Gala Studenţilor Români din Străinătate 2017, ediţia a VIII-a


Ediția din 2017 a competiției vizează rezultatele obținute de studenții români în anul universitar 2015-2016. Evenimentul va avea loc joi, 5 ianuarie 2017, în București. Înscrierile sunt gratuite şi se realizează exclusiv online până pe 1 decembrie 2016. italia-lsrs

Liga Studenților Români din Străinătate a dat startul Concursului „Premiile LSRS pentru Excelență Academică în Străinătate”, care va găzdui decernarea Premiilor LSRS pentru Excelență Academică în Străinătate pentru anul academic 2015-2016.


Cea de-a opta ediție a Galei LSRS va fi un important prilej aniversar, marcând 8 ani de existență a Ligii Studenților Români din Străinătate: 8 ani sub semnul voluntariatului, 8 ani de proiecte și realizări cu și pentru studenții români din afara granițelor.


– Înscrie-te în competiție gratuit, online aici, până la data de 1 Decembrie: http://bit.ly/galalsrs2017concurs

– Recomandă persoane pentru Concurs: http://bit.ly/galalsrs2017recomandari
– Fii alături de noi în seara Galei din 5 ianuarie 2017 și rezervă-ți un loc prin completarea formularului de înscriere:
http://bit.ly/GalaLSRS2017inscriere


Te aşteptăm! Împreună, recunoaştem excelenţa!

Echipa Filiala LSRS Italia

Echipa Filiala LSRS Italia

Sunt binevenite candidaturi din toate domeniile de studiu — de la științele exacte la științele umaniste și arte.

Câştigătorii vor fi selectaţi de un juriu alcătuit din personalități ale societăţii româneşti din mediul academic și profesional, iar premiile vor fi decernate în cadrul Galei Studenților Români din Străinătate, care va avea loc pe 5 ianuarie 2017, la Bucureşti.

Categoriile de premii sunt:

  • Studentul Român al Anului din America de Nord*
  • Studentul Român al Anului din Europa**
    • Nivel universitar (licență și masterat)
    • Nivel post-universitar (doctorat și post-doctorat)
  • Studentul Român al Anului de pe alte Continente (America de Sud, Asia, Africa, Australia)
  • Studentul Român ERASMUS al Anului
  • Studentul Anului în România
  • Premiul Special în Arte
  • Marele Premiu: Studentul Român al Anului din Străinătate***

Call for Applications Premiile LSRS 2017

Criterii de Jurizare Premiile LSRS 2017

Formular ERASMUS Premiile LSRS 2017

Regulament de participare Premiile LSRS 2017

Important. Dacă vreți să recomandați un student pentru înscrierea în competiție la una dintre categoriile de mai sus, vă rugăm să completați următorul formular: Formular Recomandare Candidați.

*Pentru Studentul Român al Anului din Europa se vor acorda câte două premii, corespunzând nivelurilor: universitar (licență, masterat) și post-universitar (doctorat, post-doctorat).

**Pentru Studentul Român al Anului din America de Nord se vor acorda distincții (premii și/sau mențiuni) atât pentru nivelul universitar (licență, masterat) cât și post-universitar (doctorat, post-doctorat).

***Toate candidaturile acceptate pentru categoriile de premii Studentul Român al Anului din America de Nord, Studentul Român al Anului din Europa, Studentul Anului de pe Alte Continente, Studentul Român ERASMUS al Anului și Premiul Special în Arte intră automat și în întrecerea pentru Marele Premiu: Studentul Român al Anului din Străinătate!

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Formular de înscriere – Premiile LSRS pentru Excelenţă Academică în Străinătate

Master in Management e Responsabilità Sociale d’Impresa


Fino a sabato 10 dicembre 2016 sono aperte le iscrizioni alla nuova edizione del Master Universitario di I Livello in Management e Responsabilità Sociale d’Impresa – Sostenibilità e Innovazione Socialelogoscienzesociali

Giovedì 10 novembre si è tenuta la giornata di Open Day in cui è stata presentata l’offerta formativa. Sono intervenuti:

  • Helen Alford (Direttore del Master): Presentazione del progetto formativo
  • Antonio Fraccaroli (Fondo Banche Assicurazioni): Reimmaginare il lavoro: Industria 4.0
  • Alessia Sabbatino (Global Compact Network Italia): I Sustainable Development Goals e la strategia aziendale
  • Giulia Genuardi (ENEL): La nuova direttiva UE 95/2014 e la rendicontazione di sostenibilità
  • Marina Russo (FASS): Il Master visto da vicino: i dati delle passate edizioni e note operative.

Le presentazioni del 10 novembre sono qui allegate.

Per maggiori informazioni, per scaricare i depliant informativi e la domanda di partecipazione alla selezione, visitate la pagina del Master; scrivete a: master@pust.it.

locandina-nuova

Presentazione

Il Master in Management e Responsabilità Sociale d’Impresa, Innovazione sociale e Sostenibilità ha l’obiettivo di formare manager ed esperti in grado di creare innovazione e valore, orientando e guidando le scelte e le azioni di Istituzioni pubbliche e private, e di trasformarne i processi secondo principi di sostenibilità e di responsabilità, per lo sviluppo del bene comune.

Grazie alla collaborazione con università, imprese e reti sociali, questo programma contribuisce alla formazione di figure professionali altamente specializzate in materia di sostenibilità ambientale economica e sociale, finanza etica, gestione e sviluppo delle risorse umane, marketing responsabile e comunicazione sociale, rendicontazione di sostenibilità alla luce della Direttiva EU 95/214.

Istituito fin dal 2003 dalla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino – Angelicum in collaborazione con la LUMSA, il Master ha visto in questi anni la partecipazione di oltre 200 studenti, per metà neolaureati e per metà provenienti dal mondo del lavoro (liberi professionisti e impiegati).

Il Master si articola in undici moduli didattici (lezioni frontali, laboratori, workshop) che compongono il programma integrato e multidisciplinare, con 300 ore di aula in modalità weekend di lezioni tenute da docenti universitari ed esponenti di Imprese ed Istituzioni, cui si affiancano attività individuali e di gruppo (sviluppo di progetti, partecipazione a convegni ed eventi), per una formazione che coniuga i principi etici con le logiche dell’impresa.

