Mons. Leuzzi, “Studiare-Amare-Servire”: i verbi del V Forum Internazionale del Gran Sasso


Concluso con grande successo il V Forum del Gran Sasso (e Partenariato Euro-Africano: IV Conferenza), che si è svolto a Teramo dal 29 settembre al 1 ottobre 2022. L’Università degli Studi di Teramo, d’intesa con la Diocesi di Teramo-Atri, ha ospitato il grande evento. Oltre 400 i relatori, 1500 i partecipanti. Il tema fondamentale affrontato verteva sul dialogo all’insegna di un nuovo rinascimento per l’Europa: il ruolo della ricerca e della formazione.

Cerimonia inaugurale Forum, 29 settembre 2022

Il V Forum del Gran Sasso si è aperto Giovedì 29 settembre alle ore 16.00, nell’ Aula Magna Benedetto Croce dell’UNITE, con la cerimonia inaugurale, presieduta e moderata da S.E. Cesare Mirabelli Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente Comitato Scientifico del Forum e da S.E. Lorenzo Leuzzi Vescovo di Teramo-Atri. A seguire, i saluti delle rappresentanze istituzionali: Comune di Teramo, Provincia di Teramo, Regione Abruzzo e la Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo – Ministero degli Affari Esteri (MAECI).

Mons. Lorenzo Leuzzi, ideatore e realizzatore del Forum annuale, ha espresso parole di speranza per i giovani, ma anche per il mondo della ricerca e della formazione: “ma senza investimenti nella ricerca e formazione, non c’è futuro”. Bisogna investire sui talenti. “Vogliamo costruire un mondo migliore? Studiare, Amare e Servire: sono i tre verbi che devono impegnare la nostra vita e invito tutti voi a tirare fuori il meglio che possedete”, ha esortato Mons. Leuzzi.

Nel suo intervento, S.E. l’Arcivescovo Mons. Paul Richard Gallagher Segretario per i rapporti con gli Stati presso la Segreteria di Stato Vaticana, ha fatto riferimento ai cambiamenti epocali in atto e le sfide fondamentali per il continente europeo, inclusa la “solidarietà intergenerazionale”. Riferendosi al conflitto tra Russia e Ucraina, Mons. Gallagher ha ribadito che “ciò che dà coesione e pace alla società è il diritto. Quando però il diritto non ha più alcun contenuto, comunemente riconosciuto, allora esso perde vigore ed emergono violenza e sopruso.” Quale può essere, dunque, la via d’uscita per la pace? “La via della pace – continua l’Arcivescovo Gallagher – passa necessariamente dal ristabilimento della giustizia e dalla riaffermazione del diritto. Tuttavia, bisogna domandarsi su cosa si fonda realmente la giustizia e la pace di cui stiamo parlando, senza la quale il tentativo di dare vita a un rinascimento europeo può essere vana.”

Nella sua Lectio Magistralis, dal titolo “Europa e nuovo umanesimo. Percorsi socio-culturali”, Antonella Sciarrone Alibrandi Prorettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha evidenziato come il tema del nuovo umanesimo sia una questione antropologica. La categoria dell’umano e quindi la dimensione antropologica è esposta al “rischio di disumanizzazione”, anche a causa dell’individualismo estremo, come al “rischio del post-umano o del transumano”, inquietante, per le prospettive che pone, della tecnologia.

Daniela Tondini Coordinatore Comitato Scientifico del Forum, ha rivolto i saluti e i ringraziamenti del Magnifico Rettore dell’UNITE, con un messaggio in cui ha ricordato come l’Europa “non può più continuare a farsi guidare dal breve termine, dall’utile immediato, dal primato del fare, dall’emergenza che incalza; ma deve lavorare sul tempo lungo, perché è solo il tempo ricco di memoria stratificata a poter guidare i nostri popoli verso nuove idee e verso un nuovo umanesimo. La ricetta, perciò, può venir fuori dall’interazione dell’educazione, scienza, cultura, immaginazione politica, innovazione e libera creatività intellettuale. In tutto questo, la scienza, in particolare, deve lavorare sul tempo lungo”.

