Un patto di amicizia e di fraternità


La Costituzione è stata e rimane la mia BIBBIA laica (Carlo A. Ciampi)

"un patto di amicizia e di fraternità"La Costituzione Italiana: un patto di amicizia e di fraternità

Si è concluso con un segnale positivo il primo seminario Romania-Italia “Insieme per la legalità” svoltosi oggi presso la bellissima sala dell’Accademia di Romania in Roma. “Legalità” significa rispetto della carta dei diritti e dei doveri dei cittadini. E’ stata tradotta anche in romeno nel 2007, oltre che in altre lingue, la Costituzione Italiana. Oggi, farò mie le parole dell’ex Ministro della Solidarietà Sociale che pronunciò nell’introduzione alla pubblicazione, adattando il testo per l’occasione.

Per Umberto Terracini, che la firmò insieme a De Gasperi e De Nicola, la Costituzione era dunque “un patto di amicizia e di fraternità”, e cito: «L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore

La firma della Costizione Italiana

La firma della Costizione Italiana

Sono queste le parole che disse nel 1947 per presentare la carta dei diritti e dei doveri, il testo più importante dell’ordinamento giuridico al popolo italiano. Era un’epoca quella, in cui a emigrare erano gli italiani. Andavano negli Stati Uniti, in Germania, in Canada.

Oggi, con tante persone che ogni giorno arrivano in Italia da molte parti del mondo per viverci e adattarsi, questo invito al patto dovrebbe essere ancora valido ed efficace.

Amicizia e fraternità. Stringersi la mano, era rivolto a un popolo che usciva dalla guerra civile. Amicizia e fraternità sono due parole che invitano alla pace, al civile confronto. Che cos’è infatti l’amicizia se non un rapporto tra due o più persone, non necessariamente della stessa nazionalità, sesso, religione, orientamento politico…che si incontrano, si conoscono, condividono realtà, si trasformano reciprocamente, cercando di non imporre mai la propria visione con la forza? Che cos’è la fraternità se non un modo di ricercare ogni giorno, spesso con grande fatica, la pacifica convivenza con i nostri simili?

Pensate un momento al contesto in cui la Costituzione fu varata. “L’Italia era, subito dopo la guerra – continua Ferrero, un paese profondamente diviso, un paese solcato da lacerazioni profonde, contrasti accesi, contrapposizioni frontali per diversità di storia, di geografia, di classi, di culture.”
A me, sinceramente, mi pare l’attuale contesto in cui si trova la comunità romena in Italia. Anche allora, come oggi, c’era da rimediare a situazioni di miseria, di conflitto, di sopraffazione, di sfruttamento e di violenza. C’era bisogno di libertà, di uguaglianza, di pace. Nell’art. 3 della Costituzione italiana leggiamo che la Repubblica ha il compito di togliere, di eliminare, tutti quegli ostacoli economici e sociali che possono impedire l‘uguaglianza dei cittadini. Signori, senza uguaglianza non può esserci libertà. Così come non può esserci pieno sviluppo della persona umana e neanche l’effettiva partecipazione di tutti, uomini e donne, all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, dell’Italia.

Terracini ha detto: “Il destino della nostra Costituzione è affidato, al popolo italiano. Il popolo ne deve essere il realizzatore. Il realizzatore e il custode.” Questo vuol dire che dobbiamo trasformare in pratica di vita, concretezza di gesti, di sentimenti, di aspirazioni, di bisogni, un testo scritto. Una legge, anche la migliore, non vive, non serve se non diventa pratica comune di tutti quanti. Siamo noi che viviamo oggi in Italia, italiani, ma anche comunitari e non comunitari, a dover vigilare perché nessun conflitto possa tornare… Dobbiamo vigilare per non scivolare in una specie di guerra tra i poveri, causa della mancanza dello Stato. Siamo tutti noi che dobbiamo essere vigilenti perchè i razzismi, gli sfruttamenti e le sopraffazioni non si ripresentino, oppure che siano eliminati laddove purtroppo sussistano.

“Si agita qualcosa di diverso e particolare nelle nostre società frantumate e interconnesse. Si agita lo spettro dell’istinto disumano, il facile precipitare nelle zone tenebrose della non ragione. E questo ovunque e a qualunque latitudine.”

Oggi viviamo in una realtà di frammentazione, di solitudine, di complessità sociale, di cambiamento veloce e continuo. Conviviamo ormai con l’incertezza del domani, la precarietà del lavoro, la paura del diverso. Per superare tutto questo non serve rinchiudersi, mettere paletti, escludere, fare campagne mediatiche anti-romene.

