AQUILA, 11 GIUGNO: METTERE IN SICUREZZA L’ITALIA


Un incontro con magistrati, specialisti, docenti, operatori.

Università dell’Aquila – Dipartimento di culture comparate – Corso di laurea in Scienze dell’investigazione.

In collaborazione con OGISAQ – Osservatorio Giustizia Investigazione Sicurezza dell’Università dell’Aquila

 

Mettere in sicurezza l’Italia?

Profili nazionali e internazionali, disastri naturali e artificiali, competenze e progetti.

Lunedì, 11 giugno 2012, ore 10,30,  aula T5 : il modello aquilano.

Presso il Polo didattico di Via Di Vincenzo

Presiede:

Giovanna Maria Iurato, Prefetto dell’Aquila

Interventi:

Emilio Cocco, COST Action IS0803, Remaking Borders Network

Fabio Velardi, Ph. D., analista relazioni internazionali

Roberto Razzano, Dirigente Superiore Polizia di Stato

Anna Tozzi, Responsabile Relazioni Internazionali, Università dellAquila

Paolo Carretta, Capo Ufficio Addestramento e Studi, Scuola Isp. e Sovr., Guardia di Finanza

Mariateresa Gammone, Università dell’Aquila

Lunedì, 11 giugno 2012, ore 15: i profili internazionali.

Presso Casa Onna, Centro civico e sala multifunzionale

 Presiede:

Ciro Riviezzo, Presidente f.f. del Tribunale di Lanciano

Interventi:

Dragan Simeunovic, Centre  for  Security  Studies  and  Terrorism Research, Belgrade University

Marija Djoric, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Belgrado

Angelo De Nicola, giornalista e scrittore

Paola Anfossi Guerra, Scuola internazionale  Etica & Sicurezza

Antonello Ciccozzi, Università dell’Aquila

 Francesco Sidoti, presidente Corso di laurea Scienze dell’investigazione.

COMUNICATO STAMPA

 prof. Francesco Sidoti

prof. Francesco Sidoti (Fondazione Europea Dragan – Foto: Simona C. Farcas)

METTERE IN SICUREZZA L’ITALIA?

Profili nazionali e internazionali, disastri naturali e artificiali, competenze e progetti.

LUNEDI’ 11 GIUGNO 2012

A L’AQUILA E A ONNA

Un precedente incontro si è svolto ad Onna il 18 aprile 2012, ricordando che nella sua prima conferenza stampa come presidente del Consiglio, fine anno 2011, il senatore Mario Monti aveva detto:

«… Secondo la Süddeutsche Zeitung per quella popolazione sono il genero ideale: parlo poco, vesto in modo serio e banale, non faccio molto rumore. Per i tedeschi il più è fatto…». L’incontro aveva per tema le radici dell’illegalità all’italiana e rievocava il 25 aprile 2009, quando, intervenendo ad Onna, città martire del nazismo e del terremoto, l’allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, aveva toccato nei sondaggi il massimo della sua popolarità.

L’11 giugno 2012 è l’anniversario della tragedia di Onna negli anni bui del nazismo. In quella data si celebrerà ad Onna una sobria cerimonia: sul finire del giorno, il sindaco deporrà una corona ed un trombettiere farà risuonare le note del silenzio.

In quella stessa data vogliamo ricordare un altro simbolo che quel luogo è diventato: Casa Onna è stata meravigliosamente e velocemente ristrutturata da molti e molti mesi, con capitali interamente tedeschi. Casa Onna è un prodigioso simbolo di quella cooperazione internazionale che è in grado di avere la meglio sul nazionalismo guerrafondaio e sulle disgrazie naturali. Casa Onna è oggi un luminoso monumento alla maniera migliore di essere tedeschi e di essere italiani.

Il nostro contributo è rappresentato da un incontro di studio, misurato e denso di interrogativi, maturato al ripetersi in Emilia di un’immane tragedia del terremoto. A L’Aquila c’è un’esperienza enorme, luci e ombre, che vogliamo ripercorrere con modestia, ma con la consapevolezza che esistono insegnamenti e lezioni apprese nella sventura e che non possono essere trascurate.

Nell’Università dell’Aquila c’è, in tema di sicurezza e di relazioni internazionali, una trama di riflessioni e di ragionamenti, di iniziative e di proposte. Esiste sui profili della giustizia e della sicurezza un modello L’Aquila, che non è certo un modello nel senso dell’invito all’imitazione, ma nel senso di un’esperienza sofferta, secondo l’arguto detto: “l’esperienza è il nome che gli umani danno ai propri errori” (ma, visto che si tratta di un incontro universitario, si dovrebbe pure ricordare che è stato anche detto: “l’esperienza è il tipo di insegnante più arduo. Prima ti fa l’esame, poi ti spiega la lezione“).

La lezione aquilana della gestione di un disastro può essere vista alla luce delle lezioni che provengono da altri paesi, come nei Balcani, che hanno attraversato altri disastri, di origine politica e istituzionale. Pure la Serbia è un simbolo, molto diverso dall’Aquila, ma parallelo ed istruttivo: in Serbia un operaio Fiat guadagna circa 400 euro al mese, mentre le tensioni interregionali sembrano riprendere nuova lena.

C’è oggi in Europa un aggrovigliato problema di sicurezza, italiana ed internazionale, che può essere rivisto e ripensato ad Onna con modestia, ma alla luce delle esperienze più severe del passato e del presente.

Con l’invito ad una partecipazione e ad un’attenzione, i miei migliori saluti,

Francesco Sidoti

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FRANCESCO SIDOTI

Docteur de Troisième Cycle.

Guest Scholar – The Brookings Institution.