E’ intervenuto in collegamento a distanza Antonio Zoccoli Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – INFN e Presidente Consulta dei Presidenti degli Enti Pubblici di Ricerca – ConPER, sul tema “Europa tra ricerca scientifica e tecnologica”.

A conclusione, Maria Cristina Messa Ministro dell’Università e Ricerca (MUR), con un videomessaggio, ha fatto appello “ai valori fondamentali del confronto aperto, che dà il metodo scientifico; della consapevolezza, che può venir fuori da uno studio e da un approfondimento degli argomenti, evitando la superficialità – che è un male dei nostri tempi -. Il Ministro ha evidenziato, inoltre, l’importanza della cultura europea: “La cultura europea non può che trarre giovamento da uno scambio forte di ricerca e di formazione”. L’invito del Ministro, infine, è quello di “seguire gli aspetti internazionali delle università, lavorando intensamente insieme agli altri stati membri, ai programmi europei”. Il Ministro Messa ha concluso ricordando il vantaggio dei finanziamenti europei attraverso il PNRR.

Al termine della Cerimonia inaugurale, è stata presentata la mostra “Itinerari culturali del Consiglio d’Europa”, a cura di Roberta Alberotanza.

A seguire, il video della Cerimonia inaugurale:

Video Cerimonia inaugurale su youtube.

Venerdì, 30 settembre, il Polo didattico S. Spaventa ha ospitato la IV Conferenza per un partenariato accademico euro-africano, con l’obiettivo di investire in ricerca e formazione, costruendo ponti tra Africa ed Europa per un nuovo Rinascimento. Nel pomeriggio, nella Sala Ipogeo di Teramo, si è tenuta la presentazione del volume “La Scienza per la Pace”, presieduta in qualità di moderatore dal Magnifico Rettore dell’Università di Teramo Prof. Dino Mastrocola. Ha concluso S.E. Mons. Lorenzo Leuzzi Vescovo della Diocesi di Teramo-Atri, con un appello accorato al dialogo tra scienza e fede, che non sono in alcuna contraddizione.

12. Letteratura e Scienze umanistiche

Nell’ambito delle 25 sessioni parallele che si sono succedute nella giornata del 30 settembre, studiosi di Letteratura e Scienze umanistiche (sessione 12, aula 6) hanno offerto importanti contributi e spunti di riflessione per un dialogo in favore di un rilancio della cultura umanistica in Europa e per l’Europa. La sessione è stata presieduta e introdotta dal glottologo Paolo Martino Professore onorario dell’Università LUMSA di Roma, il quale ha evidenziato l’importanza dell’eurolessico nella ricerca delle radici per un risorgimento umanistico dell’Europa. Stefano Biancu ha posto la questione se possiamo o no fare a meno dell’umanesimo, argomentando che è fondamentale “riconoscere l’umanità di tutti, anche di chi non appartiene alla nostra civiltà”. Rocco Pititto dell’Università degli Studi di Napoli Federico II ha presentato i processi formativi nella società della conoscenza, ricordando come la conoscenza oggi non sia più considerata quale bene in sé, un “bene immateriale” da coltivare, ma spesso viene confusa con le competenze (skills). Lia Fava Guzzetta, docente esperta di letteratura all’Università LUMSA, ha evidenziato la necessità e l’importanza di rifondare e ricostruire l’atto di lettura per un rinnovato dialogo culturale in Europa. Simona Cecilia Farcas laureata in Lettere alla LUMSA e dottoranda alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino – Angelicum, è intervenuta con una testimonianza sull’umanesimo di San Tommaso d’Aquino, “umanesimo cristiano di cui gli europei non possono più fare a meno nella ricerca scientifica e nel dialogo all’insegna di un nuovo rinascimento per l’Europa”.

