del settore è anche sostenuta dal fatto che ci sono 11 Università tecniche che formano ingegneri per l’industria automobilistica.
La Romania è anche il Paese che riceve il più alto numero di sovvenzioni dall’Ue, e ciò facilita lo sviluppo delle infrastrutture. Tra 2007 e 2013 ha ricevuto 19,67 miliardi di euro dai fondi strutturali e di coesione, pur registrando risultati inferiori nell’attingere ai finanziamenti europei rispetto agli altri stati dell’Europa centro orientale.  Tra le marche automobilistiche di rilievo mondiale con linee di produzione nel Paese spiccano Renault – che opera con il marchio Dacia – e Ford. Tra i fornitori di autoricambi e pneumatici si distinguono Pirelli, Michelin e Continental.

Made-In-Italy

LA RISCOSSA DEL VINO ITALIANO PASSA DALLA GDO

Secondo l’Istat, lo scorso anno la Romania ha importato dal nostro Paese vino per un valore di 6,8 milioni di euro, in calo del 23,9% rispetto al 2013. I principali fornitori esteri di vini da uve fresche sono stati Francia (22,7%), Italia (17,7%), Moldova (12,7%) e Germania (12%). Nel segmento dei vini spumanti i competitors dell’Italia – che occupa la seconda posizione nella graduatoria con una quota del 28,7% – sono stati Francia (39,6%), Germania (13,7%) e Spagna (2,7%). La flessione accusata, tuttavia, non preoccupa gli esperti. “Non si tratta di un vero e proprio calo, perché nel 2014 la categoria diminuita di più è stata quella del vino sfuso e il motivo va ricollegato alla scarsa disponibilità di questo prodotto”, spiega Denis Pantini, responsabile del Wine Monitor di Nomisma. Pantini suggerisce di estendere il periodo di osservazione su un arco temporale più lungo. “Rispetto al 2012, per esempio, si nota una crescita del 19% per gli imbottigliati e del 32% per gli spumanti, a dimostrazione di come il vino italiano sia ben posizionato in Romania”. Tesi che collima con i numeri del primo quadrimestre 2015, durante cui l’export di vino italiano in Romania è cresciuto dell’11% in valore rispetto all’anno precedente, pur accompagnato a un calo del 21% in volume.
In cifre assolute, l’export verso la Romania è stato pari a 2,02 milioni di euro per 7.264 ettolitri esportati.
Secondo l’Ambasciatore d’Italia a Bucarest, Diego Brasioli, la flessione accusata è imputabile al fatto che “all’interno della Gdo la concorrenza maggiore è quella mossa dai vini d’oltralpe, che godono di una rendita di posizione (anche in Romania, gran parte delle catene di supermarket è francese, ndr), in un Paese che da sempre guarda con ammirazione all’Italia ma che apprezza, al contempo, l’enogastronomia francese”. Secondo il diplomatico, la riscossa è già iniziata: il sistema Italia presente nel Paese (Ambasciata, Ice-Agenzia, Camera di Commercio Italiana per la Romania, Sace, Confindustria Romania), dice, “ha avviato da tempo importanti forme di collaborazione con la Gdo, che vanno da manifestazioni e accordi promozionali a iniziative volte a contrastare l’Italian Sounding”. Inversione di tendenza che potrebbe essere facilitata dal fatto che negli ultimi anni è stata osservata una tendenza alla crescita dei vini di qualità nelle preferenze dei consumatori romeni. Gli specialisti del settore prevedono che nei prossimi anni il mercato evolverà verso una maggiore diffusione del prodotto di qualità, il cui consumo è ancora limitato.

*Pubblicato oggi nella newsletter di Diplomazia Economica Italiana, n. 7/15.