Per maggiori informazioni:

Scaricate le presentazioni dell’Open Day del 10 novembre 2016;

visitate la pagina degli approfondimenti;

scrivete a: master@pust.it

Allegati:
Scarica questo file (ANGELICUM domanda  iscrizione alla selezione1.pdf)Domanda di pre-iscrizione [Domanda di selezione – XIII edizione 2017] 294 kB
Scarica questo file (Brochure Master RSI2017.pdf)Brochure Master RSI2017.pdf [Brochure Master RSI – XIII edizione 2017] 1019 kB
Scarica questo file (Flyer Master RSI2017 EN.pdf)Flyer Master RSI2017 EN.pdf [Flyer Master RSI – XIII edizione 2017 – inglese] 554 kB
Scarica questo file (Flyer Master RSI2017 IT.pdf)Flyer Master RSI2017 IT.pdf [Flyer Master RSI – XIII edizione 2017 – italiano] 490 kB
Scarica questo file (Presentazione breve.pdf)Presentazione breve.pdf [Presentazione Master RSI – XIII edizione 2017] 300 kB
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Giubileo dell’Associazione IRFI onlus e chiusura della Porta Santa di San Pietro


Roma, Città del Vaticano – Il 20 novembre si chiude il Giubileo Straordinario della Misericordia: Papa Francesco chiuderà la Porta Santa nella Basilica di San Pietro. Decennale della fondazione di IRFI onlus.

porta-santa-chiusuraPer celebrare il X anniversario della sua fondazione, l’Associazione “Italia Romania Futuro Insieme”, invita: membri, benefattori,  assistiti e fruitori, amici e collaboratori della IRFI onlus, a prendere parte, con Sua Santità Papa Francesco, alla celebrazione di chiusura della Porta Santa a San Pietro e conclusione del Giubileo della Misericordia, che avrà luogo nella Basilica di San Pietro, domenica, 20 novembre 2016, alle ore 10:00, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo.

Il 20 novembre, il Giubileo Straordinario chiuderà solo relativamente all’evento storico dell’Anno Santo, perché la Misericordia va oltre ogni confine, come ci insegna Papa Francesco.

Per ritirare i pass di ingresso, si prega di contattare il cell. 3201161307.

L’appuntamento è fissato alle ore 8:30, ai limiti della piazza San Pietro. Il  nostro gruppo viene distinto da bandiere e bandierine di Romania e Italia. irfi4

2006 – 2016: Associazione “Italia Romania Futuro Insieme”, decennale della fondazione 

Nata a Roma il 3 novembre 2006, quale risultato di un continuo e costante impegno umanitario, sociale, culturale, religioso nel segno dell’ecumenismo, dialogo e solidarietà, della formazione, educazione e ricreazione, nell’ambito della comunità romano-cattolica romena a Roma; l’Associazione IRFI onlus annovera tra i suoi membri giovani, donne e uomini romeni e italiani, ma anche di altre nazionalità.

Numerose sono le attività di volontariato e le iniziative educative, socio-culturali, di orientamento, di assistenza e supporto in favore delle persone bisognose, famiglie, ragazze madri, giovani e bambini, realizzate dall’associazione, in collaborazione con enti, istituzioni, strutture pubbliche e private, associazioni italiane e romene.

Al fine di accantonare pregiudizi e stereotipi, l’impegno della IRFI è stato e continua ad essere quello di promuovere la dignità umana in ogni persona, un’immagine positiva del fenomeno migratorio, dell’idea di una comune Patria Europea e rinforzare la comunicazione fra le comunità locali ed i cittadini comunitari e immigrati. Rivolgere quindi l’attenzione verso chi quotidianamente o saltuariamente si confronta con la realtà delle comunità romene, per favorire uno stile o atteggiamento interculturale come la disponibilità al dialogo, al rispetto reciproco, al bene comune e al cambiamento delle proprie mappe valoriali in una logica di solidarietà, di co-crescita.

Simona Cecilia Crociani Baglioni 

https://futuroinsieme.wordpress.com/

Opere di misericordia corporali

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1) Dare da mangiare agli affamati e 2) dare da bere agli assetati

Queste due prime opere di misericordia corporale sono complementari e si riferiscono all’aiuto che dobbiamo dare in cibo e altri beni a chi più ne ha bisogno, a coloro che non hanno l’indispensabile per poter mangiare ogni giorno.

Gesù, come dice il vangelo di san Luca, raccomanda: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto» (Lc 3, 11).

3) Ospitare i pellegrini

Anticamente, dare ospitalità ai viaggiatori era una questione di vita o di morte, dati i disagi e i rischi dei viaggi. Oggi non è più così. Ma potrebbe comunque accaderci di ricevere qualcuno in casa nostra, non per semplice ospitalità verso un amico o un familiare, ma per un vero caso di necessità.

4) Vestire gli ignudi

Quest’opera di misericordia tende a venire incontro a una necessità fondamentale: il vestito. Spesso ci viene richiesta la raccolta di indumenti che si fa nelle parrocchie o in altri centri di assistenza. Nel momento di donare i nostri indumenti, è bene pensare che possiamo dare cose per noi superflue o che non ci servono più, ma anche qualcosa che ci è ancora utile.

Nella lettera di Giacomo veniamo incoraggiati a essere generosi: «Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova?» (Gc 2, 15-16).

5) Visitare gli infermi

Si tratta di una vera assistenza ai malati e agli anziani, sia in ciò che riguarda l’aspetto fisico, sia facendo loro compagnia per un po’ di tempo.

L’esempio migliore della Sacra Scrittura è quello della parabola del buon samaritano, che si prese cura del ferito e, non potendo continuare a occuparsene direttamente, lo affidò alle cure di un altro, pagando di tasca propria (cfr. Lc 10, 30-37).