Secretary RC29 – International Sociological Association, 2010-2014.

Presidente del corso di laurea in Scienze dell’investigazione nell’

Università dell’Aquila.

Ordinario di criminologia (dal 1994)

https://sites.google.com/site/francescosidoti2010/home-page

http://www.scienzeinvestigazione.it/

http://www.facebook.com/groups/131500686936889/

MANTOVANO INTERVIENE ALLA CONVENTION DEI CIRCOLI NUOVA ITALIA


Il sindaco di Roma, Alemanno

On. Gianni Alemanno. Image via Wikipedia

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento pronunciato dall’on. Alfredo Mantovano, Sottosegretario all’Interno, esponente della “destra cristiana”, dirigente di Alleanza Cattolica, deputato al Parlamento e Magistrato, il 25 settembre scorso al convegno nazionale dei Circoli Nuova Italia, 23-25.09.2011 – Palazzo dei Congressi – Roma.

I Circoli Nuova Italia fanno capo all’on. Gianni Alemanno, Sindaco di Roma Capitale nonché esponente di alto rilievo del Popolo della Libertà.

 On. Alfredo Mantovano, Sottosegretario all'Interno, esponente della "destra cristiana", dirigente di Alleanza Cattolica, magistrato

On. Alfredo Mantovano, Sottosegretario all'Interno, esponente della "destra cristiana", dirigente di Alleanza Cattolica, magistrato

Più d’uno di coloro che sono intervenuti in questa “tre giorni” di confronto e di dibattito ha esortato, e a ragione, a concentrare l’attenzione sulle pagine dei quotidiani – da qualche mese, ahimè, quelle collocate dopo la decima -, che trattano di questioni importanti e reali, dalla cui corretta impostazione politica dipende molto della vita quotidiana di ciascuno di noi: l’economia, la crescita, lo sviluppo, le questioni istituzionali. Io invece oso occuparmi proprio di ciò che compare nelle prime dieci pagine: non vorrei eludere un tema che, pur presentando aspetti di inammissibile invadenza nella vita privata, non va rimosso considerandolo semplice gossip. Il disagio derivante dalla lettura di quella parte dei quotidiani va affrontato senza trincerarsi in difesa e senza complessi di inferiorità.

 La prendo larga, per giungere rapidamente al punto. Qualche tempo fa, partecipando a una tavola rotonda che aveva per tema il contrasto alla criminalità mafiosa, ho ascoltato la seguente tesi da parte di un docente universitario della mia città: “poiché la mafia ha una struttura familistica, la famiglia è in sé un fattore  di rischio”. Ergo: uno degli strumenti per sconfiggere la mafia è incoraggiare forme di convivenza alternative a quella familiare, lavorando per destrutturare la famiglia tradizionale. Una posizione del genere, che proviene da chi insegna (!) in un luogo qualificato, è emblematica di come possa essere dipinta negativamente una delle ricchezze più significative, anche dal punto di vista economico, che ancora adesso anima il corpo sociale italiano.

 Ma ci sono altri elementi della nostra identità e della nostra tradizione di cui, seguendo una impostazione ideologica simile a quella appena ricordata, come italiani dovremmo vergognarci:

·        la centralità della donna all’interno della famiglia;

·        la cura dell’anziano, che non ha eguali in altre Nazioni occidentali;

·       un senso di solidarietà non astratto. Mentre parliamo, a qualche centinaio di chilometri da noi, a Lampedusa, ci sono medici (italiani) che prestano le primissime cure ai migranti irregolari che scendono ogni giorno dai barconi, e affrontano con generosità malattie che parevano essere scomparse. In tante aree a rischio (penso per tutte a Herat) altri italiani mostrano con coraggio quale è il senso autentico dell’aiuto portato a chi è in grave difficoltà,

·        la propensione al dono;

·        il culto dei Santi, che ha la dimensione laica del legame con il campanile: per il quale ci sentiamo parte più della comunità municipale che di quella provinciale o regionale;

·        da ultimo – non ultimo per importanza – quel che rende l’Italia vessillare, realizzando ciò che Giovanni Paolo II definiva “l’eccezione italiana”: il fatto che da 2000 anni nel cuore dell’Italia ci sia la Sede del Vicario di Cristo. Questo sarebbe veramente il segno più evidente del sottosviluppo nel quale saremmo immersi!

 Ma chi è che legge negativamente gli indici cui prima ho fatto riferimento (la famiglia, la cura dell’anziano, e così via)? Non è un partito nel senso proprio del termine. È un filone ideologico che più d’uno (penso per tutti ad Augusto Del Noce) ha mirabilmente descritto nell’essenza. È quel filone che, pur non essendo un partito, è stato denominato il “partito anti-italiano”. È il partito dei “migliori”, o comunque di coloro che si ritengono “i migliori”.  Il “partito anti-italiano”:

 ·        ha radici nella parte laicista del Risorgimento;

·        attraversa il ‘900 con figure come Gobetti, come Gramsci, come i promotori del Partito d’Azione (una piccola formazione politica, che ha avuto una vita breve, ma ha esercitato una notevole egemonia nella Sinistra);

·        ha come punti di riferimento mediatici quotidiani come la Repubblica , settimanali come l’Espresso e periodici comeMicromega;

·       può contare su punti di forza paraeversivi, come il movimento No Tav (che vuole impedire all’Italia di dotarsi di infrastrutture adeguate), e su punti di forza paraistituzionali: quella fascia della magistratura che pretende di sostituire sé stessa alle scelte della politica;

·        spinge il suo pregiudizio ideologico al punto di fare il tifo perché le agenzie di rating parlino male dell’Italia, in modo che il Centrodestra vada a casa prima!