Insieme, ed è un invito a tutti, dobbiamo piuttosto rinnovare il patto di convivenza, quello di cui Terracini già parlava nel guardare alla differenza come a una ricchezza, allo scambio come a una risorsa. Oggi l’Italia è più larga; pensate che 625.278 romeni, 90.218 polacchi, 40.163 tedeschi, 33.477 bulgari, 30.803 francesi, 26.448 britannici, 17.354 spagnoli… possono già votare alle elezioni amministrative in Italia e alle europee per i candidati assegnati all’Italia. Tutti noi assieme costituiamo la grande opportunità dell’Italia, la nostra grande opportunità. Tutti i cittadini che vivono qui sono portatori di diritti inviolabili. La Costituzione italiana è chiara su questo. Ed è molto precisa. I diritti inviolabili valgono per tutti, e vengono elencati uno per uno. C’è il diritto alla libera circolazione, tutti hanno diritto a un lavoro, a educare i propri figli, a organizzarsi in sindacati, leggo ancora nella Costituzione.
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La democrazia quindi è fatta di diritti, di libertà, di uguaglianza, ma anche di doveri. Da parte di tutti. Per un patto di convivenza civile non abbiamo bisogno di altro. Non c’è bisogno di una nuova Costituzione o di regole specifiche per i comunitari o per gli immigrati non comunitari. Chiunque viva in Italia deve inderogabilmente accettarne il patto di convivenza. E alla base di questo patto c’è, oggi come nel 1947, la Costituzione. Per una convivenza che sia rispettosa delle pari dignità, dei diritti fondamentali d’ogni persona, e dei doveri inderogabili verso l’altro e verso l’intera collettività.

Nel concludere, dobbiamo difendere, promuovere e rilanciare la Costituzione, diffonderla fra i romeni, fra gli italiani che ancora non la conoscano bene, i tedeschi, marocchini, albanesi, congolesi etc.. Possiamo distribuirla nei posti di lavoro, nelle scuole, nei pubblici uffici, nei bar… perché diventi, assieme alla lingua italiana un fattore di convivenza sociale e di contaminazione culturale. La Costituzione è di tutti e per tutti coloro che vivono in Italia. Io sono nata romena, ma mi sento italiana dopo 16 anni vissuti in Italia.

Per costruire l’Italia e gli italiani di domani: che siano nati in Italia o che siano nati fuori dall’Italia, difendiamo la Costituzione Italiana.

Simona C. Farcas
13/03/2009

Sicurezza è cittadinanza


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Di qualunque nazionalità tu sia, italiana/o romena/o polacca/o tedesca/o bulgara/o francese britannica/o spagnola/o olandese slovacca/o greca/o austriaca/o belga ceca/o ungherese portoghese svedese slovena/o lituana/o irlandese danese finlandese lettone maltese estone lussemburghese cipriotaSiamo tutte/i cittadine/i europee/i!

LA SICUREZZA E’ CITTADINANZA

GIOVEDI’ 5 FEBBRAIO

MANIFESTAZIONE DI FRONTE ALLA RAI
ORE 16 – VIALE MAZZINI 14

in segno di solidarietà a tutte le donne vittime di violenza;
per dire no alla demonizzazione di intere comunità da parte dei media;
per il rispetto del diritto di voto e di informazione dei cittadini europei.

Manifestazione di fronte alla Rai per un’informazione corretta sull’esercizio del diritto di voto dei cittadini comunitari alle prossime elezioni europee e per il rispetto dei diritti della persona contro gli stereotipi razzisti. La violenza si sconfigge con la cittadinanza. Per una comune patria europea!

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Serve più informazione per una integrazione europea


Mi chiamo Danuta Wojtaszczyk e sono caporedattrice del quindicinale per i Polacchi in Italia „Nasz Świat” pubblicato da Stranieri in Italia e vicepresidente dell’Associazione Culturale Comunità Polacca di Roma.

Vorrei ringraziare l’onorevole Rita Bernardini e tutti coloro che hanno reso possibile il nostro incontro di oggi. Ringrazio gli esponenti del parlamento italiano ed europeo e tutti i presenti per aver accettato l’invito del dialogo – con noi, rappresentati di diverse comunità dei cittadini comunitari residenti in Italia.

Perché siamo qui oggi?