Programma della Sessione 12. Letteratura e Scienze umanistiche

Pool artisti per scuola

Segue il video youtube della Cerimonia conclusiva, V Forum internazionale del Gran Sasso, 1 ottobre 2022.

video V Forum internazionale del Gran Sasso – Cerimonia conclusiva, 1 Ottobre 2022

La cerimonia conclusiva di Sabato 1 ottobre, si è svolta presso il Campus A. Saliceti – Aula Magna B. Croce, presieduta da S.E. Cesare Mirabelli Presidente Comitato Scientifico del Forum, il quale ha moderato gli interventi sul tema “Un nuovo Rinascimento in e per l’Europa: prospettive di impiego”. A seguire, tre Tavole Rotonde: “I Centri Accademici e di Ricerca”, “I Centri Educativi” e “Partenariato euro-africano”.

La prima Tavola Rotonda, “I Centri Accademici e di Ricerca”, aperta con l’intervento di Luciano Saso, Presidente della Rete delle Università delle Capitali d’Europa (UNICA) – Prorettore della Sapienza Università di Roma, il quale, rivolgendosi agli studenti presenti nell’Aula Magna, ha dichiarato: ”Oggi in Italia, in Europa, vivete in un mondo migliore rispetto a quello che avevamo noi qualche anno fa, quando eravamo noi studenti. Quindi, questo è un primo messaggio positivo, perché io credo che tante volte, anche nelle notizie che ascoltiamo nei media, prevalga a volte in maniera forse ingiustificata un certo pessimismo: il mondo è migliore in questa parte del pianeta. Purtroppo, non possiamo dire la stessa cosa per tutto il mondo, che ancora soffre di gravi problemi che in Europa, in qualche modo, si sono ridotti. Dal punto di vista dell’istruzione, il mondo, diciamo dell’istruzione, è molto migliorato in questi ultimi anni. Posso ricordare qualche tappa fondamentale dal mio punto di vista. Una tappa fondamentale fu il 1987, quando nacque il programma Erasmus.” Prima dell’abbattimento del Muro di Berlino, dicembre 1989, quando ancora gli europei erano divisi in due blocchi, impossibilitati a scambiarsi liberamente scienza e conoscenza.

Alessandro Ripani Referente Europeo dello Zooprofilattico, ha ribadito l’importanza geopolitica sanitaria, strategica nel corridoio del Mediterraneo di “allargare ancora di più il raggio di azione di collaborazione in quest’area oggi.” Soprattutto per prevenire “di trovarci malattie che erano confinate nella parte sud dell’Africa e Nord Africa e quindi alle porte dell’Europa”. Da cui “l’importanza della collaborazione continua e duratura”. Altro elemento evidenziato da Ripani, è l’eccessivo riscaldamento del Mediterraneo, rispetto a tutte le altre parti del mondo. “Le alte temperature – sostiene Ripani – possono influenzare la presenza, la crescita, la moltiplicazione degli insetti, che possono trasmettere determinate malattie. E’ dunque un’area esposta al rischio di nuovi virus. Da cui l’importanza del dialogo e della collaborazione tra istituzioni, politica, religione e società, ha concluso Ripani.

Nicola Di Daniele dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” – Membro del Comitato Scientifico Centro di Ricerche POC, ha evidenziato quanto la ricerca ci avvicini alla conoscenza. “E senza conoscenza non è possibile curare, quindi, la ricerca è strettamente correlata alla cura”.

La seconda Tavola Rotonda su “I Centri Educativi”, si è aperta con gli interventi di Mons. Guy Selderslagh Presidente della Commissione Europea per l’Insegnamento Cattolico – CEEC, di Francesco Bonini Magnifico Rettore LUMSA e di Caterina Provvisiero Dirigente Scolastico I.I.S. “Di Poppa-Rozzi” – Teramo.