  Il “partito anti-italiano” non ha soltanto una visione ideologica, ha anche una sua lettura della storia. L’Italia sarebbe un “paese sbagliato”:

 ·        perché i popoli della Penisola hanno a suo tempo rifiutato la riforma luterana, a differenza di altre nazioni europee;

·        perché nel 1799 invece di accogliere i francesi “liberatori” hanno animato le “insorgenze” ovunque, dalla Romagna alla Calabria;

·        perché, soprattutto al Sud, non hanno mostrato – per usare un eufemismo – grande entusiasmo verso il Risorgimento;

·        perché per lunghi anni hanno espresso un robusto consenso al Fascismo, come ha insegnato – fra gli altri – Renzo De Felice;

·        perché nel Dopoguerra hanno impedito alla Sinistra di governare da sola;

·        perché (e siamo ai giorni nostri) continuano – nonostante tutto – a manifestare affetto per la nostra tradizione; e anzi – attraverso le sue istituzioni – provano ad affermarla in Europa quando l’Europa cerca di mortificarci (si pensi alla questione del Crocifisso, ma non solo a essa).

                                                   * *

  C’è un italiano che il “partito anti-italiano” odia profondamente, e che vuole togliersi davanti fin da quando si è affacciato sulla scena politica, 17 anni fa: quest’italiano si chiama Silvio Berlusconi. Convinciamoci, cari amici, che l’odio contro Berlusconi non comincia né si accentua con le escort e con le paginate di intercettazioni: la Sinistra lo ha odiato fin dal 1994, in quanto capo del Centrodestra! Mi rendo conto che, con quello che leggiamo da settimane, dire questo e fare le considerazioni che seguono rischia di essere patetico.

  Non so se è patetico. So che, se proviamo a prendere le distanze dal fango della quotidianità, è paradossalmente vero. È vero, cioè, che Silvio Berlusconi, l’uomo che ha introdotto Drive In nelle tv, l’uomo delle notti di Arcore e delle telefonate osé, proprio lui, è stata la persona che negli ultimi 17 anni ha bloccato il progetto di costruire la Seconda Repubblica su basi azioniste. È stato, cioè, l’uomo che si è opposto alla demolizione dei valori della tradizione nazionale.

  Molti di voi ricordano quel bel film di qualche anno fa, “Sliding doors”. Visto che l’attacco è concentrato soprattutto sul piano etico, proviamo a immaginare – al netto di questioni istituzionali, o di carattere economico e finanziario – come sarebbero andate alcune vicende negli ultimi 18 anni se le porte della metro non si fossero aperte, se cioè non ci fosse stato Berlusconi. Non c’è bisogno di particolari sforzi di fantasia: quale Nazione ha in Europa caratteristiche analoghe a quelle dell’Italia? Se pensiamo, con qualche ragione, che sia la Spagna , facciamo scorrere le immagini dei trailer dei film di Felipe Gonzales e di Luis Zapatero … e poi pensiamo cosa sarebbe stato il nostro film se non fossero esistiti il Centrodestra e Berlusconi.

  Lo dico avendo presenti gli italiani di buon senso, e in particolare i cattolici, dentro e fuori il PDL. A loro mi permetto di domandare: si deve o non si deve al Centrodestra guidato da Berlusconi …

 ·        … se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia non vi è una legge sull’eutanasia, e anzi è prossima all’approvazione una equilibrata legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento? Una legge, la seconda, il cui ispiratore potrebbe essere monsier de la Palisse : colui che un’ora prima di morire era  ancora vivo… e quindi era vietato ammazzarlo. È appena il caso di ricordare che la CEI ha a suo tempo pubblicamente riconosciuto gli sforzi del Governo, e quelli personali del Presidente del Consiglio, che nel febbraio 2009 è giunto alle soglie di un conflitto istituzionale pur di salvare la vita di Eluana Englaro;

·        … se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia è stata fissata qualche regola sul fronte della biogenetica? Ci meravigliamo che, come è accaduto qualche giorno fa, una coppia abbia un bambino a 130 anni (72 lui, 58 lei), ma dobbiamo anche sapere che ciò accade perché i due sono andati all’estero: se mancassero quelle regole elementari, episodi del genere in Italia costituirebbero non l’eccezione ma l’ordinaria amministrazione;

·        … se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia esiste una legislazione sulla droga equilibrata e avanzata, che coniuga il necessario rigore con l’altrettanto indispensabile recupero di chi lotta per uscire dalla dipendenza?

·        … se, a differenza di altre Nazioni europee e a dispetto di quanto vorrebbe imporci l’Unione Europea, in Italia non esiste una legge antiomofobia? E questo non è un limite, ma un vanto per l’Italia! Una legge anti-omofobia determinerebbe una discriminazione al contrario: punire più gravemente un reato che ha come parte offesa una persona che manifesta la sua omosessualità rispetto a una qualsiasi altra persona equivale a introdurre nell’ordinamento il principio secondo il quale l’ostentazione dell’orientamento omosessuale costituisce un valore positivo, da tutelare in modo specifico e con maggiore decisione rispetto ad altri. E spero che alla fine di questo si renda conto anche qualche solerte ministra dell’attuale Governo, fra improvvide sponsorizzazioni di turismi gay e reiterati tentativi di modifiche legislative;