Siamo qui perché vogliamo fare il un punto della situazione. E’ qual’é il punto? Il punto è che viviamo in un momento particolare nella storia della civiltà. Le società sono destinate a cambiare e ormai ci sono tanti modi per sentirsi europei. Ci si può sentire italo-polacchi o polacco-italiani o polacchi ed italiani , ci si può sentire italo-romeni, italo-francesi, italo-tedeschi e in tanti altri modi ancora. E’ importantissimo capire che le nostre comunità si riconoscano nei propri valori. E’ noi quali valori vogliamo tramandare ai nostri figli?

Il governo italiano cosa vuole trasmettere ai cittadini italiani?

Negli ultimi tempi sembrano affermarsi in Italia posizioni sempre più ispirate al principio della indesiderabilità dei cittadini stranieri. Non posso purtroppo evitare di constatare che alcuni esponenti del Governo e della Maggioranza abbiano messo in risalto solo gli aspetti negativi del fenomeno dell’immigrazione e che diverse misure messe in atto abbiano decisamente alimentato pregiudizi e malumori verso le comunità degli immigrati in Italia.

Non lo so, forze è anche giusto pensare che ognuno debba tornare a casa sua. E’ magari chissà saremmo tutti più tranquilli se ci chiudiamo ognuno a casa propria a guardare i nostri stretti orizzonti.

Ma se invece noi Europei vogliamo veramente salvaguardare il patrimonio culturale del nostro continente, delle nostre culture, delle nostre lingue e dei valori universali tramandati con tanto sacrificio dai nostri avi dobbiamo imparare a convivere rispettandoci reciprocamente.

Faccio un esempio banale: se vedo qualcuno che sta devastando le aiuole nel quartiere dove abito, come mi comporto? La risposta dovrebbe essere una sola: reagisco e denuncio subito il vandalo. Invece per chi non si sente a casa sua non è così, potrebbe infatti decidere di non fare niente.

Non importa di che nazionalità sia il vandalo nè chi lo ha scoperto a rovinare gli angoli delle città. E’ importante capire che ci vuole l’interesse di chi governa a fare in modo che chi risiede sul territorio nazionale si senta partecipe nella vita sociale di tutti i giorni.

Il modo migliore per insegnare il rispetto è quello di dare il buon esempio. E’ questo il punto. Lo stato per primo dovrebbe dimostrare che il rispetto è un valore fondamentale di un paese civile e democratico.

L’immigrazione in Italia come negli altri paesi dell’UE è ormai un fenomeno strutturale. La partecipazione dei cittadini stranieri alla vita civile, politica, economica e culturale della comunità nazionale è una risorsa positiva, la base reale su cui costruire l’integrazione. In Italia oggi vivono quasi 4 milioni di stranieri di cui un milione sono i cittadini comunitari. E’ ovvio che il diritto al voto è uno strumento fondamentale per sentirsi partecipi alla vita sociale.

Perché si è voluto che tutti i cittadini comunitari abbiano diritto di voto amministrativo non solo nel Paese di provenienza ma anche in quello di residenza all’ interno dell’ Unione Europea? Perchè abbiamo lo stesso obiettivo: quello di salvaguardare la ricchezza del nostro continente e conservare un universo dei valori. In Italia purtroppo questo diritto di voto rimane il più delle volte sulla carta, come denuncia l’interpellanza urgente al presidente del consiglio e al ministro dell’Interno presentata dal Pd e a prima firma dall’onorevole Rita Bernardini.

Perchè accade questo? A mio avviso per il fatto che fino ad oggi c’è stato poco interesse da parte dei governanti per favorire una reale integrazione. Forse non è un caso che alla richiesta di informazione dei cittadini stranieri che vivono in Italia i media non solo non riescono a rispondere, ma tendono ad “inquadrare” l’immigrazione solo come cronaca nera, disagio, o nella migliore delle ipotesi, nelle sue implicazioni economiche e legate al mercato del lavoro. E’ arrivato il momento che lo stato ed i media, come la Rai, non parlino più solo ‘di’ immigrati, ma anche ‘per’ gli immigrati.

Visto il tema del nostro incontro: “Tutti possiamo votare purchè si sappia” chiediamo di:

– lanciare le campagne di comunicazione in diverse lingue per i cittadini comunitari residenti in Italia, in primis sulla Rai.

– più formazione per i funzionari delle amministrazioni locali, che potrebbero anche inviare materiale informativo a casa dei potenziali elettori.