6) Visitare i carcerati

Consiste nel far visita ai carcerati, dando loro non soltanto un aiuto materiale ma un’assistenza spirituale, perché possano migliorare come persone e correggersi, magari imparando a svolgere un lavoro che possa essere loro di aiuto quando sarà terminato il periodo di detenzione…

Invita anche ad adoperarsi per liberare gli innocenti e chi è stato sequestrato. Anticamente i cristiani pagavano per liberare gli schiavi o si offrivano in cambio di prigionieri innocenti.

7) Seppellire i morti

Cristo non aveva un luogo dove posare il capo. Un amico, Giuseppe d’Arimatea, gli cedette la propria tomba. Non soltanto, ma ebbe il coraggio di presentarsi a Pilato e di chiedergli il corpo di Gesù. Partecipò anche Nicodemo, che aiutò a seppellirlo (Gv 19, 38-42).

Seppellire i morti sembra un ordine superfluo, perché, di fatto, tutti vengono seppelliti. Però, per esempio, in tempo di guerra può essere una necessità pressante. Perché è importante dare una degna sepoltura al corpo umano? Perché il corpo umano è stato dimora dello Spirito Santo. Siamo “tempio dello Spirito Santo” (1 Cor 6, 19).

Fonte: Cosa sono le opere di misericordia?

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Cum au dispărut monarhiile din Europa de Est


„După 84 de ani de când am devenit rege, pot spune că cele mai importante lucruri, după libertate și democrație, sunt identitatea și demnitatea.” (M.S. Regele Mihai I, discurs 25.10.2011)

Despre demnitate

V-ați pus vreodată această întrebare? Toată lumea știe că Regele Mihai a fost forțat să abdice la 30 decembrie 1947. De la acest fapt istoric, oamenii, azi, comentează vrute și nevrute.

Acest text nu-și propune să facă apologia monarhiei. Nu este un nou capitol de  dezbatere „Republică” versus „Monarhie”. Este doar o lecție de istorie. Ordinea poveștilor care urmează este aleatoare.

Bulgaria

În 1940, aflată într-o situație comparabil de dificilă cu a României, Bulgaria intră în război alături de Axă. În cazul refuzului, ar fi fost invadată de Germania. În cazul acceptului urma să primească înapoi Cadrilaterul. Evident, a fost aleasă a doua variantă. Regele Boris al III-lea a făcut toate compromisurile pentru a limita efectele potențiale ale războiului asupra țării sale. Mai puțin unul: n-a vrut sub nici o formă să declare război Uniunii Sovietice, lucru care-l scotea din sărite pe Adolf Hitler. Nu intru în detalii, esențial este…

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Cutremur în centrul Italiei, comunicat din partea Ambasada României


seism“În cursul serii de 26.10.2016 și în dimineața zilei de 27.10.2016 au avut loc mai multe cutremure în zona centrală a Italiei, afectând în special localitățile din Provincia Macerata (Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera, Muccia, Pieve Torina, San Ginesio).

Până la ora 9.00 nu au fost semnalate victime în rândul cetățenilor români și nu a fost solicitat, până în acest moment, sprijin pe telefonul de urgență.

Suntem în permanentă legătură cu autoritățile italiene care au intervenit imediat la fața locului. Nu există informații referitoare la răniți grav, singurele daune serioase înregistrate sunt de natură materială (cladiri avariate, întreruperea furnizării energiei electrice și afectarea unor porțiuni din infrastructura rutieră).

Autoritățile române (Ambasada României la Roma și Consulatul General al României la Bologna) monitorizează situația și sunt pregătite să intervină.

Dacă există cazuri de cetățeni români aflați în dificultate, nu ezitați să apelați la numerele de Urgență al Consulatului General al României la Bologna +39 349 1178220 (Marche) și al Ambasadei României la Roma +39 345 1473935 (Lazio, Umbria, Abruzzo).

De asemenea, contactați în paralel autoritățile locale:
PROTECȚIA CIVILĂ (PROTEZIONE CIVILE) la numărul special 800 840 840.”

fb: Ambasada României în Italia / Ambasciata di Romania in Italia

Ambasadorul României în Italia E.S. George Gabriel BOLOGAN

Ambasadorul României în Italia E.S. George Gabriel BOLOGAN

 

Vezi şi

Quanti sono i romeni in Italia? Dati IDOS 2016

Quanti sono i romeni in Italia? Dati IDOS 2016


Antonio RICCI, Centro Studi e Ricerche IDOS, traccia un profilo dei romeni in Italia, alla luce dei dati del Dossier Statistico Immigrazione 2016.2016_romeni_in_italia_idos

 

Una comunità in controtendenza

Il numero dei romeni che vivono in Italia aumenta ancora. Nonostante la prolungata crisi economico-occupazionale attraversata dal nostro Paese, i romeni in Italia si confermano all’inizio del 2016 come la prima comunità straniera, con 1.151.395 di presenze.Si tratta di un aumento apparentemente contenuto, pari a circa 20 mila unità rispetto ai 1.131.839 residenti dell’anno precedente. Tuttavia è invece certamente rilevante se si considera che esso è il risultato essenzialmente del saldo, da una parte, dei nuovi arrivi (stimabili a circa 25mila) e dei nati in Italia (15.796 il dato, ultimo disponibile, al 2014) e, dall’altra, dei ritorni in Romania (sono state 13.518 le cancellazioni anagrafiche nel 2014) e delle acquisizioni di cittadinanza italiana (6.442 il dato, ultimo disponibile, al 2014).

Se si considera che nello stesso periodo la presenza straniera in Italia è aumentata di appena 12 mila unità, appare evidente l’apporto in controtendenza offerto da questa comunità, senza il cui contributo si sarebbe assistito piuttosto ad un calo di diverse migliaia di unità del totale della presenza straniera.

Questa comunità di oltre 1 milione di persone è diffusa sull’intero territorio italiano, con una spiccata prevalenza nelle regioni centro-settentrionali (575.908 nel Nord e 362.755 nel Centro). Roma risulta essere indiscutibilmente la capitale dei romeni in Italia dal punto di vista quantitativo, mentre Torino lo è quanto all’incidenza sull’intera presenza straniera. Nella sola provincia di Roma (178.701) risiedono nel 2015 più cittadini romeni di quanti non ve ne siano in tutto il Mezzogiorno (145.993). Nella provincia di Torino, invece, dove i romeni residenti sono poco più di 100mila (102.077), essi rappresentano la metà della popolazione non italiana (46,0%). Seguono poi importanti province del Settentrione, come quella di Milano (47.564) e con poco più di 30.000 in quelle di Verona e Padova (rispettivamente 30.806 e 30.529).