·        … se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia vi è un effettivo rispetto per la libertà religiosa, qualunque sia la confessione di riferimento, senza tuttavia trascurare il legame indissolubile della nostra tradizione con i simboli del cattolicesimo, a cominciare dal Crocifisso? Per ben tre volte in importanti discorsi pubblici il Santo Padre ha lodato il Governo italiano (sempre quello guidato da Berlusconi) per la decisione di ricorrere alla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla presenza del Crocifisso nelle scuole; in altre circostanze il Papa ha ringraziato il Governo per l’impegno in favore dei cristiani vittime di persecuzioni in Pakistan, e altrove. Aggiungo che ha senso che il PDL stia a pieno titolo nel PPE se, come ha fatto l’Italia nell’UE, vi sta non in una posizione subordinata, ma al contrario nella convinzione che l’Europa, come l’Occidente, non esiste senza Roma. Anche questo è stato magistralmente ricordato da Benedetto XVI nel suo recente discorso al Parlamento tedesco, parlando di Gerusalemme, con la fede nel Dio unico, di Atene, con la filosofia dell’essere, e di Roma, col suo diritto, come delle fondamenta della civiltà, dell’Occidente e del continente europeo;

·        … se, a differenza di altre Nazioni europee, che hanno nel proprio territorio presenze criminali preoccupanti ma posseggono meno strumenti di noi per affrontarle, in Italia negli ultimi tre anni e mezzo si è dato un contributo alla speranza di tante aree della Penisola – soprattutto, ma non soltanto, al Sud – con un contrasto effettivo all’aggressione mafiosa?

  In tutte queste battaglie vinte (certo, vinte!, alla faccia del disfattismo e della depressione) il “partito anti italiano” è stato sempre schierato in modo militante dall’altra parte. Mentre è drammaticamente paradossale che quanto precede abbia visto come protagonista quell’incarnazione di tutti i mali e di tutti i vizi che risponde al nome di Silvio Berlusconi. Lungi da me tentare una impropria apologia del Capo del Governo. Il modello di statista (è stato più di uno statista) per me personalmente è l’ultimo Imperatore di Austria e Ungheria, Carlo d’Asburgo: è un modello – non a caso nel 2004 Giovanni Paolo II lo ha beatificato – perché nella sua figura si trovano insieme la grandezza di un Imperatore e la straordinaria coerenza della vita personale. Non voleva la guerra, ha fatto l’impossibile per evitarla, amava l’Italia e ha tentato di concludere con essa la pace, affrontando poi quell’esilio che doveva portarlo alla morte giovanissimo, pur di non tradire la missione che gli era stata affidata: tutto questo, e tanto altro, descrivono le sue doti alla guida dell’Impero. Al tempo stesso, è stato uomo, marito e padre esemplare.

  Francamente non trovo oggi suoi epigoni, neanche in scala. Il panorama attuale offre all’attenzione una tragica scissione; sembra che la scelta debba essere fra chi ha probabilmente una vita personale coerente ma è stato promotore o complice di scelte politiche pessime, e chi invece ha operato decorose scelte politiche sul fronte di quelli che Benedetto XVI chiama i “principi non negoziabili” ma al tempo stesso ha una vita personale discutibile. Non trascuro il peso e l’esemplarietà di un comportamento sobrio per chi ha importanti incarichi istituzionali; non trascuro nemmeno quella robusta parte di responsabilità in capo a chi piazza cimici, si introduce nel privato e sbatte il mostro nelle prime pagine: sarebbe interessante vedere quanti di coloro che oggi fanno a gara nello scagliare la prima pietra continuerebbero a farlo se per mesi o anni fossero sottoposti a ininterrotte intercettazioni telefoniche o ambientali… Ma il giudizio alla fine va portato sui fatti concreti che qualificano un esecutivo e una maggioranza: le leggi e l’azione di governo. Se sono costretto a scegliere fra Romano Prodi, sulla cui condotta privata nessuno può dire nulla, ma che stava introducendo nell’ordinamento italiano i Dico e l’eutanasia, e Silvio Berlusconi, il cui comportamento è illustrato dai media in ogni dettaglio ma sotto il cui governo è accaduto quanto sopra descritto, io non ho il minimo dubbio! 

 E sarei grato alla Sinistra se la smettesse di considerarci minus habentes perché siamo convinti che il tratto poco sobrio del Presidente del Consiglio sia qualcosa di meno grave di una legge che permette di uccidere un disabile. Chiedo soprattutto alla Sinistra di evitare discorsi apparentemente suadenti, del tipo: ma proprio voi che siete  di Destra, con la vostra tradizione e i principi cui vi ispirate, prendete voi l’iniziativa e staccate la spina! In questi tre giorni noi non ci siamo tirati indietro nel formulare proposte e nel chiedere maggiore decisione e forza nell’azione del governo. Ma la Sinistra non può rivolgerci questi inviti:

·        sia perché nella più recente storia italiana ci sono due date che veramente poco simpatiche, in assoluto e per tutti noi; sono due date fra loro strettamente correlate: la prima è il 25 luglio e la seconda è l’8 settembre. E noi non lavoriamo né per una riedizione, con tutto quello che è diverso, del 25 luglio, né per una replica della tragedia dell’8 settembre!

·        sia perché l’ultima cosa che ci si può domandare è di armarci di coltello e di recitare la parte di Bruto, magari anticipando – per essere tempestivi con alcune scadenze – il gesto dalle Idi di marzo alle Idi di ottobre. Può darsi che Bruto appartenga al Pantheon della Sinistra, certamente compare in quello della Sinistra comunista, ma non fa parte ad alcun titolo del Pantheon della nostra comunità!

*   *   *

 Francamente non so quanto dureranno questo governo e questa maggioranza. So che, finché durano, dobbiamo essere consapevoli del lavoro positivamente svolto finora (che non è poco), e dobbiamo essere decisi a continuarlo fino all’ultimo minuto che ci è concesso, nel rispetto della tradizione del nostro popolo.