– agevolare la partecipazione alle elezioni.

Qui vorrei spiegare per quale motivo chiediamo di fornirci delle informazioni non solo in italiano ma anche nelle nostre lingue madri. Qualcuno potrebbe dire che è una richiesta mal educata visto che chi è ospite in un Paese prima di pretendere un cosa dovrebbe dimostrare rispetto nei confronti dei padroni di casa. Questo è vero ma come ho detto al inizio viviamo in un momento particolare della storia, sappiamo che le società sono destinate a cambiare è saranno sempre più multietniche. E’ nel nostro interesse contrastare il fenomeno di imperialismo di una cultura sulle altre perché ogni popolo e ogni lingua possiede dei valori che fanno parte del patrimonio di tutta l’umanità.

Nessuna cultura ne lingua è superiore al altra. Ognuna di loro costituisce un nostro tesoro comune che dobbiamo salvaguardare. Noi cittadini europei abbiamo un obiettivo comune: che è quello di salvaguardarle tutte.

Non è un digressione questa che sto facendo ora e vi spiego che c’entra questo discorso con il diritto di voto amministrativo.

Dunque visto che in direzione ci stanno portando i cambiamenti demografici ed economici che stanno avvenendo il tutto il mondo dobbiamo capire che nel interesse di ogni Stato è fare in mondo che tutti i cittadini si sentono partecipi alla vita sociale. In poche parole conviene mettersi in testa non c’è tempo da perdere. Dobbiamo aiutarci a vicenda perché il meglio che possediamo non venga distrutto o perduto.

Tra pochissimi mesi quasi un milione di cittadini comunitari che vivono e lavorano in Italia potrebbero cominciare a sentirsi realmente partecipe nella vita del Paese è responsabile di quello che viene considerato il nostro bene comune. Potrebbe.

Non abbiamo molto tempo per iscriversi alle liste elettorali e molti di noi non sanno anche che possono esercitare questo diritto. Però tutti conosciamo il proverbio: volere è potere. E’ lo Stato italiano cosa vuole?

Grazie per l’attenzione

Costruiamo insieme la comune Patria europea


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Il 15 gennaio 2009, ore 16:29, alla Camera dei Deputati è stata discussa l’interpellanza urgente presentata da Rita Bernardini, martedì 13 gennaio 2009. “Iniziative per assicurare la piena operatività della normativa concernente l’esercizio del diritto di voto alle elezioni amministrative e a quelle per il rinnovo del Parlamento europeo da parte dei cittadini comunitari residenti in Italia – n. 2-00264”.
Segue la risposta del Governo.

16:29 Jean Leonard Touadi (PD) 00:06:54

16:36 Michelino Davico – sottosegretario per l’interno 00:03:51

16:40 Rita Bernardini (Radicali/PD) 00:07:18

PRESIDENTE. L’onorevole Touadi ha facoltà di illustrare l’interpellanza Bernardini n. 2-00264, concernente iniziative per assicurare la piena operatività della normativa concernente l’esercizio del diritto di voto alle elezioni amministrative e a quelle per il rinnovo del Parlamento europeo da parte dei cittadini comunitari residenti in Italia (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti), di cui è cofirmatario.

JEAN LEONARD TOUADI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, l’interpellanza urgente che sto per illustrare, a prima firma di Rita Bernardini e cofirmata da tanti altri colleghi, ha una grande rilevanza dal punto di vista degli adempimenti comunitari, da quello del rispetto di una legge dello Stato italiano e da quello del rispetto dei diritti civili e politici di tanti cittadini comunitari che soggiornano in Italia.

In effetti, con legge 6 febbraio 1996, n. 52 e con successivo decreto legislativo di attuazione n. 197 del 12 aprile 1996, il nostro Paese ha recepito la direttiva 94/80/CE del Consiglio dell’Unione europea del 19 dicembre 1994, che fissa le norme che consentono ai cittadini comunitari che risiedono in uno Stato membro, di cui non hanno la cittadinanza, di chiedere l’iscrizione in apposite liste elettorali aggiunte, istituite presso il comune di residenza stesso e, in virtù di tale iscrizione, di esercitare il diritto di voto in occasione delle elezioni amministrative ed europee.