Le donne romene in Italia, che nel corso del 2015 sono divenute 658.658, si confermano maggioritarie rispetto agli uomini (57,2% del totale). Le donne romene si distinguono per una larga partecipazione al mondo del lavoro, tanto che nel 2015 risultavano occupate almeno un giorno nel corso dell’anno negli archivi Inail 418.058 donne (il 54,5% del totale). Una donna straniera occupata ogni 4 è romena (25,6%). Nonostante ciò, mentre per diversi gruppi sono state proprio le donne a guidare la ripresa occupazionale, nel caso della Romania il tasso di occupazione femminile risulta stazionario, mentre quello di disoccupazione cresce. A parziale compensazione di questo trend si pone invece l’evidente protagonismo delle donne romene nell’imprenditoria, settore economico dove negli ultimi anni si è assistito ad un vero boom di imprese romene trainato dal coinvolgimento femminile (passate da un’incidenza del 13,8% del 2008 al 22,2% del 2015).

L’inserimento nel mondo del lavoro concreto e contraddistinto da tanti sacrifici

La comunità straniera con più occupati in Italia si conferma nel 2015 la Romania, da cui proviene oltre un quinto degli stranieri occupati in Italia (21,5% nel 2015, ossia 767.047 persone, secondo gli archivi Inail). I 70.652 romeni registrati tra i nuovi assunti hanno un’incidenza ancora più alta (quasi il 30%). A questa dinamicità corrisponde tuttavia una frammentazione del percorso lavorativo testimoniata dalla frequenza di più assunzioni ripetute nel corso dello stesso anno, intervallate da periodi di disoccupazione o di inserimento nel mercato del lavoro nero.

Il volume complessivo dei redditi dichiarati dai romeni è pari a 5,6 miliardi di euro, cui corrispondono 624 milioni di euro di Irpef versata.

In termini di qualità del lavoro, nel 2015 più della metà degli occupati romeni svolge un lavoro non adeguato al titolo di studio posseduto, come evidenzia la maggiore concentrazione di questa comunità in lavori meno qualificati, contestualmente al possesso di più elevati titoli di studio.

Per loro, i settori prevalenti di inserimento sono i servizi (422.089, pari al 55,0%) e l’industria (163.346, pari al 21,3%), con punte più alte rispettivamente nei comparti dei servizi alla persona e dell’edilizia. In quest’ultimo comparto i romeni rappresentano il 40% degli addetti stranieri. Settore rifugio in tempo di crisi si è rivelata l’agricoltura, con un numero crescente di occupati: 100.506 romeni, pari al 13,1% del totale dei romeni occupati, di cui 19.125 assunti ex novo nel 2015.

I settori prevalenti di inserimento (edilizia, agricoltura e servizi alla persona) sono anche quelli dove più diffusi sono fenomeni distorsivi  del mercato del lavoro come il lavoro nero, il caporalato e  lo sfruttamento della manodopera straniera: la cronaca dei quotidiani italiani registra frequentemente l’emersione di casi che vedono vittime cittadini romeni in ogni angolo della Penisola, dal ragusano al veronese, dalle Langhe al gallurese.

Altro risvolto negativo della situazione occupazionale è anche il primato dei romeni tra i lavoratori infortunati nel corso del 2015, con 15.368 infortuni, di cui 48 mortali.

Il coinvolgimento imprenditoriale dei romeni in Italia è stato particolarmente stimolato dalla loro intraprendenza e anche dall’interesse a conservare il posto di lavoro in tempo di crisi, ma spesso non è escluso un forte desiderio di ascesa professionale. Sono 48.182 i titolari di imprese individuali gestite da persone nate in Romania, pari ad un decimo di tutte le imprese straniere. Il primo settore è l’edilizia (64,4%), seguita da commercio (11,8%) e sevizi imprese (4,6%).

Un radicamento profondo fondato sulla famiglia

La comunità romena non solo cresce, ma consolida il proprio radicamento in Italia intensificando il carattere familiare della propria presenza. Il numero di bambini romeni iscritti come alunni nelle scuole italiane risulta in costante crescita, arrivando con 157.806 alunni a rappresentare un quinto (19,4%) del totale dei bambini stranieri nell’anno scolastico 2015/2016. Anche per quanto riguarda la continuazione degli studi emerge che, tra i 7.090 studenti romeni iscritti nelle università italiane nell’a.a. 2015/2016, i due terzi sono verosimilmente figli di immigrati avendo conseguito il titolo di maturità direttamente in Italia.

Nonostante l’avvio recente dei flussi (solo dopo il 1990), troviamo tra i romeni un numero consistente di giovani di “seconda generazione”. Secondo i dati Istat tra il 2000 e il 2014 sono nati in Italia complessivamente 136.144 bambini con madre romena e padre romeno o straniero Nel 2013 si è raggiunto il numero massimo con 15.796 nuovi nati romeni in Italia, pari a un quinto del totale dei nati da entrambi i genitori stranieri, scesi a 14.912 nell’anno successivo. A questi si aggiungono gli oltre 5 mila figli nati da coppie miste italo-romene (5.278 nel 2014).

I matrimoni misti italo-romeni celebrati nel 2014 sono stati 2.882, di cui 2.678 tra uomini italiani e donne romene; invece le nozze celebrate fra romeni e coniugi non italiani sono state 954, per lo più con entrambi i coniugi romeni.

Inevitabilmente a fronte di un desiderio così forte di radicamento, risulta elevato anche il numero dei romeni che acquisisce la cittadinanza italiana: secondo Eurostat tra il 2008 e il 2014 sono stati 28.320 i romeni divenuti italiani, di cui 6.442 solo nel 2014.