Romania, elezioni presidenziali del 2014: il 2 novembre (I turno) e il 16 novembre (II turno)


presidenziali2014

E’ partita il 3 ottobre scorso la campagna elettorale per le presidenziali che si terranno il 2 novembre in Romania. La massima carica sarà contesa da 14 candidati: due in rappresentanza di alleanze, otto appoggiati da singoli partiti, e quattro indipendenti.

Il 2 novembre prossimo, i romeni in patria e nel mondo andranno al voto per eleggere un nuovo Presidente per la Romania. Nel Paese saranno allestiti 18.550 seggi elettorali e altri 294 all’estero, di cui 51 in Italia.  Ecco gli indirizzi:

Ecco i 51 seggi elettorali  in Italia

Ecco i 51 seggi elettorali in Italia

I romeni dovranno scegliere chi tra i 14 candidati occuperà la poltrona di Cotroceni per i prossimi 5 anni.   Secondo i sondaggi, la battaglia vera sarà al ballottaggio, previsto per il 16 novembre p.v., dove il premier socialdemocratico  Victor Ponta, sicuro di passare il primo turno, se la vedrà con uno degli sfidanti.

Stando ai sondaggi, il premier Ponta si attesta intorno al 40% delle preferenze, mentre il suo principale sfidante, il sindaco liberale di origine tedesca di Sibiu, Klaus Iohannis, tra il 20% e il 30% . Se, quindi, nessuno dei candidati otterrà il 50% più uno dei voti al primo turno si andrà al ballottaggio, previsto per il 16 novembre.

Oltre a Iohannis (Alleanza Cristiana Liberale – ACL) e Ponta (Partito Social Democratico – PSD), infatti, sono in lizza i candidati indipendenti Monica Macovei (europarlamentare, ex ministro della Giustizia, molto vicina a Băsescu), l’ex premier e attuale presidente del Senato Călin Popescu Tăriceanu, Teodor Meleşcanu e Elena Udrea (esponente del Partito di Băsescu PMP, Mişcarea Populară). Inoltre hanno presentato le firme al Bec (Ufficio Elettorale Centrale) anche il magnate Dan Diaconescu (Partito del Popolo, PP-DD), uno dei candidati della minoranza magiara Kelemen Hunor (UDMR), Szilagyi Zsolt, il secondo rappresentante degli ungheresi di Romania (Partito popolare dei magiari di Transilvania, PPMT), il conservatore Corneliu Vadim Tudor (PRM), Constantin Rotaru (Alternativa Socialista, PAS), William Brânză (Verdi romeni), Mirel Mircea Amariţei (Partito Prodemo) e l’independente Gheorghe Funar.

Chi è Klaus Werner Iohannis, il candidato liberal-popolare che sfiderà il primo ministro Victor Ponta alle elezioni di novembre ?

Sindaco di Sibiu ininterrottamente dal 2000, un centro di insediamento etnico tedesco della Transilvania fin dal Medioevo (di qui il suo nome Hermannstadt), un legame di cui porta segni evidenti nell’architettura gotica.

Leader del Forum democratico dei tedeschi di Romania (Forumul German), uno dei numerosi partiti a base etnica del Paese, Iohannis ha promosso fortemente l’immagine di Sibiu, immettendola nel circuito del turismo europeo fin da quando nel 2007 è stata nominata capitale europea della cultura.

Nella NATO dal 2004, membro dell’Unione Europea dal 2007, la Romania è un crocevia di culture balcaniche, slave e turche, con una presenza tradizionale tedesca. Recentemente la minoranza magiara è stata al centro di polemiche per il discorso che il presidente ungherese Viktor Orban le ha indirizzato lo scorso luglio, divenuto poi una sorta di manifesto di contestazione alla globalizzazione liberaldemocratica.

Klaus Werner Iohannis, membro dello schieramento liberal-nazionale, di genitori tedeschi, luterano e vicino all’ex presidente Crin Antonescu, si presenta con le credenziali di buon amministratore urbano di una piccola città (135mila abitanti), capitale europea della cultura.