Per rendersi conto del fenomeno di cui stiamo parlando, è importante, forse, dare alcuni elementi statistici. Secondo i dati ISTAT, aggiornati al 31 dicembre 2007 – senza perciò considerare coloro che si sono aggiunti dal primo gennaio 2008 ad oggi – i cittadini dell’Unione europea provenienti dai 26 Paesi membri, che risiedono in Italia, sono 934.435 e non stiamo parlando solo dei neo-comunitari (rumeni, bulgari e altri come qualcuno potrebbe pensare) ma anche di importanti comunità di Paesi, storici fondatori dell’Unione europea, come la Germania, con circa 40 mila unità, la Spagna con 17 mila unità e la Francia con 30 mila unità.

Il Ministero dell’interno, in realtà, con la circolare n. 134 del 30 dicembre 2003 – era l’anno in cui alcuni esponenti della maggioranza teorizzavano di privilegiare l’ingresso in Italia di cittadini europei, magari cristiani, rispetto alla minaccia mediorientale – si disciplinava il diritto di voto dei cittadini dei Paesi, allora entranti nella Comunità europea, predisponendo un modello di domanda che i cittadini dell’Unione europea potevano presentare ai sindaci dei comuni di residenza entro il novantesimo giorno anteriore a quello della votazione. Questa indicazione temporale è importante, signor sottosegretario, proprio per sottolineare che, dal punto di vista delle prossime scadenze elettorali, vi è una certa fretta nel disciplinare questa materia.

In occasione delle ultime elezioni del 2007, il partito dei rumeni in Italia ha denunciato che in tantissimi comuni la regolarizzazione per via anagrafica dei cittadini rumeni che presentavano la domanda ai sindaci per poter votare, era sospesa da settimane per l’incapacità dichiarata dei comuniPag. 147stessi di applicare ed interpretare la relativa normativa. Tali inadempimenti impedirono, quindi, a decine di migliaia di cittadini rumeni di partecipare alle elezioni.

La carente conoscenza della normativa riguardante l’elettorato attivo e passivo dai cittadini comunitari da parte dei comuni ha comportato in occasione delle ultime scadenze elettorali gravissime conseguenze negative sul rispetto degli obblighi comunitari, oltre che sul piano dell’immagine dell’Italia in Europa.

In occasione delle prossime elezioni amministrative e di quelle per il rinnovo del Parlamento europeo chiediamo al Governo quali iniziative siano state prese per applicare questa volta rigorosamente: la legge 6 febbraio 1996, n. 52, già citata, e successivo decreto legislativo di attuazione n. 197 del 12 aprile 1996; la stessa direttiva 93/109/CE del Consiglio del 6 dicembre 1993; il decreto-legge 24 giugno 1994, n. 408, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1 della legge 3 agosto 1994, n. 483, modificato dalla legge 24 aprile 1998, n. 128. Scuserete la pedanteria di queste citazioni, ma voglio dire che tale materia è precisamente normata sia in ambito europeo che nel nostro Paese.

Ciò che chiediamo al Governo – mi avvio alla conclusione, signor Presidente – è di sapere tre cose. In primo luogo, se non ritenga urgente promuovere campagne di informazione in diverse lingue rivolte ai cittadini comunitari residenti in Italia affinché possano conoscere il loro diritto di partecipazione al voto in Italia, chiedendo in primis ai mezzi radiotelevisivi del servizio pubblico di attivarsi in tempo utile.

In secondo luogo, se viste le esperienze passate sui mancati adempimenti di molti comuni della legge su menzionata il Governo non ritenga necessario un intervento ad hoc volto a informare ed istruire i funzionari pubblici, magari anche attraverso intese con l’ANCI, delle amministrazioni locali affinché, anche con un’apposita informativa da inviare al domicilio degli interessati, venga garantito il diritto di voto a chiunque dei cittadini comunitari ne faccia richiesta.

Infine, se non ritenga il Governo che agevolare una maggiore responsabilizzazione, anche sul piano civico, deiPag. 148cittadini comunitari residenti in Italia sia uno dei migliori elementi di integrazione che lo strumento democratico offre a tutti i cittadini.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’interno, onorevole Davico, ha facoltà di rispondere.

MICHELINO DAVICO, Sottosegretario di Stato per l’interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, com’è noto, la direttiva 94/80/CE del Consiglio dell’Unione europea del 19 dicembre 1994 ha disciplinato le modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali dei cittadini dell’Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non hanno la cittadinanza.

Tale direttiva è stata recepita nel nostro ordinamento con la legge 6 febbraio 1996, n. 52 recante disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alla Comunità Europea (legge comunitaria 1994) ed attuata con decreto legislativo 12 aprile 1996, n. 197.