 

L’impatto della migrazione sul Paese di origine

Secondo le Nazioni Unite, tra il 2010-2015, la Romania ha perso 437.000 abitanti, come risultato del saldo tra chi se ne è andato all’estero e chi è arrivato dall’estero (questi ultimi 136mila nel 2014, soprattutto cittadini romeni rimpatriati e solo in 1 caso su 10 nuovi stranieri immigrati). Nel 2015 risultano 3.408.118 i cittadini romeni che vivono al di fuori del paese dove sono nati, pari cioè ad 1 romeno ogni 6 abitanti in patria (17,5%). A sua volta la grande comunità romena in Italia rappresenta un terzo di tutti gli emigrati romeni all’estero (33,8%) e incide per ben il 5,9% rispetto alla popolazione nazionale.

Per effetto dell’emigrazione presente e passata, della diminuzione del tasso di fecondità e della popolazione in età attiva, e di altre variabili le previsioni demografiche Onu stimano un drastico declino della popolazione complessiva, destinata a passare dai 19.511.000 del 2015 ai 15.207.000 del 2050: nel futuro più o meno vicino della Romania si affaccia pertanto un destino simile a quello dell’Italia, che tra gli anni ’70 e ’80 si è trasformata da Paese di emigrazione a Paese di immigrazione stabile.

Negli ultimi anni la Romania sta conoscendo un andamento economico soddisfacente, come confermato dagli indicatori macroeconomici, anche grazie al contributo diretto e indiretto dei suoi migranti. Questi, infatti, da una parte hanno contribuito alla diminuzione del numero dei disoccupati in loco facilitando a quelli rimasti la ricerca di un posto di lavoro. Dall’altra parte essi hanno favorito lo sviluppo del Paese attraverso quelle che si possono definire rimesse finanziarie e sociali.

Le prime, le rimesse economiche, sono quantificate da Banca d’Italia pari a 848 milioni in partenza dall’Italia per la Romania, pari ad oltre un terzo del totale ricevuto dalla Romania (2,55 miliardi di euro secondo la Banca Mondiale). Se le rimesse inviate in Romania da tutte le parti del mondo incidono per l’1,7% del Pil nazionale, da sole quelle dall’Italia incidono per lo 0,6% del Pil. I dati non tengono conto dei numerosi canali informali esistenti tra due Paesi tanto vicini e quanto facilmente connessi, così come non viene computato quanto transita attraverso gli istituti di moneta elettronica.

L’elevata mobilità e le forme di esistenza transazionali, così come i ritorni fisici (tra 2008 e 2014 le cancellazioni di cittadini romeni dalle anagrafi italiane sono state ben 67.076), favoriscono inoltre il trasferimento di un bagaglio di esperienze e saperi non formali da spendere in modo più o meno inconsapevole e che insieme alle rimesse finanziarie costituiscono un volano di sviluppo importante per la Romania (le cosiddette rimesse sociali).

Conclusioni

Non mancano i problemi tanto nei percorsi di integrazione in Italia quanto in quello di reinserimento per chi decide di tornare in patria. Tuttavia, ad una prima analisi delle evidenze statistiche la comunità romena in Italia, che in questi anni di crisi nonostante le partenze si è consolidata forte di un notevole spirito di resilienza, si conferma come una potenziale risorsa tanto per l’Italia quanto per la Romania secondo la più tradizionale formula del “triple win”.

Oggi, più che mai, sembra importante accompagnare le analisi quantitative delle statistiche disponibili con unasurvey che coinvolga e interpelli i diretti interessati, affinché dal connubio di analisi quantitative e qualitative possano emergere migliori elementi di comprensione del presente da utilizzare per governare i processi futuri e trasformare quella che è una risorsa potenziale in un potente strumento di sviluppo per entrambi i Paesi. Partendo da questa prospettiva il Centro Studi e Ricerche IDOS è disponibile a fornire la propria collaborazione per una nuova ricerca sui romeni in Italia che permetta la comprensione delle caratteristiche intrinseche di questa comunità e che, senza trascurare di affrontare i problemi, ne valorizzi gli aspetti positivi.

Fonte: http://culturaromena.it/

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Concorso giornalismo ILO: ‘Rompere gli stereotipi sul lavoro dei migranti’


L’ Ilo- International Labour Organization, ha lanciato il concorso per media a livello mondiale ‘Rompere gli stereotipi sul lavoro dei migranti‘, per individuare esempi di giornalismo sul tema del lavoro dei migranti, nel paese di origine, di transito e di destinazione. Scadenza per l’invio delle proposte 31 ottobre 2016.

Il concorso è rivolto in particolare ai giornalisti che, nel rispetto delle tematiche richieste, potranno proporre testi scritti, video o prodotti multimediali, pubblicati o trasmessi tra il 1 gennaio 2015 e il 31 ottobre 2016.

Tra i criteri considerati per la selezione vi sono l’uso di una terminologia adeguata ed il ruolo che il lavoro giornalistico ha svolto nel contrasto agli stereotipi, alla xenofobia e alla discriminazione.

I  lavori potranno essere presentati nelle lingue: inglese, francese e spagnolo, nel caso si volessero proporre elaborati in altre lingue, saranno accettati alla condizione che l’autore possa tradurli interamente nelle lingue indicate.

Il vincitore sarà annunciato ufficialmente il 18 dicembre 2016, durante laGiornata Internazionale del migrante e riceverà un premio di $ 1.000.

Per partecipare al concorso occorre compilare il modulo di iscrizione on-lineentro il 31 ottobre 2016 .