 Perché così è giusto fare e, con l’aiuto di Dio, così abbiamo il dovere di fare.

“Leadership. Leaders and new trends in political communication.” Interviu cu expertul in comunicare politică, prof. Antonio Momoc


Antonio Momoc (http://www.antoniomomoc.ro)

€UROITALIA – Bucureşti, 26 mai 2011 – Simona C. Farcaş.

Internet şi Democraţie. Internetul în comunicarea politică. Influenţa libertăţii online asupra politicii offline… “Digitalizarea înseamnă neapărat şi democratizare? Câtă libertate câştigăm şi câtă educaţie pierdem prin intermediul internetului?”  se/ne întreabă prof. Antonio Momoc, specialist în comunicare şi în ştiinţe politice, lector universitar doctor la Facultatea de Jurnalism şi Ştiinţele Comunicării, Universitatea Bucureşti. Contactat de Agenţia de presă EUROITALIA din Roma, prof. Antonio Momoc a acordat Simonei C. Farcaş un interviu despre comunicarea sa ştiinţifică “The rising of Romanian President Traian Băsescu and the role of digital guerilla.”, susţinută pe 20 mai 2011, la LUISS “Guido Carli”, cea mai prestigioasă Universitate privată din Roma, cu sediul în Viale Romania.

Prof.  Antonio Momoc din Bucureşti a conferenţiat la Roma alături de personalităţi cu renume mondial ale lumii comunicării politice, în cadrul simpozionului internaţional “Leadership. Leaders and new trends in political communication”, organizat de către CMCS – Centre for Media and Communication Studies “Massimo Baldini” şi LUISS Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli, care s-a desfăşurat între 20-21 mai 2011.

Antonio Momoc, LUISS Università di Roma, 20 mai 2011

Simona C. Farcaş: Care a fost subiectul înâlnirii la conferinţa “Leadership. Leaders and new trends in political communication”?

Antonio Momoc: “Tema principală a dezbaterilor a fost influenţa noilor tehnologii de comunicare asupra regimurilor politice şi asupra stilului comunicării politice. În ce fel influenţează social-media/ new-media democraţiile occidentale şi în ce fel influenţează aceste tehnologii regimurile nedemocratice. Digitalizarea înseamnă neapărat şi democratizare? Câtă libertate câştigăm şi câtă educaţie pierdem prin intermediul internetului?”

Simona C. Farcaş: Antonio, citim pe site-ul  www.antoniomomoc.ro, că sunteţi licenţiat în jurnalism şi în ştiinţe politice; doctor în sociologie, scriitor, cercetător în istoria socială a sociologiei, lector doctor la Facultatea de Jurnalism şi Ştiinţele Comunicării la Universitatea din Bucureşti, titular al cursurilor de Marketing politic şi Publicitate electorală la Catedra de Antropologie Culturală şi Comunicare. Va preocupaţi în special de comunicare politică. Nu este prima dată când sunteţi invitat să luaţi cuvântul la o conferinţă internaţională.

Antonio Momoc: “Este adevărat că în România, în Europa, în ţări ca Suedia, Ungaria, Polonia, Italia, Olanda am conferenţiat sau am paticipat la conferinţe pe tema relaţiei dintre Internet şi Democraţie. Întotdeauna a fost vorba şi despre Comunicare politică. Speranţa sau iluzia pe care o aduce internetul este aceea că societatea se poate democratiza prin accesul tot mai larg şi mai liber al cetăţenilor la comunicarea online. Aceasta poate fi o formă a democraţiei, însă una mai degrabă formală. E adevărat că tot mai mulţi oameni se pot exprima liber online. Dar câtă influenţă are această libertate online asupra politicii offline? Câtă putere politică au la propriu cei care se exprimă pe internet? Şi dacă vorbim despre democraţie calitativă, întrebarea este: suntem mai liberi offline, sunt respecate drepturile cetăţenilor mai mult acum, sunt cetăţenii mai educaţi în sensul participării şi al toleranţei odată cu dezvoltarea mediului online şi a noilor tehnologii de comunicare? Sunt întrebări la care viitorul va oferi răspuns.”

Simona C. Farcaş: Care au fost impresiile, cum v-aţi simţit, ce a insemnat pentru dumneavoastră să conferenţiaţi la Roma, alături de personalităţi ale lumii comunicării politice cum sunt Brian McNair (Queensland University of Technology), Sara Bentivegna (Sapienza, Università di Roma), Nico Carpentier (University of Loughborough), Fausto Colombo (Università Cattolica di Milano), Raffaele De Mucci (LUISS “Guido Carli”), Sergio Fabbrini (LUISS “Guido Carli”), Ivor Gaber (City University London), Matthew Hibberd (University of Stirling), Michael Higgins (University of Strathclyde), Leonardo Morlino (LUISS “Guido Carli”), Edoardo Novelli (Università degli Studi Roma Tre), Jo Silvestre (City University London), Mick Temple (Staffordshire University), Katrin Voltmer (University of Leeds) etc.?

Antonio Momoc: “Aceste personalităţi ale lumii ştiinţifice sunt nişte oameni extraordinari. Am avut privilegiul de a sta de vorbă cu ei, informal, în pauzele de cafea sau la prânz ori la cină. Katrin Voltmer (University of Leeds) a fost extraordinar de activă pe durata conferinţei, a avut intervenţii excelente, comentarii şi observaţii utile. Este din Germania, din Berlinul de Vest. Am petrecut o seară întreagă împreună vorbind despre asemănările dintre Germania de Est şi ţările din Estul Europei, inclusiv România. Este un profesor extraordinar şi o cercetătoare de valoare.