Monica Macovei, artefice di molte delle riforme romene nel momento critico in cui veniva messa in discussione l’adesione della Romania all’Ue per i casi di corruzione, corre come indipendente: “Mi sono candidata perché l’establishment politico è diventato un business di cui mi vergogno, perché il mio Paese combatte ancora con la corruzione e la crisi economica. La concorrenza è distorta e le persone e gli imprenditori onesti soffrono”.

Romania: un’anticamera delle presidenziali 2014 ?, di Sorina Soare*

Negli ultimi 25 anni, la Romania ha conosciuto un percorso di democratizzazione più lungo e tortuoso rispetto ad altri paesi della regione, con momenti di crisi e di ricaduta durante tutti gli anni ‘90 in un contesto di forte marasma economico, nazionalismo radicale e polarizzazione estrema (Bunce e Wolchick 2006; Soare 2011). Malgrado i successi collegati all’ingresso nella NATO nel 2004 e nell’UE nel 2007, la situazione politica rimane particolarmente instabile, con ricorrenti scontri istituzionali fra il Presidente, Primo ministro e il Parlamento (2007 e 2012) (Gherghina e Mişcoiu 2013) e, negli ultimi anni, una politica di austerità che ha alimentato tensioni sociali.

L’esito delle elezioni europee svoltesi in Romania conferma l’ondata ascendente del Partito social-democratico (PSD), visibile già nelle elezioni legislative del 2012. Con oltre il 37% dei voti, il PSD e i suoi due piccoli alleati ottengono la metà dei seggi disponibili per la delegazione rumena. Se il vincitore è indiscusso, altrettanto indiscussi sembrano essere i perdenti. Anzitutto, si registra l’uscita di scena dei partiti populisti: nelle precedenti elezioni europee il Partito della Grande Romania aveva avuto 3 seggi nella precedente legislatura. Dopo l’eclatante successo del Partito del Popolo-Dan Diaconescu (PP-DD) alle elezioni legislative del 2012 con il 14,65% dei voti al Senato ed il 13,99% alla Camera, le elezioni europee confermano il cono d’ombra del partito nato e tramontato assieme alla sua tribuna politica – la rete televisiva del suo fondatore (3,67%). Fra i perdenti, si ritrovano anche i due principali esponenti del centro-destra: il PD-L (12,23%) e il PNL (15%). Bisogna tuttavia osservare che dal punto di vista dei numeri, la delegazione liberale (PNL) a Bruxelles cresce (passa da 5 a 6), ma, nell’ottica della sfida diretta con il PSD in vista delle presidenziali della fine dell’anno 2014, un tale risultato è percepito come una sconfitta. Se il neonato Partito Movimento Popolare (PMP) riesce ad ottenere 2 mandati, anche in questo caso il successo è relativo in quanto, in base alle dichiarazioni pre-elettorali, si prevedeva un risultato a due cifre[2]. Infine, come nelle elezioni del 2007 quando il pastore László Tőkés viene eletto con 176.533 (3,44%) voti e nel 2009 la stessa figlia del Presidente Băsescu con 204.280 (4,22%), un altro candidato indipendente riesce ad ottenere dall’inizio della campagna l’attenzione dei media e, infine, anche un ampio appoggio elettorale. Mircea Diaconu, attore di teatro noto, nonché senatore e anche Ministro della Cultura per conto del PNL, si è ritrovato fuori dalle liste del suo partito in seguito a varie vicissitudini giudiziarie e ha deciso di candidarsi da solo. L’impresa della raccolta delle firme necessarie non garantiva affatto il successo senza il supporto economico e logistico del suo vecchio partito. In una campagna low cost, Diaconu ha ricevuto l’appoggio indiretto del Primo ministro e dei social-democratici, ma anche del gruppo Intact Media Group[3]. Privo di un vero programma, il suo discorso è stato incentrato sul contatto diretto con gli elettori e il ripristino del rapporto fra l’Europa e i rumeni, quest’ultimi “visti, ingiustamente, come cittadini di seconda mano”. Lo slogan della sua campagna è stato: “Dico la verità sul nostro Paese!”.I risultati[1]