Per informazioni:
e-mail: Labour-Migration-Media-Competition@ilo.org

www.ilo.org 

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Voci della fede. Riflessioni di tre autori romeni sul Concilio Vaticano II


Un caleidoscopio di riflessioni teologiche, filosofiche e storiche sulla ricezione del Concilio Vaticano II

La vastissima bibliografia sul Concilio Vaticano II si è da poco arricchita di un nuovo titolo, edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Curato da Gabriel-Vasile Buboi, Mihail Constantin Banciu e da Bogdan Tătaru-Cazaban, quest’ultimo ambasciatore di Romania presso la Santa Sede, Voci della fede. Riflessioni sul Concilio Vaticano II (pag. 96; € 14,00) raccoglie i testi delle conferenze tenute da illustri studiosi nelle sale del pontificio Collegio “Pio romeno”, vera “accademia romena sul Gianicolo”, che ha quale missione il sostegno della formazione dei giovani sacerdoti della Chiesa greco-cattolica di Romania e che è stato, lungo gli anni, un punto d’incontro tra oriente e occidente.voci-della-fede

Non un libro di storia, né un commento dei documenti del Concilio Vaticano II, quanto un caleidoscopio di riflessioni teologiche, filosofiche, storiche sulla ricezione del Concilio e soprattutto sulle esigenze spirituali del nostro tempo.

Davanti ad un prestigioso uditorio – formato da rappresentanti della Santa Sede, del mondo accademico, religioso e diplomatico (docenti e studenti delle istituzioni di educazione pontificie, sacerdoti, ambasciatori e altri) – quattro eminenti oratori hanno illustrato le svariate sfaccettature delle proiezioni del Concilio Vaticano II nel mondo odierno. Quattro saggi di grande spessore scientifico, che testimoniano dell’impronta profonda lasciata dall’evento che ebbe a svolgersi mezzo secolo addietro.

Gli incontri sono stati promossi dell’Ambasciata di Romania presso la Santa Sede insieme al pontificio Collegio “Pio romeno” in seguito all’indizione dell’Anno della fede da parte di Benedetto XVI con la bolla Porta fidei.

Il pontificio Collegio “Pio romeno” ha rappresentato, sin dalla sua fondazione, negli anni ’30 del secolo scorso, un rilevante punto di riferimento, uno spazio di spiritualità romena nel cuore di Roma, per diventare in seguito, dagli anni ’90, un luogo della memoria e contemporaneamente della rinascita di una Chiesa che ha sofferto il martirio durante il periodo comunista. Grazie alla collaborazione della Congregazione per le Chiese orientali questo luogo di formazione è potuto diventare anche un luogo di incontro, di comunicazione della storia e della ricchezza spirituale dell’oriente cristiano.

Il primo saggio, del cardinale Leonardo Sandri, illustra la parte che le Chiese orientali hanno avuto nella preparazione del grande rinnovamento nella vita della Chiesa Cattolica promosso dal Concilio. Attraverso il Vaticano II è stata riscoperta, a livello universale, la tradizione dell’Oriente cristiano, professata tanto dalle Chiese ortodosse quanto da quelle orientali cattoliche; una tradizione definita dalla liturgia, dalla spiritualità patristica, dal monachesimo e dall’arte dell’icona. Cosicché, il Concilio Vaticano II ha reintegrato ciò che faceva già parte della vita, poco conosciuta, delle Chiese orientali e ha aperto un ponte di comunicazione con tutto l’Oriente cristiano, specialmente con le Chiese ortodosse, come risulta dai decreti Orientalium Ecclesiarum ed Unitatis Redintegratio.

Il secondo intervento, di mons. Jean-Louis Bruguès, archivista e bibliotecario di santa romana Chiesa, propone un tema che, oltre ad essere celebrativo, offre una prospettiva sottile e attuale allo stesso tempo, nel quale si può scoprire l’accoratezza del suo pensiero teologico e filosofico sul modo in cui il grande evento del Concilio costituisce il riferimento fondamentale per il futuro della Chiesa Cattolica e dei suoi rapporti con la società contemporanea.

Mons. Vincenzo Paglia, presidente del pontificio Consiglio della famiglia, nel terzo dei contributi che compongono il volume affronta un tema particolarmente caro a tutte le Chiese, quello della famiglia, che resta il luogo della trasmissione della vita e ugualmente della fede.

Infine, la conferenza di Giovanni Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano, offre una suggestiva accollata da papa Paolo VI a papa Francesco. Quale conoscitore del magistero di Paolo VI Vian offre un ritratto affascinante di quello che fu Giovanni Battista Montini, “intellettuale appassionato e rigoroso”, “testimone della verità cristiana”.

di Giuseppe Merola – Fonte: http://www.farodiroma.it

voci-della-fedeRiflessioni sul Concilio Vaticano II

A cura di Bogdan Tataru-Cazaban, Gabriel-Vasile Buboi e Mihail Constantin Banciu

Data di pubblicazione: 16/06/2016

Pagine: 94

Prezzo: € 14,00

Language: It

Isbn: 978-88-209-9830-1

Brossura

http://www.libreriaeditricevaticana.va

Sabato 17 ottobre 2015 si è tenuta nell’Aula Paolo VI la Commemorazione del 50° Anniversario del Sinodo dei Vescovi, organismo istituito dal Papa Paolo VI il 15 settembre 1965 con il Motu proprio Apostolica Sollicitudo. In maniera particolarmente significativa, la celebrazione è avvenuta proprio duirante lo svolgimento di un’Assise sinodale, la XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi dal tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Il presente volume raccoglie i documenti che si riferiscono alla Commemorazione del 50° Anniversario, ma anche alcuni testi significativi in relazione al Sinodo dei Vescovi. Nella Prima parte vengono presentati tutti gli interventi tenuti durante la Commemorazione. Si riportano l’Introduzione del cardinale Lorenzo Baldisseri, la Relazione commemorativa del cardinale Cristoph Schönborn e le Testimonianze dai cinque Continenti: per l’Europa, il cardinale nichols; per l’Africa, Sua Eccellenza mons. Madega Lebouakehan; per l’America, il cardinale Ezzati Andrello; per l’Asia, Sua Beatitudine Sako; per l’Oceania il cardinale Mafi. Infine, viene riportato il Discorso che il Santo Padre Francesco ha pronunciato a conclusione e a coronamento della Commemorazione. Nella Seconda parte si trovano alcuni interventi di particolare rilevanza dei Papi che si sono succeduti al governo della Chiesa in questi cinquant’anni di storia: Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.