Mick Temple (Staffordshire University) a avut o comunicare despre alegerile din MB în care a făcut câteva remarci şi la campania lui Obama despre care a împărtăşit credinţa că nu a fost atât o campanie care să implice dezbatere şi dialog, cât a fost o campanie de moblizare şi de fund-raising. Am petrecut prima seară a conferinţei la aceeaşi masă vorbind despre criza economică mondială. Am fost surprins să aflu că Mick Temple a fost în adolescenţă cântăreţ într-o trupă new wave punk.

Edoardo Novelli (Università degli Studi Roma Tre) a avut o comunicare consistentă despre istoria publicităţii electorale italiene şi despre cazul Silvio Berlusconi. Am vorbit cu el după conferinţa sa despre asemănările şi diferenţele dintre liderii populişti Berlusconi şi Traian Băsescu. Michael Higgins (University of Strathclyde) este un analist excelent, profesorul Morlino a fost şi la Bucureşti unde a primit titulul de Doctor Honoris Causa.

Fausto Colombo (Università Cattolica di Milano) are un farmec aparte al interpretărilor, este un moderator subtil şi redă analize complicate cu umor şi detaşare. Suntem deja prieteni pe FaceBook.

Am avut ocazia să vorbesc în prima zi cu Brian McNair (Queensland University of Technology) despre lucrările sale şi să îi mărturisesc că parte din seminariile şi cursurile mele de Publicitate electorală pornesc de la opera sa ştiinţifică. Cu profesorul Sergio Fabbrini (LUISS “Guido Carli” University) am fost onorat să stau mai mult de vorbă: comunicarea sa despre cum înlocuiesc noile tehnologii partidele politice, despre populism vs liberalism şi despre personalizarea vieţii politice vs instituţionalizare este extrem de utilă înţelegerii transformărilor actuale. Am făcut o sinteză a acestor comunicări şi pe blogul meu.”

Simona C. Farcaş: Câteva impresii personale despre Roma. Universitatea LUISS…. aspiraţii eventuale proiecte viitoare?

Antonio Momoc: “Roma este un oraş capitală europeană şi capitală mondială. Este un punct de intersecţie al marilor civilizaţii.  Istorie, artă, cultură, ştiinţă, modă, muzică, totul la superlativ. Am mai vizitat Roma turistică acum câţiva ani. De această dată am cutreierat Roma neturistică, de exemplu cartierul San Lorenzo unde studenţii italieni beau o bere în weekend.

Universitatea LUISS este locul unde orice cercetător şi-ar dori să lucreze. Dotarea tehnică sălilor, a laboratoarelor, a bibliotecii, facilităţile pentru studenţi, cele de lectură dar şi cele de recreere şi sport sunt extraordinare. Este o şcoală modernă şi serioasă. Întrucât am câştigat anul trecut o bursă europeană din Fondul Social European în cadrul căreia cercetez relaţia dintre new-media şi populişti, voi aplica pentru continuarea cercetării mele asupra populismului european la Universitatea LUISS. De fapt încerc un studiu comparativ Est-Vest, iar în Italia regăsim exemple interesante în relaţia dintre politicieni-jurnalişti-populism-democraţie.”

Simona C. Farcaş: De ce subiectul „Ascensiunea lui Traian Băsescu şi rolul gherilei digitale”?

Antonio Momoc:  “Pentru că Traian Băsescu este primul politician român care a derulat o campanie electorală online în România. Este primul care intuieşte avantajele internetului în comunicarea politică. Şi, deşi nu a avut niciodată un blog, reuşeşte printr-un site user generated content să moblizeze tinerii la vot. A făcut-o şi în 2004 şi în 2009. Băsescu a mizat pe nemulţumirile tinerilor, pe revolta lor antisistem, pe frustrările lor cauzate de politicienii vechiului regim, pe prezenţa tinerilor în număr mare în online. Gherila digitală este un mod de acţiune online care mobilizează tinerii în lupta de ridiculizare a politicienilor. Gherila online nu implică dezbatere, nu îndeamnă la dialog raţional sau la discutarea progamelor economice sau politice. Gherila digitală înseamnă caricatură, umor, ironie, defulare, luarea în râs a contracandidaţilor.”

Simona C. Farcaş: Care a fost impactul modelulului de acţiune inventat şi impus în 2004 de gherila digitală?

Antonio Momoc: “Gherila digitală a reprezentat în 2004 începutul erei web 2.0 în comunicarea politică din România şi prima campanie online negativă de succes. De fapt, iniţial a fost doar o secţiune a site-ului de campanie prezidenţială unde alegătorii upload-au materiale via email. A devenit un mod de acţiune în momentul în care materialele electorale au fost răspândite online prin email, mass-messeges, forumuri. După apariţia Youtube în 2005 şi a altor site-uri de video-sharing, după dezvoltarea blogurilor şi a blogosferei româneşti, acţiunea de gherilă digitală a devenit mai penetrantă, fiind dublată de marketingul viral.”

Simona C. Farcaş: Acest model a fost preluat în campaniile din 2007, 2008 şi 2009 de către Opoziţia lui Traian Băsescu. A avut succes?

Antonio Momoc: “E adevărat că Opoziţia a încercat să preia acest model de comunicare şi de acţiune online. Uneori cu succes, alteori cu mai puţin succes. În 2007, PD a reuşit să ducă aproape de perfecţiune gherila digitală la Referendumul suspendării preşedintelui. Să nu uităm însă că în 2008 PSD a obţinut mai multe voturi decât PDL, dar sistemul electoral a permis ca PDL sa aiba 1-2 mandate mai mult în Parlament. În 2009 Mircea Geoană în seara votului din turul II a crezut că a câştigat alegerile şi aliaţii săi din PNL au deschis şampania. Putem spune că gherila online a PSD şi PNL a câştigat, dar Geoană a pierdut.”

