SILVIO FAGIOLO: UNA LEZIONE DI VITA E UN INSEGNAMENTO PER IL FUTURO DELL’EUROPA*.


(EUROITALIA – Milano, 30 giugno 2011)

Il Segretario Generale della Fondazione Europea Dragan, Dr. Guido Ravasi, ricorda  l’ambasciatore e professore Silvio Fagiolo: “convinto europeista e uno dei più alti rappresentanti della diplomazia italiana”, scomparso a Milano il 28 giugno 2011. Era nato a Roma il 15 luglio 1938.

*Dalla Prefazione di Guido Ravasi al volume, in corso di stampa, di Daniela Preda, Guido Ravasi, Ersiliagrazia Spatafora (eds), L’Europa di fronte a drammi umani ed emergenze socialiMilano,  Nagard, 2011


Il presente volume è articolato in quattro sessioni: I) L’Europa di fronte a drammi umani ed emergenze sociali (che, a guisa di pars pro toto, dà il titolo in copertina all’intero volume); II) La prospettiva politica europea; III) Quale futuro per l’Europa?; IV) Una vita per l’Europa: Gian Piero Orsello. Ogni sessione ha una sua introduzione ad hoc redatta dai curatori. Chiudono le Appendici che costituiscono una selezione di convenzioni e strumenti giuridici e normativi tra i più importanti strettamente inerenti alle questioni della prima sessione.

L’opera, sebbene così suddivisa, ha in realtà una sua ben precisa struttura unitaria. Anzitutto l’Europa, come è usanza consolidata per le programmazioni culturali della Fondazione Europea Dragan, ne costituisce il minimo comune denominatore. Ma al di là di questo, vi è ben altro legame tra le singole sessioni, anche se a volte non immediatamente percepibile. In effetti, l’Europa non può adeguatamente fronteggiare i drammi umani e le emergenze sociali, come quelli oggetto della trattazione nella prima sessione, senza una politica efficace al riguardo. Ebbene una delle condizioni imprescindibili e più importanti per poter mettere in atto una qualsiasi azione efficace nei confronti di questioni e problemi così globalizzati è che essa non costituisca l’iniziativa isolata di un singolo Stato, o anche di un singolo attore internazionale, ma rientri in una politica europea – specifica e generale – comune degna di questo nome. Per questo occorre lavorare per definire sempre meglio e sviluppare in concreto, senza altri ritardi, un comune approccio europeo a drammi umani e problemi sociali come quelli qui trattati oltre che, al di là delle questioni specifiche qui oggetto di considerazione, una politica comune europea in senso globale.

Immigrazione clandestina, rifugiati, tratta di esseri umani, pedopornografia, sfruttamento sessuale e sfruttamento lavorativo delle bambine e dei bambini, utilizzo dei minori nei conflitti armati sono drammi che frequentemente hanno le loro radici anche in situazioni presenti all’esterno (oltre che all’interno) dei confini dell’area europea, ma non per questo collocate al di fuori di un’eventuale influenza e azione politica comune europea.

La stessa domanda sul futuro dell’Europa (che riflette il titolo della terza sessione) non può prescindere dalla capacità dell’Unione europea di far fronte a questi e simili problemi e di approntare una ben precisa e definita politica comune, sia nei riguardi di tali questioni, sia più in generale per rispondere alle sfide cruciali che ci riguardano tutti: sfide che, come Fondazione Europea Dragan, abbiamo a più riprese cercato di dibattere con i cittadini e di chiarire e sviscerare con l’ausilio di esperti tra i più qualificati[1].

Inoltre, le domande sul futuro non possono essere adeguatamente affrontate senza l’insegnamento che ci proviene dal passato e senza il lascito dei maestri. In quest’ottica, abbiamo pubblicato in precedenza un saggio su L’attualità di Altiero Spinelli nell’Europa di oggi[2]. Nel precedente volume di questa stessa collana, dal titolo Giuseppe Vedovato costruttore d’Europa[3], abbiamo invece avuto l’onore di curare un’opera relativa ad un altro maestro dell’Europa: Giuseppe Vedovato, tuttora un modello vivente d’umanesimo e di impegno intellettuale ed esempio credibile di politica nazionale ed europea. Anch’esso, tra l’altro, come Altiero Spinelli e Gian Piero Orsello frequentatore e relatore alla Fondazione Europa Dragan.

E in questo volume, nella quarta sessione, titolata Una vita per l’Europa: Gian Piero Orsello raccogliamo le testimonianze su un’altra grande personalità di statura internazionale che, fino all’ultimo, ha profuso un impegno indefesso e una dedizione senza riserve nella costruzione europea. La sessione presenta infatti gli Atti della Giornata di studio in onore del professor Gian Piero Orsello – La costruzione dell’Europa oggi, svoltasi presso la sede romana della Fondazione Europa Dragan il 18 novembre 2008, in collaborazione con l’Associazione universitaria di studi europei (Ause).

Le testimonianze su Gian Piero Orsello mostrano, una volta di più, che l’Europa non può lucidamente pensare al suo futuro se trascura l’insegnamento che ha radici nel passato. La lezione di questi maestri e costruttori della casa comune europea è, in pari tempo, una lezione di vita e un insegnamento per il futuro dell’Europa. Da qui il titolo di questa prefazione.

Infine, per la loro squisita collaborazione oltre che per il loro prezioso contributo, ringrazio le mie due autorevoli co-curatrici, le professoresse Daniela Preda e Ersiliagrazia Spatafora, che insieme a tutti i relatori e a tutti i collaboratori – contraddistinti dalla passione e dall’amore per l’Europa, ma per un’Europa che sia veramente presente ed attiva nei confronti dei drammi delle persone – hanno permesso a quest’opera di venire alla luce.

***

Nel momento in cui ci accingiamo a licenziare alle stampe il presente volume, ci coglie e ci sorprende con sgomento la notizia che un altro importante protagonista della costruzione europea, già rappresentante permanente presso l’Unione europea a Bruxelles e negoziatore per l’Italia dei trattati di Maastricht, di Amsterdam e di Nizza è venuto improvvisamente a mancare. L’ambasciatore e professore Silvio Fagiolo, di cui un pregevole contributo arricchisce questo libro, era un convinto europeista e uno dei più alti rappresentanti della diplomazia italiana.

Negli ultimi anni, diverse volte era venuto alla Fondazione Europea Dragan per illustrare il suo pensiero sull’Europa o per dibattere su questioni del contesto internazionale. Lo ricordiamo, oltre che con quell’affetto che ci ha sempre ricambiato, con la stima che con spontaneità si nutre per coloro che operano alacremente, sfuggendo ai riflettori, per il proprio Paese con puro spirito di servizio: una lezione di signorilità e dignità, purtroppo sempre più rara.

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