Sulla base della normativa, i cittadini dell’Unione Europea che intendono partecipare alle elezioni comunali e circoscrizionali devono presentare domanda d’iscrizione nella lista elettorale aggiunta presso il comune di residenza entro il quinto giorno successivo a quello di affissione del manifesto di convocazione dei comizi.

L’esercizio del diritto di elettorato attivo e passivo per i cittadini comunitari, diversamente da quanto previsto per i cittadini italiani, dunque, non opera d’ufficio bensì trova il proprio presupposto nell’iniziativa degli interessati.

In occasione di ogni tornata amministrativa, questo Ministero attraverso apposita circolare, tramite le prefetture, sensibilizza i sindaci dei comuni interessati alle consultazioni affinché provvedano alla massima pubblicizzazione delle disposizioni dettate dal citato decreto legislativo n. 197 del 1996.

In occasione delle elezioni amministrative della primavera scorsa, le amministrazioni comunali sono state particolarmente sensibilizzate in ordine alle nuove disposizioni connesse all’adesione all’Unione europea della Bulgaria e Romania, al fine di assicurare la piena attuazione della normativa comunitaria in materia elettorale nei confronti dei cittadini provenienti dai citati Paesi.

Nella circolare in questione, come di consueto, è stato, tra l’altro, precisato che nel caso di tardività della domanda d’iscrizione nelle liste aggiunte da parte dei cittadini comunitari, una volta esperiti i necessari accertamenti, i sindaci possono rilasciare un’apposita attestazione di ammissione al voto, ai sensi dell’articolo 32 bis del Decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, in modo da consentirne la più ampia partecipazione alle elezioni, nel pieno rispetto del principio di parità di trattamento tra cittadini italiani e cittadini europei.

Per quanto riguarda l’elezione dei rappresentanti dell’Italia al Parlamento europeo, il decreto-legge 24 giugno 2004, n. 408, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1 della legge 3 agosto 1994, n. 483, modificato dalla legge 24 aprile 1998, n. 128, ha recepito la direttiva comunitaria n. 93/109/CE del 6 dicembre 1993 che prevede il diritto di elettorato attivo e passivo alle elezioni del Parlamento europeo per i cittadini dell’Unione europea residenti in uno Stato membro di cui non hanno la cittadinanza.

Sulla base di tale normativa, i cittadini dell’Unione residenti in Italia possono esercitare il diritto di voto per i rappresentanti dell’Italia al Parlamento europeo, presentando domanda al sindaco del comune di residenza entro il novantesimo giorno antecedente quello della votazione.

Anche in occasione di tali consultazioni, il Ministero dell’interno dirama apposite circolari ai sindaci, tramite le prefetture, affinché promuovano, a livello locale, ogni opportuna iniziativa (manifesti informativi tradotti in più lingue, lettere personali ai cittadini comunitari, eccetera) finalizzata alla massima pubblicizzazione delle disposizioni che regolano il diritto di partecipazione al voto in Italia dei cittadini comunitari nonché dell’apposito modello di domanda tradotto anch’esso in più lingue.

PRESIDENTE. L’onorevole Bernardini, cofirmataria dell’interpellanza, ha facoltà di replicare.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario per la risposta, mi dichiaro parzialmente soddisfatta e le spiego il perché: in realtà, lei non ha risposto alla partePag. 150dell’interpellanza che si riferisce all’informazione del servizio pubblico radiotelevisivo. Sottosegretario, accade questo: quanto alla domanda diretta da parte mia, anche a numerosi parlamentari che si trovano in quest’Aula, vi è un elemento di non conoscenza del fatto che i cittadini immigrati comunitari hanno il diritto di voto alle elezioni europee. Qualcuno sa che possono votare alle elezioni amministrative, ma per le elezioni europee c’è un dato di disinformazione che riguarda persino coloro che siedono in quest’Aula.

La domanda e il suggerimento che in fondo con molta buona volontà abbiamo rivolto a lei e al Governo è quello di investire il servizio pubblico radiotelevisivo affinché informi i cittadini comunitari residenti in Italia – gli immigrati rumeni, polacchi, bulgari eccetera – di questo diritto che possono esercitare, tanto in occasione delle elezioni europee quanto in occasione delle elezioni amministrative.

