Tre blogger romeni visitano la Marsica grazie a un’iniziativa del Gal Gran Sasso Velino


Patricia

Patricia Coscai

Avezzano. Due giornaliste di nazionalità romena e un collega fotografo incontrano la Marsica più verace e genuina. Da una meravigliosa idea del Gal Gran Sasso Velino, nasce una sinergia di fondo con l’Estero i condivisione dei tesori territoriali marsicani più belli. Grazie al Gal Terre Aquilane, per tre giorni, i tre blogger hanno viaggiato per la Marsica, raccontando nel loro blog lo spirito eterno del territorio. Le bellezze marsicane vengono narrate, in giro per il mondo, nel modo giusto? Un punto di domanda, questo, che sottintende un punto esclamativo di tutto rispetto, riscontrato sul luogo marsicano per eccellenza dell’incontro perfetto. Si chiamano Patricia Coscai e Orouer Proriter le due blogger che, assieme ad un fotografo della stessa nazionalità romena, per tre giorni e tre notti consecutive, da domenica 1 maggio a martedì 3 maggio, hanno assaggiato, pezzo dopo pezzo, la Marsica, come fosse una torta a più strati variegati e palpabili, da apprezzare e degustare lentamente ad ogni boccone affamato di notizie. Grazie alla lungimiranza dimostrata in più campi dal Gal Terre Aquilane e dal Gal Gran Sasso Velino, pionieri entrambi di progetti connessi al vettore turismo, i tre blogger di fama, sulle orme dei più grandi disegnatori paesaggisti dell’800, hanno valicato monti, raccontato montagne e sorseggiato spicchi di sole sulle lande marsicane, narrando il loro viaggio nel blog più quotato di Romania, quale quello di ‘Călătoria Perfectă’ (Il Viaggio Perfetto). Emozionato a seguito dell’esperienza vissuta, il vicepresidente del Gal Terre Aquilane Nino Garofali, il quale, a seguito dell’integrazione turistica, ha raccontato che «i tre sono stati ospiti nel suggestivo Hotel-Residence dei Pierleoni, ‘Il Feudo’, nel Comune di Celano, che ha offerto ai tre reporter romeni, per tre giorni e tre notti, un’ospitalità ed una cortesia preziose. Ringrazio – ha affermato il vicepresidente – il titolare Luca Pierleoni. Abbiamo scelto una location peculiare del genere, perché ripropone la composizione originaria di un vero feudo medioevale. I tre giornalisti sono rimasti estasiati anche da Alba Fucens: hanno affermato, durante la visita, che sembrava quasi di respirare l’aria di Pompei, ma senza pagarne il biglietto».

Sul blog romeno ‘Călătoria Perfectă’ è già possibile visionare tutto il lungo excursus di parole e di foto firmate, che ha messo in evidenza, oltreconfine, i tesori naturali della zona marsicana. La visita è stata organizzata grazie al contatto intessuto fra le due realtà, avvenuto tra il Gal Terre Aquilane e le menti romene presso l’ultima Fiera Internazionale del Turismo di Bucarest, nella quale, il Gal è stato ospite attivo attraverso le finalità e le propaggini concrete del progetto ‘Expass’, conclusosi il giorno 30 aprile scorso. I tre blogger sono stati accompagnati nei loro viaggi marsicani, da due guide turistiche di simpatica eccezione, quali i vicepresidenti del Gal, Nino Garofali e Rocco Di Micco. I tre reporter hanno visitato luoghi simbolo della terra marsa, come le Gole di Celano (fugace e immemorabile set cinematografico di film come ‘Conan il barbaro’), il Castello Piccolomini, i Cunicoli di Claudio (fil rouge sotterraneo di tutto l’entroterra marsicano), le preziosità di Alba Fucens e la famosa Galleria del Gusto battezzata dal Gal Gran Sasso Velino. Il turismo si mette in moto grazie ad idee condivise. «I tre – ha continuato Garofali – hanno apprezzato i due Castelli, curati ad hoc e rivolti, secondo il loro parere, ad un pubblico turistico eterogeneo. Affascinati dalla storia del lago Fucino e dai prodotti tipici del nostro panorama culinario sempiterno, come il tartufo e lo zafferano, i tre sono venuti a conoscenza di tutte le pieghe storiche che innervano anche ora la vita della Marsica del progresso, Terremoto del 1915 compreso».romeni-Marsica

Fautore di questo felice momento di simbiosi fra occhi romeni e cuore marsicano, è stato il Gal Gran Sasso Velino, ideatore primo dell’iniziativa turistica a scopo espositivo e conoscitivo. Vetrine originali di una terra che è difficile da paragonare ad altre per bellezza e solarità, sono state l’orto botanico, la Galleria del Gusto e lo Showroom dei prodotti tipici, impalcature turistiche, queste, realizzate grazie ai fondi Leader. Il presidente del Gal Gran Sasso Velino, Bruno Petrei, ha elogiato il nodo rafforzato con la Romania. «Un progetto che prospetta un risultato del genere, è foriero di una soddisfazione enorme per chi, quello stesso progetto, lo ha ideato e messo in atto. La Galleria del Gusto e l’orto botanico, nella loro fattispecie, sono frutto della programmazione Leader 2007-2013, che si è conclusa il giorno 31 dicembre del 2015. Ora sta per spalancare le porte la nuova programmazione 2014-2020. Creeremo prossimamente un anello di aggancio fra la vecchia programmazione e la nuova, cosicché le idee già messe in moto ed in marcia continuino la loro esistenza, ampliandosi, però, verso orizzonti nuovi e verso inesplorate prospettive». Fiore all’occhiello di una tradizione naturalistica che si tenta di non far scomparire nel mare magnum della modernità di oggi, è il colore primaverile dell’orto botanico del Gal. È possibile, al suo interno, ammirare già il culmine della pianta della genziana, etichetta territoriale della Marsica verace, le fragole di bosco, la salvia – pianta simbolo del Monte Salviano – ed, infine, la Santoreggia, pianta aromatica e madre del prelibato miele omonimo. Questo è solo un assaggio delle oltre cento e più varietà di piante che stanno or ora crescendo con attenzione all’interno del recinto locale, curato dal Gal Terre Aquilane, voce tecnica del progetto insediato dal Gal Gran Sasso Velino. Il prossimo anno, la natura in fiore della Marsica sarà meta prescelta di numerosissime visite scolastiche, all’ombra degli indimenticati Cunicoli di Claudio. Gli alunni parteciperanno con verve alla rinascenza floreale di una terra che vuole farsi conoscere all’Estero per ciò che è realmente: un territorio dalle grandi doti turistiche, archeologiche e paesaggistiche.

Fonte: http://www.marsicalive.it/

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ROMA, PRESENTAZIONE “CHIESE DI LEGNO DELLA ROMANIA”


ROMA. Immagini inedite raccontano la storia delle Chiese di legno in Romania – monumenti della regione di Ardeal e Oltenia. 48’ in rumeno con sottotitoli in italiano, presso  Biblioteca Vaccheria Nardi – via Grotta di Gregna, 37 Roma Venerdì 8 aprile, ore 16.30.

 Presenti il regista del film Kiki Vasilescu, la produttrice Cristina Iordache ed il compositore Pasquale Mollo, uno degli autori della colona sonora.   L’evento  sarà moderato dalla scrittrice e giornalista Tatiana Covor. Seguirà dibattito.invito_chiese_PP

“Le chiese di legno della Romania” è un documentario realizzato da Kiki Vasilescu che, tra architettura e storia non tralascia alcun dettaglio delle famose chiese, tipiche della Romania, costruite totalmente ad incastro, senza l’utilizzo di neanche un chiodo.

Questi luoghi di culto sono la migliore testimonianza dell’arte della costruzione in legno, l’icona dell’anima cristiana ortodossa della Romania; mantengono l’essenza della storia non scritta del popolo romeno.