De la Iaşi la Roma, cu “La Fanciulla dagli occhi verdi”


Iaşi, 14.10.2016, de Nicolae Creţu – Ei bine, această Fanciulla… nu e alta decât Fata cu ochii verzi, singurul film artistic gândit şi realizat la Iaşi, în regia şi pe scenariul lui Mihai Mihăescu, profesor de film la UAGE, ecranizare după Gaudeamus, partea a doua din Romanul adolescentului miop, scriere juvenilă a lui Mircea Eliade.

prof. Nicolae Cretu

prof. Nicolae Cretu

La invitaţia regizorului, am făcut parte din micul, dar inimosul şi eficientul desant ieşean implicat în pregătirea, organizarea şi desfăşurarea celor două proiecţii urmate de dialogul cu publicul din Cetatea Eternă: prima la Villa Borghese – Casa del Cinema (24 sept.), a doua, în ziua următoare, la Teatro Lo Spazio, din proximitatea Catedralei San Giovanni in Laterano, ambele – iniţiative ale diasporei româneşti din Capitala Italiei, prin structurile acesteia de reprezentare şi animaţie culturală, conduse de personalităţi competente şi dinamice, realmente capabile să difuzeze valorile noastre, româneşti, peste hotare, la un nivel foarte înalt de calitate şi ţinută a manifestărilor.Foto: Marius Lupu

Italia, o ţară – regină a artelor în general, pe care nu te saturi să o cunoşti în profunzimea dimensiunii ei de matcă fertilă a atâtor creatori de bunuri simbolice, între ei şi mari, uriaşi cineaşti ca Felini, Antonioni, Visconti, găzduia la Casa del Cinema, ceea ce e în sine o mare onoare, alături de o expoziţie închinată regizorului Dino Risi şi actorului Vittorio Gassman, sub genericul Le tracce della cinematografia romena in diaspora, un amplu Festival Internazionale Propatria – giovani talenti rumeni, cu o densă şi variată paletă de filme artistice şi documentare, deschis de filmul ieşean. O sală splendidă, de o sobră eleganţă, dar deloc glacială, aşadar fără nici un fel de impact inhibitor, cum s-a şi văzut în dialogul de după proiecţia prefaţată, din partea gazdelor organizatoare, de cântăreaţa şi actriţa Olga Balan, cu fireştile fraze introductive privind iniţiativa, ideea dominantă şi programul Festivalului. Dacă mai erau câteva locuri rămase neocupate: semn al unui interes deosebit al publicului, nu numai românesc, ci incluzând şi numeroşi italieni, legaţi sau nu, familial, de diaspora noastră, dar toţi dornici să cunoască, receptându-le creativitatea artistică şi, totodată, prezenţa colocvială, tinere talente româneşti, cineaşti şi muzicieni.Foto: Marius Lupu

Întrebările stârnite de film, de relaţia acestuia cu romanul lui Mircea Eliade, cu personalitatea, biografia şi opera acestuia, ca şi de interpretarea actoricească şi viziunea regizorală, de exterioarele ieşene şi din Roma ale filmărilor, de recurenţe semnificante în limbajul de imagini al artei filmului, toate acestea arătau, înainte de toate, o calitate intelectuală foarte ridicată a spectatorilor, familiarizarea profundă şi nuanţată a celor cu care noi, invitaţi ai Festivalului, intram astfel în comunicare. Nicio clipă genul de întrebări banale, mult prea previzibile şi sterile. Dimpotrivă, ilustrări ale dorinţei unor italieni şi români de a înţelege mai bine acea imagine pe care o dau romanul şi filmul despre mentalitatea, preocupările şi proiectele de viaţă ale tineretului din România interbelică. Gama dezbaterii, care a continuat şi după secvenţele ei în plen, alături, asociată cu Cotnari şi Bohotin, privea şi legăturile lui Eliade cu Italia, în special cu Papini şi Tucci, aşa cum imaginile filmate la Roma (Colosseo, Altare della Patria ş.a.), ca şi, mai încărcate de nostalgie, cele din Iaşi (Copou, Golia şi Cetăţuia, Casa Pogor, Grădina Botanică…). O satisfacţie specială ne-a dat nouă, celor veniţi din ţară, buna cunoaştere de către mulţi interlocutori (nu doar conaţionalii din diaspora) a succeselor filmului românesc contemporan. Reversul: regretul că Iaşul (comparativ cu Clujul) nu are o Facultate de Film şi, corelat, un Festival de profil, ambele pe măsura potenţialului Moldovei noastre în materie de actori şi în special regizori de film (Piţa, Visarion, Mungiu, Puiu, Porumboiu), capitol pe care moldovenii de origine îl domină detaşat. Dar poate că aventura/ nebunia frumoasă a lui Mihai Mihăescu şi a studenţilor săi şi interesul real şi viu stârnit acum şi abroad, la Roma, de La Fanciullavor trezi şi uni forţele care să pledeze eficient pentru producţie de filme artistice la Iaşi: instituţii, în frunte cu UAGE şi UAIC, Filiala Iaşi a Academiei Române, oameni de cultură şi lideri politici, solidar, fără tensiuni şi clivaje, nici de orgolii, nici de afiliere partinică. Aşa, de dragul Iaşului şi al Moldovei şi al talentelor pe care le produc, cu energie, inteligent şi eficient bătăios pe un drum al deprovincializării mentalităţilor, din mers, în Cetatea noastră.

ml15Vi se pare o utopie? Dar înainte de înfăptuire, totul este gând, proiect, vis. De ce nu s-ar apela la regizorii de origine moldovenească (în special, dar nu numai la ei) și, prin aceștia, și la colaborări internaționale, pentru cursuri și master classes de regie și actorie de film, de asemenea de scenaristică (poate în colaborare UAGE – Litere, de la UAIC, sau apelând la scriitori scenariști ieșeni, ca de pildă, Florin Lăzărescu)? Mi-ar plăcea să-i văd pe Tatiana Grigore, tânăra actriță primită cu atâta prețuire și căldură la Roma, ca și pe Andrei Sava, George Marici ș.a., din casting-ul Fanciullei, de ce nu, alături și de alții, seniori sau foarte tineri actori, distribuiți în creații cinematografice gândite, puse la cale și realizate la Iași. Ce-ar fi oare chiar atât de „irealizabil”?! Ce anume ne lipsește? Voința, ambiția și orgoliul, bătăioșenia necesară? Sau crede cineva că pasivitatea și resemnarea vor fi compensate, vezi Doamne, de vreun… miracol?dc5