Simona C. Farcaş: A câştigat Traian Băsescu al doilea mandat datorită voturilor din diasporă?

Antonio Momoc: “E greu de spus. Şi în ţară voturile între primii doi clasaţi au fost împărţite pe din două. Desigur, au contat voturile cetăţenilor români din Republica Moldova, dar şi ale românilor care trăiesc în Occident. Probabil că Băsescu a acordat mai multă atenţie campaniei electorale în dispora decât au făcut-o ceilalţi candidaţi. Băsescu a avut mesaj ţintit pe românii din diaspora, ceilalţi mai puţin. Acesta este un merit al comunicării electorale şi al echipei sale de campanie.”

Simona C. Farcaş: Este Traian Băsescu un şef de stat european?

Antonio Momoc: “Sau este Traian Băsescu un lider european? România, prin poziţia geografică, prin aderarea la UE şi prin valorile pe care le împărtăşesc cetăţenii săi este un stat european. Probabil că din punctul de vedere al infrastructurii şi al economiei nu suntem la nivel european, dar din punctul de vedere al aspiraţiilor ne dorim să fim acolo unde este Europa dezvoltată. Ne ţin pe loc cultura şi obiceiurile din comunism şi din perioada fanariotă. Din punct de vedere mental suntem încă sub influenţa Orientului medieval. Şpaga, corupţia, dedublarea, lipsa de încredere în ceilalţi au rădăcini culturale adânci. Ele au fost dublate după 1989 de un indiviualism exacerbat, de un neoliberalism îmbrăţişat prea uşor de mulţi români, de un dezinteres radical pentru spaţiul public şi de o solidaritate şubrezită de mesaje politice antagonice. Nu credem în instituţii, rezolvăm probleme publice prin relaţii personale.Toate acestea sunt obstacole şi blocaje în mentalitatea şi în comportamentul românilor.

Traian Băsescu prin mesajele sale politice a contribuit la adâncirea clivajelor şi a rupturii sociale. Prin identificarea aşa-zişilor „vinovaţi”, ba a bugetarilor, ba a sindicatelor, ba a mogulilor, ba a pensionarilor, Preşedintele a acutizat neînţelegerile sociale şi a divizat mai mult societatea românească decât să construiască. Românii au nevoie mai mult ca oricând de mesaje de unitate şi de solidaritate şi de un preşedinte mediator şi împăciuitor între diverse categorii social-economice. Preşedintele ar trebui să permită mai mult instituţiilor să funcţioneze libere, independente una de alta, nu să personalizeze atât de mult viaţa publică, nu să intervină atât de brutal de personal în relaţiile dintre instituţiile statului.”

Simona C. Farcaş: Emil Constantinescu, fostul preşedinte al României, intr-o Scrisoare deschisă către societatea civilă, scrie: “Indiferent de simpatiile politice sau personale nu putem evita o întrebare:  cum a fost posibilă ascensiunea la cea mai înaltă funcţie în stat a unei persoane cu un trecut cunoscut ca fiind marcat de fapte ilegale şi imorale şi cum a putut fi el apoi sprijinit în acţiunile sale deşi acestea lezau grav autoritatea instituţiilor statului şi prestigiul internaţional al României?”. Cum comentaţi această întrebare?

Antonio Momoc: “Cred că orice cetăţean are dreptul de a alege şi a fi ales indiferent că în cheamă Băsescu sau Constantinescu. Dacă românii l-au ales pe Traian Băsescu nu are sens să judecăm post-factum de ce nu ales altfel şi ce ar fi fost dacă.. .  În 2009 puţini erau cei care credeau că Traian Băsescu este un om cu un trecut discutabil, cu atât mai mult în 2004 sau în 2007. Orice dovadă a ilegalităţilor din trecutul său ar fi fost citită, interpretată ca o încercare a Opoziţiei de a-l denigra pe Preşedinte. Şi astăzi simpatizanţii Preşedintelui cred sincer că Traian Băsescu este un reformator al statului şi un luptător anticorupţie.”

(Simona C. Farcaş)

ROMA, 12 MARZO/Co-mai: SIT-IN di SOLIDARIETÀ AL POPOLO LIBICO


 

 

Co-mai

La Comunità del Mondo Arabo in Italia

جالية العالم العربي في إيطاليا

La Co-mai aderisce ed invita tutti al

SIT-IN di SOLIDARIETÀ AL POPOLO LIBICO

SABATO 12 MARZO 2011 ORE 16.00

Piazza dei Santi Apostoli – ROMA (Vicino Piazza Venezia)

Organizzato dal gruppo “UNITI PER UNIRE”, dal Comitato Immigrati in Italia ( CII ) Sezione Roma  e da numerose comunità straniere.

SIETI INVITATI PER DARE FORZA  AL POPOLO LIBICO.

SIAMO TUTTI UNITI PER UNIRE ED INTENSIFISCARE I PONTI DEL DIALOGO E DELLA
CONOSCIENZA E PER CHIEDERE

PIÙ LIBERTÀ, PIÀ DEMOCRAZIA, PIÙ ASCOLTO, PIÙ DIALOGO INTERCULTURALE ED INTERRELIGIOSO.

Lanciamo un appello al popolo egiziano per FERMARE GLI SCONTRI DEGLI ULTIMI GIORNI IN EGITTO

ed invitiamo tutte le forze politiche affinché scendano in piazza con noi a manifestare, mettendo da parte le divisioni interne e lavorando tutti quanti uniti per costruire una politica estera italiana forte.