Otto chiese di legno sono entrate nella lista dei siti considerati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Il documentario “Le chiese di legno della Romania” è anche un’incursione unica nel territorio rumeno con uno spettacolare scenario naturale, in particolare con i suoi monumenti unici. Le riprese aeree delle chiese di legno, costruite nel XIX secolo, realizzate con i droni, sono particolarmente efficaci e senza precedenti girate da 500 m di altezza.

Il progetto del film è una produzione “East Movies”, co-finanziato dall’Amministrazione del Fondo Nazionale Culturale della Romania e sostenuto dal Museo del Contadino Romeno, dalla Fondazione Pro-Patrimonio e dall’Ordine degli Architetti in Romania. L’obiettivo dei produttori è di mettere sulla carta turistica del paese questi edifici di culto ortodosso unici, monumenti di grande valore dal punto di vista architettonico e storico ma totalmente sconosciuto al grande pubblico.

La presentazione cinematografica de “Le chiese di legno della Romania” mette in risalto il pregio architettonico a specificità nazionale.  Il film si concentra non sui rituali religiosi ma sulla storia dei luoghi di culto, sulle tecniche di costruzione in legno e sull’artigianato artistico, impiegati per la realizzazione delle decorazioni interne ed esterne.

East Movies Production e l’Associazione culturale rumeno italiana PROPATRIA

con il patrocinio di

Ambasciata della Romania in Italia

in collaborazione con

Biblioteche di Roma e l’Officina delle culture

 sono liete di invitare la SV   alla presentazione del film documentario

LE CHIESE DI LEGNO DELLA ROMANIA

Regista Kiki Vasilescu

48’ in rumeno con sottotitoli in italiano
Venerdì 8 aprile, ore 16.30

Biblioteca Vaccheria Nardi

via Grotta di Gregna, 37 Roma

INGRESSO LIBERO

Vai alla pagina fb dell’evento: https://www.facebook.com/events/621597404656388/

locandina Chiese di legno della Romania

ROMA, BISERICI DE LEMN DIN ROMÂNIA PREZENTATE PE 8 APRILIE LA BIBLIOTECA VACCHERIA NARDI


Filmul documentar realizat de regizorul  Kiki Vasilescu 48’ în limba română cu subtitrare în limba italiană, va fi prezentat pe 8 aprilie 2016 la Biblioteca Vaccheria Nardi – via Grotta di Gregna, 37  Roma.

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Filmări aeriene fără precedent într-un documentar despre bisericile de lemn-monumente din Ardeal și Oltenia

Biserica lui Horea, Cloșca și Crișan, cu povestea și arhitectura ei aparte, printre obiectivele prezentate în acest documentar

“Biserici de lemn din România”, cel mai recent proiect al casei de producție East Movies, este gata de lansare la Roma, pe data de 8 aprilie 2016 la Biblioteca Vaccheria Nardi.  Premiera din Italia va avea loc  după o avanpremieră la Timișoara în luna decembrie a anului trecut și  la   Muzeul Țăranului Român din  București pe data de 9 martie 2016.

Documentarul „Biserici de lemn din Romania” a fost filmat în Oltenia, Banat și Transilvania și este o incursiune într-un teritoriu al tării noastre cu monumente tipice României, dar prea puțin mediatizate, dacă nu chiar uitate, în comparație cu cele din Maramureș: bisericile de lemn construite în secolul XIX.

Evenimentul, condus de către scriitoarea și jurnalista Tatiana Covor, se va bucura de prezența regizorului Kiki Vasilescu, a producătoarei  Cristina Iordache și a compozitorului Pasquale Mollo, unul dintre autorii coloanei sonore, care vor susține o sesiune de întrebări și răspunsuri.

Proiectul este o producție East Movies, este cofinanțat de Administrația Fondului Cultural Național și sprijinit de Muzeul Țăranului Român, Fundația Pro Patrimonio și Ordinul Arhitecților din România. Prezentarea la Roma a fost organizată de către  East Movies Production și  Asociația culturală româno- italiană PROPATRIA,  cu patronajul   Ambasadei României în Italia, în colaborare cu  Biblioteche di Roma și  Officina delle culture.

locandina Chiese di legno della RomaniaObiectivul producătorilor este să pună pe harta turistică a țării aceste construcții unice, monumente foarte valoroase din punct de vedere arhitectural și istoric, dar necunoscute publicului.

Documentarul, în regia lui Cristian  (Kiki) Vasilescu, cu un scenariu semnat de Cristina Iordache, prezintă monumentele, dar și cadrul natural și micile comunități în care continuă să funcționeze aceste biserici. Pentru cadrele aeriene s-a filmat cu drona de la o înălțime de peste 500m. Ritmul documentarului este dinamic, peisajele mirifice alternând cu testimonialele. Interviurile au fost realizate cu persoane care au legătură directă cu bisericile de lemn: Ion Blajan (șeful secției „Patrimoniu” al Muzeului Țăranului Român), preoți care slujesc încă în bisericile de lemn, arhitecți, dar și localnici, buni cunoscători ai istoriei satului lor.

„Documentarul Biserici de lemn din România este un film de prezentare a unor construcții cu valoare pentru specificul național arhitectural. Filmul se concentrează mai puțin asupra ritualurilor religioase și mai mult asupra istoriei clădirilor, a meșteșugurilor implicate în realizarea lor, a tehnicilor de construcție cu lemn, a decorațiunilor interioare și exterioare. Pentru a face legătură cu prezentul a acestor monumente căzute în uitare, filmul va insista și asupra prezentării cadrului natural și a micilor comunități în care continuă să funcționeze aceste biserici”, explică regizorul Kiki Vasilescu.

Printre bisericile prezentate în documentar se numără și cea din Curechiu (jud. Hunedoara). Este biserica din care a pornit răscoala lui Horea, Cloșca și Crișan, în 1784.  Biserica este construită în anul 1785 și este socotită că fiind cea mai mare biserică de lemn din zona Ardealului. Biserica poartă hramul „Sf. Nicolae”, are dimensiuni ample,  iar deasupra pronaosului se ridică o clopotnită impresionantă, cu dublu foișor.

Biserica de lemn Trei Ierarhi, din Troas, comuna Săvarsin (județul Arad), Biserica de lemn din Lunca Moților (comuna Baia de Criș , județul Hunedoara) Biserica de lemn din Deleni, Hunedoara, Biserica de lemn din Urși, jud Vâlcea, alături de Biserica din Leleasca, jud Olt, Biserica din Igoiu, Vâlcea, Biserica din Mlaceni, Vâlcea și Biserica din Copaceni, Vâlcea, prezentate în documentar, așteaptă să fie descoperite de către publicul larg.

„In România există peste 1440 de biserici de lemn, majoritatea ridicate până în anul 1800. Opt biserici de lemn fac parte din patrimoniul Unesco. Aceste lăcașe reprezintă o latură inedită a culturii tradiționale din România, care – deși s-a menținut de-a lungul timpului – e practic  invizibilă  pentru publicul larg”, semnalează producătoarea documentarului, Cristina Iordache, al cărei obiectiv este  să mediatizeze cu acest documentar manifestări cultural estetice tradiționale,  autentice, necunoscute publicului larg, în contextul unui vid mediatic pe această temă.

„Diferenta considerabilă de popularitate ce separă bisericile de lemn de marile ansambluri eclesiastice  zidite la Putna, la Suceava, la Curtea de Argeș, la Hurezi, la Biertan sau la Alba Iulia se datorează nu doar servituților impuse de materialul de construcție, ci și deosebirilor de destinație, de rang și de resurse ale comunitătilor sociale pe care le reprezintă. Cele din prima categorie sunt – fără excepție – biserici de sat. Celelalte sunt ctitorii domnești, sedii episcopale sau  lăcasuri reprezentative pentru capitalele medievale. Dar atât unele cât și celelalte sunt echivalente sub aspectul autenticitătii și al semnificației istorice”, explică Cristian Brăcăcescu – architect.