Experiența romană ne-a arătat că se poate, că sunt aprecieri, recunoașteri și așteptări pe măsura prestigiului cultural al Iașului. Dar șansa intrării filmului lui Mihai Mihăescu, pe această cale, a unui Festival organizat de personalități și structuri de propagare culturală ale diasporei românești n-a fost deloc ceva abstract și impersonal. Am întâlnit mulți oameni deschiși la suflet și la minte, români, italieni și de alte neamuri, prezenți la cele două proiecții, de la oameni simpli și inimoși, de pildă fraţii restauratori Claudiu şi Dănuţ Costache de la “L’Antico Moro” din Trastevere, deloc rupți de România, și până la personalități absolut remarcabile și influente în lumea în care trăiesc, începând chiar cu doamnele Cătălina Diaconu, directorul Festivalului, şi Mioara Moraru, preşedinta Asociaţiei Propatria, sau Valeriu Barbu, animatorul unui Cenaclu romănesc, şi Cristian Biru, la lansarea cărţii căruia, “Curs minor de metaforă”, unii dintre noi au asistat. Dialogurile noastre, ale regizorului filmului, alături de Tatiana Grigore și de mine, cu amfitrionii organizatori au continuat încă din prima seară, în prezența Simonei Cecilia Crociani Baglioni și a soțului ei, profesor și istoric, contele Fernando Crociani Baglioni și a gazdelor acelei seri, Vica Farcaș, Magda Elena Aramă și Bianca, fiica sa. Același climat de prietenie și elevație și în casa Elenei și a lui Eduard Dascălu. În ultima mea seară la Roma (ceilalți mai rămâneau două zile acolo) surpriza a fost invitația, căreia i-am răspuns alături de Mihai Mihăescu, de face o vizită familiei italo-române a contelui Valentino Orsolini Cencelli, căsătorit cu actrița româncă Andra, mama a doi copii frumoși și foarte cuminți, Eugenia și Alberto: o vastă locuință nobiliară, plină de tablouri din colecția de artă a cuplului și o cină – dialog alături de încă alți câțiva români, Iulia Bolea și cealaltă fiică a sa, Oana, traducătoarea Tatiana Ciobanu și soțul ei, Vitalie. O seară în cursul căreia s-a vorbit mult despre România și Italia, despre schimburile culturale între cele două țări, încheiată cu o proiecție privată a filmului și conversații despre relația acestuia cu romanul lui Eliade. Și cum aș putea să închei fără să-i amintesc aici și pe ceilalți ieșeni din grupul nostru la Roma, Tudorși Irina Ostafie, Crina și Cristina Iacomi și, last but not least, Cătălin Muscalu, „cameramanul” nostru la toate momentele sejurului activ în Cetatea Eternă? Dar câte alte nume n-ar fi încă de amintit, lăsate acum deoparte din simple limite de spaţiu.

25cEste vreo „Morală” de tras, de dedus, din „aventura” narată mai sus? Da, una simplă ca formulare: Iașul și ieșenii trebuie să îndrăznească!

Nicolae Creţu este profesor doctor în cadrul Facultăţii de Litere, Universitatea “Alexandru Ioan Cuza” din Iaşi, critic şi istoric literar

Sursa: Ziarul de Iaşi

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donboscobacau

Romania, Don Bosco 20 anni a Costanza e Bacau (Video)


L’incontro con i salesiani che hanno un obiettivo chiaro: andare incontro ai giovani a rischio e stimolare il cambiamento sociale.

 

 

Pacche sulle spalle, strette di mano, sorrisi e una porta sempre aperta per accogliere chi è in difficoltà. È  la Romania dei salesiani che vanno incontro ai ragazzi a rischio e si fanno padri, fratelli, amici per i bambini ospitati nelle case famiglia e per i giovani in cerca di se stessi e dei loro potenziali. 

Da 20 anni sul territorio rumeno a partire dalla loro prima presenza a Costanza, sul mar Nero, fino ad arrivare a Bacau nella regione della Moldova rumena nel nordest, con l’incoraggiamento del vescovo di Bucarest che aveva intuito quanto la forza e la concretezza del carisma salesiano potesse dare grandi risultati tra i giovani di Costanza e delle zone più povere del paese.dbosco

A Costanza il padre salesiano che guida la comunità è don Sergio Bergamin, un uomo dal forte carisma che sa accogliere anche solo con lo sguardo e ti fa sentire subito a casa. L’uomo che ha saputo donare gioia e stabilità a tanti giovani privi di riferimenti familiari e sociali diventati vittime della strada. Ha saputo costruire, con la collaborazione dei suoi confratelli e dei volontari del centro salesiano, una rete di fiducia e di scambio con le famiglie dei quartieri più disagiati della città. Obiettivo: andare incontro ai giovani e ai loro bisogni e mettere in evidenza i loro talenti, rendendo protagonista la comunità locale del cambiamento necessario alla crescita e alla realizzazione di ciascuno.

Anche don Vinci la pensa così e, a Bacau, è il responsabile del centro salesiano che accoglie giovani senza distinzioni di credo e di provenienza sociale nell’oratorio, nel doposcuola e nelle attività dell’estate ragazzi che coinvolgono una larga fetta di ragazze e ragazzi della zona. Qua le opportunità di svago e i luoghi di incontro giovanile sono quasi nulli e la casa di don Bosco è diventata un ritrovo importante per i giovani che hanno voglia di mettersi in gioco con attività formative e ricreative. Piccole presenze che stanno crescendo negli anni e sono ormai riconoscibili sul territorio perché godono della stima della popolazione e hanno conquistato il cuore dei più giovani. Due missioni proiettate all’integrazione e alla crescita degli uomini e delle donne di domani.

Vedi anche:donboscobacau

Oratorio Salesiano «Don Bosco» Bacău, Romania

Romania, vent’anni di presenza salesiana