Ecco l’appello ai politici
http://www.co-mai.it/I_politici_Scendano_tutti_in_piazza_con_noi_2.pdf

Chiediamo, poi, di intensificare gli aiuti sanitari, appoggiando le richieste e gli appelli dell’AMSI, della FNOMCeo e di ADN KRONOS Salute.

http://portale.fnomceo.it/PortaleFnomceo/showItem.2puntOT?id=81084

Ringraziamo il Governo italiano per  gli aiuti sanitari inviati in Libia e chiediamo di concentrarli anche vicino alle città coinvolte negli scontri.

LA VOSTRA PRESENZA UN DOVERE UMANO.

GIRATELO AGLI AMICI!

Il Presidente del Consiglio direttivo CO-MAI
FOAD AODI
http://www.co-mai.it
http://www.Facebook.com ; Co-mai ed “Uniti per Unire”
3387177238
presidenzaco-mai@libero.it

“I politici sono i veri decadenti, incapaci di guidare il nostro Paese”


Articolo pubblicato su Il Tempo il 19/07/2010

Capece Minutolo stemma

[…] …baroni, conti, marchesi e principi non rinunciano a tracciare un bilancio graffiante di questo Paese, della politica e dei politici. Lo fanno a modo loro, sentendosi ricchi dell’appartenenza a famiglie che hanno accumulato secoli di storia ed esperienza. Fa una certa impressione pensare che queste antiche discendenze hanno combattuto con Carlo Magno, visto l’Impero di Carlo V, la rinascita della Francia, il Re Sole, la rivoluzione francese, il plurisecolare Stato Pontificio, la conquista delle Americhe, l’impero di Napoleone, i Borbone delle Due Sicilie, la Restaurazione dell’Ancien régime, la Vienna degli Asburgo, il Risorgimento italiano, l’Italia unita, due guerre mondiali. E loro sempre lì, sui troni, oggi su poltrone dirigenziali, o a far la spesa al supermercato, o tra i fornelli, trasmettendo a figli, nipoti e bisnipoti, il retaggio familiare. I 150 anni dell’Italia sono una frazione della loro storia, quella più recente.

«L’Italia avrà pure compiuto 150 anni, ma il primo a voler istituire un ministero pannazionale fu il principe Antonio Capece Minutolo, vissuto tra Settecento e Ottocento, con il suo modernissimo pensiero di un ministero di Polizia fra tutti gli stati regionali della nostra Penisola». A parlare è la principessa Irma Capece Minutolo, dedita al volontariato, appassionata di studi storico-politici e giuridici, la cui famiglia inizia con i Duchi indipendenti di Napoli, affrancatisi dall’impero di Bisanzio ben 1.237 anni fa. Di sovrani, Donna Irma se ne intende anche per storia recente: l’omonima zia, splendida cantante lirica, fu fra le regine della Dolce Vita nonché vedova di Re Farouk, ultimo monarca d’Egitto. «La differenza tra il mio quartavo, il principe Antonio, e i politici attuali – dice la nobildonna – è che egli, da ministro plurinazionale e profondo umanista, venne ingiustamente definito da alcuni come “forcaiolo” perché si rifiutò di aderire agli ideali rivoluzionari schierandosi a difesa del suo sovrano e delle istituzioni democratiche, uniche nel suo tempo, esistenti a Napoli. Oggi si vuol far passare per santi degli individui che, lungi dal difendere la povera gente, hanno come passatempo il perseguire fini personali o distruggere ciò che i nostri Padri hanno faticosamente costruito».

«Se 150 anni ci separano dalla morte di Cavour – aggiunge Donna Irma – sembrerebbero un baratro incolmabile di almeno 200 anni quelli che ci separano dall’operato del mio illustre antenato che non ebbe paura di schierarsi personalmente contro Napoleone, Metternich e l’intera corte inglese per difendere a spada tratta Napoli, i suoi sovrani e il suo popolo». «Fra spazzatura invadente, tunnel autostradali la cui costruzione eterna ha costi faraonici, ponti pagati quattro volte e mai realizzati, ricostruzioni mascherate da opere d’arte – conclude – la nostra classe dirigente, di destra e di sinistra, più che avvicinarsi agli ideali risorgimentali, sembra a suo agio trasposta alla fine della Repubblica Romana, quando scandali, appropriazioni indebite, collusioni e l’essere considerati al contempo re di tutti i sovrani e regine di tutti i soldati, era all’ordine del giorno».

[…]

Conte Fernando Crociani Baglioni

Uomo eclettico, sanguigno, voce potente e allo stesso tempo gentile, noto per le tante partecipazioni a iniziative umanitarie, è il conte Fernando Crociani Baglioni, cavaliere di Grazia e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta, grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, decorato con la Médaille de la Ville de Paris. Sui politici il conte dice subito che «oltre la notte verrà l’aurora. Bisogna essere ottimisti, come per gran parte dei ceti storici di fronte ai cambiamenti di questi ultimi cento anni, pescando nella nostra concezione del mondo e della vita, dell’uomo, della società e della storia, il frutto di una visione cristiana, quindi ottimistica, che non sa subire l’idea di decadenza. Dai ceti storici italiani – continua il conte – noto un forte consenso per il cavaliere Silvio Berlusconi, al berlusconismo come movimento e prassi, all’idea di risanamento che con il piglio dell’imprenditore di grande successo, il cavaliere ha saputo imprimere alla sua avventura politica. Valori storici, borghesi, conservatori certamente, in cui, in senso lato, la destra nazionale ha saputo reidentificarsi. Valori sociali e cristiani nell’affermazione planetaria della libertà di mercato oltre la sconfitta storica del comunismo. Qualità della politica? Scarsa, ma siamo a livello degli altri paesi».

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