Tabella 1 – Risultati delle elezioni 2014 per il Parlamento Europeo – Romania
Partito

Gruppo PE

Voti (%)

Seggi

Voti (diff. sul 2009)

Seggi (diff. sul 2009)

Alleanza elettorale Partito Social-democratico + Unione Nazionale per il Progresso della Romania+ Partito conservatore (PSD+UNPR + PC) *

S&D

37,6

16

6,5

5

Partito Democratico Liberale (PD-L)

EPP

12,2

5

-17,5

-5

Partito Nazionale Liberale (PNL)**

ALDE (EPP)

15,0

6

0,5

1

Alleanza Democratica dei Magiari della Romania (UDMR)

EPP

6,3

2

-2,6

-1

Partito Grande Romania (PRM)

NI

2,7

0

-6,0

-3

Mircea Diaconu (cand. indip.)

NI

6,8

1

Partito del Popolo Dan Diaconescu (PP-DD)***

NI

3,7

0

Partito Movimento Popolare (PMP)****

EPP

6,2

2

Altri

9,5

Totale

100,0

32

-1

Affluenza al voto (%)

32,4

4,8

Soglia di sbarramento per ottenere seggi (%)

5%

Nota sul sistema elettorale: Scrutinio proporzionale a liste chiuse, in circonscrizione unica (d’Hondt). Per legge, il numero dei candidati presenti su ciascuna lista può essere di massimo 10 nomi in più rispetto al numero di mandati a disposizione della delegazione rumena nel PE. Soglia di sbarramento per i candidati indipendenti: un numero di voti validi almeno pari al quoziente elettorale nazionale (rapporto tra il totale dei voti espressi e il numero di mandati parlamentari europei disponibili)
Abbreviazioni dei gruppi al Parlamento Europeo: EPP=European People’s Party; S&D=Progressive Alliance of Socialists and Democrats; ALDE=Alliance of Liberals and Democrats for Europe; G-EFA=The Greens–European Free Alliance; ECR=European Conservatives and Reformists; GUE-NGL=European United Left–Nordic Green Left; EFD=Europe of Freedom and Democracy;NI= Non-Inscrits.
Note
* l’UNPR non faceva parte dell’alleanza del 2009, è stato creato nel Marzo 2010
** Secondo le dichiarazioni della direzione PNL e del Presidente del PPE si sono aperte le procedure per l’ingresso nell’EPP.
*** Fondato nel 2011
**** Fondato nel 2014

 La campagna elettorale e i principali attori

In un paesaggio politico in ebollizione, nel maggio 2014, per la terza volta, gli elettori rumeni sono chiamati a votare per il Parlamento europeo. In vista dello scrutinio, si sono registrati 15 partiti ed alleanze elettorali e 8 candidati indipendenti[4]. Se nei manifesti elettorali o nei programmi ufficiali l’Europa è stata un riferimento costante, nei dibattiti la dimensione interna è invece prevalsa. La competizione elettorale è stata marcata, fin dai primi giorni, dalla polarizzazione attorno alla personalità del Presidente in carica, T. Băsescu. Da un lato, si ritrovano i due partiti direttamente collegabili alla carriera politica dell’attuale Presidente della Romania: il Partito Democratico Liberale (PD-L), partito di cui questi era leader prima della sua elezione, e il neonato Partito del Movimento popolare (PMP). Dall’altra parte, ritroviamo il gruppo dei partiti vincitori delle elezioni legislative del 2012, fino a poco tempo fa colleghi di governo: il Partito Social Democratico (PSD), lo storico Partito Nazionale Liberale (PNL), il Partito Conservatore (PC) e l’Unione Nazionale per il Progresso della Romania (UNPR). In una posizione intermedia si ritrova il rappresentante della minoranza magiara della Romania (UDMR), instabile nelle sue alleanze fra i due poli.