INTRAREA LIBERĂ

 

Biserici de lemn din România

Vineri 8 aprilie, orele 16.30                                                 

Biblioteca Vaccheria Nardi

via Grotta di Gregna, 37 Roma
https://www.facebook.com/propatriavox/

Martiri della Romania


Quella avvenuta in Romania dopo il 1945 ad opera del governo comunista fu una delle più spietate e sanguinose persecuzioni anticattoliche di tutto il secolo scorso. Una pagina che disonora chi la scrisse e che esalta l’eroismo dei molti – vescovi e sacerdoti, soprattutto greco-cattolici – che la subirono senza piegarsi.
caroliLa selvaggia violenza che si dispiegò nelle prigioni comuniste della Romania (senz’altro maggiore rispetto agli altri Paesi dell’Est sovietizzato) ci era nota finora soprattutto grazie alle benemerite ricerche di Cesare Alzati e Giuliano Caroli, fra i pochi studiosi italiani che hanno analizzato a fondo le vicende romene, cioè della «sorella latina d’Oriente», come veniva chiamato nell’Ottocento il Paese danubiano, resosi autonomo negli stessi anni in cui avveniva l’unificazione italiana. Ai loro lavori, fondati sullo studio dei documenti, vanno aggiunte le impressionanti memorie del vescovo Ioan Ploscaru (Catene e terrore, Edb 2013), sopravvissuto a 15 anni di detenzione e spietate torture.cop

Su questa buia vicenda, poco conosciuta ma soprattutto frettolosamente accantonata dalla nostra labile memoria, si aggiunge ora l’analitica ricerca di uno studioso romeno, di confessione ortodossa, che ha studiato a Roma conseguendo il dottorato alla Gregoriana (Cosmin C. Oprea, Tra Roma, Bucarest e Mosca. Cattolici, ortodossi e regime comunista in Romania all’inizio della guerra fredda. 1945-1951, Aracne, pp. 568, euro 30). Oprea ricorda giustamente gli antefatti, accaduti nel ventennio fra le due guerre, non privi di rilievo su ciò che accadde dopo.

Il primo fu lo spettacolare ampliamento territoriale della Romania dopo la prima guerra mondiale, in particolare l’acquisizione della Transilvania, abitata prevalentemente da ungheresi e da cattolici di rito orientale, che caricò un Paese già fragile, fin allora quasi interamente ortodosso, della necessità di gestire due minoranze, una etnica e l’altra religiosa. Il secondo è rappresentato dal concordato con la Santa Sede, stipulato nel 1927 e andato a effetto due anni dopo, che – in un Paese la cui identità era legata all’ortodossia – creò una situazione di privilegio sicuramente anomala per la componente cattolica.

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Papa Pio XII

Dopo la seconda guerra mondiale la Romania, come sappiamo, finì nel blocco sovietico, con la conseguenza che sul suo incerto tessuto sociale si abbatté il ciclone dello stalinismo, ossessionato da due nemici da abbattere ad ogni costo: i valori dello spirito e dell’aldilà, che si opponevano alla costruzione della società comunista, e i poteri «esterni» all’orbita del sistema sovietico, che minacciavano la compattezza oppressiva del potere.
Il cattolicesimo, ancorato a una trascendenza non spiritualistica ma fortemente incarnata nella storia, nonché obbediente a quella centrale internazionale «reazionaria» e «anticomunista» che era la Santa Sede di Pio XII, li rappresentava entrambi. Di qui la lotta senza quartiere contro il cattolicesimo, scatenata in tutte le nazioni situate oltre la cortina di ferro.

Una lotta che in Romania, osserva giustamente Oprea, fu più spietata che negli altri Paesi dell’Est europeo perché la Romania, a maggioranza ortodossa e di cultura fondamentalmente levantina, sembrava offrire meno resistenze che non la Polonia o l’Ungheria o la Cecoslovacchia, dove una più solida tradizione cattolica e strutture sociali meno precarie costituivano ostacoli capaci di impensierire anche il totalitarismo comunista.

Vasile-Aftenie

Vasile Aftenie

Su questo sfondo, nel giro di pochi anni, il regime comunista romeno, guidato dall’Urss, annientò con il metodo del terrore entrambe le componenti del cattolicesimo locale: quella latina e quella di rito orientale, greco-cattolica, che nel 1948 contava 6 diocesi e oltre un milione e mezzo di fedeli. Quest’ultima fu sciolta, privata dei beni e delle chiese e riportata a forza nell’alveo dell’ortodossia con un atto di imperio politico (ottobre 1948) analogo a quello già attuato in Ucraina, mentre i suoi vescovi, incarcerati per il loro rifiuto di staccarsi da Roma, subirono un martirio che rimane scolpito con i colori del sangue nella storia del Novecento. Per uno di loro, Vasile Aftenie, fatto letteralmente a pezzi nella più famigerata delle carceri romene, quella di Văcăreşti, poco fuori di Bucarest, è stato doverosamente avviato il processo canonico che lo porterà sugli altari.

Beato Anton Durcovici (17 maggio 1888 - 10 dicembre 1951)

Beato Anton Durcovici (17 maggio 1888 – 10 dicembre 1951)

In mezzo, fra persecutori e perseguitati, rimase compressa la Chiesa ortodossa, che pagò anch’essa il suo tributo al martirio, ma riuscì a sopravvivere con una serie di compromessi, concessioni e cedimenti – il cui principale artefice fu il patriarca Justinian Marina, perfetto esemplare di collaborazionismo – sui quali questo libro appare davvero troppo indulgente.
La lotta al cattolicesimo coinvolse anche religiosi italiani operanti in Romania (del francescano veneto Clemente Gatti, che esercitava prima in Transilvania e poi a Bucarest, morto in seguito alle spietate torture subite in carcere, è in corso la causa di canonizzazione) e personale della nostra ambasciata, che aveva cercato di coprirli e proteggerli. L’episodio più noto di questa fosca vicenda furono i due processi al personale della Nunziatura, chiusa nel 1950 (due anni prima era stato unilateralmente denunciato il concordato), che ricalcarono il tragico copione già visto in Ungheria con il processo al primate cardinale Mindszenty.
Ma perché tanto odio per il cattolicesimo romano? Un barlume di risposta (anche se non certo di giustificazione) la fornisce un rapporto della polizia segreta romena, la Securitate, riportato dall’autore a pagina 121. Merita di essere letto per intero: «Le possibilità informative del Vaticano, in tutti i Paesi in cui esiste la Chiesa cattolica, sono vaste, soprattutto grazie al fatto che il Sommo Pontefice ha a sua disposizione un intero esercito di preti ben preparati, disciplinati, facilmente manovrabili, non essendo vincolati dalla famiglia o da patrimoni. Ogni sacerdote della Chiesa romano-cattolica è, nello stesso tempo, un agente informativo perfetto del Papa di Roma, che trasmette da ogni angolo del mondo, per mezzo di scaglioni gerarchici, tutti i dati di natura politica, sociale, economica e religiosa che raccoglie dal seno della sua comunità religiosa». La forza politica e informativa dell’organizzazione cattolica, estesa in ogni continente e pericolosa, ieri non meno di oggi, per ogni regime totalitario, non poteva essere descritta meglio.

Autore: Gianpaolo Romanato

Fonte: Avvenire

ROMANIA, LA VOCAZIONE MIRACOLATA. PADRE AUGUSTIN BARBUT NARRA DELLA TRAGEDIA NASCOSTA DAI COMUNISTI


21 agosto 1988. Una delle più gravi catastrofi della Romania comunista, che il regime si sforzò di tenere nascosta all’opinione pubblica; in quanto la tragedia stessa, avrebbe denunciato le condizioni di vita disumane, schiavistiche imposte dalla diffusa povertà. Padre Augustin Barbut, parroco di Santa Maria del Carmine a Santa Marinella, ricorda, nel 25° anniversario, la catastrofe sconosciuta di Valea Uzului, in Transilvania.