Guy Selderslagh ha evidenziato il modo in cui anche le scuole cattoliche siano pienamente coinvolte nelle sfide della modernità e nelle sfide emergenziali del nostro tempo: ambiente, sostenibilità, dialogo interculturale.

Francesco Bonini ha affermato che “noi ci troviamo di fronte ad una ‘offerta formativa’, sia nelle scuole che nell’università, ormai esuberante. E l’esercizio, che credo siamo chiamati a fare insieme con gli studenti anche, è quello di asciugare, di essenzializzare le cose, le offerte, perché poi possano essere sempre più feconde in questa stagione così complessa. Questo, secondo me, è il tempo delle cose più che delle parole e degli slogan, il tempo delle buone pratiche e del buon governo delle cose. Proprio per affrontare questa stagione di grandi cambiamenti che richiama la necessità dell’essenziale, che richiama la necessità dei fondamenti del processo educativo”. Senza “questo processo fondamentale di consapevolezza dei fondamenti, ecco, non siamo all’altezza di queste sfide”, secondo Bonini. Un’altra considerazione evidenziata da Bonini è legata alla questione dell’orientamento, una delle parole del PNRR e delle sue ricadute sul sistema universitario e formativo. “La parola orientamento – dice Bonini – presuppone dei riferimenti; non si può orientare senza un riferimento. E, quindi, presuppone un ragionamento in ordine a tutte le grandi sfide della democrazia. Perché? Perché noi prestiamo orientamento in un sistema Occidentale. Quindi, orientamento vuol dire l’Oriente, cioè, il sole. Occidentale è la nostra terra, la democrazia. E, quindi, orientare in Occidente significa riappropriarsi e rileggere tutte le cose che sono alla base di quelle grandi istituzioni occidentali che sono l’università, che è nata in Occidente; e le scuole così come siamo stati abituati a vederle dal medioevo in poi.” “Credo che, mentre cerchiamo, come università e come sistema scolastico di attrezzarci convenientemente, per far sì che i nostri studenti possano orientarsi al lavoro e alle professioni – continua Bonini – nello stesso tempo dobbiamo responsabilmente porci insieme con gli studenti la questione di orientarci alla vita democratica e alle nostre istituzioni. E, quindi, la radice pluralista e personalista della democrazia occidentale e del sistema educativo scolastico è la questione del limite. La questione del limite, che è fondamentale quando ragioniamo di educazione. Perché? Perché sennò, andiamo nel darkside, nella faccia nascosta e nera della democrazia, che è il nichilismo. E credo che questo sia un passaggio culturalmente molto importante affidato alla nostra creatività e alla nostra responsabilità”, ha concluso Bonini.

Alla terza Tavola Rotonda sul “Partenariato euro-africano”, sono intervenuti Roberto Colaminè Vice Direttore Generale Cooperazione allo Sviluppo – Ministero degli Affari Esteri – MAECI, Vittorio Calaprice Rappresentante in Italia della Commissione Europea, Paola Pittia Delegato del Rettore per l’Internazionalizzazione – Università degli Studi di Teramo, e altri.

Sen. Marco Marsilio Presidente della Regione Abruzzo, nel suo saluto conclusivo, ha ricordato le sfide attuali che interrogano un confronto aperto tra i paesi dell’Unione Europea, chiamati a decidere in merito all’emergenza energetica. Auspicando una coscienza europea, aperta alla soluzione dei problemi su scala più ampia, di cooperazione, di collaborazione, di solidarietà europea; che parte dalle giovani generazioni e mette insieme le classi dirigenti, gli intellettuali, per una maggiore consapevolezza di un’Europa solidale aperta, anche al resto del mondo, aperta al confronto con il continente africano, per capire la collocazione e il ruolo anche dell’Europa, nel rispetto degli altri, dei continenti a lei vicino e che sono più prossimi. Per quanto riguarda le “minacce” all’Unione Europea, Marsilio considera “che la minaccia peggiore non stia arrivando da quei piccoli e, per certi versi, marginali se non addirittura insignificanti, sul piano economico, paesi dell’Est europeo, alcuni o uno in particolare che viene spesso additato come la pecora nera dell’Europa. Ma dai più grandi, a cominciare dalla Germania, dal più ricco, che impedisce di raggiungere un accordo virtuoso e procede con una punta evidente di egoismo nazionale a fare da solo e a chiedere a tutto il resto dei paesi europei di fare da soli.” Ma, “a che cosa serve l’Unione Europea se dobbiamo fare da soli e affrontare da soli queste sfide?”, chiosa Marsilio.