Nel contesto delle elezioni europee del 2014, il punto nevralgico di questa polarizzazione sui generisriguarda l’atteggiamento del Presidente T. Băsescu nei confronti del nuovo partito PMP, al quale aderiscono numerosi membri dimissionari del PD-L e il cui capolista è un ex-europarlamentare dello stesso PD-L. Sfruttando l’ampia diffusione di immagini del Presidente fotografato sulle spiagge del Mar Nero con addosso una maglietta elettorale del PMP, la campagna elettorale si trasforma in uno“scontro” arbitrato dalla Corte Costituzionale. Nella richiesta del Primo ministro (PSD) per la messa in stato di accusa del Presidente si menzionava il mancato rispetto della codificazione costituzionale del ruolo del Presidente come mediatore super partes e, in particolare, di quanto previsto dall’articolo 84 che specifica che durante il mandato il Presidente non può essere membro di partito e non può compiere nessun’altra funzione pubblica o privata[5]. Quattro giorni prima del giorno delle elezioni, la Corte costituzionale ha tuttavia ha comunicato che non ha accolto le accuse di parzialità politica formulate dal Primo Ministro.

In parallelo, la campagna elettorale per le europarlamentari si prefigura dall’inizio come una prova in vista delle elezioni presidenziali previste a novembre 2014. In quest’ottica, un altro attore importante è il PNL. Uscito all’improvviso dalla coalizione di governo nel febbraio 2014, il PNL si discosta dal suo ex-partner, il PSD, e la sua campagna elettorale appare anzitutto come l’anticamera di una campagna di più ampio respiro per la candidatura del suo leader alle presidenziali, Crin Antonescu. Tuttavia il fallimento registrato alle elezioni, così come la mossa dello spostamento della delegazione dei liberali dal gruppo ALDE a quello dell’EPP sono interpretate come il preambolo di un avvicinamento al PD-L all’interno di un’unione per la maggioranza presidenziale sul modello francese.

In questo paesaggio elettorale delineato da vari scontri fra persone, emerge anche l’opposizione fondatrice della vita politica postcomunista rumena: ex-comunisti vs anti-comunisti. Quest’ultimo filone è stato utilizzato spesso dal PMP e dal PD-L per distinguersi dal PSD. Significative sono le esortazioni di una delle più note rappresentanti della delegazione rumena al PE, Monica Macovei (PD-L). Per motivare un voto a favore del PD-L, l’eurodeputata critica il tradimento degli interessi dell’Est Europa da parte del social-democratico Martin Schultz – candidato alla Presidenza della Commissione europea – e, più in generale, da parte dei socialisti europei (PSE). Schulz è criticato non soltanto per i sui tentativi di diminuire le tensioni con la Federazione russa, ma anche per aver bloccato inchieste penali di traffico di influenza che pendevano su un eurodeputato, Ovidiu Silaghi (allora PNL, oggi PSD). In base ad un sillogismo abbastanza rudimentale ma simbolico per la retorica anticomunista, votare per le liste PSD equivale a votare contro gli interessi della Romania nella stabilità regionale e a favore di un Presidente della Commissione europea filo-russo[6].

In una posizione relativamente distaccata da quanto detto sopra, ritroviamo il rappresentante della minoranza magiara, la cui costante elettorale è ricollegabile alle caratteristiche del voto etnico. Anche in questo caso, la portata del dibattito elettorale ha, tuttavia, una connotazione domestica. In apertura della campagna elettorale, il presidente UDMR dichiarava simbolicamente che il voto del 25 maggio avrebbe contribuito all’obiettivo di “portare il Südtirol e la Catalogna in Transilvania”[7] ovvero ad un sostegno implicito alle proposte dell’UDMR a favore di autonomia regionale. Aggiungeva, inoltre, “i nostri interessi non possono essere rappresentati che dai magiari (…). Se noi non ci arriviamo (n.a. – nel PE), il nostro posto sarà preso dai Parlamentari rumeni. Si tratta del nostro futuro!”[8]. Ritornano, in coerenza con queste prese di posizione, argomenti europei quali il multilinguismo o il decentramento, ma la portata del discorso è per lo più domestica.