27 persone, molti dei quali bambini e adolescenti tra i 13 e i 18 anni, morirono nel 1988, a Valea Uzului, al confine tra Bacau e Harghita, cuore della Romania. In seguito alla tragedia, a Fărăoani (Bacau), in Moldova – villaggio d’origine della maggior parte delle vittime –  si innescò tra la popolazione la scintilla di una rivolta; ma la Securitate occupò il Comune, vietando di rendere noto il disastro. Già otto anni prima, altri 48 pendolari annegarono in una palude a Botosani. E anche quel grave incidente fu tenuto sotto silenzio dal regime e dal suo apparato poliziesco.  Dopo 25 anni, furono pubblicate le immagini esclusive di quella immane tragedia, che colpiva gente inerme, adolescenti e bambini, costretti dalle misere condizioni di vita ad una migrazione interna, su fatiscenti mezzi di trasporto, percorrendo piste dissestate, sfuggendo alle vessazioni della milizia, per procurarsi un minimo sostentamento.

Valea-Uzului-4La sera del 21 agosto 1988, oggi 27 anni fa, un camion con rimorchio lasciava la città di Fărăoani, giudecca di Bacău, con 63 contadini. Molti dei quali avevano un età tra i 12 e i 18 anni. Si recavano di là dei Carpazi per raccogliere patate, in Harghita, presso dei coltivatori benestanti. Per evitare i controlli della Milizia di regime, e per accorciare il tragitto, il conducente del mezzo scelse una pista sterrata attraverso le montagne. Arrivati al confine dei distretti di Bacau e Harghita, avvenne un grave incidente, considerato  per numero delle vittime  tra le peggiori catastrofi mai accaduti in Romania.

Il rimorchio gli ha fatti precipitare  nel burrone

Nottetempo, il camion all’altezza di un ponte sul torrente Uz, incrociò un’altra vettura. Superato il ponte, il camion incappò nel cedimento del terreno sul bordo del burrone.   Il rimorchio cadde nel precipizio, trascinando e ribaltando l’autocarro coi viaggiatori, fino al sottostante fiume. Il più delle vittime morì per schiacciamento e annegamento.

Un adolescente, Augustin Barbut, di 16 anni, si salvò.  Oggi, quel giovane è un religioso carmelitano in Italia, parroco a Santa Marinella – Parrocchia Santa Maria del Carmine. Ed altresì molto impegnato nell’apostolato in favore della comunità romena, come dei migranti che affluiscono numerosi di questi tempi anche sul litorale romano.

Padre Augustin Barbut

Padre Augustin Barbut

Ricordi da incubo

Il giorno dell’incidente, il 16enne Augustin Barbut, era in vacanza e andò ad aiutare i genitori a lavorare in campagna, in Harghita. “Lungo la strada, tutti scherzavano e si raccontavano,  fin quando arrivammo presso Valea Uzului. Superato il campeggio Valea Uzului, entrammo nel bosco e dalla direzione opposta, arrivarono due automobili. Superato il ponte, il camion sbandava sul ciglio del burrone e rovinò nel precipizio ribaltato fino al sottostante fiume. Erano circa le 19:15. Si sentivano solo urla e grida da sotto l’autocarro precipitato. Durante il ribaltamento, alcuni di noi furono sbalzati all’esterno, altri rimasero sotto l’automezzo precipitato e perirono per schiacciamento o annegamento. Io rimasi sotto il camion, e mi tirarono fuori appena aprirono i portelloni, bagnato di gasolio che fuoriusciva dal serbatoio. I viaggiatori della seconda vettura furono i primi soccorritori, ma ancora oggi non ne conosciamo l’identità”, racconta padre Augustin.

Un nuovo inizio per padre Agostino nella Parrocchia di Santa Maria del Carmelo a Santa Marinella

S.E. Mons. Petru Gherghel Vescovo di Iasi e la Dott.ssa Simona Cecilia Farcas

S.E. Mons. Petru Gherghel Vescovo di Iasi e la Dott.ssa Simona C. Farcas

L’attuale Vescovo di Iasi S.E. Mons. Petru Gherghel, ricorda come nessuno abbia scritto mai finora in merito a tanta sciagura. Il prelato officiò allora i funerali delle povere vittime, sotto il controllo della Securitate di regime, che comunque impose il silenzio sulla tragedia.

Migliaia di contadini uscirono in processione nel villaggio, suffragando le vittime di una strage annunciata dalla disperazione. Erano i germi di una rivolta sociale e morale, che l’anno successivo confluì nella Rivoluzione redentrice.

Oggi, una croce con i nomi delle 27 vittime, ricorda tanta tragedia di quel 21 agosto 1988 : Andrei Angelica – 15 anni, Antal Mihai – 14 anni, Antal Burlacu Mihai – 16 anni, Antal M. Margareta – 44 anni, Maria Bortos – 15 anni, Andrei Margareta – 16 anni, Ciprian Ciceu – 14 anni, Maria P. Cancel – 46 anni, Marin Cancel – 17 anni (madre e figlio), Antonina Farcas – 14 anni, Carol P. Farcas – 18 anni, Varvara I. Farcas – 56 anni, Ioan I. Frincu – 14 anni, Ieronim Istoc – 15 anni, Cristian Patrascu – 12 anni, Adrian Patrascu – 14 anni, Cornelia A. Roca – 15 anni, Varvara P. Roca – 61 anni, Cristian Gh. Sabau – 15 anni, Verona M. Ghiurca – 54 anni (Valea Mare), Daniel Duma – 16 anni (Valea Mare), Luca Patrascu – 63 de anni (Valea Mare), Magda Huluban Farcas – 49 anni (Valea Mare).

L’anno successivo, 1989, fu quello della rivolta decisiva della Nazione rumena contro l’oppressione, che condusse alla nostra Rivoluzione liberatrice.

Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

La 25 de ani: Accidentul de pe Valea Uzului

O tragedie ascunsa de regimul comunist: 27 de morti in aceeasi zi

Sursa: 7est.ro

Fonte: 7est.ro

 

Taina Kogaiononului – Muntele Sacru al dacilor. Misterele Sfinxului din Bucegi


„Nu poţi cere cititorului nici să te creadă pe cuvânt, nici să te verifice într-un domeniu în care el nu e competent. Îi poţi cere însă efortul minim de a lua în consideraţie argumentarea pe care o aduci, de a urmări, adică, validitatea judecăţii tale. Nu e nevoie să fii un «specialist» în culturile arctice ca să judeci concluziile unei cărţi despre Laponi, căci aceste concluzii sunt derivate dintr-un anumit număr de documente, pe care autorul ţi le pune sub ochi, şi judecata pe care el o face o poţi verifica şi singur.
Evident, autorul îţi poate cita anumite documente care convin tezei sale şi poate trece cu vederea altele, care îl infirmă. Nu ţi se cere, însă, când nu eşti competent, să-ţi dai părerea asupra problemei generale, ci numai să gândeşti asupra soluţiei autorului a cărui carte ai citit-o. Este lesne pentru un om cu mintea bine organizată să judece metoda şi stringenţa de care dă dovadă un autor, chiar dacă acesta scrie asupra unui subiect nefamiliar. ..”

MIRCEA ELIADE, 1937
Cosmologie şi Alchimie Babiloniană,
Ed. Moldova, Iaşi, 1991, pag.4-5-8

Sfinxul din Bucegi, aflat pe platoul Munților Bucegi, la 2216 metri altitudine, măsoară 8 metri în înălțime și 12 metri în lățime.

Imagine panoramică:  Sfinxul din Munţii Bucegi, aflat pe platoul Munților Bucegi, la 2216 metri altitudine, măsoară 8 metri în înălțime și 12 metri în lățime.

Taina Kogaiononului - Muntele sacru al dacilor

Cartea Taina Kogaiononului – Muntele sacru al dacilor

Misterele SFINXULUI ROMÂNESC

“În muntele cel ascuns, care va
rămânea necunoscut până la sfârşitul
timpurilor, bătrânul legii vechi privea
din gura peşterii lui lucirea nouă de
primăvară…’’

Se spune că ascunde mistere nebănuite şi că ar fi cel mai vechi dintre simbolurile noastre sacre. Faptul că, în fiecare an, la data de 28 noiembrie, la apus, razele soarelui construiesc o piramidă energetică în jurul lui a devenit de notorietate. “Povestea” este însă complexă.