 I discorsi del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Teramo, Dino Mastrocola, e del Vescovo della Diocesi di Teramo-Atri, Lorenzo Leuzzi, hanno concluso i lavori del V Forum del Gran Sasso, dando appuntamento al prossimo Forum, che si terrà a Teramo dal 28 al 30 settembre 2023 (Anno Berardiano: ricorrerà infatti il nono centenario della morte del santo patrono di Teramo), sul tema “Conoscere per costruire”.

Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

Teramo, 1 Ottobre 2022

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ORDINE DI MALTA PER L’AFRICA ORIENTALE


CRISI ALIMENTARE NEL CORNO D’AFRICA: L’ORDINE DI MALTA FORNISCE AIUTI IN KENYA

Roma, 23/07/2011

Oltre dieci milioni di persone rischiano di morire di fame nel Corno d’Africa. La peggiore siccità da oltre sessant’anni ha provocato quella che le Nazioni Unite hanno definito la più grande emergenza umanitaria a livello mondiale.

Nella fase iniziale dell’emergenza, l’Ordine di Malta sta lavorando per portare aiuto ad oltre 20.000 persone a Marsabit, regione nord orientale del Kenya. Oltre 17.000 persone riceveranno cibo, mentre a 3.000 verranno somministrati medicinali. Più di 1.200 donne in gravidanza e 3.000 bambini malnutriti riceveranno il cibo e le cure speciali di cui hanno bisogno per sopravvivere. L’Ordine di Malta sarà aiutato nella distribuzione degli aiuti dalla Diocesi Marsabit e dalle unità sanitarie da essa dipendenti.

Sono riso, fagioli e olio i generi alimentari che verranno principalmente distribuiti. Tra i farmaci d’emergenza: vitamina A, ferro, acido folico e farmaci vermifughi, per curare le malattie da parassiti intestinali.

Per giorni, i bambini e le loro madri hanno lottato attraverso le aride pianure del Kenya settentrionale, alla disperata ricerca di cibo. Esausti e affamati, molti sono morti lungo la strada. Nei campi profughi sovraffollati, la situazione è critica: c’è poco cibo e le medicine non sono sufficienti a soddisfare la domanda. Nelle remote aree rurali, gli abitanti sono in attesa di aiuti, che fino ad ora, non sono arrivati.

 Ogni donazione, per quanto piccola, permetterà all’agenzia di soccorso internazionale dell’Ordine di Malta, Malteser International, di impedire alle persone di morire di fame.

E’ possibile contribuire alle operazioni di soccorso dell’Ordine di Malta in Kenya con una donazione online:
www.malteser-international.org

o attraverso un versamento sul conto corrente bancario intestato a:
Malteser International
Conto corrente bancario: 2020270
Pax-Bank Colonia
IBAN DE74 3706 0193 0002 0202 70
BIC GENODED1PAX
Causale: “Emergenza Kenya”

L’Agenzia di soccorso internazionale dell’Ordine di Malta, Malteser International, opera in Kenya da oltre 10 anni. E’ già intervenuta a Marsabit durante la siccità del 2009 salvando numerose vite.