Nella competizione elettorale partecipano anche rappresentanti della famiglia nazional-populista: il Partito Grande Romania (PRM) e il Partito del Popolo – Dan Diaconescu (PP-DD). Piuttosto periferici nel dibattito pubblico, entrambi i partiti promuovono un discorso incentrato sull’unità e la dignità nazionale, la critica dell’establishment e la lotta alla corruzione. Simbolici sono gli slogan del PRM:Votate con i patrioti, non con i mafiosi! Oppure, I patrioti votano PRM!. oppure ancora quello del PP-DD:Il 25 maggio, vota con anima di rumeno!. I risultati elettorali piazzano entrambi i partiti al di sotto della soglia elettorale.

Una visione conclusiva

In sintesi, più che una campagna di idee, più che un confronto su visioni distinte dell’Europa, la campagna elettorale del 2014 si presenta come uno scontro fra persone in vista delle elezioni presidenziali del Novembre 2014. Simbolici sono da questo punto di vista i vari poster con i presidenziabili dei vari partiti, anche se non erano candidati alle elezioni europee. Ritroviamo allora una certa sensazione di déjà vu: elezioni europee poco partecipate ma fortemente influenzate dalle dinamiche politiche nazionali. Tenuto conto della portata per lo più “nazionale” dei dibattiti, i risultati elettorali possono essere interpretati come un voto di fiducia per l’attuale coalizione di governo e una penalizzazione dei due principali esponenti del centro-destra, il PD-L e il PNL. L’onda d’urto dei risultati, infatti, si è fatta sentire immediatamente: la direzione del PNL si è dimessa ed un congresso straordinario è previsto alla fine del mese di giugno. Privo dell’appoggio diretto del Presidente Băsescu, il PD-L dimezza i suoi mandati (5), anche se molto probabilmente il numero complessivo del gruppo rumeno nell’EPP sarà rafforzato anche dai 2 eletti del PMP e dalla manovra del PNL di abbandono di ALDE a favore dei popolari europei. Il successo del PSD, con i suoi due piccoli alleati, riguarda non soltanto il fatto che ottiene la metà dei mandati disponibili, ma anche il fatto che diventa così la più forte delegazione proveniente da un paese postcomunista.

Ricordiamo che la partecipazione alle elezioni è stata in leggero aumento rispetto al 2009 (+ 4,77), ma rimane più bassa rispetto alla media Europea (oltre 10%). Stato Membro dell’UE da ormai 7 anni, la Romania sembra aver interiorizzato ab origine il mancato interesse per le elezioni europee sia a livello della società, sia a livello della classe politica.

Riferimenti bibliografici

Bunce V. & Wolchick S.L. (2006) “Favorable Conditions and Electoral Revolutions”, Journal of Democracy, 17(4): 5-18

Soare, S. (2011), “Bulgaria e Romania, vent’anni dopo: il peso del passato, le sfide del presente”, in Pietro Grilli di Cortona e Orazio Lanza (eds.), Tra vecchio e nuovo regime. Il peso del passato nella costruzione della democrazia, Il Mulino, Bologna, 2011, pp. 203-233.