Unii afirmă că Sfinxul nostru ar fi “polul energetic al planetei”, specialiştii precizează însă că este “o formă ciudată, care a fost săpată în roca conglomerată, printr-o acţiune a vântului care poarta numele de eroziune”…

Din rase diferite 

Sfinxul din Bucegi, aflat pe platoul Munților Bucegi, la 2216 metri altitudine, măsoară 8 metri în înălțime și 12 metri în lățime.

Sfinxul din Bucegi, aflat pe platoul Munților Bucegi, la 2216 metri altitudine, măsoară 8 metri în înălțime și 12 metri în lățime.

Între 1966 -1968, arhitectul peruan Daniel Ruzo venea în România pentru a cerceta Sfinxul – denumire cu care nu era de acord, pe care îl văzuse pe o carte poştală. De altfel, primise mai multelamuriri de la un coleg român. „Am cercetat munţii din cinci continente”, scria el, „dar în Carpaţi am gasit monumente unice dovedind că în aceste locuri a existat o civilizaţie măreaţă, constituind centrul celei mai vechi civilizaţii cunoscute astăzi”.

Ruzo constata că Sfinxul seamănă cu chipul principal dintr-un ansamblu sculptat într-o stancă de pe platoul Marcahuasi din Peru. Ansamblu denumit de el Monumentul Omenirii… Peruanul a ajuns la concluzia că de fapt, nici Sfinxul nu reprezintă doar un singur chip, fiind înconjurat de alte chipuri umane, din rase diferite, precum şi capul unui câine. Iar acel câine are rolul de păzitor al unei comori şi că „trebuie să existe şi o Peşteră a Tezaurului“ în apropiere.

Kogaion – muntele sacru al dacilor

Mesaje în piatră

Cine este acest peruan căruia îi aparţine uimitoarea teorie? Profesorul Daniel Ruzo (1900-1991) – doctor, arhitect, filosof este cel care s-a străduit să descifreze mesajele încifrate în piatră alecivilizaţiei de dinainte de Potop. Totul a pornit când prietenul său Enrique Dammert i-a arătat o fotografie a unei stânci cu chip de om de pe Platoul Marcahuasi, din Peru, aflat la o altitudine de 3.600 de metri şi acest lucru se petrecea în 1952. Astfel a început o pasiune de o viaţă. Ruzo şi-a petrecut 9 ani în Anzi, cartografiind o parte a “geografiei sacre”. „Capul unui Inca”, prima sculptură cercetată de Ruzo, înfăţişeaza 14 tipuri umane, de aceea a şi denumit-o „ Monumentul umanităţii”. Platoul peruan este străbatut de vaste galerii şi tuneluri, care alcătuiesc o misterioasă reţea cu funcţionalitate religioasă.

Daniel Ruzo avea să descopere ruinele unui oraş preistoric fortificat, care se desfăşura pe o suprafaţă de peste 2 kilometri pătraţi şi care cuprindea, în cele patru puncte cardinale, vârfuri sculptate şi altare. Iar toate puteau fi observate în anumite condiţii de luminozitate, care ţin de solstiţii. În urmadescoperirilor publicate în lucrarea sa „Pe urmele Zeilor Soarelui”, Ruzo a pornit o serie de cercetări în toate colţurile lumii. Mulţi au contestat teoria lui, susţinând că sculpturile megalitice în stânci sunt rezultatul intemperiilor.

Departamentul secret

Conform cercetătoarei Cristina Pănculescu, care a efectuat un amplu studiu asupra masivului Bucegi, în apropierea Vârfului Omu, se află un centru energetic. „Chemaţi de Sfinx, dacii ştiau a se face nemuritori“, concluziona studiul, finalizat în 1988 şi înaintat către C.C. al P.C.R. Cercetătoarea demonstra, printre altele, că acest “Centru” reprezintă o poartă de ieşire din universul terestru, cu o activitate energetică măsurabilă, care se manifestă ciclic. Şi constata că din 1986, intensitatea centrului s-a amplificat.
Daniel Ruzo i-a îndemnat pe cercetătorii români, care l-au însoţit în peregrinările sale prin Bucegi, să cartografieze anumite “zone”.

Se pare că unii dintre cei care l-au însoţit pe Ruzo în România erau “cercetători” ai Securităţii, trimişi să vadă ce face „nebunul” şi să întocmească rapoarte pentru Cabinetul 2, respectiv Elena Ceauşescu. În plus, Nicolae Ceauşescu ar fi înfiinţat o unitate pentru studierea fenomenelor paranormale. Cartea „Viitor cu cap de mort“ (2008), de Radu Cinamar face referire la descoperiri ale Departamentului Zero (cu “însărcinări speciale”) al Securităţii, care ar fi fost înfiinţat în 1968, din ordinul lui Ceauşescu, “pentru descoperirea, educarea şi dezvoltarea unor subiecţi umani care aveau capacităţi neobişnuite”, după exemplul SUA, URSS şi China.

Capul Magnificului

Revenind la Cristina Pănculescu, cartea “Taina Kogaiononului – Muntele Sacru al dacilor (2008) prezintă concluziile şi argumentele rezultate în urma unei munci de cercetare întreprinsă pe parcursul a patru ani în Bucegi. “Cercetare bazată pe studii de mitologie comparată, istorie veche, folclor şi artă veche românească, istoria religiilor,hermeneutică şi ştiinţe tradiţionale în general”, după cum sună prezentarea cărţii. Geograful și istoricul Strabon (63 î.Ch. – 19 d.Ch.) vorbea despre muntele Kogaion: „Tot aşa şi acest munte a fost recunoscut drept sacru si astfel îl numeau geţii; numele lui, Kogaion, era la fel cu numele râului care curgea alături”. Kog-a-ion înseamnă „Capul Magnificului”, fiind şi denumirea getică a Bucegilor, unde se afla marele cap sculptat, cunoscut sub numele de „Sfinxul Românesc”.

În studiul „Dacia Hiperboreana“, publicat la Paris în 1936 şi republicat în Franţa şi Italia în anii ’80, Vasile Lovinescu afirma că „muntele Om este traversat de o grotă imensă, care este una dintre cele mai mari din lume, în sensul că nu i s-a dat de capăt, fiind exploatată doar pe vreo 20 de kilometri“.

N. Densuşianu menţionează că „după ideile astronomice şi geografice ale Antichităţii clasice, Polul Nordic, în jurul căruia se învârtea Universul, atingea Pământul lângă Dunăre, pe teritoriul geţilor, în particular pe Munţii Rhipaei (Carpaţii Meridionali). Conform aceloraşi idei, osia sau axa în jurul căreia se învârtea Cerul, trecea prin centrul Pământului, deci şi Universul şi Terra aveau o axă comună – Axis Mundi sau Axa Lumii. Cei care susţin că leagănul omenirii se află în spaţiul carpato-danubiano-pontic, localizează axa respectivă pe muntele sfânt al dacilor, Kogaion.

Epilog

Mulţi istorici merg până la afirmaţia că Sfinxul de la Gizeh, Egipt, este o copie a celui de pe platforma Bucegilor. Acest lucru se bazează pe asemănări care sunt mai mult sau mai puţin întâmplătoare, cum ar fi faptul că Sfinxul din Bucegi are aceeaşi înălţime cu cel egiptean, de la Gizeh.