Per quel che riguarda le elezioni europee, è evidente che il cittadino immigrato comunitario deve riempire il modulo che lei ha citato, facendo un’opzione, vale a dire deve scegliere per quale Paese voterà in occasione delle elezioni europee. Per spiegarmi meglio, un rumeno deve scegliere se esercitare questo diritto di voto per l’Italia o per la Romania.
Io credo che quest’opera, al di là di tante chiacchiere che si fanno sull’integrazione dei cittadini immigrati, sia fondamentale per integrarli effettivamente, rendendoli partecipi di uno dei momenti fondamentali della democrazia, quello del voto.
Inoltre, ciò fa sentire gli immigrati proprio cittadini dell’Europa, se facciamo riferimento alle elezioni europee.
È chiaro che la nostra impostazione di Radicali nel Partito Democratico (ma io credo di molti parlamentari, cito, ad esempio, le dichiarazioni rese dal Presidente di questa Camera, Gianfranco Fini) è quella di allargare la partecipazione al voto alle elezioni amministrative a tutti i cittadini extracomunitari, in questo aderendo a quanto previsto dalla Convenzione di Strasburgo.

Vi è, quindi, un’opera da fare assieme alle associazioni che rappresentano i Paesi di soggetti residenti in Italia; un’opera d’informazione capillare che deve essere fatta in fretta. Come lei ricordava, per le elezioni al Parlamento europeo la registrazione (e quindi la domanda da rivolgere al sindaco per iscriversi nelle liste elettorali aggiunte) deve essere fatta 90 giorni prima. Quindi, se le elezioni si svolgeranno, come sembra, il 7 giugno gli immigrati devono registrarsi il 7 marzo ed evidentemente vi sono pochissimi giorni per informarli di questo che rappresenta un loro diritto. Era sostanzialmente questo il motivo per cui abbiamo reso urgente questa interpellanza e ci siamo rivolti con fiducia al Governo.

Mi rammarico, tra l’altro, anche moltissimo, per le questioni relative alla Commissione parlamentare di vigilanza RAI. È chiaro che richieste come quelle contenute in questa interpellanza, laddove si riferiscono al ruolo che deve svolgere il servizio pubblico radiotelevisivo, sarebbero state da noi rivolte in modo pressante proprio alla Commissione parlamentare di vigilanza. Quest’ultima, a mio avviso e ad avviso dei Radicali, colpevolmente ancora non riesce ad agire e ancora oggi non adempie ai suoi obblighi, come quello di regolamentare materie come quella elettorale (pensiamo, ad esempio, alle elezioni che si stanno per svolgere in Sardegna senza alcuna regolamento) e come il caso che abbiamo sollevato con questa interpellanza.

Da parte nostra non smetteremo di sollecitare il Governo e il Ministro dell’interno e proprio su questo argomento abbiamo organizzato con le comunità di immigrati comunitari che risiedono in Italia e con le associazioni che li rappresentano un convegno che si terrà presso la Sala delle Colonne il prossimo 23 gennaio dalle 15,30 alle 19.

* * *

    23 gennaio 2009
    Ore 15:30 – 19:00
    Roma, Palazzo Marini, Sala delle Colonne
    Piazza Poli 19

    Convegno
    Elezioni europee 2009

    TUTTI POSSIAMO VOTARE IN ITALIA, purché si sappia!

    Italiani romeni polacchi tedeschi bulgari francesi britannici spagnoli olandesi slovacchi greci austriaci belgi cechi ungheresi portoghesi svedesi sloveni lituani irlandesi danesi finlandesi lettoni maltesi estoni lussemburghesi ciprioti

    Costruiamo insieme la comune Patria europea

    Non tutti lo sanno – e i primi a non saperlo sono proprio i diretti interessati – ma i cittadini comunitari residenti in Italia hanno diritto di voto sia alle elezioni europee che alle elezioni amministrative. In vista delle prossime elezioni previste in giugno, le Istituzioni preposte devono mettere in atto tutti quegli accorgimenti che consentano concretamente a tutti i cittadini europei di poter votare, se intendono esercitare questo loro diritto, nel Paese ove sono residenti.

    Con questo incontro, al quale prenderanno parte i rappresentanti di numerose associazioni di comunità europee residenti in Italia e al quale sono invitati i parlamentari di tutti gli schieramenti politici, si intendono suggerire al Governo e, in particolare, al Ministro degli Interni, le misure che devono essere adottate per superare tutte le difficoltà burocratiche e d’informazione che nelle passate tornate elettorali hanno di fatto escluso dal voto tanti cittadini.