Reif, K. & Schmitt, H. (1980) “Nine second-order national elections: A conceptual framework for the analysis of European election results”, European Journal of Political Research, 8 (1): 3–44

Gherghina, S. & Miscoiu, S. (2013) “The Failure of Cohabitation: The Institutional Crises in Romania”,East European Politics and Societies, 27 (4): 668-684

Roth F., F. Nowak-Lehmann D. & T. Otter (2013) “Crisis and Trust in National and European Union Institutions. Panel Evidence for the EU, 1999 to 2012”, RSCAS 2013/31 (Robert Schuman Centre for Advanced Studies, European Union Democracy Observatory), 2013,http://cadmus.eui.eu/bitstream/handle/1814/26975/RSCAS_2013_31.pdf?sequence=1

Risorse internet


[1] Disponibili sul sito della Commissione elettorale (Biroul electoral central)

[2] “PSD e la scor maxim. PMP nu e in situatia de a impune prezidentiabilul dreptei. Interviu cu Cristian Preda”, 27 Maggio 2014, http://www.ziare.com

[3] Per una visione più dettagliata si veda l’articolo di M. Bird e S. Candea “Romanian renegate bids for EP seat”, EuObserver, 19 Maggio 2014.

[4] “Proces verbal privind rimanerii definitive a candidaturilor la alegerile pentru membrii din Romania in Parlamentul european din anul 2014”.

[5] Oltre alle fotografie sopracitate è stata indicata anche la dichiarazione del Presidente Băsescu invitato ai dibatti organizzati dalla Fondazione Movimento popolare: “Sappiate che ho una soluzione molto semplice. Votate PMP, perché questo partito nuovo si è proposto di raccogliere il 30% dei voti alle elezioni legislative del 2016. Di sicuro, questo partito è stato nato prima del termine. Come ho già detto, i miei piani e quelli del Prof. Preda erano di creare un partito dopo la fine del mio mandato”. Il testo dell’intervento è disponibile sul sito della presidenza rumena: “Comunicat 17 mai 2014”, http://www.presidency.ro/?_RID=det&tb=date&id=15029&_PRID=lazi

[6] “Monica Macovei: Suntem sub amenintarea Federatiei Ruse; europarlamentarii polonezi si cei din tarile baltice vorbesc despre pregatiri pentru aparare in caz de razboi”, 12 Aprile 2014, Ziarul de Iaşi o “Ce vrea Macovei de la Schulz privind anchetarea lui Silaghi”, HotnewsRo, 22 Maggio 2014.

[7] UDMR si-a lansat candidatii pentru europarlamentare. Kelemen Hunor: “Sa aducem Catalonia in Ardeal”, Mediafax, 29 marzo 2014.

[8] Ibid.

*Sorina Soare si è laureata in Scienze Politichepresso l’Università di Bucarest e ha conseguito un DEA e un dottorato in Scienze Politiche presso l’Université libre de Bruxelles. È ricercatrice presso il Dipartimento di scienze politiche e socialidell’Università degli Studi di Firenze, dove insegna Politica Comparata.

Questo articolo é stato pubblicato il 3 giugno 2014.

Despre un acord istoric şi apariţia în paralel a unui nou grup, “i rosiconi”


 

Victor Ponta e Pierluigi Bersani

Nu mai este niciun secret pentru nimeni faptul că Partidul Social Democrat din România a semnat un acord cu Partito Democratico din Italia (am scris denumirea completă a partidelor şi ţara pentru a nu crea confuzii unora). Cel puţin în teorie, acest acord deschide multe posibilităţi românilor din Italia care vor să intre în politică. Evident, cei care simpatizează ideologia celor două partide. S-a tot discutat despre legalitatea/ilegalitatea filialelor din Italia  a partidelor din România iar acest acord dă posibilitatea membrilor şi simpatizanţilor PSD să activeze iar „rosiconilor” (voi dezvolta mai încolo) să găsească alte motive pentru a bălăcări. Acordul cuprinde 6 articole care se referă la  reglementarea raporturilor de interacţine dintre cele două partide. Descrierea amănunţită o voi face în Gazeta Românească, dar menţionez că pentru prima dată un partid italian va susţine candidatura pentru Parlamentul italian, a unui reprezentant din comunitatea românească. Organizarea PSD în Italia pleacă, după părerea mea, din momentul semnării acordului cu PD. Până la acea dată nu se făcuseră declaraţii pompoase despre organizaţia din Italia şi nu fuseseră ţinute şedinţe ale organizaţiei. Apariţia PSD Italia are , practic, ca dată de naştere ziua în care s-a semnat acordul: vineri, 14 ianuarie. Acum, PSD Italia are şi baza legală şi politică pentru a începe să activeze şi să aibă rezultate. Nu mai pot fi invocate motive de vreun fel de acum înainte. E ca şi cum ar fi obţinut examenul de admitere la facultate şi depinde doar de ei să treacă examenele ulterioare…depinde cum îşi vor face temele şi cât de mult vor fi prezenţi la „seminarele”  politice. „Părinţii” şi-au făcut datoria…