La mult timp după ce Ruzo a studiat Monumentul Omenirii, cercetători peruani, dotaţi cu aparatură modernă, au identificat pe Platoul Marcahuasi 22 de vortexuri energetice pe care le-au numit „cruzes”, „cruci”, formate din trei tipuri diferite de energie…

În 1999, cercetătorul Vasile Rudan efectua un studiu asupra unei zone din Bucegi şi observa accidental că pe o pantă cu o suprafaţă de un kilometru pătrat, în preajma Vârfului Doamnei, organismul se încarcă energetic, toate funcţiile fiind revigorate. Măsurătorile indicau “o anomalie magnetică atipică”, iar cercetătorii au denumit zona “Gura de Rai”, conform unei legende populare , care spune că „la îngemănarea Cerului cu Pământul viaţa trece prin moarte şi moartea devine viaţă”…

„Dacii sau geţii nemuritori şi ţara lor erau ermetici pentru antici. Grecii se apropiaseră de ei numai pe ţărmurile Mării Pontice, fără să se aventureze mult în interior. Romanii îi cunoşteau doar pe războinicii daci. Dunărea le inspira teamă. Era un Limex Hiperboreum, de unde începeau pământurile care dormitau sub leneşele stele ale Polului getic”.
Orice contact cu aceste locuri devenea subiect pentru literaţii vremii. Astfel, poetul latin Marţial, contemporan împăratului Domiţian, într-una din epigramele sale, se adresează prietenului său, soldatul Marcellinus, care se întorsese de curând din Dacia, cu cuvintele: „Abia răbdaseşi, Marcelline, cele şapte stele de la miazănoapte şi constelaţiile leneşe ale polului getic; iată acum cât de aproape va să vezi cu ochii steiurile lui Prometeu şi legenda muntelui”.
Legenda Kogaiononului, muntele ascuns al strămoşilor noştri, Kogaiononul care dintotdeauna a avut ca ţintă şi scop suprem OMUL, omul cu majuscule.

MIRCEA ELIADE, 1937
Cosmologie şi Alchimie Babiloniană,
Ed. Moldova, Iaşi, 1991, pag.4-5
Sursa: evz.ro

Ne alegem babele sau babele ne aleg pe noi? Despre „babele cosmice”


Ne alegem babele sau babele ne aleg pe noi? Primele zile din martie stau sub semnul jocului. Astăzi, alegerea Babelor nu mai repezintă o consecinţă a gândirii magice, baba ta nu-ţi mai anunţă norocul, ci îţi spune cum vei fi la bătrâneţe. Râdem şi mergem mai departe, intrăm în zilele Moşilor, ştim doar că sunt mai blânde, Moşii întotdeauna sunt mai buni… Avem 12 zile rituale, 12 zile dintre care 6 aparţin iernii şi celelalte 6 verii, 12 zile ce stau sub semnul Babelor, 12 zile în care patroanele lor fac şi desfac anotimpurile, pun laolaltă soarele cu ninsorile, lumina cu întunericul, iarna cu vara.

Foto: Kurt Hielscher, 1933

Foto: Kurt Hielscher, 1933

Odinioară, zilele însorite erau considerate aducătoare de fericire, noroc şi belsug, în timp ce ploaia şi ninsoarea însemnau lacrimi, sărăcie, neîmpliniri. În unele locuri, flăcăii îşi alegeau şi ei o Babă, cu credinţa că aşa cum va fi ziua, le va fi şi nevasta: frumoasă sau urâtă, bogată sau săracă, fertilă sau stearpă. În alte părţi, Baba nu putea fi „aleasă”, ea se stabilea în funcţie de data naşterii. Dacă persoana era născută între 1 şi 12, Baba îi cădea în ziua naşterii sale; în caz contrar, se calcula suma celor două cifre care formau data naşterii iar acel număr reprezenta Baba respectivei persoane.

Există legende potrivit cărora Baba Dochia, împreună cu cortegiul ei de Babe, reprezintă cele 12 luni ale anului. Sunt divinităţi meteorologice care ordonează timpul şi anotimpurile, aducând semne prevestitoare despre soarta omului şi belşugul pământului. În alte variante, prima Babă ar reprezenta primăvara (Baba semănatului), a doua, vara (Baba muncii câmpului) iar a treia, toamna (Baba culesului), toate prevestind starea vremii şi a rodului fiecărui anotimp.

Poveştile populare echivalează timpul ritual de douăsprezece zile cu durata urcuşului Babei Dochia la munte şi, totodată, cu numărul cojoacelor lepadate. „Şi Baba suia de zor la munte cu cojoacele pe ea. Când sui mai sus, Dumnezeu a dat o căldură zdravănă, că Baba nu mai putea de cald cu atatea cojoace. Şi ce să facă? Da a prins a tapa câte unul. Şi cum a tapat unul s-a şi facut stană de piatră. L-a tapat pe al doilea şi s-a făcut şi acesta stană de piatră. Pana le-a tapat pe toate. Şi Baba suia, suia de zor, cu caprele. Pe când a ajuns în vârful muntelui, a dat Dumnezeu un ger mare şi a ingheţat şi Baba cu capre cu tot şi s-au facut stană de piatră, de i se vede forma şi astăzi.”(colecţia Pamfil Biltiu).

Dincolo de poveşti şi legende, Babele sunt strămoaşele şi moaşele noastre mitice, femei iniţiate în practicile divinatorii, depozitare ale înţelepciunii pământului, cunoscătoare ale plantelor şi leacurilor, adevaraţi şamani ai comunităţilor străvechi, matriarhale. Reprezentările lor au rămas în Munţii Bucegi, ai Buzăului şi ai Maramureşului, pietre sacre ce veghează hotarul anotimpurilor, dezleagă primăvara şi, odată cu ea, timpul vrăjilor, al magiei, al descântecelor…„că vine Baba şi-i spune fetii care-o fi iubitu’ şi în ce zi s-or lua, şi cum o fi zâua aceia: urâtă, posomorâtă sau luminoasă, cu soare”. (Marcel Laptes).

Astăzi, alegerea ‘babelor’ stă sub semnul ludicului, nu mai este o consecinţă a gândirii magice sau mitice, ci mai degrabă un joc care face tri­miteri la partea ascunsă a personalitaţii, dezvaluită de vremea pe care o aduce ziua cu pricina.

 Autor: Iulia Gorneanu – http://www.121.ro/

Vezi şi : http://jurnalul.ro/calendar/despre-babele-cosmice-si-zilele-lor-606175.html

Da BookCrossing ” Biblioteca del mondo” a Bücherwald “Foresta di libri”: nessun ostacolo alla lettura


Alberi trasformati in librerie pubbliche: Bücherwald (foresta di libri), è la mini biblioteca di Prenzlauer Berg a Berlino. BookCrossing,  la biblioteca del mondo virtuale, è nata per unire le persone attraverso i libri. 

La Presidente dell’ Associazione IRFI ” Italia-Romania: Futuro Insieme (Viitorul Impreuna)” di Roma, Dott.ssa Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcaş, ha avviato una campagna di raccolta libri, per donarli alle biblioteche italo-romene gestite dalle onlus. Dalla Romania, diverse istituzioni stanno inviando libri di autori italiani e stranieri tradotti in lingua romena.
L’invito e’ rivolto a tutti, per sostenere la realizzazione della Biblioteca: inviate i libri per bambini e adulti, al seguente indirizzo: Biblioteca pentru copii, Associazione Italia-Romania Futuro Insieme , V. San Lorenzo , 6 01028 Orte (VT) . Grazie ! ptcopii

“Dăruieşte o carte pentru copiii din Italia!” Campanie de colectare a cărţilor în limba română.

Bücherwald

I quartieri di Berlino sono pieni di sorprese, i luoghi ideali per scoprire man mano l’essenza di questa metropoli. Nell’ormai quartiere chic di Prenzlauer Berg si trova una mini biblioteca all’aperto e che funziona 24 ore su 24. Ma non si tratta di anonimi scaffali, bensì di una “foresta dei libri” (Bücherwald)! Qui vige il principio di rendere i libri usufruibili a chiunque e funziona come “bookcrossing”.