    Per dare una dimensione del fenomeno, è importante osservare i dati Istat aggiornati al 31 dicembre 2007, senza perciò considerare coloro che si sono aggiunti dal 1° gennaio 2008 ad oggi (e sono tanti!), i cittadini dell’Unione europea, provenienti dai 26 paesi membri, che risiedono in Italia, sono 934.435.

    La comunità più presente è quella dei cittadini rumeni, ben 625.278; seguono i polacchi 90.218, i tedeschi 40.163, i Bulgari 33.477, i francesi 30.803, i britannici 26.448, gli spagnoli 17.354.

Anche i rom possono votare…


Qualche mese fa, prima delle elezioni politiche di novembre in Romania, sono venuta a conoscenza di una interpellanza sottoscritta da alcuni deputati PD (Soro, Bernardini, Touadi, Minniti, Maurizio Turco, Farina Coscioni, Mecacci, Zamparutti, Beltrandi, Burtone, Marrocu, Melis, Duilio) e presentata al Governo italiano dalla deputata radicale Rita Bernardini (11 novembre scorso), affinché sia garantito il diritto di voto ai cittadini comunitari.

Ero molto contenta che finalmente la questione del voto per i comunitari fosse arrivata in Parlamento e che politici italiani si fossero decisi a darci una mano…anche perché, in questo modo, pensavo tra me e me, avrei potuto dare meglio il mio contributo alla causa…dell’integrazione dei miei connazionali che vogliono vivere in Italia.

Il 17 dicembre 2008, presso la sede dei Radicali di Roma, dove ero presente accanto ad altri miei connazionali, tra cui il sig. Decebal Tanase (in rappresentanza della comunità zingara di nazionalità romena a Roma) e rappresentanti della comunità polacca, intorno ad una tavola rotonda organizzata ad hoc , si è discusso insieme a giornalisti, docenti universitari, politici, rappresentanti di associazioni, della messa a punto di una campagna di comunicazione ed informazione per i cittadini comunitari aventi diritto di voto in Italia: “625.278 romeni, 90.218 polacchi, 40.163 tedeschi, 33.477 bulgari, 30.803 francesi, 26.448 britannici, 17.354 spagnoli…”.

Dal dibattito è emerso che manca totalmente l’informazione…, nemmeno i politici, la maggior parte, non sono a conoscenza del grande numero di cittadini comunitari aventi diritto di voto (circa un milione!). Per parlare di integrazione è importante fare la campagna d’immagine ( es. Romania, piacere di conoscerti), ma è più importante il diritto di voto e la partecipazione alle elezioni, sia attiva che passiva, nonché la corretta informazione.

La soluzione, condivisa da tutti, è di far partire subito una campagna comunicativa per informare i comunitari, compresi i cittadini rrom, che hanno il diritto di votare e che le amministrazioni devono agevolarli con tutti i mezzi. A tale proposito, si è convenuto organizzare un convegno a Roma, previsto per il 23 c.m.

Molti zingari, alcuni provenienti dalla Romania, hanno la residenza nei campi. Ma sono iscritti all’anagrafe? Sì! Bene, allora devono sapere che possono chiedere la tessera elettorale (entro il 9 marzo) per poter votare! E noi faremo di tutto per coinvolgerli e portare loro le informazioni corrette su questo diritto, sancito dalla legge, ma quasi impossibile da esercitare.
E, a proposito degli zingari romeni, Sergio Bontempelli ha pubblicato una spettacolare sintesi, che merita essere letta e diffusa per una migliore conoscenza dell’altro…ma anche di se stessi. Chi sono i Rom di Romania? “La stampa quotidiana e le televisioni ci hanno abituati a parlare comunemente di questo fenomeno migratorio, ma non ci aiutano a capirlo: così, quando si discute di «rom rumeni», a molti verranno in mente ladruncoli, spacciatori, scippatori, violentatori di donne o rapitori di bambini, e poco altro. […] Nella campagna elettorale del 1946, il Blocul Partidelor Democratice (alleanza elettorale guidata dal PC) indirizza agli zingari uno speciale appello, «Fraţi romi şi surori romniţe» (fratelli Rom e sorelle romnì), che invita a votare per il Blocul, e si impegna a contrastare discriminazioni ed esclusioni contro le minoranze”. Ora, facciamo in modo che i rrom possano dimostrare l’altra faccia della medaglia, insieme a noi, per una comune Patria Europea.

Simona C. Farcas

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