Fonte: SMOM Sito ufficiale

TUNISIA/RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL: LE UCCISIONI DEI MANIFESTANTI AD OPERA DELLE FORZE DI SICUREZZA, PRIMA DELLA PARTENZA DI BEN ALI, NON DEVONO RESTARE IMPUNITE


RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL SULLA TUNISIA: LE UCCISIONI DEI MANIFESTANTI AD OPERA DELLE FORZE DI SICUREZZA,  PRIMA DELLA PARTENZA DI BEN ALI, NON DEVONO RESTARE IMPUNITE

Amnesty International ha presentato oggi a Tunisi un rapporto, chiedendo l’apertura immediata di un’inchiesta indipendente sulle uccisioni e su altre brutalita’ commesse dalle forze di sicurezza durante le proteste di dicembre e gennaio che hanno portato alla caduta dell’ex presidente Ben Ali.

Nelle 46 pagine del rapporto, intitolato ‘Tunisia in rivolta: violenza di stato durante le proteste antigovernative’, Amnesty International rivela che le forze di sicurezza hanno ucciso passanti e manifestanti in fuga e hanno usato armi letali contro persone che non stavano mettendo in atto alcuna minaccia.

‘Le forze di sicurezza hanno agito troppe volte con un cieco disprezzo per la vita umana. Le autorita’ tunisine devono assicurare che le uccisioni e le altre violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza siano oggetto di un’inchiesta esauriente, indipendente e immediata e che i responsabili siano sottoposti a processo. E’ un primo, essenziale passo per voltare pagina rispetto ai lunghi anni di pratiche abusive che hanno segnato la presidenza di Ben Ali’’ – ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. ‘Quest’inchiesta dovra’ dire al popolo tunisino la verita’ e dovra’ dare alle vittime giustizia e riparazione’.

La missione di ricerca di Amnesty International, che ha visitato la Tunisia dal 14 al 23 gennaio, ha raccolto inoltre testimonianze di detenuti sottoposti a pestaggi sistematici e ad altre forme di maltrattamento. Nel corso della missione, che ha toccato le citta’ Hammamet, Bizerta, Regueb, Thala e Kasserine, i delegati dell’organizzazione hanno incontrato parenti dei manifestanti uccisi durante le proteste, dimostranti feriti, testimoni oculari, ex detenuti, avvocati, difensori dei diritti umani, sindacalisti e operatori sanitari.

Le autorita’ tunisine affermano che 78 persone sono state uccise e 100 ferite nel corso delle proteste. Le organizzazioni tunisine per i diritti umani sostengono che i dati effettivi sono piu’ elevati. Secondo le Nazioni Unite, i morti sono stati 147, cui vanno aggiunti 72 detenuti morti durante le rivolte carcerarie. La maggior parte delle uccisioni sarebbe stata eseguita dalla Brigata per l’ordine pubblico.

Durante la presentazione del rapporto sulla Tunisia. Amnesty International ha chiesto al governo di consentire alla popolazione di esprimere le proprie opinioni e di prendere parte a manifestazioni pacifiche senza timore di aggressioni o arresti arbitrari.

‘Dopo i lunghi anni di repressione sotto la presidenza di Ben Ali, le autorita’ tunisine devono prendere misure concrete per tenere sotto controllo le forze di sicurezza e introdurre la cultura dei diritti umani, soprattutto nelle forze di polizia’ – ha commentato Smart. ‘Il governo di Tunisi deve dire chiaramente, e renderlo norma, che nessuno e’ al di sopra della legge. I responsabili delle uccisioni illegali, dell’uso eccessivo della forza, delle torture e di altre violazioni dei diritti umani devono essere chiamati a rispondere del loro operato’.

Roma, 1 marzo 2011

L’approfondimento sulla situazione in Medio Oriente e Nord Africa è online qui:
http://www.amnesty.it/dalla-tunisia-a-egitto-richiesta-di-liberta