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Il Bücherwald si trova nel cuore di una delle zone di Prenzlauer Berg , che più rappresenta la velocità con cui Berlino cambia, anche radicalmente. Fino agli Anni ’90, questo quartiere di Berlino Est non era nemmeno menzionato nelle guide turistiche.
 L’imponente opera di risanamento del dopo la caduta del Muro, vede la zona del Prenzlauer Berg in cima della lista: nell’arco di pochi anni, le facciate delle case da grigio si trasformarono in fulminanti colori pastello, gli interni abbelliti, gli affitti più che raddoppiati.
“Il progetto, intitolato Bücherwald, fa parte del programma BookCrossing Club che realizza librerie gratuite in tutto il mondo. Lo scopo è portare libri usati da condividere in luoghi pubblici in modo da rendere sempre accessibile la lettura a tutti. “Benvenuto nella biblioteca del mondo! É facile trovare libri, condividerli e incontrare altri amanti della lettura”.

Das Projekt ‚Bücherwald’ ist ein Beitrag zur nachhaltigen Berufsbildung und thematisiert die Wertschöpfungskette Wald- Holz- Buch. Es wurde von BAUFACHFRAU Berlin e.V. entwickelt, konzipiert und realisiert als eine interdisziplinäre, projektorientierte Zusammenarbeit mit Azubis aus den Arbeitsbereichen Forstwirtschaft, Zimmerei, Tischlerei, Mediengestaltung, Buchdruck und Buchhandel.
Quelle: Pressebox auf berlin.de

“Il progetto ‘Foresta di libri’ contribuisce a uno sviluppo sostenibile dell’istruzione professionale e si occupa di dare valore alla catena foresta-legno-libro. È stato ideato, sviluppato e realizzato da BAUFACHFRAU di Berlino come un approccio interdisciplinare, nato dalla cooperazione di esperti di foreste, carpenteria, falegnameria, media design, stampa e libri.”

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Ogni ‘foresta di libri’ può contenere fino a 100 libri che chiunque può prendere o lasciare in prestito.

BookCrossing (vedi il sito http://www.bookcrossing.com/), “è la biblioteca del mondo: un social network brillante; la celebrazione della letteratura e un posto dove i libri acquistano una nuova vita. Vi da la possibilità di donare un’identità univoca ad un libro, poichè il libro viene p***ato da lettore a lettore e può essere controllato, in questo modo può connettere i lettori. Ci sono attualmente 1.400.797 BookCrosser e 10.760.774 libri che viaggiano in 132 paesi. Questa comunità virutale sta cambiando il mondo reale e toccando vite un libro alla volta”, si legge sul sito.

BERLINO, NOVE TRONCHI D’ALBERO TRASFORMATI IN LIBRERIE

Il risultato di Bücherwald è che il quartiere ha cambiato immagine anche dal punto di vista del tipo di abitanti, solo il 20% dei vecchi inquilini è rimasto. Il nuovo 80% sono i nuovi abitanti che possono permettersi fra gli affitti più cari di tutta la città. E Prenzlauer Berg è diventato uno dei quartieri più frequentati anche dai turisti.

Bücherwald in Berlin

Bücherwald in Berlin

La “Foresta di libri”, Bücherwald, è formata da 9 tronchi di albero, dentro i quali sono ricavati dei ripiani chiusi da una finestrella. I libri vengono riposti e prelevati da questi box naturali.
Bücherwald

Bücherwald

Il concept è semplice: quando si è finito di leggere un libro, lo si può mettere nel Bücherwald a disposizione di altri lettori.
In cambio si può prendere un altro libro disponibile fra quelli dentro  “le casette dei libri”. Non è altro che l’idea base del bookcrossing.
La parole d’ordine è: condivisione.

Questo progetto, bello e socialmente utile, è stato inaugurato nel 2008 durante l’evento  “Lunga notte del sapere”. A Berlino le notti sono lunghe e di vario genere, non c’è solo la “Lunga notte dei musei”. Il tutto finanziato dal Ministero della formazione e della ricerca.

Kollwitzplatz, merita una lunga passeggiata, ci sono diversi siti che appartengono alla storia della città oltre agli innumerevoli bar e ristoranti nello stile della nuova Prenzlauer Berg per una pausa caffè e dolce, per poi p***are al Bücherwald. Magari per scambiare un bel libro.
Bücherwald
Kollwitzstrasse angolo Sredzkistrasse
10405 Berlin

Per saperne di più su Prenzlauer Berg, cosa vedere e indirizzi di bar, ristoranti e negozi, potete leggere qui:

Prenzlauer Berg Lato A

Prenzlauer Berg Lato B

 

Fonti: http://www.berlin-kombinat-blog.net/la-biblioteca-nellalbero-buecherwald/

http://www.bookcrossing.com/

“Un libro non solo è un amico, ma vi trova nuovi amici. Possedendo un libro con la mente e con lo spirito ci si arricchisce, ma quando lo si p***a a qualcun altro si triplica la propria ricchezza”.

— Henry Miller, I libri della mia vita (1969)

Dobri Dobrev, 99enne bulgaro, chiede l’elemosina e dona 40.000€ in beneficenza


Dobri DobrevIndossa indumenti riciclati e scarpe autoprodotte e trascorre gran parte della sua giornata a chiedere l’elemosina. 

La sua storia ha commosso il web.  Dobri Dobrev oggi ha 99 anni, vive in Bulgaria, vicino a Sofia. Attraversa ogni giorno la città compiendo circa 25 chilometri a piedi. Si sposta dal suo piccolo villaggio fino a Sofia passando poi il tempo a pregare per tutti i bisognosi. Nonostante l’età, la sua parziale sordità e le sue precarie condizioni di vita ha portato a termine una ambiziosa missione: aiutare i più poveri e i più sfortunati.

 

dobri_dobrev

Attraverso l’elemosina è riuscito a raccogliere oltre 40mila euro che ha scelto di donare in beneficenza. Lui vive con 80 euro di pensione e quanto raccolto in quesi anni lo ha donato come contributo per il restauro di chiese e monasteri e, soprattutto, per il pagamento di bollette di acqua e di energia elettrica degli orfanotrofi.

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Vino in Romania. Grasa de Cotnari, nobile nettare rumeno


La potete chiamare globalizzazione. Qualcuno in maniera del tutto errata potrebbe definirla quasi un’invasione di campo. Per me è invece un’appagante scoperta, frutto della mia naturale curiosità. Si dice che la curiosità uccise il gatto, ma io non riesco proprio a resistere alla tentazione di scoprire cosa portano in dote altri popoli e altre terre, qual è il loro bagaglio di esperienze, di tradizioni e di storie. Da sempre l’Italia è terra di vini e lo è anche la Francia, così come lo sono la Spagna e il Portogallo, lo è sempre stata la Grecia e le repubbliche balcaniche nate dallo smembramento dell’ex Jugoslavia, soprattutto Slovenia e Croazia, lo è l’Ungheria con il suo Tokaji dal nome ‘scippato’ al nostrano friulano e lo è anche la Romania. Ormai da un bel po’ di anni una vera e propria diaspora ha portato in Italia tanti abitanti di quella che gli antichi romani chiamavano Dacia e che da qualche anno è diventato membro dell’Unione europea, e inevitabilmente con l’allargarsi della comunità rumena in Italia sugli scaffali dei supermercati delle nostre città sono spuntati prodotti tipici di quella terra incastrata tra il Danubio, il Mar Nero e i Carpazi. Nel mio caso quel che più ha attirato la mia attenzione è stata un’insolita bottiglia trasparente con dentro un liquido giallo scarico con un etichetta gialla che recitava: Grasa de Cotnari. Al primo incontro ha vinto la diffidenza, volevo saperne un po’ di più prima di prenderne una bottiglia.

In generale è sempre bene ricordate che la Romania è tra i paesi dalla più lunga tradizione vinicola al mondo (ci sono testimonianze di vino fino a 6000 anni fa, quindi ben precendenti all’Impero Romano) e si spiega facilmente guardando la posizione centrale del paese e direttamente contigua alla Georgia, paese simbolo di origine della Vitis Vinifera. La Romania è terra di vini bianchi, anche dolci muffati con una certa storia e blasone e di promettenti vini rossi a base Merlot e altre uve internazionali. Di recente (1998) è stata istituita una classificazione basata sul modello Europeo con con vini da pasto, vini di qualità superiore (VS), di qualità con denominazione di origine (VSO) e di qualità speciale e grado di qualità (VSOC).