Era normal să apară şi comentariile. Cine însă poate să critice şi să creeze deja scenarii halucinante, fără să se afle în treabă???…e vorba de un grup căruia i se potriveşte denumirea „ i rosiconi”…hai să pun o explicaţie în italiană a acestei categorii de bârfitori, mincinoşi şi intriganţi. E un cuvânt din dialectul roman, sugerat de către un foarte bun prieten iar acolo i-am identificat pe majoritatea. Oricum, blogurile abundă de definiţii ale acestei categorii de „neicanimeni”.

„Il rosicone, quello che rosica per qualcosa, è colui che prova un misto di invidia, rabbia, rancore, e soprattutto impotenza. Perché a rosicare, di solito, è chi si sente ingiustamente colpito da un destino che non meritava. Rosicare significa quando tu mi fai qualcosa e io te la devo rifare, e avere l’ultima parola, oppure rodersi l’anima, struggersi per l’azione o l’atteggiamento di una persona, in particolare se non si è in potere di intervenire, e poi c’è chi illustra il senso del termine con un’altra, efficace, espressione gergale capitolina: “andarci in puzza”. E in effetti, chi rosica, si rode lentamente, nel profondo, e non riesce a darsi pace. La “rosicata” è uno stato d’animo che non si esaurisce a stretto giro, ma va avanti a lungo – proprio come la rosicchiata del topo, lunga e costante – e può durare settimane, mesi, poi, addiruttura anni. Una rosicata celebre, ad esempio, sara per loro l’accordo tra PD italiano con PSD romeno.

„I rosiconi” şi-au dorit din toată inima să intre şi ei în acordul PD-PSD dar din fericire, în cazul ăsta, s-a ţinut cont de valoarea persoanelor (despre această chestiune voi dezvolta într-o altă postare). Neputinţa „rosiconilor” s-a manifestat în modul, de-acum arhicunoscut de toată lumea, prin comentarii răutăcioase, apariţia de „dosare” halucinante, postări agramate pe blog sau facebook, atacuri şobolăneşti asupra unor persoane…ca şi până acum, „i rosiconii” vor denunţa prin strigăte pline de salivă urât mirositoare…nimic. Ce-i grav însă, în opinia mea, e faptul că unul dintre “rosiconi”, fiind un “impotent” al folosirii limbii române, îşi permite să vorbească în public despre marele Eminescu şi creaţia sa.

A ROSICONIIIIIIIIIIIIIIII !!!


Citeste si Acord istoric între PSD România şi PD Italia

Praf de stele

"Am citit undeva odată că praful putea să fie chiar particule de stele care au explodat şi care cad pe pământ."

Psiholog Crețu Ioan Alexandru

Fii tu însuți schimbarea pe care vrei să o vezi în lume.

Emil Dumea

Sunt om și nimic din ceea ce este omenesc nu-mi este străin. Ceea ce însă vreau neapărat să nu-mi fie străin sunt chipul și asemănarea mea cu Cel de la care vin și spre care mă îndrept.

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CRISTI DANILEŢ - judecător

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General Dávila

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