Romania Mappa regioni vinicole

Tornato a casa scopro che il Cotnari è uno dei vini bianchi più buoni della produzione vinicola rumena. Cotnari, il comune della Romania da cui questo vino prende il nome, è ubicato nel distretto di Iaşi (in rumeno Judeţul Iaşi) che si trova nella regione storica della Moldavia. Cercando qualche informazione sulla rete scopro che la zona di Cotnari è assai conosciuta per la sua produzione vinicola, in particolare proprio del Grasa de Cotnari, un vino passito molto apprezzato e molto diffuso, nei secoli scorsi, presso le corti di tutta Europa. In genere è ottenuto da Grasa in purezza (ma spesso viene unito a uve Feteasca), un vitigno leggermente attaccato dalla botrytis cinerea (la cosiddetta muffa nobile) ma che diversamente da altri simili (Tokaj, Sauternes) si mantiene leggero di alcol (circa 13) e soprattutto di gusto, riuscendo quasi ad assomigliare di più ad un corposo moscato che un pesante passito. Questo vino ha un particolare profumo di frutta secca e di spezie dolci e una componente di incenso quasi unica al mondo portata dal vitigno Grasa. Dopo aver tranquillizzato la parte di me più renitente all’acquisto con le informazioni raccolte in rete non resta che soddisfare la curiosità, ormai notevolmente accresciuta, di assaggiare questo vino e procurarsi una bottiglia. cotnari


Non l’ho abbinato a nessun piatto, ma credo che a seconda della temperatura di servizio si sposi bene a diverse circostanze e potete considerarlo un compagno poliedrico. Se volete può essere un dolce compagno per sere d’estate leggere e conviviali, se prima di consumarlo lo lasciate un’ora in frigo potrebbe essere un ottimo partner di piatti a base di pesce o di formaggi a pasta molle e se invece volete gustarlo a temperatura ambiente potrebbe accompagnarvi nel degustare formaggi piccanti a media stagionatura o dessert di varia natura, meglio se crostate di frutta o di ricotta e cioccolato.
L’etichetta della bottiglia acquistata è ovviamente in rumeno ma è abbastanza comprensibile e le informazioni che più ci interessano sono tra le più facili da individuare: il produttore, Cotnari, e l’anno di vendemmia, 2009. Nel bicchiere la Grasa de Cotnari fa subito un bell’effetto: appare di un giallo scarico tendente al dorato, con riflessi verdi molto tenui. Al naso regala profumi abbastanza piacevoli e netti: si avvertono subito la mela e l’uva passa che può richiamare alla lontana un passito, poi via via emerge un lieve odore di noci e una nota di albicocche secche, poi è la volta della noce moscata e della famosa nota di incenso (in verità molto flebile). In bocca la corrispondenza è piena, si avvertono in maniera netta la mela, le albicocche secche, le noci e in chiusura quella nota di incenso, penetrante e persistente. Pur essendo un semidolce non è affatto stucchevole o faticoso, anzi ha una buona acidità che contrasta piacevolmente con gli zuccheri evidenti e invoglia la beva.

In ogni caso, ciò che è sicuro, almeno dal mio personalissimo punto di vista, è che l’incontro con questo vino mette comunque un po’ di curiosità su quelli che sono i vini della Romania e se avete voglia di soddisfare questa curiosità vi suggerisco di andare a leggere questo interessante post  http://www.enotime.it/zooms/d/allombra-del-vampiro#.URll1Vojjqs pubblicato esattamente  due anni fa su enotime.it .

Fonte: https://vinosofiaamoredivino.wordpress.com/2013/02/11/un-incontro-sorprendente-grasa-de-cotnari-nobile-nettare-rumeno/

Vai sul sito http://www.cotnari.ro/

Altri siti:

Romania nel Bicchiere

Niente post sui rumeni e i problemi di integrazione (qui da noi a Firenze direi ampiamente risolti) ma due parole sui vini che ogni volta la nostra mitica lavapiatti Marioara ci porta dalla sua terra: Grasa de Cotnari.

Cotnari – da vino dei nobili nel Medioevo alle medaglie d’oro mondiali

Cotnari – da vino dei nobili nel Medioevo alle medaglie d’oro mondiali“Su una rassegna di vini di Venezia del XV secolo, ‘Grasa de Cotnari’ si trova in cima alla lista, con il prezzo più alto tra i prodotti commercializzati all’epoca” (I. C. Teodorescu).

Eredità storiche

Questa è la storia del vino che proviene dal vigneto datato oltre 2000 anni dai tempi del re geto-daco Burebista, lo stesso vino attestato su un documento ufficiale nel 1250 da Radu Rosetti ed elogiato dal medico di Stefano il Grande, Mateo Muriano, presso il doge di Venezia nel 1502. Apprezzato dallo zar Pietro il Grande durante la sua visita a Iaşi nel 1711 e rinomato come uno dei migliori vini in Europa già nel 1845 in una rassegna a Parigi, il Cotnari ottiene il Diploma di Merito nell’ambito dell’Esposizione Internazionale di Vienna nel 1873 ed il Gran Prix di Parigi nelle Esposizioni Universali degli anni 1889 e 1900. La prima metà del XX secolo (in particolare il periodo tra le due guerre) segna un declino del vino di Cotnari a causa di nuovi e imponenti competitori sul mercato nazionale.

Coordinate geografiche

Il grande vigneto di Cotnari si situa nella regione Iaşi (a 54 km Nord-Est), vicino al comune di Cucuteni (luogo originario della ceramica di Cucuteni, appartenente al Patrimonio Intangibile UNESCO, di cui parleremo nell’articolo all’interno della rubrica „Tradizioni romene”) e presenta una straordinaria eredità monumentale. Aveva sede qui, infatti, la fortezza geto-daca Cătălina – Hallstatt in tedesco (da notare la somiglianza con il latino Catilina) del IV sec. a.C. ed il castello Vlădoianu (1901) fatto costruire dall’ex governatore della Banca Nazionale con materiali importati dall’Italia sulla base di una progettazione planimetrica italiana. Inoltre, troviamo il castello Hodora, chiese e moasteri quattro-cinquecenteschi, laghi da pesca ed il bicentenario parco di riservazione naturale nazionale di Cătălina – Cotnari.
Il vigneto di Cotnari fa parte del rinomato gruppo dei vigneti europei situati al limite Nord di cultura economica della vite: la sua latitudine (45-50°), infatti, è la stessa dei vigneti Tokaj (Ungheria), Rheingau (Germania), Champagne (Francia).

Il marchio Cotnari S.A.

Oggi la compagnia Cotnari S.A. possiede circa 1700 ettari di vite, di cui approssimativamente 1300 sono messi a frutto. I vini bianchi provenienti da queste viti sono puramente di origine romena (non ci sono semi importati, la regione essendo forse l’unica in Romania ad aver conservato la sua formula autoctona iniziale di produzione) e portano i seguenti nomi: Grasă de Cotnari, Frâncuşă, Fetească Albă, Tămâioasă Românească. In più, negli ultimi anni l’azienda si sta muovendo verso la produzione di vini rossi e rosé ed è per questo che coltiva 105 ettari per il Fetească Neagră e 40 ettari per il Busuioacă de Bohotin. Annualmente, la Cotnari raggiunge i 7.5 milioni di litri di vino D.O.C.
Il Grasă de Cotnari (13° gradazione alcolica) è il vino miglior venduto in Romania già dal 2009, avendo vinto 50 medaglie d’oro ai concorsi internazionali e decine di medaglie a quelli nazionali. L’azienda, invece, ha cumulato complessivamente 150 medaglie d’oro nell’ultimo decennio. Per maggiori dettagli, consultare il sito ufficiale  http://www.cotnari.ro/  (romeno e inglese).

Autore: Ana-Maria Baghiu

20 aprile 2013